Caldo, il 2018 al terzo posto degli anni piu’ caldi dal 1800

ROMA – Il 2018 si classifica fino ad ora in Italia al terzo posto degli anni piu’ bollenti dal 1800 in cui sono iniziate le rilevazioni con unatemperatura superiore di 1,34 gradi rispetto alla media storica. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti in un 2018 che è stato segnato peraltro da precipitazioni piu’ abbondanti, sulla base dei dati Isac Cnr nei primi cinque mesi.  L’andamento anomalo di quest’anno conferma purtroppo i cambiamenti climatici in atto che si manifestano – sottolinea la Coldiretti – con la più elevata frequenza di eventi estremi con sfasamenti stagionali, precipitazioni brevi ed intense ed il rapido passaggio dal sole al maltempo. Il risultato sono oltre mezzo miliardo di danni provocati all’agricoltura nelle campagne con gelo, nubifragi, trombe d’aria, bombe d’acqua e grandinate che si sono succeduti colpendo a macchia di leopardo la Penisola.

Un impatto che è destinato a sentirsi anche sulle tavole poiché quest’estate – continua la Coldiretti – mancherà dagli alberi un frutto su quattro, dalle albicocche alle ciliegie, dalle pesche alle nettarine fino alle susine secondo una stima della Coldiretti. E a risentirne sarà anche l’autunno con la produzione di olio di oliva ridimensionata dal maltempo che – sostiene la Coldiretti – ha provocato danni su 25 milioni di piante tanto che l’Unaprol ha chiesto il finanziamento del Piano olivicolo nazionale che prevede di aumentare nei prossimi 4 anni la superficie coltivata da poco piu’ di un milione di ettari a 1,8 milioni di ettari.  In pericolo è anche la stabilità idrogeologica perché i cambiamenti climatici si abbattono su un territorio fragile dove – riferisce la Coldiretti – sono 7145 i comuni complessivamente a rischio frane e alluvioni, l’88,3% del totale. Un risultato provocato da un modello di sviluppo sbagliato che negli ultimi 25 anni – conclude la Coldiretti – ha ridotto a meno di 13 milioni di ettari le aree agricole a vantaggio dell’abbandono e della cementificazione.

fonte «Agenzia DIRE» e l’indirizzo «www.dire.it»

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