Come si insegna a salvare il clima? Educare ed emozionare

A Bologna Hera crea un’aula ad hoc e fa dialogare gli esperti con i docenti

BOLOGNA – Ce la farà la scuola, a raggiungere i 17 obiettivi dell’agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile? Come, con quali strumenti e con che modalità? Su queste (e altre) domande si è confrontato il primo educational day organizzato da Hera e intitolato ‘Agenda 2030, la scuola farà goal? – Hera in campo per promuovere la cultura ambientale del futuro’, ospitato ieri a Bologna nella sede della multiutility.

Un incontro dedicato agli insegnanti sul tema dell’educazione ambientale, oggi più spesso nota come educazione alla sostenibilità. E dunque, quali competenze, quali strumenti e strategie possono mettere in atto i docenti per parlare di sostenibilità a scuola? Le sfide sono molteplici e il movimento nato dall’attivista Greta Thunberg ha posto in evidenza l’importanza di emozionare, oltre a educare. Questi e molti altri argomenti sono stati affrontati nella tavola rotonda dal titolo ‘Parlare al futuro – Parole, strumenti e strategie per salvare il pianeta partendo dalla scuola’ a cui hanno partecipato Stefano Versari, direttore generale dell’Ufficio scolastico dell’Emilia-Romagna, Giuseppe Bortone, direttore di Arpae Emilia-Romagna, Massimo Scalia, presidente del Cnes Agenda 2030, Antonella Bachiorri, coordinatrice Cirea, Dipartimento Scvsa dell’Università di Parma.

L’evento, moderato da Marco Gisotti, giornalista e divulgatore esperto di green economy si è aperto con l’intervento di Tomaso Tommasi di Vignano, presidente Hera, utility che da almeno 10 anni anni entra nelle scuole con progetti che coinvolgono più di centomila studenti dell’Emilia-Romagna per parlare di acqua, energia e ambiente.

“I ragazzi guardano a voi anche per capire come tradurre in azioni e comportamenti ciò che apprendono sui libri o durante le lezioni- ha detto Tommasi- a scuola infatti si apprendono non solo nozioni teoriche, pur fondamentali, ma si apprendono anche le corrette pratiche del quotidiano”.

Mario Tozzi

Mario Tozzi

‘Guest star’ dell’incontro il geologo e divulgatore Mario Tozzi, con una lectio magistralis sull’importanza di attenersi a ciò che dicono gli scienziati: “Il clima non è tangibile- ha spiegato- ed è come relegato alla sfera delle percezioni, della soggettività. Dobbiamo invece abituarci ad andare a leggere quello che dicono gli scienziati; portare le loro parole fuori dalle pubblicazioni scientifiche. Se così fosse, tutti saprebbero che gli scienziati non hanno due posizioni opposte rispetto al clima. Ma soprattutto- aggiunge Tozzi- è importante che parli chi è esperto: di clima gli esperti di clima non gli studiosi di interazioni deboli”. Secondo Tozzi bisogna spiegare ai ragazzi i paradossi delle mutazioni climatiche, degli sprechi e dell’inquinamento ambientale. I giovani hanno già l’entusiasmo, bisogna solo risvegliarlo, secondo Bortone che avverte: “Non dobbiamo mettere ansia ai ragazzi ma rendere l’emergenza climatica un’opportunità”.

Molte riflessioni hanno riguardato invece la didattica ma anche la formazione e le competenze, le attività nuove che si possono utilizzare e la motivazione del corpo docente. Antonella Bachiorri di Cirea ha rassicurato la platea di insegnanti chiarendo che “Non serve inventare chissà quali strumenti ma serve dare un senso profondo agli insegnamenti che diamo”. Mentre un incoraggiamento è arrivato da Versari: “La scuola è l’istituzione italiana che si sta muovendo di più, alle volte magari confusamente, ma negli ultimi 30 anni è quella che ha fatto più passi. Gli insegnanti possono affrontare anche questa sfida cercando di essere docenti, cioè medium tra la disciplina e lo studente. Lo studente cerca figure convincenti, in cui immedesimarsi e se l’insegnante riesce a comprendere l’importanza dell’educazione ambientale può essere strumento di rispecchiamento per lo studente”.

di Alice Pani