Enpa presenterà denuncia: «Una violenza organizzata che deve essere fermata»
L’indagine coordinata dalla Procura di Parma ha coinvolto dodici persone e portato alla luce un presunto circuito di combattimenti con collegamenti anche in Serbia. L’Ente Nazionale Protezione Animali agirà attraverso il proprio ufficio legale. Solo la scorsa settimana, a Gela, Enpa e Fondazione Cave Canem hanno chiesto l’affidamento di altri 13 pitbull sequestrati.
Roma, 19 ottobre 2026 – Ventiquattro pitbull sequestrati, dodici persone coinvolte nelle indagini, un’arena per i combattimenti clandestini individuata nel Parmense e una rete di contatti che si estende dalla Serbia a diverse province italiane. È il quadro emerso dall’operazione dei Carabinieri coordinata dalla Procura della Repubblica di Parma, che ha portato alla luce un presunto circuito di combattimenti illegali tra cani.
L’Ente Nazionale Protezione Animali (Enpa) annuncia che presenterà denuncia attraverso il proprio ufficio legale in relazione ai fatti emersi dall’inchiesta. L’Associazione intende contribuire all’accertamento delle responsabilità e ribadisce la necessità di tutelare gli animali coinvolti, vittime di una forma di sfruttamento che può lasciare conseguenze profonde sul loro benessere fisico e psicologico.
L’operazione, eseguita il 15 ottobre e resa nota oggi, ha interessato le province di Parma, Bergamo, Venezia, Pisa e Rieti. Le perquisizioni e i sequestri sono stati effettuati da diversi reparti specializzati dell’Arma dei Carabinieri nell’ambito di un’indagine avviata nel 2025. Le dodici persone coinvolte sono indagate, a vario titolo, per ipotesi di maltrattamento di animali e reati legati all’organizzazione dei combattimenti clandestini e all’allevamento o addestramento di cani destinati a queste attività.
Durante le operazioni sono stati rinvenuti tapis roulant, catene pesanti, collari predisposti per l’applicazione di pesi, farmaci steroidei, calendari e agende con programmi di somministrazione delle sostanze, oltre a un ring realizzato con assi di legno e tappeto sintetico. Secondo l’ipotesi investigativa, i cani sarebbero stati allevati e addestrati fin da cuccioli per essere impiegati nei combattimenti.
Le indagini hanno inoltre ricostruito presunti collegamenti tra persone residenti in Italia e in Serbia. Dall’esame dei passaporti degli animali sarebbero emerse importazioni illecite da allevamenti serbi, mentre attraverso siti internet, social network e servizi di messaggistica sarebbero stati diffusi video e immagini degli scontri, anche per accrescere il valore economico dei cani utilizzati nei combattimenti.
«Quello che emerge da questa indagine è terribile: cani allevati fin da piccoli per essere trasformati in strumenti di violenza, sottoposti a pratiche di addestramento e a trattamenti che possono comprometterne gravemente la salute», dichiara Giusy D’Angelo, presidente nazionale Enpa. «Parliamo di esseri senzienti, non di oggetti sui quali costruire un’attività criminale o un guadagno. Per questo Enpa presenterà denuncia attraverso il proprio ufficio legale. Vogliamo che venga fatta piena luce sulle responsabilità e che questi animali siano protetti».
Da Parma a Gela, due indagini in pochi giorni
La notizia arriva a pochi giorni da un’altra operazione contro i combattimenti clandestini tra cani, condotta a Gela, in provincia di Caltanissetta, dove sono stati sequestrati 13 pitbull e denunciate sei persone.
In quel caso, Enpa e Fondazione Cave Canem hanno presentato un’istanza per ottenere l’affidamento dei tredici cani e, il 12 ottobre, hanno effettuato un primo sopralluogo autorizzato dal giudice per verificarne le condizioni e valutarne le necessità. La presa in carico degli animali non è ancora avvenuta e le due associazioni sono in attesa degli sviluppi del procedimento.
«In pochi giorni sono emerse due vicende che coinvolgono complessivamente 37 pitbull», prosegue D’Angelo. «Da una parte vediamo crescere l’attenzione e la sensibilità verso gli animali familiari, dall’altra scopriamo cani sfruttati per i combattimenti clandestini, trattati come strumenti di guadagno e privati della possibilità di vivere secondo le proprie esigenze. È una contraddizione che deve interrogarci. Non basta sottrarre questi animali ai presunti responsabili delle violenze: bisogna anche garantire loro cure, protezione e un futuro diverso».
Il progetto Enpa “Mai più Ring” per il recupero dei cani ex combattenti
L’impegno dell’Associazione contro i combattimenti clandestini ha radici lontane. Con il progetto “Mai più Ring”, Enpa porta avanti da anni percorsi dedicati ai cani sottratti ai combattimenti illegali, con l’obiettivo di aiutarli a recuperare fiducia nelle persone e, quando possibile, trovare una famiglia adatta alle loro esigenze.
Si tratta di un lavoro lungo e delicato, che richiede competenze cinofile, valutazioni individuali, continuità e il sostegno di volontari ed esperti. Animali che hanno conosciuto isolamento, violenza e privazioni hanno bisogno di tempo e di percorsi rispettosi della loro storia e delle loro condizioni.
«Sappiamo quanto sia difficile il recupero di un cane che ha vissuto esperienze di questo tipo», conclude D’Angelo. «Con “Mai più Ring” abbiamo imparato che dietro ogni animale impiegato nei combattimenti c’è un individuo che merita di essere conosciuto, rispettato e aiutato. Nessun cane nasce per combattere. Sono le persone a costringerlo alla violenza, ed è responsabilità delle persone offrirgli una possibilità di riscatto».
Enpa ringrazia i Carabinieri e la Procura di Parma per l’attività investigativa svolta e ribadisce il proprio impegno, anche sul piano legale, nel contrasto ai combattimenti clandestini e nella tutela degli animali coinvolti.
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