Scuola e Legalità: parliamone con Ornella Pili, Vice Preside Istituto Comprensivo Statale di Arsoli

Come si prepara la scuola di Arsoli all’appuntamento del 13 dicembre ad Avezzano dove sarà trattato il tema scuole-legalità?

Non è facile far comprendere ai bambini della scuola primaria il significato di un concetto astratto come quello di LEGALITÀ. A differenza delle comunità animali, dove dominano comportamenti basati sull’istinto e sui rapporti di forza, gli uomini, creature dotate di intelletto e raziocinio, costruiscono società come famiglia, scuola, cittadinanza, popolo, in cui i rapporti che si stabiliscono tra i vari componenti sono dettati da REGOLE di COMPORTAMENTO rispondenti a criteri di BENE COMUNE. Le regole provengono da autorità riconosciute, originate nella società stessa o dettate da ENTI SUPERIORI di carattere laico o, se non si vuole usare il termine Filosofico o quello Religioso, comunque ENTI di carattere MORALE.

Il ruolo dell’insegnante è tra le figure più importanti per gli studenti delle primarie, rafforza e solidifica, per alcuni aspetti, il processo educativo familiare, cosa è cambiato, rispetto al passato, nei protocolli ministeriali a riguardo?

Esempi in tal senso ne fornisce in abbondanza ai nostri ragazzi la cronaca di tutti i giorni, con una molteplicità di figure positive: ci riferiamo ai membri di tante associazioni di Volontariato, ai cosiddetti “Angeli del Fango” intervenuti di recente negli episodi di gravi alluvioni; per non parlare di figure di più ampia portata come i giudici Falcone e Borsellino; e soprattutto pensiamo ai membri dei nostri Corpi di Polizia, ai Vigili del Fuoco e a tutti coloro che in silenzio, quotidianamente, tra mille difficoltà, si prodigano per il rispetto della legalità.Sono questi i criteri didattici a cui improntiamo da sempre la nostra attività di insegnanti della scuola di Arsoli, nella speranza di contribuire a formare future generazioni di cittadini migliori; particolarmente oggi, in un’epoca come l’attuale, in cui quotidianamente vengono mortificati in vari modi, quando non del tutto disattesi, i valori della legalità intesa in senso lato.A tale proposito va sottolineato il ruolo sempre più incisivo delle disposizioni ministeriali, intese ad accentuare nei ragazzi la consapevolezza di tali valori. Non a caso nei programmi del prossimo anno scolastico verrà inserita la materia EDUCAZIONE alla CITTADINANZA, una volta definita Educazione Civica ed abolita alcuni anni fa.Inoltre va sottolineato che l’evoluzione della odierna società italiana, come effetto di una maggiore coscienza collettiva, derivata sia dai processi indotti dalla globalizzazione dei mercati che dalla diffusione di una crescente cultura multietnica, ha modificato non poco la percezione che il cittadino medio aveva fino a poco tempo fa della presenza e dell’opera delle forze dell’ordine.

Le Forze di Polizia, in ossequio alle disposizioni che disciplinano la formazione e informazione delle regole di condotta nei vari aspetti e comunque legate al rapporto di promozione scuole e legalità di genere, hanno come fine ultimo quello di infondere tra i destinatari l’aspetto primario di polizia di prossimità e polizia tra il cittadino; come la Scuola vede e valorizza tale finalità, non individuando l’aspetto coercitivo di tali programmi?

Le Forze di Polizia, d’altronde, hanno subito nel tempo modifiche strutturali radicali, trasformandosi progressivamente da organismi statali militarizzati deputati quasi esclusivamente alla mera repressione della illegalità in strutture fondamentalmente “civili” perdendo la connotazione unicamente repressiva del passato ed acquisendone una specialistica. È ormai quella che viene definita la Polizia di prossimità e Polizia tra il cittadino, che può anche meglio definirsi “per il cittadino”. È compito della scuola odierna insistere su questa visione “umana” e contribuire ad evidenziare gli aspetti di specializzazione, collaborazione e ausilio che le riforme della Polizia hanno messo a disposizione del cittadino. In sostanza la scuola, soprattutto quella rivolta ai più piccoli deve rappresentare la figura dell’operatore di Polizia non solo come espressione di rettitudine e sacrificio, ma anche sottolineando il suo apporto alla società come un valido, preparato ed efficace strumento di collaborazione e supporto in molte circostanze del vivere quotidiano. Pensiamo per esempio al lavoro della Polizia Postale; o ai corsi tenuti periodicamente dagli esperti della Polizia di Stato sulle truffe ai danni degli anziani; oltre al lavoro continuo ed oscuro della Polizia Stradale effettuato in ogni condizione climatica e in qualsiasi orario. Infatti ormai l’operatore di Polizia non è altro che un vero e proprio Assistente Sociale con il compito prevalente di aiutare il cittadino a mantenersi lontano dall’illegalità e dalle sue insidie.I bambini, membri della società futura, dovranno dimenticare le espressioni spregiative come “guardie”, “sbirro”, “madama” o simili, emanazioni di un gergo malavitoso purtroppo diffuso fino a poco tempo fa, anche tra gente non malavitosa, tra cui molti giovani. Ed è anche, partendo da questa trasformazione del linguaggio comune, che la scuola intende radicare nei piccoli i valori della legalità, come base portante del loro futuro essere uomini e cittadini.

Il fenomeno del bullismo, seppur pubblicizzato e richiamato dalle forze dell’ordine alla sua pericolosità, ancora oggi rappresenta una delle piaghe della nostra società, come si pone la scuola davanti a questa problematica così rilevante e dilagante?

In sostanza dobbiamo sforzarci di insegnare ai nostri alunni a distinguere ciò che si PUÒ FARE da ciò che NON SI PUÒ FARE, ovvero ciò che è consentito (lecito cioè GIUSTO) da ciò che non è consentito dalle regole (illecito cioè INGIUSTO).Questo concetto è valido in ogni ambito della vita di gruppo, sia esso familiare che scolastico, per finire poi agli ambiti più ampi del sociale e dell’universale. Al bambino va fatto capire che è ingiusto e scorretto per esempio il comportamento eccessivamente ribelle e disubbidiente in famiglia, così come gli atteggiamenti di bullismo adottati a scuola nei confronti di compagni più deboli che subiscono, o man mano che si cresce, tutti gli atteggiamenti di intolleranza nei confronti di chi, per vari motivi, non appartiene al nostro modo di vivere o di pensare (sessismo, razzismo, ecc,); fino ad arrivare a comportamenti ingiusti di carattere universale ed estremi come le persecuzioni di minoranze, guerre di sterminio, i genocidi e le pulizie etniche.Naturalmente va insegnato che le scelte opposte sono quelle che l’individuo giusto deve ritenere CORRETTE e RISPONDENTI a CRITERI di LEGALITÀ in senso generale.

Arsoli – Regione Lazio