Italia ancora maglia nera nelle infezioni resistenti agli antibiotici

Sita: “Utilizzare i nuovi farmaci e migliorare la prevenzione”

SANTA MARGHERITA LIGURE – L’Italia continua a essere la maglia nera in Europa per casi di infezioni batteriche resistenti ai normali antibiotici. Ogni anno, nel Paese, si verifica quasi un terzo delle evenienze di tutto il continente, circa 200.000 su 670.000. Ma il dato ancor più preoccupante sono i circa 10.000 decessi su 33.000 nel continente. Inoltre, in Italia viene registrato il più alto numero di giorni di extra ricovero ospedaliero a causa di infezioni da germi multiresistenti: 2.300 giornate di degenza in più per 100.000 persone, di cui un terzo sono bambini con meno di nove anni e, anzi, quasi tutti con meno di 12 mesi. L’allarme è stato lanciato questa mattina a Santa Margherita Ligure dalla Sita, la Società italiana di terapia antinfettiva, al meeting internazionale “Antimicrobial chemotherapy in clinical practice. Secondo stime dell’Organizzazione mondiale della sanità, se gli attuali tassi di incremento delle antibiotico-resistenze non saranno invertiti, da qui al 2050 i “superbug” saranno responsabili di almeno 10 milioni di decessi annui. Il numero maggiore di morti si registrerà in Africa e in Asia.Video Player00:0003:01

I MOTIVI DELL’INCREMENTO DELLE ANTIOTICO-RESISTENZE IN ITALIA

“Le ragioni di quanto sta accadendo sono diverse- spiega Matteo Bassetti, direttore della Clinica malattie infettive dell’ospedale San Martino di Genova e presidente della Sita- All’interno delle strutture d’assistenza vi sono persone malate, spesso anziane e fragili, facilmente aggredibili dalle infezioni. La seconda ragione è che negli ospedali italiani viene trattata con antibiotici una percentuale di pazienti superiore a quella di altri Paesi europei. Il terzo problema è relativo alla non totale attivazione delle misure necessarie per evitare queste infezioni, come ad esempio l’uso appropriato dei guanti che servono a proteggere il paziente”.Video Player00:0002:42

VIALE: “PORRE ATTENZIONE SULLA PREVENZIONE OLTRE CHE SULLA CURA”

Essere i peggiori in Europa, però, non è solo una notizia negativa. “Prima di fare del terrorismo sul dire che siamo i peggiori, cerchiamo di capire perché- spiega Pierluigi Viale, direttore dell’unità Malattie infettive al policlinico Sant’Orsola di Bologna e vicepresidente della Sita- se essere la maglia nera significa che noi abbiamo la sanità più etica d’Europa, allora sono orgoglioso di esserlo. E’ vero che bisogna migliorare la cura e l’igiene degli ospedali ma è anche vero che, per fortuna, non siamo stati addestrati e, non abbiamo nel nostro dna la cultura del ‘treatment restriction’, del dire questo è un malato troppo compromesso per essere curato”.

In parole più semplici, prosegue, “se arriva il 90enne in pronto soccorso con la polmonite, viene ricoverato e curato. In altre parti d’Europa, invece, potrebbe essere mandato in un hospice per le cure terminali. Gli ospedali che non mandano indietro nessuno sono la culla dell’antibiotico-resistenza. Il vero argomento di riflessione è il fatto che ci siano stati tanti casi concentrati in pochi ospedali, dato che impone una riflessione sull’infection control. Probabilmente, tanto quanto siamo attenti su tutti i discorsi correlati alla terapia, altrettanta attenzione dovremmo porre sulla questione della prevenzione”.

GLI ASPETTI SU CUI SITA RICHIAMA L’ATTENZIONE

Tre gli aspetti sui quali la Sita richiama l’attenzione. Il primo riguarda proprio il rispetto di tutte le procedure di prevenzione nell’ambito dell’infection control: lavaggio delle mani, comportamenti corretti del personale ospedaliero. La prevenzione passa, poi, attraverso una corretta gestione della politica degli antibiotici: tempi di trattamento più brevi, meno terapie ridondanti, meno prescrizioni difensive, ottimizzazione delle posologie. In pratica, tutti i cardini dell’antimicrobial stewardship, l’insieme di attività che connotano la visione di sistema della terapia antibiotica. Questa procedura potrebbe comportare di evitare almeno il 30% delle prescrizioni di antibiotici.

In Europa, le percentuali di utilizzo di antibiotici ad ampio spettro variano tra il 16% e il 62%; negli ospedali europei, fino al 50% degli antibiotici vengono usati senza necessità o in modo inappropriato. Nell’Unione europea, il consumo di antibiotici specifici per il trattamento delle infezioni multiresistenti è raddoppiato tra il 2010 e il 2014. In questo contesto, l’Italia è tra i primi Paesi per consumo di antibiotici: 27,8 dosi al giorno ogni 1.000 abitanti. Nel biennio 2016-2017, si è posizionata tra i primi Paesi europei per l’utilizzo di antibiotici (44,5%), subito dopo Spagna (46,3%) e Grecia (55,6%), contro una percentuale decisamente più bassa di Inghilterra (37,4%) e Francia (19,7%).

POTENZIARE L’UTILIZZO DI NUOVI ANTIBIOTICI

Il secondo aspetto è la necessità di potenziare l’utilizzo dei nuovi antibiotici, come sottolinea lo stesso Bassetti con un’espressione di forte rischiamo: “Gli infettivologi stanno distruggendo gli antibiotici. Perché hanno chiesto di sviluppare antibiotici che resistano alle malattie infettive ma poi i medici non li usano perché sostengono che costino troppo. O ci mettiamo nell’ordine delle idee che si deve spendere di più per curare i nostri malati oppure è inutile che stiamo qui a parlare. Così le aziende farmaceutiche non investono più in questo settore perché non è più remunerativo. Dobbiamo cambiare culturalmente l’approccio”.

EDUCAZIONE SANITARIA

Il terzo tema su cui punta la Società italiana di terapia antinfettiva è l’educazione sanitaria. Dopo la campagna di sensibilizzazione con lo spot del “Supervampiro” per ricordare le gravissime conseguenze per la salute umana, associate alla perdita di efficacia degli antibiotici, quest’anno è partito un programma di appropriatezza dell’utilizzo degli antibiotici gestito con la Federazione italiana dei medici di medicina generale.

Attraverso una serie di incontri sul territorio nazionale, è in corso un progetto condiviso dalle due società e volto ad insegnare ai medici di medicina generale a utilizzare meglio gli antibiotici, spiegando loro quali sono i problemi relativi alle resistenze, quali sono i batteri interessati, e quindi cosa fare per evitarli e cosa fare nel momento in cui si presentano. Da Santa Margherita Ligure, insomma, in vista dell’European antibiotic awareness day, in programma il 18 novembre, i maggiori infettivologi italiani lanciano un appello in tutte le direzioni: ai medici, affinché rivedano i loro comportamenti prescrittivi; ai cittadini, affinché usino responsabilmente gli antibiotici; alle istituzioni, sollecitate a promuovere campagne di sensibilizzazione.


Simone D’Ambrosio
. «Agenzia DIRE» e l’indirizzo «www.dire.it»