Tumori: nasce a Siena il primo centro in Europa di immuno-oncologia

È la prima struttura in Europa interamente dedicata alla cura dei tumori con l’immunoterapia. Si chiama CIO (Centro di Immuno-Oncologia), a regime occuperà una superficie complessiva di circa 1.250 metri quadri ed è presentata ufficialmente oggi a Siena: l’obiettivo è unire i ricercatori pre-clinici e clinici in un’unica realtà operativa per dare vita a nuove strategie nella lotta contro il cancro. Solo nel 2017 si prevede che al CIO afferiranno circa 3.000 nuovi pazienti e il 75% di quelli in terapia verrà inserito in studi clinici (negli Usa meno del 5% dei malati oncologici è incluso in sperimentazioni); al momento sono attive presso il CIO circa 40 sperimentazioni di immunoterapia in tumori di tipo diverso, dagli studi di Fase I alle Fasi III. Il CIO ha quattro anime fondamentali: un reparto clinico di Immunoterapia Oncologica, un laboratorio traslazionale ottimizzato per svolgere tutte le attività indispensabili a supporto dei programmi di sperimentazione clinica, laboratori destinati alla ricerca di base (pre-clinica) e una sezione dedicata alle sperimentazioni di fase I/II. “Queste quattro realtà devono essere in costante comunicazione fra loro – spiega il prof. Michele Maio, Direttore del Centro di Immuno-Oncologia e dell’Unità Operativa Complessa di Immunoterapia Oncologica dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Senese -. Il CIO nasce dalla volontà di rendere sempre più competitivo a livello internazionale il programma di immunoterapia del cancro voluto e sostenuto dalla Regione Toscana a Siena già a partire dal 2004, quando fu istituito il reparto di Immunoterapia Oncologica, il primo in Italia interamente dedicato al trattamento immunologico dei tumori. In quel momento questo nuovo approccio era una vera scommessa, oggi è una realtà consolidata e rappresenta il trattamento standard nel melanoma e nei tumori del polmone e del rene in fase avanzata. Gli studi hanno dimostrato come l’immunoterapia sia in grado di migliorare non solo la sopravvivenza a lungo termine, ma anche la qualità di vita dei pazienti. La forte attrattività del CIO, legata all’alto livello delle cure raggiunto in 13 anni di attività, è dimostrata anche dal fatto che il 70% dei nostri pazienti viene da altre regioni del nostro Paese e dall’estero”. Al CIO lavorano oltre 40 persone: sette medici oncologi, un team di infermieri e infermieri di ricerca, psico-oncologi e nutrizionisti, senior scientist, post-dottorandi, dottorandi di ricerca, tecnici di laboratorio e borsisti. Completano il team lo study coordinator, i data manager e il personale amministrativo. Il CIO è presentato nell’ambito del XV congresso internazionale del NIBIT (Network Italiano per la Bioterapia dei Tumori) in corso fino al 7 ottobre a Siena con la partecipazione dei più importanti esperti dell’immunoterapia del cancro al mondo. “Il 50% dei pazienti risponde all’immunoterapia – continua il prof. Maio -. Vogliamo capire perché nell’altra metà questo approccio non risulti efficace ed aumentare quindi la percentuale di pazienti che rispondono alla terapia immunologica. Una delle vie più promettenti su cui il CIO è fortemente impegnato, oltre all’utilizzo di nuovi farmaci immunoterapici che stanno iniziando il loro sviluppo clinico nell’uomo, è rappresentata dall’epigenetica, con un progetto che nasce dai laboratori di ricerca del CIO e finanziato in parte dalla Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro. La rivoluzione genomica ha permesso di realizzare l’identikit del tumore. Oggi i farmaci epigenetici ci consentono di indurre cambiamenti immunologici non solo della neoplasia ma anche del microambiente in cui il tumore vive. Infatti il microambiente tumorale si sta dimostrando fondamentale per l’efficacia dell’immunoterapia in quanto costituito da cellule in grado di rendere il tumore ‘irraggiungibile’ dal sistema immunitario stimolato dal trattamento con farmaci immunoterapici. L’obiettivo della combinazione delle terapie epigenetiche e immunoterapiche è proprio quello di aumentare la risposta immunitaria contro le cellule tumorali che sono state modificate dal trattamento con farmaci epigenetici per combattere meglio e in maniera più specifica la malattia”. “È importante da un lato comprendere cosa succede a livello del tumore, con le modificazioni indotte con l’epigenetica, dall’altro studiare la risposta del sistema immunitario che può ‘vedere’ meglio la malattia – sottolinea il prof. Maio -. Se riusciremo a facilitare questa interazione, ci troveremo sulla strada giusta per ottenere risultati importantissimi, anche in pazienti che oggi non rispondono all’immunoterapia”. “Proprio l’epigenetica è alla base dello studio NIBIT-M4, unico al mondo, condotto dal CIO e sostenuto anche dalla Fondazione NIBIT, una onlus generata nel 2012 dal NIBIT e finalizzata allo sviluppo di studi no-profit mirati a portare in clinica nuove modalità terapeutiche che ha in corso altre importanti sperimentazioni cliniche di immunoterapia nel mesotelioma e nelle metastasi cerebrali – afferma il prof. Maio, che è anche presidente della Fondazione -. L’arruolamento dei pazienti terminerà nella primavera del 2018 e questa ricerca è disegnata per valutare per la prima volta la combinazione di un farmaco immuno-oncologico, ipilimumab, e di una molecola epigenetica, la guadecitabina, che agisce sul DNA delle cellule malate provocando modificazioni chimiche, nel trattamento del melanoma metastatico. Il farmaco epigenetico ‘smaschera’ alcune caratteristiche immunologiche delle cellule tumorali che diventano riconoscibili da parte del sistema immunitario. L’idea alla base di questo studio è che, usando questa sequenza di farmaci, si possa ottenere un miglior controllo della malattia. I pazienti coinvolti saranno sottoposti a una serie di biopsie per analizzare nel dettaglio i cambiamenti del tumore”.
Il CIO collabora attivamente con le principali Istituzioni e network scientifici internazionali che si interessano di ricerca clinica e pre-clinica nell’ambito dell’immunoterapia. Ad esempio è strutturata la partnership con il Parker Institute for Cancer Immunotherapy di San Francisco (USA): il CIO è l’unico centro europeo coinvolto attivamente nel progetto TESLA mirato a sviluppare vaccini personalizzati per la cura del cancro. Molte sono anche le connessioni scientifiche e operative del CIO a livello nazionale, nell’ambito di progetti collaborativi con importanti Istituzioni e centri di ricerca pubblici e privati. Una forte interazione operativa esiste anche a livello nazionale ed internazionale con aziende farmaceutiche che, sempre più numerose, sostengono programmi di ricerca clinica in questo campo. “C’è anche una forte interazione del CIO – spiega Stefania Saccardi, assessore al Diritto alla Salute della Regione Toscana – con la rete oncologica dell’Istituto Toscano Tumori (ITT), una realtà operativa consolidata in Toscana che coinvolge tutte le aziende sanitarie. Molti pazienti che accedono al CIO sono infatti segnalati dai centri che fanno parte della rete ITT con una piena collaborazione tra tutti i professionisti”. A chiudere il Congresso NIBIT domani a Siena è prevista una riunione fra i più importanti esperti al mondo sull’immuno-oncologia. “Abbiamo voluto riunire allo stesso tavolo in maniera paritetica le tre componenti fondamentali coinvolte in questo campo: i network scientifici internazionali (Cancer Research Institute di New York, Parker Institute for Cancer Immunotherapy di San Francisco – PICI, World Immunotherapy Council, NIBIT), i ricercatori clinici e pre-clinici di importanti istituzioni internazionali (Memorial Sloan Kettering di New York, INSERM di Parigi, University Hospital di Losanna e Innsbruck, Massachusett General Hospital di Boston) più impegnati in questo campo e i rappresentanti delle industrie farmaceutiche – conclude il prof. Maio -. In questo think tank, co-organizzato con il dott. Ramy Ibrahim, vicepresidente dello Sviluppo Clinico presso il Parker Institute for Cancer Immunotherapy, discuteremo argomenti chiave per l’immediato futuro dell’immuno-oncologia e dal confronto nascerà un documento scientifico che condividerà la vision dei partecipanti sul futuro dell’Immuno-Oncologia. Tra due anni ci riuniremo di nuovo allo stesso tavolo per interrogarci su cosa effettivamente sia stato realizzato e su quali nuove sfide ci attenderanno”.

Studio Cataldi

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