Caporalato, l’alba nei campi di Mondragone tra i ragazzini braccianti

NAPOLI – Un furgone blu sosta tra i palazzi Cirio, un casermone popolare. È vicino a una delle tante rotonde dove i braccianti vengono reclutati come merce. Alle 4,30 del mattino quel quartiere al centro di Mondragone (Caserta) è già un brulicare di persone che nel buio aspettano l’inizio di un’altra giornata di fatica nei campi.

“Vado a lavorare alle 6 del mattino, fino alle 13 quando stacco”, racconta alla Dire un bracciante che per 7 ore di lavoro guadagna 30 euro al giorno. È un uomo di mezz’età, uno dei mille cittadini bulgari che dai palazzi Cirio aspetta l’arrivo di un furgone dei caporali. E spera che per lui sia un giorno fortunato, che il clima sia meno torrido del solito nelle campagne casertane, che la terra sia stata così fertile da produrre un raccolto eccezionale. Solo così il caporale gli chiederà uno straordinario di 4 o 5 ore, dalle 14 alle 18 o alle 19. “A volte lavoro anche il pomeriggio. Va bene perché guadagno di più”.

Per dodici ore di lavoro, anche quando la temperatura supera i 40 gradi. Raccoglie i fagiolini a Mondragone. Fa questo lavoro da tempo e fino a poco fa il suo salario era più alto. “Prima mi pagavano 35 euro al giorno. Ma i fagiolini al mercato costavano 80 centesimi al chilo. Ora sono scesi a 50 centesimi”. Perché la grande distribuzione gioca al ribasso e il calo dei prezzi ha finito per colpire anche il livello più basso della catena del lavoro.

Davanti alla discarica che separa i palazzi Cirio dalla strada si ferma un altro camioncino bianco che sta per portare a destinazione le braccianti agricole stagionali. Spesso mogli o parenti dei contadini bulgari, sono doppiamente sfruttate perché il loro salario è più basso di quello degli uomini. Secondo il Quarto Rapporto Agromafie e Caporalato della Flai Cgil, i braccianti rom di Mondragone guadagnano due euro l’ora mentre una donna arriva a percepire la metà, 1 o 1,5 euro l’ora.

E poi ci sono i bambini. Minori, ragazzini e ragazzine, costretti a lavorare nei campi per 75 centesimi l’ora. A volte 50 centesimi. Mentre una donna racconta che il suo stipendio oggi sarà di 25 euro per almeno 7 ore di lavoro, anche una ragazza giovanissima, dall’età apparente di circa 12 anni, aspetta di salire a bordo del furgone arrugginito e malandato che la condurrà nei campi. Si viaggia con altre compagne in van carichi di braccianti da 10-15 posti, rigorosamente suddivisi per sesso.

La Flai denuncia che si tratta spesso di furgoni “privi dell’assicurazione o della tassa di circolazione” e che le patenti dei caporali “sono scadute, falsificate o appartenenti ad altri non conduttori”. Alle rotonde i controlli scarseggiano e i braccianti a bordo del camion sparisconodietro a vetri oscurati da tende blu o nere.

A Mondragone, così come nei ghetti della provincia di Foggia, intere famiglie lavorano nei campi, i coniugi “ma anche figli adolescenti e a volte bambini – non molti ma presenti -, sia maschi che femmine. Non studiano ma spesso lavorano con i genitori che non vogliono lasciarli soli a casa”, osserva la Flai Cgil nel rapporto Agromafie e Caporalato.

Tutti, sia uomini che donne che minori, devono decurtarsi la paga giornaliera. Cinque euro per il viaggio in furgone. Due euro per un panino e dell’acqua che permetterà loro di restare in forze. È il pizzo che si deve al caporale. “Siamo di fronte a un fenomeno di sotto salariato diffuso che tocca sia i cittadini italiani che gli extracomunitari e i comunitari. Il contratto provinciale prevede una paga di 42 euro al giorno per i braccianti. Le donne guadagno tra i 20 e i 25 euro. I maschi tra i 25 e i 30. Ma una parte del salario va riconosciuta al caporale”, denuncia alla Dire Igor Prata della Flai Cgil di Caserta.

Nadia Cozzolino
fonte «Agenzia DIRE» e l’indirizzo «www.dire.it»

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