La vittoria del Si all’aborto in Irlanda è stato accolto con tifo da stadio dalle donne irlandesi

I media hanno mostrato folle di ragazzine e soprattutto mamme, esultare per l’inaspettato risultato che permetterà alle “figlie facili” di riparare la distrazione di un’attimo. Nonostante il diritto di aborto abbia convinto le donne che espellere un grumo di cellule non sia dissimile dal bere un bicchiere d’acqua, le pubblicazioni scientifiche hanno dimostrato che la sindrome post aborto può covare e logorare anni prima di esplodere in tutta la sua virulenza arrivando talvolta al suicidio. Soprattutto quando la donna nega a se stessa che l’aborto sia un male e che il suo bambino ne sia vittima innocente. Le evidenze scientifiche che però dimostrino che un aborto può salvare una donna dal suicidio non ci sono, anzi gli studi condotti sul tema indicano tutti esattamente il contrario. In Finlandia, da un’indagine condotta su 600.000 donne (non solo attraverso interviste, ma anche attraverso le cartelle cliniche e i dati clinici), risultò che il rischio di suicidio era sei volte maggiore tra le donne che avevano abortito che tra quelle che avevano partorito; tre volte maggiore rispetto a quelle che non erano incinta. Piuttosto, quindi, è dimostrato che la gravidanza riduce drasticamente gli istinti suicidari. I dati sono ancor più allarmanti se si prendono in considerazione le teenager: le giovanissime che abortiscono sono 10 volte di più a rischio di suicidio e tre volte più a rischio di ricovero in ospedale psichiatrico delle loro coetanee. Ma le statistiche non mostrano in alcun modo la vera tragedia che si consuma nella mente e nel cuore delle donne dopo l’aborto. Da un atto violento non può certo sbocciare la felicità.
  • Gianni Toffali

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