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Il debito che nessuno racconta: due storie dal Lazio.

C’è un’Italia che le statistiche bancarie non riescono a vedere. Non è fatta di consumatori imprudenti, ma di ex imprenditori e lavoratori autonomi per cui, dopo la chiusura di un’attività, il vero peso non è più un mutuo ma una cartella esattoriale. È l’Italia del sovraindebitamento, un fenomeno che nel Lazio ha una fisionomia precisa e che raramente trova spazio nel racconto pubblico.

Due fascicoli seguiti recentemente presso il Tribunale di Latina restituiscono la misura del problema. Il primo riguarda Diego, per anni lavoratore autonomo. Quando la sua attività ha smesso di reggere, ai debiti bancari si sono aggiunti quelli fiscali, fino a un passivo di oltre 770.000 euro. Oggi Diego è dipendente, ha moglie e due figli minori, vive in affitto e non possiede beni da mettere a disposizione dei creditori: l’intero equilibrio familiare poggia sul suo stipendio.

Il secondo caso è quello di Marco e Anna, una famiglia messa in difficoltà non da un’attività fallita, ma dalla perdita di un lavoro. Rate, finanziamenti e arretrati si sono sommati fino a un debito di circa 129.900 euro, mentre Anna continuava a sostenere la famiglia con il proprio stipendio.

Per entrambi il Tribunale di Latina ha aperto la liquidazione controllata, la procedura prevista dal Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza, erede della Legge 3 del 2012 sul sovraindebitamento: Diego verserà complessivamente 14.400 euro a fronte di oltre 770.000 di debiti, un abbattimento del 98%; Marco e Anna 15.480 euro su circa 129.900, l’88% in meno.

Non sono casi isolati. Nel portafoglio di pratiche seguite da Legge3.it, il Lazio conta 51 fascicoli su otto tribunali, quarta regione italiana per numero di procedure, con un debito medio di circa 276.000 euro. La componente fiscale pesa per il 55-60% del passivo: cartelle di piccoli commercianti e autonomi che hanno chiuso la partita IVA lasciando IVA non versata e contributi INPS arretrati. La distribuzione è capillare: Roma da sola rappresenta il 53% dei casi, il resto è diviso tra Tivoli, Latina, Velletri, Viterbo, Cassino, Civitavecchia e Frosinone.

Come osserva Gianmario Bertollo, fondatore di Legge3.it: «Il sovraindebitamento nel Lazio ha prima di tutto un volto fiscale. Non è il consumatore che ha speso troppo, è il contribuente che non ce l’ha fatta, spesso dopo aver provato fino all’ultimo a salvare un’attività o una famiglia».

Il dato che più colpisce è quanto poco di questo debito compaia nelle statistiche ufficiali. Gli osservatori che monitorano l’indebitamento delle famiglie — banche, Banca d’Italia, CRIF — guardano solo agli strumenti finanziari: prestiti, mutui, carte di credito. Il debito fiscale resta fuori dal quadro, eppure in Italia le cartelle esattoriali ammontano a 1.200 miliardi di euro, dato certificato dalla stessa Agenzia delle Entrate-Riscossione.

Si stima che oltre 7 milioni di italiani siano in condizione di sovraindebitamento, ma meno dello 0,2% ha avviato una procedura formale presso i tribunali: nel 2023 le istanze sono state appena 7.748 in tutto il Paese, un decimo di quelle presentate in Germania e Francia. Uno strumento che esiste, che funziona, e che resta ancora largamente sconosciuto a chi ne avrebbe diritto. Le storie di Diego, di Marco e di Anna dicono che una via d’uscita, per chi arriva a bussare, esiste davvero.

www.legge3.it

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