La difesa dei diritti al lavoro legale dei romeni della Diaspora e la schiavitu moderna non rientra nell'interesse del governo romeno

La difesa dei diritti al lavoro legale dei romeni della Diaspora e la schiavitù moderna non rientra nell’interesse del governo romeno.
Dato che l’Italia ospita piu di un milione di romeni, e la maggior parte di loro lavorano “in nero”, la Confederazione Nazionale degli Imprenditori di Piccole e Medie Imprese (C.A.P.I.M.E.D.) ha lanciato l’anno scorso la campagna “voglio lavorare legalmente nella mia Europa!” attraverso la quale lotta contro il “lavoro in nero” e la schiavitù moderna, un fenomeno che ha preso slancio nei paesi dell’Unione Europea.
Per rappresentare ufficialmente i diritti dei romeni che lavorano in Italia ma anche in altri paesi europei, la Confederazione ha redatto e ha inviato al Dipartimento di Politiche per i Rapporti con i Romeni dappertutto il progetto per finanziare la campagna. Dopo lunghi ritardi, la Confederazione ha ricevuto una risposta sul rifiuto del diritto del progetto di essere finanziato, senza ricevere anche una motivazione. Dei 157 progetti approvati per il finanziamento, la maggior parte si riferiscono a promuovere la cultura romena all’estero attraverso festival, corsi, pubblicazioni on-line o con la costruzione di chiese, ma nessuno copre un aspetto vitale dei romeni che lavorano nella Diaspora, cioè il sostegno e la protezione da parte da un sindacato romeno, per difendere il loro diritto di lavorare legalmente e per la lotta contro la schiavitu moderna.
“E vergognosa la mancanza di trasparenza e di correttezza cha ha dimostrato il Dipartimento di Politiche per i Rapporti con i Romeni dappertutto. Non dire che la lingua, la cultura romena e le tradizioni non dovrebbero essere promosse tra le comunità romene di altri paesi ma è inaccettabile che quasi tutti i progetti approvati facciano riferire allo stessa problema ma nessun progetto che lotta con un fenomeno sociale molto serio che è cresciuto rapidamente in Europa, cioè il lavoro “in nero” e la schiavitù moderna che sia nell’area di interesse per la politica estera della Romania. Noi contestiamo la decisione del Ministero degli Esteri tramite il Dipartimento di Politiche per i Rapporti con i Romeni dappertutto di aver respinto il progetto “Voglio lavorare legalmente nella mia Europa ” et chiediamo al Governo della Romania di rivalutare la sua posizione rispetto alle esigenze reali dei romeni della Diaspora” afferma Carmen LuminiÅ£a Andrei, presidente della Confederazione Nazionale degli Imprenditori di Piccole e Medie Imprese, residente in Italia di 26 anni e di 7 anni presente in Sicilia.
“Un aspetto molto interessante che ho notato nell’elenco dei progetti approvati e rappresentato dalla moltitudine delle pubblicazioni on-line che esistono in Diaspora, che sono pagati da fondi pubblici per fare – perché non dire la verita !? – propaganda politica. Per di più, non ho potuto non notare il numero esagerato dei progetti finanziati per la Repubblica Moldova. Sappiamo tutti molto bene che l’argomento “la Repubblica Moldova” sarà molto offerente per le elezioni parlamentari dal fine dell’anno. Non e etico neanche legale che i soldi pubblici siano utilizzati per la propaganda politica, soprattutto perché siamo in un anno elettorale. Quello che mi infastidisce di piu e la mancanza di ogni traccia di apparenza, e tutte queste cose si fanno sotto i nostri occhi, ha continuato il presidente della Confederazione Nazionale degli Imprenditori di Piccole e Medie Imprese.
Secondo la Confederazione, le donne di Romania che lavorano all’estero, sono più esposte agli abusi di questo tipo che gli uomini, e la maggior parte delle donne romene lavorano come “badante” (termine usato dagli italiani per le persone che curano gli anziani in Italia). Per di più, le autorità italiane mostrano che più di 62% delle badante lavorano “in nero” 24 ore su 24, spesse volte in condizioni umilianti e lo Stato romeno, tramite il Ministero degli Esteri non fa assolutamente niente per i suoi cittadini che stanno attraversando questi momenti difficili.