Draghi cita Cavour, che puntava sugli operai

Draghi cita Cavour, che puntava sugli operai

Il collegamento riguarda l’importanza delle riforme, tema trattato a fondo da colui che è stato uno dei protagonisti della storia italiana

ROMA – Tra i pochi personaggi citati oggi dal premier Mario Draghi, durante il suo discorso in Senato, collegato all’importanza delle riforme da fare, spicca quello di Camillo Benso conte di Cavour. Tema trattato a fondo da uno dei protagonisti della storia italiana e proprio sul giornale ‘Il Risorgimento’ del 15 dicembre 1847 troviamo un suo articolo su “L’influenza delle riforme sulle condizioni economiche dell’Italia”. Colpisce, in particolare, l’attenzione per la parte più svantaggiata della società, e Cavour spiega che il suo giornale “metterà eguale o maggior cura- scrive- nella ricerca delle cause che influiscono sul benessere di quella parte della società, che più direttamente contribuisce a creare la pubblica ricchezza: la classe degli operai. Gli è perciò che tutti coloro che intrapresero volonterosi la pubblicazione di questo foglio, unanimemente dichiarano che non avrebbero per buono, per veramente utile al paese alcuno aumento di ricchezze, se ai benefici di esso non partecipassero coloro che vi ebbero parte, la massima parte, gli operai. L’edificio industriale che per ogni dove s’innalza, è giunto e giungerà ancora a tale altezza da minacciare rovine e spaventose catastrofi, se non se ne afforzano le fondamenta, se non si collega più strettamente colle le altre parti di esso, la base principale su cui poggia la classe operante col renderla più morale, più religiosa; col procacciarle istruzione più larga, vivere più agiato… Pronti a combattere tutto ciò che potrebbe sconvolgere l’ordine sociale, dichiariamo però considerare come stretto dovere della società il consacrare parte delle ricchezze che si vanno accumulando col progredire del tempo al miglioramento delle condizioni materiali e morali delle classi inferiori”, chiude solenne Cavour.

 fonte «Agenzia DIRE» e l’indirizzo «www.dire.it». Nicola Perrone