Cittadinanza, la marcia per i diritti: “Basta scuse, ora Ius Culturae”

Paolo Barros e Amin Nour scandiscono l’appello fatto in settimana durante un incontro con il presidente della Commissione per gli affari costituzionali

ROMA – “Ci siamo fatti promettere dal deputato del Movimento 5 Stelle Giuseppe Brescia che per febbraio, una volta terminati i lavori per la legge sul conflitto d’interessi, si inizierà seriamente a fare lo ius culturae. Faremo sentire la nostra voce, non ci arrenderemo: basta scuse, basta strumentalizzazioni, basta propaganda”. Paolo Barros e Amin Nour, intervistati dall’agenzia Dire, scandiscono l’appello fatto in settimana durante un incontro con il presidente della Commissione per gli affari costituzionali. L’occasione è un sit-in organizzato oggi davanti a Montecitorio.

Barros e Nour, il primo nato in Italia da genitori capoverdiani, l’altro di origini somale e in Italia da quando aveva quattro anni, sono esponenti del comitato Marcia per i diritti, che ha organizzato l’incontro davanti al Parlamento per chiedere alla politica di approvare lo ius culturae. Con questa definizione si intende una legge che permetterebbe ai nati in Italia da genitori stranieri di poter richiedere la cittadinanza dopo un ciclo di studi nel Paese invece che al compimento del diciottesimo anno di età come è adesso. Le discussioni su una legge di cittadinanza per i “nuovi italiani” erano naufragate sul finire del 2017, ai tempi del governo di Paolo Gentiloni, e non erano neanche finite sull’agenda dell’esecutivo Lega-Movimento 5 Stelle caduto ad agosto.

Gli attivisti della Marcia per i diritti si erano già incontrati di fronte al Parlamento il 9 maggio, in occasione della Festa dell’Europa, anche anniversario della proclamazione mussoliniana dell’Impero in Etiopia, nel 1936.

I manifestanti sono convinti che adesso sia arrivato il momento per giusto per lo ius culturae. “Alla politica abbiamo chiesto di non rimandare più con la scusa che c’è sempre qualcosa di più urgente” dice Nour. “Sembra che dare la cittadinanza a bambine e bambini nati, cresciuti e formati in Italia non sia una cosa importante. Così ci sono italiani di serie A e italiani di serie B”.

Nour, che oltre a essere un’attivista, un attore e un regista, aggiunge: “Tutto il nostro percorso scolastico è caratterizzato da ingiustizie. Avrei voluto fare tante cose che non sono riuscito a fare per via della mia condizione, come il militare. Lavoro da quando ho 16 anni, sono una di quelle persone che contribuisce alla crescita della società a livello economico e culturale: non è giusto che io sia discriminato”.

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