Antinori (Inmi Roma): “Non solo tossicodipendenti e gay, l’Hiv cresce tra etero over 50”

15mila persone non sanno di avere il virus, “Combattere il sommerso è la priorità”

ROMA – Il primo dicembre, come ogni anno, ricorre la Giornata mondiale contro l’Aids. Un’occasione importante per sensibilizzare e porre l’attenzione su una patologia che oggi fa meno paura, ma che per questo è sottovalutata soprattutto dai giovani e giovanissimi. Per capire meglio le modalità di trasmissione, le strategie di prevenzione da attuare e a che punto è la ricerca, l’agenzia Dire ha intervistato il professor Andrea Antinori, direttore della Uoc Malattie infettive dell’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani (Inmi) di Roma.

– Quali sono i numeri della malattia in Italia? Ci sono nuovi profili tra i malati di Hiv?

‘Oggi le stime epidemiologiche ci parlano di circa 120/130mila persone viventi con l’infezione da Hiv. Nel 2018, secondo i dati di sorveglianza diffusi dall’Istituto superiore di sanità, il numero di nuove diagnosi di Hiv è di 2.847, circa 3mila se consideriamo i casi con un ritardo di notifica. La diagnosi nel 50% dei casi è purtroppo tardiva, per cui le infezioni risalgono ad anni precedenti la diagnosi stessa. L’incidenza maggiore è tra i 25 e i 29 anni d’età e questo significa che i soggetti si sono infettati 5 o 6 anni prima, quindi tra i 18 e i 25 anni. L’infezione da Hiv avviene per trasmissione sessuale nell’80% dei casi e un 39% riguarda uomini che fanno sesso con altri uomini, mentre un 41% derivano invece da rapporti tra eterosessuali. I profili sono variegati perché è un’infezione che interessa tutte le persone sessualmente attive. L’età media alla diagnosi è intorno ai 40 anni, ma si registrano infezioni anche in persone over 50 e over 60. Strano? No. L’Hiv sta diventando una malattia che interessa persone anche in fase più avanzata della vita, sia perché le persone con Hiv vivono di più e invecchiano con questa infezione, sia perché molte diagnosi sono tardive. Per questo si può dire che le popolazioni target sono diverse’.

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