Tecnologia, Tiso(Acc. Iniziativa Comune): “Cresce protesta globale contro data center”
“Soprattutto negli Stati Uniti, ma anche in Europa crescono i movimenti contrari ai data center. Molte persone non vogliono queste mega strutture vicino a casa perché, anche fondamentali per Internet, l’intelligenza artificiale e servizi digitali, i benefici sono spesso globali, mentre alcuni costi e disagi ricadono soprattutto sulla comunità locale. Un data center è, in sostanza, un enorme edificio pieno di server che funzionano 24 ore su 24. Per farlo, ha bisogno di molta elettricità, sistemi di raffreddamento e infrastrutture di rete, con conseguenze non positive su inquinamento, ambiente e vivibilità. Ci sono anche vantaggi, chiaramente: i data center possono generare entrate per il territorio, creare occupazione, favorire nuovi collegamenti elettrici e di telecomunicazione e fornire servizi digitali. Il punto è capire realmente se questi vantaggi compensino i costi locali e chi paghi concretamente le nuove infrastrutture. Dunque, il problema non è necessariamente il data center in sé, ma dove viene costruito, come viene raffreddato, da dove prende l’energia e quali garanzie offre alla comunità. Un impianto ben progettato, lontano dalle abitazioni, alimentato con energia a basse emissioni e dotato di sistemi efficienti di raffreddamento potrebbe avere un impatto molto diverso da uno costruito vicino alle case in una zona con scarsità d’acqua o una rete elettrica già sotto pressione. In fondo, la domanda che molti residenti si pongono è semplice: “Se questo impianto genera profitti per una grande azienda, perché dovremmo essere noi a sopportarne i disagi?”. È questo equilibrio tra vantaggi collettivi e costi locali che alimenta gran parte delle proteste”.
Cosi, in una nota, Carmela Tiso, portavoce nazionale di Accademia Iniziativa Comune e presidente della associazione Bandiera Bianca.

