MA LA DENUNCIA SI SCONTRA CON IL MURO DELLA BUROCRAZIA
Una pioggia incessante di attacchi hacker, una vera e propria offensiva digitale mirata a scardinare i server e l’archivio storico de Il Giornale del Lazio. Negli ultimi trenta giorni, l’infrastruttura informatica della testata ha dovuto respingere oltre 38.000 tentativi di intrusione. I log di sicurezza del firewall parlano chiaro e restituiscono una mappa globale del cyber-crimine: i tentativi di accesso forzato provengono da ogni angolo del pianeta, con indirizzi IP localizzati in Argentina, Tunisia, Francia, Bangladesh, Iraq, India, Brasile, Mexco e Russia.
Si tratta di un’offensiva di tipo brute force e scansioni automatizzate, neutralizzata solo grazie alla robustezza delle barriere di protezione digitali implementate dalla direzione del giornale. Gli IP più aggressivi sono stati immediatamente intercettati e sottoposti a un severo blocco totale della durata di due mesi. Un presidio tecnologico fondamentale a tutela della libertà di informazione e della sicurezza dei dati dei lettori.
Di fronte a un attacco di questa portata, la direzione della testata — guidata dal Direttore Piero Fusaglia — ha immediatamente attivato i canali istituzionali, inoltrando una formale e dettagliata segnalazione tramite Posta Elettronica Certificata (PEC) alla Polizia Postale di Rieti.
A questo punto, però, l’efficienza e la tempestività della tecnologia si sono scontrate con il rigido muro della burocrazia italiana. La normativa vigente ha infatti ricordato come la semplice trasmissione via PEC non basti per l’avvio formale dell’azione penale: la legge impone tuttora che il denunciante, o un suo legale rappresentante, si rechi fisicamente e di persona presso gli uffici della Sezione Operativa della Sicurezza Cibernetica (Polizia Postale) per sottoscrivere e depositare l’atto cartaceo.
Un paradosso grottesco nell’era della transizione digitale e della tanto sbandierata lotta al cyber-crimine. Mentre i pirati informatici colpiscono a colpi di clic da Baghdad, Mosca o Buenos Aires sfruttando la velocità istantanea della rete, lo Stato risponde con le procedure d’altri tempi del foglio di carta e dello sportello fisico. Una trafila obsoleta che rischia di rallentare il contrasto ai reati telematici e che penalizza chi, come il nostro Direttore, opera in prima linea per la legalità, la sicurezza del territorio e la trasparenza dell’informazione locale. Se la giustizia cibernetica vuole davvero essere efficace, deve viaggiare alla stessa velocità della luce con cui colpiscono i criminali. Fino ad allora, a difendere i server del giornalismo libero in provincia di Rieti e nel Lazio ci penseranno, da soli, i nostri sistemi di sicurezza.
Direttore Piero Fusaglia

