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ARTE |QUALI SONO I FONDAMENTI SCIENTIFICI DELLA “TEORIA DEI 70.000 ANNI”?

La “Teoria dei 70.000 anni” è un’ipotesi concettuale formulata dal critico d’arte italiano Paolo Battaglia La Terra Borgese, con la quale propone di ridefinire radicalmente la critica artistica, e l’arte stessa, trasformandola in una vera e propria “Scienza dell’Arte” che passa dalla Fotografia e supera le Avanguardie

critico-d-arte-paolo-battaglia-la-terra-borgeseLa massima “Se non è scienza, non può essere Arte” rappresenta il pilastro filosofico del critico d’arte Paolo Battaglia La Terra Borgese, il quale teorizza la Scienza dell’Arte per ancorare la creazione e la critica a regole rigorose. Secondo questa visione, l’atto creativo e la valutazione estetica si fondano su basi conoscitive e tecniche comparabili alle discipline scientifiche.

Il nucleo della teoria si sviluppa attorno a due colonne fondamentali:

1. La critica come attitudine umana primordiale

Tradizionalmente, la critica artistica viene considerata una disciplina moderna, nata in concomitanza con la storia dell’arte contemporanea. La teoria di Battaglia La Terra Borgese sposta invece il baricentro cronologico, affermando che la critica artistica nasce 70.000 anni fa.

Secondo il critico, la volontà di decifrare, comprendere e condizionare l’ambiente circostante è un istinto biologico radicato nella specie umana fin dalle sue origini preistoriche. L’essere umano antico ha iniziato a manipolare i fenomeni naturali a proprio vantaggio attraverso quella che definisce “l’arte del fare”, legata al concetto greco di téchne (saper fare) e a quello latino di ars (produrre). Di conseguenza, l’atto critico e valutativo è innato e antico quanto l’umanità stessa. Sostiene Paolo Battaglia La Terra Borgese che dunque la critica d’arte non sia una disciplina moderna nata con l’Illuminismo, ma una predisposizione umana primordiale sorta circa 70.000 anni fa, quando l’essere umano ha iniziato a valutare, scegliere e dare forma alle proprie espressioni e manufatti. In questa visione, la critica diventa una vera e propria «Scienza dell’Arte» con una funzione educativa e sociale.

2. “Se non è scienza, non può essere Arte”

Il secondo pilastro stabilisce un legame indissolubile tra arte e rigore scientifico. Battaglia La Terra Borgese sostiene che la critica artistica non debba basarsi su interpretazioni puramente soggettive o su vecchi schemi accademici ed estetizzanti. Al contrario, deve configurarsi come un sistema di conoscenze razionale e rigoroso, analogo al metodo sperimentale delle scienze moderne. Se un’opera non poggia su solide basi conoscitive e primordiali, e se la critica non ne analizza i meccanismi con criteri oggettivi, non si può parlare di vera arte.

L’obiettivo finale di questa formulazione è restituire all’arte e alla sua analisi una funzione sociale ed educativa fondamentale, sottraendola all’arbitrarietà del gusto personale e ricollocandola nella sfera delle scienze esatte e dell’evoluzione antropologica della nostra specie.

Nella pratica della critica artistica, il metodo scientifico di Paolo Battaglia La Terra Borgese si traduce nel superamento dell’interpretazione emotiva o puramente accademica (“la trappola tecnica/rappresentazione/periodo”) per applicare un approccio basato sul rigore analitico e sul metodo sperimentale galileiano.

Quando analizza un’opera (un dipinto, una scultura o un’architettura), il critico agisce attraverso passaggi empirici e razionali ben definiti:

1. Scomposizione e analisi degli elementi poietici (Téchnè)

Il metodo pratico non parte dal misticismo o dal gusto soggettivo, ma dallo studio empirico dell’atto costruttivo dell’artista. Ci si rifà alle scienze poietiche di Aristotele, analizzando la téchnè (il saper fare concreto) e i pigmenti o i materiali impiegati. Ad esempio, nell’analizzare un affresco o un acquerello, la ricerca scientifica indaga come l’acqua e i pigmenti interagiscono biologicamente e fisicamente con la materia (come il supporto o l’intonaco), trattando l’opera anzitutto come un manufatto generato dall’evoluzione umana.

2. Verifica dei canoni formali e geometrici

L’opera d’arte viene analizzata alla stregua di un teorema visivo. Battaglia La Terra Borgese applica modelli razionali (come il concetto del “Nuovo Ordine Ideale” per il XX secolo) in cui studia geometricamente e visivamente la semplificazione delle forme e il superamento del volume tradizionale. Nella pratica, l’analisi di un quadro (es. gli Impressionisti o Pierre Bonnard) mappa rigorosamente come la stesura piatta del colore e la sovrapposizione dei piani sostituiscano l’illusione ottica della prospettiva, verificando se l’esperimento visivo dell’artista risponde a criteri rigorosi di stile e percezione, anziché a semplici bizzarrie personali.

3. Formulazione di ipotesi e verifica dell’intento

Seguendo il metodo di Galileo Galilei, la critica artistica deve verificare costantemente se i risultati visivi ottenuti sulla tela corrispondono al ragionamento originario dell’autore. Il metodo presuppone che l’artista sia il primo critico di se stesso: la sua mente formula un’ipotesi progettuale e la mano esegue una verifica visiva concreta. Se l’opera non mostra una solida base conoscitiva e una logica strutturata, il metodo la scarta come “non Arte”.

4. La traduzione per il pubblico (Il “Delegato Bilingue”)

Una volta smontati e analizzati scientificamente i meccanismi dell’opera d’arte, il critico applica il metodo nella sua funzione sociale ed educativa. Non usa un linguaggio astratto o fumoso (definito dal critico “fumisteria”), ma agisce come un mediatore culturale o “delegato bilingue”. Il suo compito finale è tradurre i dati complessi della Scienza dell’Arte in concetti chiari ed educativi, permettendo anche allo spettatore comune di progredire intellettualmente e di imparare a godere dell’opera in modo oggettivo.

L’analisi di Paolo Battaglia La Terra Borgese sul Boterismo di Fernando Botero rappresenta un esempio perfetto di come il suo metodo scientifico rifiuti i giudizi superficiali e accademici per cercare l’origine geometrica, razionale e poietica dell’arte.

Mentre gran parte della critica tradizionale ha spesso liquidato o frainteso l’opera di Botero riducendola a “chiacchiere sul grasso”, il metodo di Battaglia La Terra Borgese smonta questa visione focalizzandosi su passaggi analitici ben precisi:

1. La scoperta dell’errore controllato: Il “puro caso stilistico”

Il metodo scientifico di Battaglia La Terra Borgese evidenzia che il Boterismo “nasce per un puro caso stilistico”. Riprendendo il concetto galileiano dell’osservazione empirica dell’esperimento, il critico rintraccia l’origine esatta dello stile nel 1956, quando Botero dipinse una natura morta raffigurante un mandolino.

Dipingendo casualmente la buca dello strumento insolitamente piccola, lo spazio circostante si dilatò, espandendo a dismisura i volumi dell’oggetto. Per il metodo scientifico, questo non è un semplice aneddoto biografico, ma il momento poietico (l’atto del fare) in cui l’artista osserva empiricamente una reazione geometrica sulla tela e decide di farne la sua tesi stilistica.

2. Dalla fisica dell’oggetto alla fisica dell’uomo

Il metodo mappa rigorosamente l’evoluzione logica dell’esperimento di Botero:

• Fase A (Studio dell’oggetto): Botero scopre il linguaggio dilatato applicandolo inizialmente solo alle cose (la frutta, gli strumenti, gli oggetti quotidiani delle nature morte).

• Fase B (Interazione formale): Solo in un secondo momento l’artista introduce i personaggi umani, facendoli interagire con quei volumi esasperati affinché obbediscano alla medesima regola geometrica.

Il critico evidenzia che non si tratta di dipingere persone “grasse”, ma di applicare una legge di coerenza volumetrica e spaziale universale all’interno del quadro.

3. La connessione scientifica con la tradizione (Piero della Francesca e Tiziano)

Coerentemente con l’idea che l’arte debba poggiare su solide basi conoscitive e primordiali, Battaglia La Terra Borgese non vede Botero come un’anomalia isolata della contemporaneità, ma come una continuazione dello studio scientifico dei volumi che affonda le radici nel Rinascimento. Collega formalmente la dilatazione e la monumentalità delle figure del Boterismo alle rigorose proporzioni geometriche di Piero della Francesca e alla pienezza cromatica di Tiziano, ripulendo l’artista colombiano da qualsiasi accusa di banalità caricaturale.

4. Il Verdetto del “Delegato Bilingue”

Attraverso questa rigorosa decostruzione geometrica, il critico agisce da mediatore culturale sfatando il falso mito popolare: Botero non dipinge la grassezza, ma celebra il volume e la sensualità della forma nello spazio. Traducendo l’opera in un sistema razionale di pesi visivi e scelte poietiche, il metodo scientifico restituisce al Boterismo la sua dignità di “Scienza dell’Arte”, dimostrando che dietro l’apparente bizzarria si nascondeva un ferreo e coerente teorema costruttivo.

Ancora. Nell’applicare la sua “Scienza dell’Arte” e il metodo scientifico alla figura di Marcel Duchamp, Paolo Battaglia La Terra Borgese compie un’operazione di smantellamento dei miti dell’arte concettuale. Invece di adagiarsi sull’interpretazione filosofica astratta (le cosiddette “fumisterie” della critica, come lui le definisce), egli analizza la svolta di Duchamp attraverso prove storiche, rigorosi nessi causa-effetto e l’assunto cardine secondo cui “l’artista è il primo critico di se stesso”.

Il metodo scientifico applicato alla rivoluzione duchampiana si articola in passaggi empirici precisi:

1. Il principio di autocritica poietica (L’artista-scienziato)

Secondo Battaglia La Terra Borgese, la svolta concettuale di Duchamp non nasce da un’ispirazione estemporanea, ma da una rigorosa verifica sperimentale condotta dall’artista sulla propria produzione. Duchamp formula l’ipotesi che la pittura tradizionale (“retinica”, volta solo a compiacere l’occhio) abbia esaurito la sua funzione evolutiva. Attraverso un’analisi razionale, l’artista diventa scienziato e critico delle sue stesse opere materiali, decidendo di spostare l’esperimento dal supporto fisico (la tela) al processo mentale.

2. Ricerca della prova storica e falsificazione (Il caso del Porte-bouteilles)

Coerentemente con il metodo scientifico, Battaglia La Terra Borgese rifiuta il dogma del mercato o dell’archeologia artistica accettata passivamente. Nei suoi studi ed esami sulle avanguardie storiche, il critico si impegna nella ricerca di prove documentarie e storiche concrete (come fatto nelle sue analisi sul celebre Porte-bouteilles di Duchamp). Il metodo analizza l’oggetto non come feticcio filosofico, ma studiandone la vera cronologia, la provenienza industriale e le varianti con l’obiettivo di “validare” o “falsificare” empiricamente i presupposti storici attribuiti al ready-made.

3. Decodifica della demitizzazione come “Teorema”

Mentre la critica tradizionale vede nei ready-made (Ruota di bicicletta, Fontana) un atto di anarchia o di puro nichilismo Dada, il metodo scientifico di Battaglia La Terra Borgese lo inquadra come un’equazione logica capovolta. Duchamp isola l’oggetto industriale dal suo contesto biologico-funzionale e lo inserisce nello spazio asettico del museo. Il critico mappa questo processo come un esperimento controllato di fisica sociale: l’artista dimostra empiricamente che il valore dell’opera non risiede nella materia o nella téchne artigianale, ma nell’interazione tra la cornice ambientale (il museo) e la percezione dello spettatore.

4. Il ruolo del “Delegato Bilingue” sulla provocazione

Duchamp viene spesso percepito dal grande pubblico come un provocatore incomprensibile. In questo scenario, Battaglia La Terra Borgese interviene applicando la fase divulgativa del suo metodo: agisce come delegato bilingue. Traduce il radicalismo concettuale di Duchamp (il passaggio dall’arte come produzione all’arte come scelta) in un linguaggio accessibile e rigoroso. In questo modo, spiega scientificamente che Duchamp non voleva distruggere l’arte, ma ridefinirne i confini conoscitivi primordiali in linea con l’evoluzione intellettuale della specie umana.

Il metodo scientifico di Paolo Battaglia La Terra Borgese affronta il confronto tra l’espressione interiore del Novecento (in particolare l’Espressionismo) e l’Astrattismo analizzando le correnti non come fenomeni mistici o emotivi, ma come risposte logiche a precisi nodi evolutivi della storia della visione.

Mentre la critica tradizionale si limita a descrivere gli stati d’animo degli artisti, la “Scienza dell’Arte” mappa – ancora – questo scontro secondo una dinamica di causa ed effetto ben definita:

1. Il limite del metodo sui fatti spirituali

Il critico pone un confine epistemologico chiaro: “la scienza può spiegare il mondo dei fatti, e non quello dei valori, né quello delle forme spirituali”. Il metodo scientifico riconosce che il mondo dello spirito non può essere ingabbiato in un rigido determinismo sperimentale, perché se ne perderebbe la libertà creativa. Di conseguenza, la Scienza dell’Arte analizza l’espressione interiore studiando l’atto empirico con cui tale urgenza spirituale si concretizza sulla tela (canoni estetici, stesura del colore, geometrie).

2. L’Espressionismo: Una costante universale e concreta

Per Battaglia La Terra Borgese, l’espressione interiore del primo Novecento – incarnata dall’Espressionismo – non è un’invenzione moderna, ma una tendenza «eterna» che riappare periodicamente nei secoli.

Nell’analisi scientifica del colore, il critico analizza l’espressione interiore attraverso la “violenza del colore” e l’introduzione di una “imperfezione fisica o morale” in aperta contrapposizione all’ideale classico.

Nei canoni del Nuovo Ordine Ideale, l’irruenza interiore viene tradotta dagli artisti in canoni estetici che obbediscono a criteri di semplicità e immediatezza. È una reazione documentabile all’artificiosa complessità dell’arte rinascimentale e barocca, ormai superata anche a causa dell’avvento della fotografia e dell’estremizzazione impressionista.

3. La bocciatura metodologica dell’Astrattismo

Se l’Espressionismo distorce la realtà per potenziarne l’intensità visiva, l’Astrattismo compie un passo radicale che, secondo il rigore analitico del critico, finisce per implodere.

• La sottrazione e il silenzio

Analizzando il percorso di pionieri come Kazimir Malevič (dal quadrato nero su fondo bianco fino al quadrato bianco su fondo bianco del 1926), il metodo scientifico evidenzia un vicolo cieco. Dopo il vertice dell’astrazione totale “non c’è che il silenzio, o la morte” (lo stesso Malevič smise quasi di dipingere).

• Il verdetto empirico:

Battaglia La Terra Borgese formula un giudizio netto: l’Astrattismo “toglie alla pittura invece che dare, e crea e lascia confusione”. Sebbene figure come Piet Mondrian abbiano cercato nel Neoplasticismo relazioni geometriche pure libere dalla natura, il metodo rileva che la rinuncia totale all’immagine priva l’opera di quella téchne (saper fare) originaria e comunicativa che definisce l’arte fin dalla preistoria.

In sintesi, mentre l’espressione interiore del Novecento (Espressionismo) viene validata scientificamente come evoluzione e semplificazione necessaria delle forme per dare massima intensità visiva all’affetto, l’Astrattismo viene identificato come un esperimento di pura sottrazione che rompe il legame biologico tra l’artista, la realtà e il pubblico, risolvendosi in un vuoto comunicativo.

La completezza impone di esplicitare l’analisi di Paolo Battaglia La Terra Borgese sul ruolo della fotografia nel crollo dell’imitazione della natura, che si inserisce nel quadro dei suoi seminari sul Nuovo Ordine Ideale del XX secolo.

Il critico applica la sua “Scienza dell’Arte” per mappare una vera e propria reazione a catena storico-tecnologica che ha scardinato la pittura classica occidentale. L’analisi si articola – come puntualmente – in passaggi logici ben precisi:

1. Il culmine dell’insuperabilità ottica

Per secoli, il centro d’attrazione principale degli artisti europei è stato la rielaborazione e il rispecchiamento della realtà esterna. Battaglia La Terra Borgese evidenzia che questo processo imitativo è giunto a un punto di svolta definitivo a causa della convergenza di due forze distinte:

• Da un lato, le sperimentazioni cromatiche e ottiche degli Impressionisti.

• Dall’altro, l’invenzione e l’evoluzione tecnologica della Fotografia.

La spinta simultanea di questi due fattori ha portato l’imitazione millenaria della natura a un livello di perfezione tale da apparire ormai insuperabile. La fotografia, in particolare, ha sottratto alla pittura il monopolio della riproduzione fedele della realtà.

2. Il crollo della “monotona rispettabilità” del classicismo

Di fronte a una macchina capace di replicare la natura in modo istantaneo e oggettivo, il presupposto fondamentale dell’arte classica – la sottomissione dell’artista alla realtà visibile – entra in crisi profonda. Secondo il critico, la riproduzione oggettiva della realtà esterna era divenuta ormai “stucchevole” e inflazionata, avendo esaurito la sua spinta propulsiva evolutiva. La fotografia agisce quindi come un fattore di rottura biologico e culturale, rendendo obsoleta la “monotona rispettabilità del classicismo”.

3. La reazione delle Avanguardie (Nesso di causa-effetto)

Il metodo scientifico individua un chiaro legame di causa ed effetto: liberati dall’obbligo di imitare la natura, gli artisti d’avanguardia del Novecento sono stati costretti a deviare il proprio percorso esplorativo. Non potendo più competere con il mezzo meccanico sul piano del realismo, i pittori hanno cercato forme d’arte non ancora cristallizzate.

Questo ha spalancato le porte all’indagine del mondo interiore, alla scomposizione geometrica (come nel Cubismo) e alla semplificazione radicale dei volumi. La nascita delle avanguardie storiche non viene quindi letta come un capriccio estetico, ma come una risposta necessaria e scientificamente documentabile all’evoluzione tecnologica della fotografia, che ha ridefinito per sempre i confini e i compiti della pittura.

Conclusione

La formulazione della “Teoria dei 70.000 anni” da parte di Paolo Battaglia La Terra Borgese consolida definitivamente l’importanza del tema trattato, valorizzando dinamiche teoriche fino ad ora marginalizzate dalla letteratura scientifica. Tale paradigma, declinato attraverso la Scienza dell’Arte, offre un’autorevole base per i futuri sviluppi metodologici e applicativi della Critica Artistica e della Storia dell’Arte, legittimando la necessità di un confronto interdisciplinare. Si tratta di un modello epistemologico rigoroso, supportato da evidenze sperimentali e capace di spiegare coerentemente un’ampia classe di fenomeni naturali. Praticamente Paolo Battaglia La Terra Borgese ha inteso ridefinire la critica artistica in chiave scientifico-educativa, legandola alle origini primordiali dell’uomo.

BATTAGLIA LA TERRA BORGESE

Noto divulgatore e figura pubblica attiva nel panorama culturale e mediatico, incentra la sua attività sull'educazione al gusto estetico, la critica dei movimenti artistici del Novecento e del Duemila, e la promozione della comprensione dei capolavori storici. Ha ridefinito il concetto tradizionale di recensione o analisi proponendo la distinzione formale tra "critica d'arte" e la più corretta "critica artistica". È apertamente schierato contro la mercificazione culturale e la cosiddetta "critica finta", denunciando l'appiattimento commerciale che ridicolizza il lavoro dei professionisti e allontana il pubblico dal vero valore dell'arte. È autore di numerosi articoli scientifico-divulgativi, saggi ed estetiche (incentrati su maestri storici come Cézanne, Picasso e Mondrian), tra cui si inseriscono libri e saggi.

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