Alla Camera firmato il protocollo contro gli sprechi nella ristorazione

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ROMA – Ridurre gli sprechi nella ristorazione. Questo l’obiettivo del protocollo di intesa siglato tra Metro Italia, Fondazione Banco Alimentare e Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, oggi alla Camera dei Deputati. In Italia si contano oltre 320.000 tra ristoranti bar, take away, gelaterie e pasticcerie. Un mercato del fuori casa, terzo in Europa per valore, che ha avuto nel 2018 un volume di affari pari 84 miliardi di euro. In Italia la legge 166 ‘antisprechi’ è entrata in vigore il 14 settembre del 2016.Video Player00:0001:27

GLI OBIETTIVI DEL PROTOCOLLO

Il primo obiettivo del protocollo è arrivare, entro l’estate, alla redazione del Vademecum del ristoratore sostenibile, un manuale che conterrà indicazioni utili per ridurre gli scarti e informare sulle opportunità offerte dalla legge 166/2016.

“I numeri confermano che la strada della semplificazione burocratica e delle agevolazioni fiscali è il modo giusto di procedere- commenta Maria Chiara Gadda, Capogruppo di Italia Viva in Commissione Agricoltura alla Camera. La legge 166 offre risposte e opportunità che prima non esistevano creando una rete tra enti non profit e imprese per una gestione efficiente delle eccedenze. Lo spreco si combatte in tutte le fasi della filiera alimentare. La ristorazione ha un ruolo importante, ottimizzando i processi e donando le eccedenze per solidarietà sociale, e coinvolgendo i cittadini nella prevenzione e nelle buone pratiche come la doggy bag”.

IN ITALIA OGNI ANNI CI SONO 5,6 MILIONI DI TONNELLATE DI CIBO IN ECCEDENZA

Ogni anno in Italia sono 5,6 milioni le tonnellate di cibo prodotto in eccedenza lungo tutta la filiera agroalimentare, dalla produzione al consumo finale. Il 57% di queste eccedenze è generato dalla prima parte della filiera: produttori, distributori e operatori della ristorazione; il 43% dai consumatori finali. E’ stata l’occasione anche per presentare i risultati di un’indagine sul tema.Video Player00:0001:05

I RISULTATI DELL’INDAGINE

Un terzo dei ristoratori intervistati dice di aver sviluppato iniziative per ridurre gli sprechi all’interno del locale, e tra le iniziative più diffuse, ci sono processi di minimizzazione degli scarti in cucina, attrezzature per la migliore conservazione dei cibi, ottimizzazione degli acquisti, revisione del menù in ottica antispreco, possibilità di scelta per il cliente di porzioni alternative e ridotte, doggy bag e cibo da asporto. Nel caso della doggy bag, si rilevano ancora resistenze alla diffusione di questo strumento, da parte dei ristoratori e dei clienti. Ad esempio, facendo eccezione per le Regioni del Nord-ovest dove se ne registra un ampio utilizzo, nel resto d’Italia sono poco richieste con diverse motivazioni: cibo non gradito (68%), imbarazzo (55%), poca praticità (67%). Di certo la stragrande maggioranza dei consumatori (92%) vorrebbe che le eccedenze delle cucine fossero donate a persone che ne hanno bisogno.

IRALDO (S.ANNA): “CONSAPEVOLEZZA SU SPRECO, MA DOGGY BAG STENTA” 

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“Secondo i risultati emersi dalla ricerca, che ha visto coinvolti e messo a confronto ristoratori e clienti in tutta Italia, si stima che nei ristoranti italiani si gettino tra i 3 e i 5 sacchi a settimana di rifiuti organici- afferma Fabio Iraldo, Docente all’Istituto di Management della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e Direttore Scientifico Istituto Green Università Bocconi- uno spreco percepito dai ristoratori – nell’84% dei casi – come un costo e/o una perdita, e che secondo l’89% dei consumatori finali incide negativamente sul conto presentato a fine pasto”. 

Federico Sorrentino «Agenzia DIRE» e l’indirizzo «www.dire.it»