SANITA’. METODO MONTESSORI E ANZIANI FRAGILI, LE APPLICAZIONI IN UN LIBRO

SANITA'. METODO MONTESSORI E ANZIANI FRAGILI, LE APPLICAZIONI IN UN LIBRO

TADDIA (VILLA SERENA E RANUZZI): NOSTRE STRUTTURE PRIME IN ITALIA A DECLINARE METODO

Roma – Un secolo e mezzo fa nasceva Maria Montessori, l’educatrice e la scienziata che ha rivoluzionato il modo di fare pedagogia. Al Metodo Montessori e alle sue applicazioni, declinate oggi alla terza eta’, e’ dedicato un nuovo libro, “Il metodo Montessori e gli anziani fragili. Principi e metodi per migliorare il benessere e le autonomie”, scritto da Federica Taddia, Ruggero Poi, Annalisa Perino ed edito da Erickson. Il volume descrive, anche attraverso schede pratiche, i livelli di benessere psicofisico raggiunti dai pazienti fragili attraverso l’applicazione dei principi montessoriani. Ad approfondire l’argomento con l’agenzia di stampa Dire e’ la prima autrice, la dottoressa Federica Taddia, Responsabile del servizio Socio educativo di Villa Serena e Villa Ranuzzi di Bologna, strutture aderenti al Consorzio Colibri’.

– In che modo il celebre modello educativo Montessori puo’ essere applicato alla terza eta’?
“Sicuramente gia’ Maria Montessori negli ultimi anni della sua
vita aveva parlato di una ‘lunga infanzia umana‘ proprio per
sottolineare come in realta’ l’esistenza sia caratterizzata da
tappe di sviluppo diverse, ognuna delle quali richiede una
competenza specifica. Riprendendo proprio i principi che avevano caratterizzato il nostro percorso di studio, abbiamo cercato di mettere in pratica tali principi e cosi’ insieme con Annalisa Perino e Ruggero Poi, gli altri due autori del volume, abbiamo portato avanti questo percorso all’interno di Villa Serena e Villa Ranuzzi. Queste due strutture sono state le prime in Italia
ad aver implementato questo metodo per la terza eta’ appurando
cosi’ che questo poteva essere ben applicato agli anziani e a
quelle che sono le esigenze e l’eta’ della persona anziana
coinvolta”.

– Quanto e’ importante formare gli operatori sanitari e tutti i
professionisti della salute anche attraverso testi come il suo?

“Credo sia molto importante, anche perche’ il metodo Montessori
insegna la cosiddetta ‘educazione indiretta’: un modo cioe’ di
imparare a non interferire e a seguire quelli che sono i ritmi
della persona. I ritmi del bambino, come nella persona anziana,
sono piu’ lenti e non sempre costanti, per questo credo che
l’operatore che legge il libro o che comunque si avvicina al
metodo Montessori possa apprendere molto. Alla base di questo
metodo c’e’ sicuramente da parte dell’operatore l’attesa, il
silenzio e l’osservazione e tutto cio’ e’ finalizzato a guardare
alla persona anziana e metterla al centro del sistema di cure.
Cosi’ come Maria Montessori metteva i bambini al centro del suo
metodo, questo traslato alla terza eta’ vuole mettere l’anziano
prima di ogni attivita’ e di conseguenza l’operatore nella
posizione di totale attenzione verso il paziente piu’ fragile. In
questo senso, attraverso il metodo Montessori, si valorizza
l’individuo 
sia a livello emotivo, cognitivo che in generale su
tutti gli altri piani”.

– Montessori e le Cra. Abbiamo fatto riferimento come le prime
strutture ad aver introdotto e adottato gli insegnamenti della
scienziata italiana sono state Villa Serena e Villa Ranuzzi,
strutture sociosanitarie aderenti al Consorzio Colibri’. Qual e’
il bilancio di questa esperienza e soprattutto quali sono i
miglioramenti tangibili che avete osservato sui pazienti con
demenze e non autosufficienti?

“Considerando che ormai sono sei anni che ci siamo avvicinati a
questo metodo, abbiamo scoperto che gia’ avevamo un approccio montessoriano al paziente dovuto chiaramente alla nostra formazione che ci ha condizionato nel lavoro pratico. Ma nel tempo abbiamo allargato questa nostra visione anche
all’allestimento degli spazi. Infatti il salone polivalente e’ stato dotato di materiali e scaffalature specifiche nonche’
abbiamo posto una grande attenzione verso la formazione specifica del personale. Cosi’ abbiamo cominciato a vedere dei risultati soprattutto per quanto riguarda l’autonomia di questi pazienti nell’eseguire le diverse attivita’. Con tale metodo il paziente si sente libero di scegliere che cosa fare e anche nel momento in cui la persona compie la scelta verso una certa attivita’, l’osservazione dell’educatore e’ mirata a verificare come la persona risponde. Il metodo Montessori funziona appunto
osservando come la persona si comporta e di conseguenza il lavoro con l’operatore puo’ semplificarsi o complicarsi in base a quello che la persona esprime e alle sue capacita’. Questo modo di lavorare ha permesso al paziente di raggiungere una maggiore
autonomia tanto che l’intervento dell’operatore diminuisce. La
persona si trova predisposto un materiale proprio in base a
quelle che sono i suoi bisogni e quelle che sono le sue capacita’
per cercare di evitare la frustrazione e prendendo il massimo del
benessere 
tratto dallo stimolo stesso”.

– In che modo il Consorzio Colibri’ promuove e sostiene le
iniziative di ricerca culturale e scientifica a supporto dei benefici per la terza eta’?

“Dopo 24 anni di servizio all’interno delle strutture del
Consorzio Colibri’ posso confermare che da sempre si e’ mostrata una attenzione verso la ricerca e le metodiche sempre innovative, non solo nell’ambito delle attivita’ socio educative ma piu’ in generale a 360 gradi. Il nostro gruppo sia in base alle
sollecitazioni ricevute da parte della direzione sanitaria che dalle idee degli operatori ha sempre pensato che la persona anziana fosse qualcosa di piu’ di quello che si palesava ai nostri occhi per cui questo modo di pensare ha stimolato in ogni operatore la curiosita’ e credo che la ricerca deve essere mossa da curiosita’ e avere una attenzione verso qualcosa che non si e’ ancora scoperto e capito. Questa predisposizione ci ha sempre mosso verso la ricerca dell’applicazione di metodiche come quella Montessori e non solo. Proprio nel momento in cui parliamo, stiamo gia’ pensando e valutando anche altre possibilita’ metodologiche”. 

fonte «Agenzia DIRE»