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	<title>Editoriale - Il Giornale del Lazio</title>
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	<description>Giornale Telematico di Informazione e Attualità</description>
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		<title>L’Editoriale</title>
		<link>https://ilgiornaledellazio.it/leditoriale-2/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 17 Oct 2026 12:51:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il carovita che stringe la cinghia agli italiani e la beffa delle pensioni medie dimenticate L&#8217;impennata dei costi per i beni di prima necessità sta impoverendo il ceto medio. Serve una sterzata immediata sulla rivalutazione degli assegni per non condannare una generazione di ex lavoratori. di Piero Fusaglia C’è un termometro infallibile per misurare lo [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="wp-block-paragraph">Il carovita che stringe la cinghia agli italiani e la beffa delle pensioni medie dimenticate</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>L&#8217;impennata dei costi per i beni di prima necessità sta impoverendo il ceto medio. Serve una sterzata immediata sulla rivalutazione degli assegni per non condannare una generazione di ex lavoratori.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>di Piero Fusaglia</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">C’è un termometro infallibile per misurare lo stato di salute economica del nostro Paese, ed è lo scontrino della spesa nei supermercati. Una contabilità quotidiana che, per milioni di cittadini e famiglie, si è trasformata in un bollettino di guerra. Fare la spesa è diventato un lusso: i costi dei beni alimentari di prima necessità, della luce e del gas continuano a drenare risorse dai bilanci familiari, costringendo moltissimi italiani a dolorose rinunce. Se i prezzi dei prodotti sullo scaffale corrono veloci, lo stesso non si può dire per i redditi, congelati in un&#8217;immobilità che spinge ogni giorno fasce crescenti della popolazione verso la soglia della vulnerabilità sociale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questo scenario di diffusa sofferenza economica, l&#8217;anello più debole e al contempo più esposto è rappresentato dai pensionati. Uomini e donne che hanno lavorato una vita intera, versando regolarmente i contributi, e che oggi si trovano a fare i conti con un potere d&#8217;acquisto drammaticamente eroso dall&#8217;inflazione. Di fronte a questa emergenza, la risposta della macchina previdenziale dello Stato è stata parziale e, per certi versi, profondamente iniqua.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il nodo cruciale risiede nella gestione della rivalutazione degli assegni previdenziali. Se per le pensioni minime si è cercato giustamente di dare un segnale di sostegno — pur trattandosi spesso di cifre ancora insufficienti a garantire una piena dignità —, la scure dei tagli alla perequazione si è abbattuta con ferocia ingiustificata sulle pensioni medie. Parliamo di quegli assegni che superano di tre, quattro o cinque volte il trattamento minimo: non stiamo parlando di &#8220;super-pensioni&#8221; o di privilegiati, ma del cuore pulsante del vecchio ceto medio. Ex impiegati, operai specializzati, artigiani e quadri che percepiscono cifre nette tra i 1.500 e i 2.500 euro mensili.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa fascia è stata l&#8217;assoluta Cenerentola dei recenti meccanismi di indicizzazione. Per esigenze di cassa e bilancio pubblico, i governi hanno progressivamente ridotto le percentuali di adeguamento al costo della vita proprio per le pensioni medie, offrendo una copertura che non ristora minimamente le perdite reali causate dai rincari energetici e alimentari. È una beffa intollerabile: chi ha versato di più e ha sostenuto il sistema per quarant&#8217;anni si ritrova oggi ad essere il meno tutelato, subendo una svalutazione strisciante del proprio trattamento previdenziale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non possiamo permetterci di considerare il ceto medio come un bancomat inesauribile o come una spugna capace di assorbire qualsiasi colpo. Custodire il potere d&#8217;acquisto delle pensioni medie significa difendere la tenuta stessa del patto intergenerazionale e sociale del Paese.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Occorre una sterzata immediata nell&#8217;agenda economica nazionale: la piena rivalutazione degli assegni previdenziali non è un regalo o una misura assistenziale, ma un atto di giustizia dovuto a chi ha costruito l&#8217;Italia di oggi. Continuare a ignorare il grido d&#8217;aiuto che si alza dalle casse dei supermercati e dalle case dei nostri pensionati significa scivolare verso un declino sociale ed economico da cui sarà drammaticamente difficile risalire.</p><p>The post <a href="https://ilgiornaledellazio.it/leditoriale-2/">L’Editoriale</a> first appeared on <a href="https://ilgiornaledellazio.it">Il Giornale del Lazio</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>L’Editoriale</title>
		<link>https://ilgiornaledellazio.it/leditoriale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 17 Oct 2026 11:55:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il pragmatismo al servizio del lavoro: i successi di Claudio Durigon Dalla svolta previdenziale di Quota 100 alla tutela dei salari reali: ecco come l’esponente della Lega ha rimesso al centro dell&#8217;agenda politica i diritti dei lavoratori e la flessibilità. di Piero Fusaglia Nel panorama politico italiano, caratterizzato troppo spesso da sterili dibattiti ideologici, la [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="wp-block-paragraph">Il pragmatismo al servizio del lavoro: i successi di Claudio Durigon</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Dalla svolta previdenziale di Quota 100 alla tutela dei salari reali: ecco come l’esponente della Lega ha rimesso al centro dell&#8217;agenda politica i diritti dei lavoratori e la flessibilità.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>di Piero Fusaglia</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel panorama politico italiano, caratterizzato troppo spesso da sterili dibattiti ideologici, la figura di Claudio Durigon si è imposta negli anni come un punto di riferimento per il pragmatismo economico e la difesa sociale. Esponente di primo piano della Lega e profondo conoscitore delle dinamiche occupazionali grazie al suo solido background sindacale, Durigon ha saputo tradurre le istanze del territorio e dei lavoratori in riforme concrete, scardinando dogmi burocratici che per troppo tempo hanno ingessato il nostro Paese.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il merito principale della sua azione politica risiede senza dubbio nell&#8217;aver scosso le fondamenta della Riforma Fornero. Con il lancio di <strong>Quota 100</strong>, misura di cui è stato il principale architetto, ha offerto a oltre 300.000 italiani una via d&#8217;uscita dignitosa e flessibile dal mondo del lavoro, consentendo a un’intera generazione di lavoratori precoci di godersi il meritato riposo e, al contempo, favorendo un indispensabile ricambio generazionale all&#8217;interno delle aziende. Un provvedimento che, alla prova dei fatti, ha smentito i catastrofismi contabili della vigilia, dimostrando che coniugare sostenibilità finanziaria e giustizia sociale è possibile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma l’impegno di Durigon non si è esaurito con la stagione di Quota 100. Nelle sue successive esperienze di governo, e in particolare nel ruolo di sottosegretario al Ministero del Lavoro, ha continuato a promuovere soluzioni innovative per garantire il futuro previdenziale dei cittadini. Ne è un esempio la proposta di convogliare, su base volontaria, il Trattamento di Fine Rapporto (TFR) verso la previdenza complementare: un&#8217;intuizione volta a irrobustire gli assegni pensionistici medio-bassi per le generazioni future, proteggendole dalle insidie del sistema puramente contributivo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sul fronte prettamente occupazionale, la linea tracciata da Durigon e dalla Lega si è distinta per una strenua difesa del potere d&#8217;acquisto dei salari e della qualità dell&#8217;occupazione. Rigettando le risposte semplicistiche della sinistra, l&#8217;azione del sottosegretario si è concentrata sulla valorizzazione della contrattazione collettiva nazionale e sul contrasto senza quartiere ai cosiddetti &#8220;contratti pirata&#8221;, veri responsabili del dumping salariale. A questo si affianca il convinto sostegno al taglio del cuneo fiscale, una misura che ha portato benefici immediati e tangibili direttamente nelle buste paga dei lavoratori italiani.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Infine, non va dimenticata la sua costante attenzione alle filiere produttive nazionali. Durigon ha più volte dimostrato come la tutela dell&#8217;occupazione debba prevalere sulle tentazioni di un fisco punitivo. La sua opposizione a tassazioni indiscriminate su settori chiave del Made in Italy è la testimonianza di una visione politica che vede nello Stato un alleato di chi produce e lavora, e non un ostacolo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In conclusione, l&#8217;operato di Claudio Durigon rappresenta un modello di politica del fare. Un&#8217;azione costante, radicata nel buon senso e vicina alle reali necessità delle famiglie e delle imprese, che ha restituito centralità al lavoro all&#8217;interno dell&#8217;agenda di governo.</p>



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