Stadio Roma. Consulenze e promesse, ecco la rete di Parnasi secondo la Procura

ROMA – Associazione a delinquere, traffico di influenze, emissione di fatture false, corruzione e illecito finanziamento. Sono questi i reati contestati dalla Procura nell’ambito dell’indagine sulla costruzione del nuovo stadio della Roma che ha portato all’iscrizione sul registro degli indagati di 16 persone e all’emissione 9 ordinanze di custodia cautelare eseguite stamani dal Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Roma.

Tra soldi in contanti, fatture per operazioni inesistenti, assunzioni e consulenze, il costruttore Luca Parnasi avrebbe messo in piedi un presunto sistema corruttivo insieme ad alcuni suoi collaboratori, a partire dal gennaio del 2017, con l’avvicinarsi del rischio di revoca della delibera di costruzione dell’impianto sportivo e della conseguente richiesta di risarcimento danni.

Secondo quanto emerso dalle indagini, coordinate dal Procuratore aggiunto Paolo Ielo e dal sostituto Procuratore Barbara Zuin e portate avanti grazie all’utilizzo di intercettazioni telefoniche e ambientali, Parnasi avrebbe promesso a Luca Lanzalone, che per conto del Campidoglio ha seguito le vicende del nuovo stadio prima di diventare presidente di Acea, consulenze per il suo studio legale del valore di 100 mila euro e avrebbe garantito il suo aiuto nella ricerca di una casa e di uno studio nella Capitale.

L’ex assessore all’Urbanistica e attuale consigliere della Regione Lazio del Pd, Michele Civita, avrebbe ottenuto in cambio dell’asservimento della sua funzione la promessa dell’assunzione del figlio in una delle società riconducibili al gruppo Parnasi. Nei confronti del vicepresidente del Consiglio regionale del Lazio di Forza Italia, Adriano Palozzi, risulterebbe invece la somma di 25.000 euro erogata a suo favore a fronte di una fattura inesistente.

Il capogruppo del M5S in Campidoglio, Paolo Ferrara, che risulta tra gli indagati, avrebbe ottenuto da Parnasi un progetto per il restyling del lungomare di Ostia.

fonte «Agenzia DIRE» e l’indirizzo «www.dire.it»

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