Rifiuti, Cantone: “Da nord a sud sistematica violazione del codice degli appalti”

Il presidente dell’Autorità nazionale anti corruzione (Anac) lo dice in audizione alla Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti

ROMA – Ci sono “numerosissime, significative e reiterate criticità” nella gestione degli appalti del settore raccolta e gestione dei rifiuti. Criticità che emergono “sia nella fase di programmazione che di aggiudicazione e di esecuzione”, negli appalti “da nord a sud si rileva una violazione sistematica delle regole del Codice degli appalti, con un indebito uso della proroga tecnica” che è opzione “esclusa dal Codice degli appalti“, ci sono “ordinanze che sono la base di proroghe non possibili secondo il Codice, meccanismi di fatto come varianti che incidono su costi”. Si rilevano poi “numerose e significative vigilanze collaborative che nonostante l’impegno dell’Autorità non danno frutti, come nel caso di Catania dove la gara è andata deserta”. Raffaele Cantone, presidente dell’Autorità nazionale anti corruzione (Anac), lo dice in audizione alla Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati, la ‘Ecomafie’.

CANTONE: C’E’ MASSICCIA INFILTRAZIONE CRIMINE ORGANIZZATO

C’è una “massiccia infiltrazione delle organizzazioni criminali nel settore dei rifiuti. Le interdittive antimafia ormai non riguardano più solo le regioni meridionali, una interdittiva antimafia nel settore rifiuti è stata emessa in Umbria”. Raffaele Cantone, presidente dell’Autorità nazionale anti corruzione (Anac), lo dice in audizione alla Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati, la ‘Ecomafie’.

“L’infiltrazione mafiosa o paramafiosa è diventata quasi una costanza nononstante l’impegno delle Prefetture- spiega Cantone- le interdittive non riescono a sostituire le imprese perché in certi contesti, come Catania, è difficile trovare imprese che sostituiscano” quelle colpite da interdittive.

CANTONE: INCENDI NEI DEPOSITI BUCO NERO NEL SISTEMA RISOLTO DAI CRIMINALI

La questione degli incendi dei depositi di rifiuti, legali o illegali, “deriva dal fatto che si è lavorato moltissimo in alcuni settori per un auspicabile incremento della raccolta differenziata, ma i dati dimostrano che la differenziata ha portato a uno stoccaggio di materiali che, non più accolti dai mercati stranieri, ha portato a un problema che qualcuno ha deciso di risolvere in modo criminale”. Insomma “si era creato un buco nero che la criminalità risolve nel modo piu semplice”, spiega Raffaele Cantone.

“Elementi similari dalla Lombardia alla Campania evidenziano patologie nel ciclo dei rifiuti che credo vadano affrontate”, dice Cantone, “se c’è un iper stoccaggio di rifiuti in plastica, segnalato da Ispra già nel 2017 e nessuno se ne occupa, forse c’è un bug nel sistema che va affrontato”. E’ quindi auspicabile “un intervento a livello centrale per capire cosa succede in un sistema a livello complessivo”, auspica il presidente Anac. “Questi stranissimi incendi di rifiuti richiedono di capire i meccanismi di smaltimento, i meccanismi illeciti di chi promette enormi risparmi” alle aziende, conclude Cantone.

APPALTI VERDI, CANTONE: CRITERI CAM SONO UN NULLA DI FATTO

“Molto spesso le regole stabiliscono criteri molto alti, asticelle alte, ma quando si deve far sì che le regole si traducano in fatti si usa l’argomento della burocratizzazione da parte degli enti locali per far fronte a questi problemi”. I Criteri ambientali minimi, i Cam, richiesti negli appalti ‘verdi’, sono “una norma di civiltà che richiede adempimenti complessi”, e così “quando si tratta di andare ad una applicazione pratica di principi da tutti condivisi, le resistenze di chi si deve occupare di appalti sono significative”. Sono queste “problematiche che rendono di fatto l’istituto dei Cam una auspicabile affermazione di principio che si è tradotta quasi in un nulla di fatto”. Raffaele Cantone, presidente dell’Autorità nazionale anti corruzione (Anac), lo dice in audizione alla Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati, la ‘Ecomafie’. Ad ogni modo,annuncia, “faremo delle linee guida per l’applicazione dei Cam”. Alla domanda del presidente Stefano Vignaroli che chiede se Anac sarà in grado di controllare l’applicazione dei Cam, Cantone risponde che essi sono “un passaggio epocale del sistema degli appalti ma richiedono oneri elevatissimi. Allora bisogna capire, la burocratizzazione chi fa la legge o chi applica la legge? Se applicassimo i Cam si bloccherebbe il sistema degli appalti, e chi ne sarebbe responsabile? Chi ha fatto la legge o chi la applica?”.

A volte, rileva il presidente Anac Raffaele Cantone, “nel Paese sembra che a essere preoccupante non sia la corruzione ma l’anticorruzione, che viene acccusata di bloccare il Paese. Ma su questo devono arrivare scelte politiche chiare. I Cam per noi sono un passo di civilta, ma c’è una burocrazia invecchiata che non è in grado di dare risposte”. Il fatto è che stando così le cose “noi alziamo le asticelle, ma se poi facciamo saltare i nani è chiaro che non ci riescono”. In tutto ciò “noi facciamo i Cam, anche collaborando con il ministero dell’Ambiente, ma poi dobbiamo mettere in grado gli eneti locali di applicarli”. In molti uffici, conclude Cantone, “si copiano i bandi precedenti, se chiedessimo di applicare i Cam ci guarderebbeo come marziani”.

Roberto Antonini
«Agenzia DIRE» e l’indirizzo «www.dire.it»