Fino all’ultimo cent: cosa innesca voler riavere 600 euro dai politici

Fino all’ultimo cent: cosa innesca voler riavere 600 euro dai politici

Compito della politica è governare i fenomeni e riuscire a permettere che ci sia chi ci si impegna non è di poco conto. Ha a che fare, talvolta, anche con i sogni e il dar spazio ai giovani

BOLOGNA – Il giornalismo è l’unica forma narrativa in cui si può omettere la fine: certe storie iniziano, vanno avanti ma il finale non sempre è raccontato. Certe storie, però, “fanno giri immensi e poi ritornano” e da poco ha rifatto capolino una di cui si erano quasi perse le tracce. Chi ricorda i bonus da 600 euro per i lavoratori autonomi danneggiati dal Covid? Molti, forse. E i politici che li presero? C’erano parlamentari, politici in Veneto, del Pd a Torino, consiglieri Lega in Emilia-Romagna, Piemonte e Liguria, casi a Genova, un ex candidato sindaco di Firenze, episodi in Friuli Venezia Giulia… E cosa gli è successo? Qualcuno si è giustificato col classico “a mia insaputa”, qualcuno ha detto che aveva chiesto per lui “la fidanzata”. C’è chi non è stato ricandidato, chi è stato sospeso (e non si sa se poi re-integrato nel partito)… Tutte storie, con le loro parabole e finali non sempre scritti. Ma ecco che, a distanza di mesi e di polemiche (i bonus Inps ai politici sono stati uno dei tormentoni estivi), quatta quatta arriva la sorpresa: una circolare ministeriale sancisce che quell’aiuto non spettava a parlamentari, consiglieri regionali e eletti nelle istituzioni. E l’Inps ha scritto per riavere i bonus entro 30 giorni. Si è saputo da poco: una nuova ‘puntata’ che allunga la storia e sposta il finale a quando… Chissà.

Ma che apre anche un nuovo capitolo: devono restituire anche i consiglieri di piccoli Comuni, quelli del “gettone”. E qualcuno ha detto “no, non è giusto”: un paio di parlamentari Pd chiederà al (nuovo) Governo di non procedere. Perché, come si disse già a inizio querelle, i politici non sono tutti uguali: negli enti locali c’è il 98% degli eletti e chi lo è in Province o Comuni fino a mille abitanti lo fa da volontario, dai 10.000 ai 250.000 abitanti si prendono da 18 a 36 euro a seduta e via a salire. Niente contributi, malattia, ferie… È giusto che non possano avere anche i 600 euro? E che li debbano restituire?

È un tema da indagare. È giusto porlo, rifletterci specie perché in molti Comuni, anche importanti, si tornerà presto a votare. E torneremo a chiederci ‘chi finanzia chi’. O se, come dice uno dei parlamentari che ha scoperto la novità, si deve “costringere a scegliere tra il proprio sostentamento e il proprio incarico”, il proprio slancio per la tanto bistrattata politica. E via con i vari postulati sulla foga antipolitica, sulle cariche elettive accessibili solo ai ricchi…

E invece no: se ne parli di come si può far politica. Perché in politica i ‘vuoti’ comunque si riempiono in fretta e non sempre è un bene il come avviene. Si parli di come li paghiamo i politici, specie quelli più ‘vicini’ ai cittadini. Compito della politica è governare i fenomeni e riuscire a permettere che ci sia chi ci si impegna non è di poco conto. Ha a che fare, talvolta, anche con i sogni e il dar spazio ai giovani. “Il giusto dipende in parte da ciò che è bene”, dice il filosofo John Broome: è bene che ci sia anche qualche aiuto economico ‘in basso’ per chi fa politica, magari anche là dove è più difficile farla senza cadere in condizionamenti e ‘dipendenze’ da interessi esterni? È giusto che si ponga il tema.

Giovanni Bachelet, fisico ed ex deputato, raccontava che ci sta una “sfiducia motivata” alla politica “ma se uno dice che tutto è uno schifo si uccide la politica buona”. E se, come aggiungeva, “i leader di tempi facili e felici, dei processi di speranza e di cambiamento, si sono fatti le ossa durante i tempi difficili”, beh questo non è il momento per mandare messaggi contro l’impegno in politica.

Ah, nel suo blog c’è anche questa frase: “La pena che i buoni devono scontare per l’indifferenza alla cosa pubblica è quella di essere governati dai malvagi”. (Platone)

Mattia Cecchini. fonte «Agenzia DIRE» e l’indirizzo «www.dire.it»