Campidoglio: Roma ricorda Giacomo Debenedetti a cinquant’anni dalla scomparsa

Una targa per ricordare Giacomo Debenedetti a 50 anni dalla scomparsa è stata apposta il 16 ottobre  da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali sulla casa dove l’intellettuale visse a lungo, in via del Governo Vecchio 78.

 

Lo scrittore e saggista, nato a Biella e trasferitosi nella Capitale, dopo studi di matematica e diritto, decise di rivolgere la sua attività alla critica letteraria e, nel 1927, si laureò all’Università di Torino con una tesi su D’Annunzio. Svolse la sua opera di saggista in parte al servizio degli scrittori centrali della tradizione del Novecento come Piero Gobetti, Umberto Saba, Elsa Morante, Eugenio Montale, Alberto Savinio, in parte svolgendo un’incisiva funzione di guida e chiarificazione.

 

Giornalista, fondatore di Primo Tempo e collaboratore di alcune riviste, Debenedetti fu profondamente colpito dalle leggi razziali del 1938: costretto a dedicarsi in clandestinità al lavoro di sceneggiatore cinematografico e traduttore, dovette fuggire a Cortona (Toscana) nell’inverno 1943-1944.

Dopo la guerra, aderì al PCI, continuò la sua attività di saggista, accompagnandola a quella di giornalista e direttore letterario della casa editrice Il Saggiatore, e ottenne alcuni incarichi nelle Università di Messina e di Roma (dal 1950 al 1966).

 

Giacomo Debenedetti morì prematuramente di infarto nella sua casa di Roma, il 20 gennaio 1967. Scriverà di lui e della sua instancabile attività scientifica, indirizzata a un’indagine della contemporanea letteratura italiana ed europea, Gianfranco Contini: «Abbiamo perduto il primo critico letterario italiano di questo secolo, il solo forse che al servizio del genere critico abbia piegato le qualità di vero scrittore».

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