C’è una rivoluzione silenziosa che attraversa i territori del nostro Lazio, una sfida che non si combatte nei grandi palazzi della politica romana, ma tra le strade, i tetti e le piazze dei nostri comuni della Sabina, del reatino e delle aree interne. È la sfida dell’indipendenza energetica e della sostenibilità, un tema che troppo spesso liquidiamo come un dibattito per accademici, ma che in realtà tocca da vicino la voce più dolorosa del bilancio di ogni famiglia: le bollette di luce e gas.
Negli ultimi anni abbiamo imparato a nostre spese quanto l’instabilità geopolitica e i mercati globali possano pesare sulla quotidianità dei cittadini. La risposta a questa vulnerabilità, tuttavia, esiste già ed è racchiusa in un acronimo che sta ridefinendo il concetto stesso di territorio: le CER, ovvero le Comunità Energetiche Rinnovabili.
Il principio è tanto semplice quanto rivoluzionario: cittadini, piccoli commercianti, artigiani ed enti locali si uniscono per produrre, consumare e condividere energia da fonti rinnovabili, principalmente attraverso pannelli fotovoltaici installati sugli edifici pubblici o privati. Non si tratta più solo di installare un pannello sul proprio tetto per risparmiare sulla propria utenza, ma di creare una vera e propria rete solidale in cui l’energia in più prodotta dal comune o da un’azienda agricola durante il giorno viene ceduta alle famiglie del quartiere, abbattendo i costi per tutti.
Il Lazio, in questo scenario, si trova davanti a un bivio storico. Da un lato abbiamo la burocrazia e i ritardi strutturali che spesso frenano il decollo di queste iniziative; dall’altro abbiamo la straordinaria opportunità dei fondi del PNRR destinati specificamente ai comuni sotto i cinquemila abitanti — quelli che costituiscono la vera spina dorsale della nostra regione.
Investire nelle comunità energetiche significa fare tre cose contemporaneamente: proteggere l’ambiente, dare un aiuto concreto e immediato alle fasce sociali più deboli contro la povertà energetica, e ridare centralità economica ai piccoli borghi che lottano contro lo spopolamento.
Come Il Giornale del Lazio, continueremo a monitorare e a raccontare queste storie di transizione dal basso. Perché il futuro della nostra regione non si misura sulla capacità di subire i cambiamenti, ma sulla lungimiranza di governarli, partendo proprio dal sole e dalle risorse dei nostri territori.
Direttore Piero Fusaglia

