Governo, l’appello della Cirinnà: “Donne del Pd sfondiamo le porte chiuse”

Governo, l’appello della Cirinnà: “Donne del Pd sfondiamo le porte chiuse”

“Cominciamo noi, donne del Pd, ad agire il conflitto dentro il nostro partito”, scrive la senatrice responsabile Diritti del Pd

ROMA – “Donne del Pd, ora basta: sfondiamo le porte che altrimenti resteranno chiuse”. E’ quanto scrive in un intervento su Tpi.it la senatrice Monica Cirinnà, responsabile Diritti del Pd.

“La mia sfida sta in una domanda- prosegue- nella formazione di questo governo difficile, fatto di equilibri tra pluralità diversissime, il Pd ha inteso garantire, nella formazione della delegazione, gli equilibri interni tra correnti? Bene, non discuto la scelta nel merito né discuto la qualità di chi ci rappresenta al Governo. Discuto le modalità di questa scelta e mi chiedo: se al posto dei ministri (uomini e a capo di correnti) ci fossero state donne indicate da loro stessi, cosa sarebbe cambiato dal punto di vista del merito politico? Nulla, direi: il sistema correntizio avrebbe riaffermato il suo soffocante primato, un primato negativo da mettere in discussione, spero, nel prossimo congresso”.

“Ora basta, davvero- aggiunge- Cominciamo noi, donne del Pd, ad agire il conflitto dentro il nostro partito: costruiamo una iniziativa politica autonoma, partendo proprio dalla questione della rappresentanza paritaria e dal lavoro che abbiamo iniziato a fare, insieme, sui territori e negli organi statutari; ma facciamolo in modo vero, radicale, determinato, indipendente, e soprattutto senza cedere al ‘contentino’ dei ruoli di sottogoverno. Se cediamo su questo, continueremo ad andare avanti così di ‘contentino in contentino’, senza andare alla radice del problema e, soprattutto, senza una vera riparazione al danno causato dalla nostra assenza lì dove davvero tutto si decide nel partito, nel governo, nel Paese”.

“Est modus in rebus- conclude Cirinnà- Verrà il tempo dell’Assemblea nazionale, verrà il tempo del congresso”.

Vittorio Di Mambro Rossetti. fonte «Agenzia DIRE» e l’indirizzo «www.dire.it»