ABI 2018: focus e approfondimenti sulle questioni chiave dell’Assemblea Annuale

La relazione presentata da Antonio Patuelli, riconfermato alla presidenza dell’Associazione Bancaria Italiana, il 10 luglio scorso durante l’Assemblea Annuale 2018 dell’ABI, ha evidenziato la volontà dei banchieri di rafforzare il ruolo dell’Unione Europea, rifiutando le derive nazionaliste che creano, tra l’altro, limitazione alla crescita delle economie. Concordiamo con questa impostazione, convinti che anche un maggior dialogo con le OO.SS sarebbe utile, per l’ABI, nel definire e influenzare gli obbiettivi che il sistema bancario cerca di raggiungere con le Autorità Europee. In qualità di Sindacato, siamo consapevoli che le continue innovazioni legislative proposte dal Parlamento Europeo o da altre Istituzioni comunitarie comportino sovente un aggravio di costi per le imprese bancarie come nell’introduzione del MREL ma, come la storia delle banche venete insegna, abbiamo visto che la stabilità del sistema finanziario è fondamentale per far crescere l’economia.

Il quadro economico esposto dal Governatore della Banca d’Italia conferma un rallentamento dell’economia italiana rispetto alle previsioni, pur in presenza di un aumento dei prestiti bancari e di un tasso di occupazione ai massimi. L’aumento dello spread sui titoli pubblici rende più oneroso il finanziamento per le imprese e per lo Stato.

Da non trascurare la questione degli NPL, oggi circa 100 miliardi di euro netti che, seppur dimezzati negli ultimi due anni, non sono spariti dal sistema economico, ma solo dai bilanci bancari. Come ha ricordato il Governatore della Banca d’Italia, abbiamo ancora oltre 60 miliardi di inadempienze probabili, nuovo business delle “Challenger Banks” o “neo banche”, che devono essere gestite. Il Sindacato, e la UILCA in particolare, ha ricordato sovente che queste nuove professioni, necessarie per la gestione degli UTP, possono essere un volano per la crescita occupazionale del settore bancario/assicurativo.

Quello italiano è cambiato anche grazie all’utilizzo delle innovazioni tecnologiche, che hanno permesso di ridurre i costi e profilare meglio l’offerta dei prodotti, seppure non tutti abbiano approfittato di questi cambiamenti, a causa della scarsa alfabetizzazione finanziaria degli italiani, come evidenziato dalla percentuale di utilizzatori dell’internet banking, che in Italia è pari al 31% della popolazione su una media europea del 51%.

Nell’ultimo decennio i quattro maggiori Paesi dell’area euro, Germania, Francia, Spagna e Italia hanno avuto una evoluzione molto diversa nel processo di riorganizzazione del loro sistema bancario, con effetti sia sull’occupazione che nel presidio del territorio.

Emerge infatti come, tra il 2008 e il 2017, il numero delle banche sia diminuito del 17,9% in Germania, del 42% in Francia, del 43,1% in Spagna e del 33,3% in Italia. Anche gli sportelli e i Dipendenti sono diminuiti in maniera diversa nei quattro Paesi. Con riferimento al caso italiano nel medesimo periodo, i primi tre gruppi bancari hanno comunque mantenuto la stessa quota di sportelli, nonostante sia aumentata la percentuale di chi utilizza Internet; il presidio del mercato fisico, dunque, è rimasto in loro favore.

Questi dati ci inducono a riflettere sul fatto che, pur in presenza delle stesse regolamentazioni bancarie, l’impatto nelle diverse economie nazionali è stato differente. Per questo appoggiamo l’idea, ripresa anche dal Presidente Patuelli nella sua relazione all’Assemblea dell’ABI, di regole comuni in Europa, ad esempio sul Diritto fallimentare e penale dell’Economia; oggi gli NPLs italiani hanno un prezzo di mercato inferiore, a parità di rating, perché i tempi di recupero del credito sono il doppio o il triplo rispetto ad altri Paesi. Questo passaggio, politicamente difficile, oggi è necessario se vogliamo avere non solo un sistema bancario che sostenga l’economia italiana, ma che sia anche in grado di competere in Europa e di cercare nuovi clienti in Oriente e in Africa utilizzando nuove tecnologie, personale preparato e in formazione continua.

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