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La morsa del carovita: dal distributore al piatto, il prezzo ingiusto stritola chi produce

Il rincaro dei carburanti non è più solo una voce di spesa nell’estratto conto degli automobilisti italiani. È diventato un’onda d’urto devastante che travolge l’intera filiera agroalimentare, finendo per abbattersi impietosa sulle tasche delle famiglie al supermercato e, ancor prima, sulle braccia di chi la terra la lavora tutti i giorni.

Gli agricoltori e i coltivatori italiani sono allo stremo e manifestano un disdegno più che giustificato. I costi di produzione sono schizzati alle stelle: far funzionare i trattori, irrigare i campi, acquistare concimi e garantire la logistica per far arrivare i prodotti freschi sulle tavole dell’Italia costa ormai cifre insostenibili. Eppure, a fronte di spese raddoppiate se non triplicate, quanto viene riconosciuto a chi produce? Briciole.

È il paradosso scandaloso di un sistema distorto: mentre sui banchi del supermercato il prezzo di un chilo di frutta o verdura raggiunge cifre record per il consumatore finale, al coltivatore vengono pagati centesimi. Un compenso ridicolo che non copre nemmeno le spese vive di raccolta, trasformando il lavoro quotidiano in una perdita costante.

Non si tratta più solo di una congiuntura economica favorevole o sfavorevole, ma di una vera e propria ingiustizia strutturale. La speculazione lungo la filiera e il peso soffocante del caro carburante stanno strangolando il cuore pulsante del nostro Made in Italy. Se i campi si spengono e gli agricoltori sono costretti ad abbandonare le colture perché “non conviene più”, a perdere non sono solo le aziende agricole: perdiamo tutti, in sovranità alimentare, qualità e tenuta sociale.

Serve una presa di posizione immediata da parte delle istituzioni. Non bastano più i tamponi temporanei o le promesse di circostanza: occorre calmierare con urgenza i costi energetici e dei carburanti, ma soprattutto serve far rispettare con severità la legge sulle pratiche commerciali sleali. Chi produce cibo deve ricevere un prezzo giusto e dignitoso, che riconosca il valore del lavoro e non solo la speculazione dell’anello finale della catena.

Se non tuteliamo chi coltiva la terra, la crisi che oggi vediamo nei listini dei supermercati domani diventerà un punto di non ritorno per l’intero Paese.

Piero Fusaglia

Direttore Responsabile

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