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CASERTA: LA POLIZIA DI STATO ARRESTA 17 SOGGETTI PER ASSOCIAZIONE ARMATA FINALIZZATA AL TRAFFICO DI STUPEFACENTI, ESTORSIONE, OMICIDIO E ALTRI REATI

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Dalle prime ore della mattinata del 22 gennaio, la Polizia di Stato di Caserta sta stanno eseguendo un’ordinanza di custodia cautelare a carico di 17 persone – tra cui alcuni minorenni al tempo dei fatti – ritenuti responsabili di associazione armata finalizzata al traffico di stupefacenti, estorsione, omicidio, tentato omicidio, favoreggiamento personale, detenzione e porto abusivo di armi, uso di dispositivi telefonici in istituti penitenziari, acquisto, detenzione, raffinazione, vendita e trasporto di sostanze stupefacenti, con l’aggravante dell’aver commesso i suddetti delitti avvalendosi delle condizioni di assoggettamento e omertà tipiche dei clan di camorra.

All’operazione stanno partecipando circa 120 poliziotti della Questura di Caserta e di altri reparti della Polizia di Stato.

https://www.poliziadistato.it/pressarea/Share/link/f84d83be-3663-11f0-815a-736d736f6674

Buchette di Firenze: la via per assaporare la tradizione toscana

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Un modo originale per scoprire la storia, le tradizioni e la cultura gastronomica della Capitale del Rinascimento

Firenze custodisce tra i suoi vicoli una tradizione unica: le buchette del vino, piccole finestrelle rinascimentali nate per la vendita diretta del vino già a partire dal Rinascimento. Diffuse dal centro storico fino alla periferia, queste aperture raccontano una storia affascinante, in cui il vino passa da privilegio di pochi a piacere accessibile a tutti.Oggi le buchette sono state censite e valorizzate dall’Associazione Buchette del Vino e riportate in vita anche grazie a numerosi locali che offrono un modo originale per scoprirne la storia, l’architettura e le curiosità. Un viaggio suggestivo tra passato e presente, perfetto per assaporare la cultura enogastronomica fiorentina. Per vivere al meglio questa esperienza, il soggiorno ideale è all’FH55 Hotel Calzaiuoli, nel cuore del centro storico di Firenze, o all’FH55 Hotel Villa Fiesole, immerso nella tranquillità delle colline di Fiesole: due soluzioni perfette per esplorare la città e concedersi momenti di autentico relax nella splendida Capitale del Rinascimento.

Ci sono città uniche al mondo conosciute per le tante sfaccettature che le caratterizzano e Firenze è una di queste. Oltre alle sue grandi opere d’arte, ai palazzi monumentali, alla storia e ai personaggi che l’hanno resa unica, ci sono tante curiosità sparse tra le vie del centro che trasformano un semplice soggiorno in un’avventura e una scoperta da condividere con gli amici, la famiglia o il proprio partner. Tra le tante cose da notare mentre si cammina per le strade di Firenze ce n’è una in particolare che è passata da essere un fenomeno fiorentino, ad essere una peculiarità toscana fino ad essere imitata in tutto il mondo, persino nelle grandi metropoli come New York. Si tratta delle “buchette del vino”: piccole aperture, generalmente con la forma ad arco, ricavate nei muri dei palazzi storici. La loro origine risale all’epoca Rinascimentale, quando le famiglie aristocratiche investirono le proprie ricchezze in grandi proprietà agricole. Il vino prodotto con le uve del contado veniva così venduto direttamente al popolo attraverso queste buchette, piccole finestrelle sui palazzi nobiliari dai quali i clienti passavano il fiasco, che veniva poi riempito. Si trattava di un sistema di vendita semplice ed efficace, favorito anche dall’esenzione da tasse concessa dal Granduca nella seconda metà del Cinquecento, permettendo così di offrire un vino di qualità a prezzi accessibili.

Le buchette, di dimensioni tali da permettere il passaggio del fiasco in verticale, sono tantissime e sono state identificate e raccolte in una mappa ad hoc di Firenze: dietro allo studio e all’individuazione di questa antica tradizione c’è l’Associazione Buchette del Vino che ne cura il censimento, apponendo su quelle autentiche anche una targhetta in ottone autorizzata dalla Soprintendenza. Attualmente sono state censite 184 buchette visibili nel Comune di Firenze, oltre alle 114 presenti in altri 40 Comuni della Toscana, a testimoniare il fatto che da Firenze questa usanza si è poi espansa in tutto l’antico Granducato. Passeggiando tra i vicoli, in particolare nel centro storico e nel quartiere Santo Spirito del capoluogo toscano, se ne incontrano moltissime: alcune in bella vista, utilizzate ancora da qualche ristoratore, altre più nascoste o addirittura camuffate tra le mura dei palazzi. Alcune sono in pietra con davanti una porticina in legno che si apre, altre fatte interamente di legno sembrano porte di antichi castelli in miniatura, altre ancora sono interamente in pietra o di ferro, con le inferriate scure oppure, al contrario, con un tocco di colore che le contraddistingue.

A renderle ancora più speciali è la tradizione culinarie e vinicola della Toscana: le buchette infatti rappresentano un passaggio veloce, un contatto fugace da assaporare, un assaggio di una tradizione, quella vinicola e paesaggistica, che rende la Toscana una terra unica al mondo. A Firenze, infatti, diversi locali mantengono viva la tradizione delle buchette del vino. Tra questi c’è Babae, primo a riattivarne una nel 2019, è un luogo ideale per colazioni e aperitivi serviti direttamente dalla finestrella. L’osteriaBelle Donne propone, invece, vini e cucina toscana, mentre “Il Latini” si serve invece della finestra attiva accanto all’ingresso; poi ci sono alcune cantine che propongono una selezione di vini al calice, botteghe gastronomiche che offrono assaggi dalle buchette o altri ancora che hanno reinterpretato la tradizione come ad esempio S-Malto Firenzeche utilizza la buchetta per servire birre o la storica gelateria Vivoli che la utilizza talvolta per servire i propri gelati. La passeggiata alla scoperta delle “buchette del vino” di Firenze è quindi un viaggio nella storia e nella gastronomia locale, degustando una tradizione rinascimentale, stando in compagnia e scoprendo angoli nascosti della Città del Giglio.

Hpv, pediatra: incredibile genitori non vaccinino figli, serve a prevenire tumore

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Roma. “È incredibile come ancora oggi tanti genitori scelgano di non vaccinare i figli contro l’Hpv (Papilloma Virus Umano), nonostante sia un vaccino sicuro ed efficace che previene addirittura un tipo di tumore! Il vaccino anti Hpv, infatti, protegge da alcuni ceppi di Papilloma responsabili della maggior parte dei tumori che colpiscono il collo dell’utero, il pene, l’ano e la gola con un’efficacia molto alta (circa 90%) soprattutto se somministrato prima dell’età adulta. Faccio fatica a capire come si possa rinunciare a una simile opportunità ma purtroppo mi rendo conto che ci possono essere tante motivazioni tra fattori individuali, culturali, sociali e soprattutto informativi”. A dirlo è Valentina Grimaldi, pediatra di famiglia, consigliere Omceo Roma e coordinatrice della Commissione età evolutiva, commentando i recenti dati dell’Istituto superiore di sanità (Iss) che hanno evidenziato come, nel nostro Paese, sette genitori su dieci credano che questa forma di prevenzione non sia utile, e per otto su dieci l’Hpv non sia una malattia grave.

“La disinformazione e i falsi miti sono sicuramente tra i principali motivi per cui molte persone esitano o rifiutano il vaccino anti-Hpv, nonostante sia uno dei vaccini più studiati e sicuri”, dice ancora Grimaldi. Sempre secondo l’Iss, infatti, appena metà della popolazione target, ossia ragazze e ragazzi sotto i 12 anni, è effettivamente protetta.

“C’è scarsa conoscenza del virus e del vaccino, molte persone non sanno bene cosa sia l’Hpv, come si trasmetta o quanto sia diffuso- sottolinea la pediatra- Alcuni pensano che riguardi solo le donne o solo chi ha molti partner sessuali, quando in realtà quasi tutte le persone sessualmente attive vengono esposte all’Hpv almeno una volta nella vita”.

A indagare sull’atteggiamento dei genitori è stato il progetto europeo Perch, appena concluso, di cui l’Iss è stato capofila italiano. Alla scarsa fiducia nell’efficacia del vaccino si aggiungono dubbi sulla sicurezza, con il 40% dei genitori intervistati che dichiara di aver paura degli effetti avversi. “Ci sono tanti miti da sfatare- dice Grimaldi- purtroppo circolano tante informazioni errate, una per tutte che, ad esempio, il vaccino possa causare infertilità. Affermazione totalmente priva di qualunque supporto scientifico. C’è poi una reticenza legata all’età della vaccinazione: il vaccino viene offerto intorno agli 11-12 anni, prima dell’inizio dell’attività sessuale. Da pediatra e psicoterapeuta comprendo come alcuni genitori possano faticare ad accettare un vaccino ‘collegato al sesso’ per figli che sentono e vivono ancora come piccoli. Ed è proprio qui che diventa centrale il ruolo del pediatra di famiglia che deve promuovere attivamente la vaccinazione, già prima degli 11 anni, spiegandone l’importanza e sfatando tutti i dubbi e le perplessità, ma soprattutto informando correttamente”.

“Attonito” rispetto ai dati diffusi dall’Iss è anche Piero Valentini, pediatra e membro della Commissione età evolutiva Omceo Roma. “Siamo partiti da un vaccino bivalente che copriva nei confronti di due ceppi di Papilloma Virus, due ceppi che da soli provocavano all’incirca il 70% dei tumori della cervice- spiega- oggi abbiamo a disposizione un vaccino nonavalente che copre dunque ben nove ceppi quindi quasi la totalità di quelli che sono causa di tumore alla cervice. In più- evidenzia il pediatra- con il vaccino c’è un’azione immunologica nei confronti di due ceppi del virus che provocano verruche genitali che sono lesioni precancerose. Poi- aggiunge Valentini- è bene ricordare che il vaccino non copre solo nei confronti del tumore della cervice ma anche nei confronti dei tumori dell’ano, quelli oro-faringe, della vagina, della vulva, del pene, cioè di tutte quelle aree dell’organismo che possono essere interessate da infezioni da parte di questi virus. Il pregiudizio nei confronti dei vaccini è una cosa atavica, purtroppo- aggiunge il pediatra- ma ci vuole la giusta informazione. Bisogna aumentare la conoscenza dei dati per comprendere meglio come i vaccini possano contrastare determinate patologie. Il vaccino anti-Hpv è stato il primo caso di un vaccino che preveniva la possibile insorgenza di un tumore, è importante soprattutto alla luce dell’abbassamento dell’età a cui i giovani hanno le prime esperienze sessuali”.

Sempre l’Iss, infatti, sottolinea che Il vaccino per l’Hpv potrebbe prevenire quasi tremila morti l’anno in Italia dovuti ai tumori correlati all’infezione.

“Come commissione dell’età evolutiva dell’Ordine dei Medici di Roma, a breve, sul nostro periodico ‘Capitale Medica’, che verrà riattivato, faremo un approfondimento sul vaccino anti Hpv per contribuire alla diffusione di informazione scientifica corretta- spiega Grimaldi- L’educazione sanitaria è fondamentale in questo momento e tutti i medici, ma in particolare chi lavora a stretto contatto con le famiglie e gode del rapporto fiduciario come i pediatri e i medici di medicina generale, devono centrare la loro attività sull’educazione sanitaria. La diffidenza nei confronti dei vaccini in genere- dice ancora Grimaldi- è drammaticamente aumentata dopo tutto quello che di mediatico si è scatenato sul vaccino anti Covid a discapito purtroppo della prevenzione e della buona pratica”.

A tutto questo, sempre secondo i dati Iss, si aggiunge una difficoltà nel raggiungere i centri vaccinali, percepita dal 70% degli intervistati, e anche il fatto che 6 intervistati su 10 non sanno che il vaccino è gratuito. Secondo i dati del ministero della Salute, inoltre, in Italia nessuna regione ha raggiunto il 95% delle coperture, che variano da un massimo del 77% raggiunto dalla Lombardia al 23% della Sicilia.

“In alcuni territori extraurbani o per alcuni gruppi sociali ci possono essere ostacoli pratici come difficoltà di prenotazione, scarsa disponibilità del vaccino o barriere linguistiche e culturali che riducono l’adesione- continua Grimaldi- In questi casi aumentare l’offerta in più punti che non sia solo il centro vaccinale, ma anche l’ambulatorio del pediatra può essere di grande aiuto vaccinando contestualmente alla visita. Ci sono già in essere progetti simili in alcune Asl di Roma per la somministrazione a studio del pediatra delle vaccinazioni obbligatorie e raccomandate, per i recuperi stereotipici, basterebbe estenderlo a tutti”.

Sanità, Giuliano (UGL): “Relazione della Corte dei Conti conferma come in Italia manchi accesso equo alle cure. Senza giustizia sociale non esiste un vero SSN”

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La relazione annuale della Corte dei Conti sulla spesa sanitaria restituisce un quadro che l’UGL Salute considera allarmante: il Servizio sanitario nazionale aumenta le risorse, ma non riesce a garantire un accesso equo alle cure. Nel 2024 la spesa complessiva ha raggiunto i 185 miliardi di euro, con un incremento della componente pubblica del 5%. Nonostante ciò, le famiglie continuano a sostenere oltre 41 miliardi di euro di spesa privata per visite, esami e terapie, spesso per evitare liste d’attesa che rendono impossibile curarsi in tempi adeguati.

Il Segretario nazionale UGL Salute, Gianluca Giuliano, sottolinea come questi dati rappresentino un campanello d’allarme non solo sanitario, ma sociale. “La Corte dei Conti – afferma – conferma che il SSN spende di più ma non copre tutto. L’assistenza ambulatoriale è il punto più critico: i cittadini sono costretti a pagare di tasca propria per prestazioni fondamentali. Questo non è solo un problema organizzativo, è un problema di giustizia sociale. Quando la capacità di curarsi dipende dal reddito, significa che stiamo tradendo i principi su cui è nato il nostro sistema sanitario.”

Giuliano evidenzia anche che l’attuale Governo ha aumentato i fondi destinati alla sanità, ma si trova a operare in un contesto ereditato particolarmente difficile. “Non possiamo ignorare – aggiunge – che l’esecutivo ha incrementato le risorse, ma ha dovuto fare i conti con una situazione disastrosa accumulata negli anni: carenze strutturali, personale insufficiente, servizi territoriali indeboliti. Lo sforzo c’è stato, ma non basta a colmare un divario che si è aperto molto tempo fa.”

Il rapporto segnala anche la crescita dell’8,4% delle assicurazioni sanitarie volontarie, un segnale che per Giuliano non può essere ignorato. “Si sta consolidando una sanità a due velocità. Chi può permetterselo si affida alle assicurazioni private per ottenere cure rapide, mentre chi non ha risorse resta intrappolato nelle inefficienze del pubblico. È una deriva che aumenta le disuguaglianze e colpisce proprio le fasce più fragili della popolazione. La salute non può diventare un privilegio, perché senza equità non esiste giustizia sociale.”

L’UGL Salute richiama con forza la necessità di un intervento strutturale e coraggioso. Non basta aumentare la spesa: occorre ripensare la programmazione, rafforzare la medicina territoriale, investire nel personale, aggiornare i Livelli Essenziali di Assistenza e garantire che le risorse arrivino davvero dove servono. “Il Paese – conclude Giuliano – ha bisogno di un SSN moderno, capace di rispondere ai bisogni reali e di proteggere tutti, non solo chi può pagare. La giustizia sociale passa anche dalla sanità. Difendere il SSN significa difendere l’uguaglianza dei cittadini.”

L’UGL Salute continuerà a battersi affinché il diritto alla cura resti un pilastro irrinunciabile e realmente universale.

Bernini protagonista nella grande mostra sul Barocco a Roma

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Dal 12 febbraio al 14 giugno la mostra evento “Bernini e i Barberini” esplora il genio di Gian Lorenzo Bernini

Il legame del grande artista del Barocco con il suo mecenate Papa Urbano VIII Barberini è al centro della mostra intitolata “Bernini e i Barberini”, grazie alla quale il visitatore viene proiettato indietro nel tempo in quella che è stata definita l’Età dell’oro di Roma. Tra grandi capolavori, busti dei Barberini, stampe e dipinti si entra in un dialogo artistico, personale e politico che ha scavallato i secoli e che ancora oggi incanta appassionati di tutto il mondo. Un soggiorno perfetto per la visita alla mostra si può organizzare all’FH55 Grand Hotel Palatino, situato al Rione Monti a poca distanza dalle maggiori attrazioni del centro, una struttura moderna dotata di tutti i comfort.

Scultore, architetto, pittore, urbanista ma anche scenografo, costumista, commediografo: tante sono le sfaccettature di Gian Lorenzo Bernini, che ha lasciato a Roma la sua impronta indelebile sia nel tessuto urbano che in quello artistico. Il maestro del Barocco italiano nasce a Napoli ma si trasferisce molto giovane nella Capitale per seguire con la famiglia il padre, scultore, che era stato chiamato a lavorare per Papa Paolo V. Il talento precoce lo fa emergere molto presto anche per la fortuna di trovarsi sotto l’ala protettrice di Papa Urbano VIII Barberini, grazie al quale diventa famoso per la sua abilità tecnica e creativa. Tra le opere più memorabili del grande artista figurano i gruppi scultorei dell’Estasi di Santa Teresa, Enea e Anchise ed Apollo e Dafne, ma celebri in tutto il mondo sono anche il colonnato e il baldacchino di San Pietro, quest’ultimo realizzato a quattro mani con Francesco Borromini, e la Fontana dei 4 Fiumi a Piazza Navona. Per comprendere a pieno la personalità di tale personaggio italiano e il suo rapporto con la famiglia che l’ha reso celebre ecco che le Gallerie Nazionali di Arte Antica presentano, nelle sale di Palazzo Barberini di Roma, una mostra imperdibile, in programma dal 12 febbraio al 14 giugno 2026. Si tratta di “Bernini e i Barberini”, che mira ad indagare lo straordinario rapporto tra Gian Lorenzo Bernini e Maffeo Barberini, ovvero colui che diventò Papa nel 1623 con il nome di Urbano VIII e che fu il primo e più decisivo committente del grande artista.

Non è un caso che l’esposizione si collochi in coincidenza con il quattrocentesimo anniversario della consacrazione della nuova Basilica di San Pietro, avvenuta nel 1626, uno dei momenti più alti del Barocco romano e dell’attività berniniana. L’occasione è quella da non perdere anche per fare un salto indietro nel tempo e ripercorrere la nascita e la storia del barocco attraverso le due figure chiave, Bernini e Papa Urbano VIII appunto, con il loro dialogo artistico, politico e personale che ha oltrepassato i secoli e che ancora oggi incanta appassionati di storia, arte e cultura di tutto il mondo. L’immagine della Roma seicentesca è quella che ci fornisce Bernini con l’aiuto della famiglia Barberini nel periodo che a ben ragione è definito l’Età dell’oro della città. Non appena ad Urbano VIII apparve chiaro il talento del suo protetto gli affidò alcune delle commissioni più prestigiose del suo pontificato, facendolo cosi proiettare come grande protagonista nel maestoso firmamento della Roma Barocca.

Visitando la mostra “Bernini e i Barberini” si entra nella vita e nell’officina creativa di Gian Lorenzo Bernini, seguendone l’evoluzione dagli esordi precocissimi fino alla piena maturità artistica. Il percorso espositivo, articolato in sei sezioni tematiche, accompagna il visitatore attraverso i momenti chiave della sua carriera, mettendo in luce non solo il genio individuale dell’artista, ma anche il ruolo determinante delle committenze e delle relazioni di potere nella Roma del Seicento. Tra i capolavori in mostra spiccano opere di eccezionale valore e raramente visibili in Italia, come il San Sebastiano del Museo Thyssen-Bornemisza, il dinamico Putto con drago del Getty Museum e il raffinato gruppo de Le Quattro Stagioni della collezione Aldobrandini. Accanto alle sculture, disegni e bozzetti permettono di comprendere il processo creativo di Bernini, rivelando la sua straordinaria capacità di trasformare il marmo in materia viva e vibrante.

Un’intera sezione è dedicata al rapporto privilegiato con la famiglia Barberini, grandi mecenati dell’artista e protagonisti della Roma barocca. Qui trovano spazio i celebri ritratti e busti di Urbano VIII, insieme a sculture di Bernini, Finelli e Mochi, che raccontano il clima di competizione e collaborazione tra i maggiori scultori dell’epoca. Il visitatore può così cogliere le dinamiche artistiche e politiche che contribuirono a costruire l’immagine monumentale del papato. Chi ha in mente i grandi simboli della cristianità romana troverà particolarmente affascinanti i disegni, le incisioni e i modelli preparatori che illustrano il coinvolgimento di Bernini nei monumentali cantieri di San Pietro, dal celebre Baldacchino al monumento funebre di Urbano VIII, opere che sancirono definitivamente il suo ruolo di artista ufficiale della Roma papale. Un’altra sezione, meno conosciuta ma di grande impatto, esplora il Bernini pittore, presentando tele raramente esposte e alcune per la prima volta al pubblico, che rivelano un linguaggio sorprendentemente intimo e sperimentale. A chiusura del percorso, la mostra apre uno sguardo sul dialogo e sul confronto con altri grandi protagonisti del Seicento, come Guido Reni, François Duquesnoy e Alessandro Algardi, offrendo una visione più ampia del panorama artistico europeo dell’epoca.

La mostra consente così di approfondire non solo la carriera di Bernini, ma anche il contesto storico, culturale e politico che favorì la nascita della Roma Barocca. Emergono i grandi capolavori, ma anche i retroscena, le rivalità, le strategie di potere e quell’indissolubile intreccio tra arte e politica che ha segnato profondamente la storia di Roma e dell’Italia, rendendo Bernini un artista inimitabile e senza tempo. Per poter godere al meglio un soggiorno romano abbinandolo alla visita della mostra l’indirizzo perfetto è quello dell’FH55 Grand Hotel Palatino, situato nel Rione Monti a pochi passi dal Colosseo. Si trova in un vivace quartiere del centro e dista pochi minuti a piedi dalle maggior parti delle attrazioni più note.

Fonte Nuova – Arbitri Sport Italiani riunione tecnica presente il Consigliere Regionale Lazio Micol Grasselli e il Primo Cittadino Umberto Falcioni

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L’associazione Arbitri Sport Italiani di Fonte Nuova, affiliata all’ente di promozione sportiva ASI è parte integrante nel Comitato Provinciale di Roma. L’associazione ha un suo settore dedicato alla formazione degli arbitri di calcio e calcio a 5, diversi sono stati i corsi di formazione gratuiti negli ultimi anni, l’associazione è iscritta regolarmente nel registro del CONI dal 2006, la sede storica è nel comune di Fonte Nuova.

La riunione tecnica di domenica 18 gennaio 2026 si è svolta presso la Sala del Centro Anziani del Comune di Fonte Nuova, dove sono intervenuti come graditi ospiti il Consigliere Regionale Lazio Micol Grasselli e il Sindaco di Fonte Nuova Umberto Falcioni, i quali si sono complimentati con il presidente Americo Scatena, e hanno voluto ribadire la loro vicinanza all’associazione e l’importanza dello sport in tutte le sue forme come potente strumento di inclusione sociale, aggregazione e coesione, insegnando valori come disciplina, rispetto e lavoro di squadra.

Presenti tra gli altri il vicepresidente dell’associazione Arbitri Sport Italiani Giada Fedeli, Organo Tecnico Francesco Florio , il direttore sportivo Walter Guarini.

RISOLUZIONE DI DUE CRITICITÀ DEL TPL: CARCHITTI E VALVARINO COLLEGATE

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RISOLUZIONE DI DUE CRITICITÀ DEL TPL: CARCHITTI E VALVARINO COLLEGATE

È solo il primo passo!!

Oggi posso dirlo con soddisfazione: un lavoro lungo, fatto di confronti, segnalazioni e insistenza, ha portato a un primo risultato concreto sul Trasporto Pubblico Locale.

Dopo l’avvio del nuovo TPL regionale, insieme all’Amministrazione comunale ho seguito da vicino le criticità emerse nei primi giorni di servizio, raccogliendo le segnalazioni dei cittadini e portandole ai tavoli di confronto con la Regione Lazio e Astral.

Da oggi è attiva la nuova linea LA 22, che collega finalmente le frazioni di #Carchitti e #Valvarino con la stazione FS di Zagarolo e con le scuole di Zagarolo e Palestrina.

Un collegamento fondamentale per studenti, pendolari e famiglie, che prima mancava.

È stata inoltre modificata la linea LA 10, con lo spostamento del capolinea dalla stazione FS di Labico a quella di Zagarolo, migliorando così i collegamenti per alcune zone della città, compreso il quartiere dello #Scacciato.

Non è un punto di arrivo, ma un primo passo importante. Il lavoro continua: continuerò a monitorare il servizio e a farmi carico delle segnalazioni, perché il trasporto pubblico deve rispondere davvero ai bisogni delle persone e non lasciare indietro frazioni o quartieri.

Grazie a chi ha segnalato, a chi ha avuto pazienza e a chi ha collaborato.

Quando si lavora con serietà, i risultati arrivano.

Manuel Magliocchetti

PaBaLaTeBo: Case popolari a zero spese, come TELETHON

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L'analisi di Paolo Battaglia La Terra Borgese

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Costruire una filosofia architettonica fatta di case popolari, capace di prospettive sociali e creative, dice Paolo Battaglia La Terra Borgese, e più semplice di quanto possa sembrare

IL QUESITO

L’elemento essenziale dell’architettura – afferma Paolo Battaglia La Terra Borgese – s’identifica e riconosce come chiave della società di ogni cultura. Tuttavia la chiave, per definire e caratterizzare nuove case popolari, non ha certo trovato la serratura giusta in Italia. Il perché il pubblico (stato, regioni, comuni) non compri o costruisca case popolari a sufficienza, rimane un linguaggio che non sempre risulta facilmente accessibile.

VEDIAMO LA STORIA DELLE CASE POPOLARI

Le più antiche case popolari d’Europa, oggi ancora in uso, nascono nel 1521 in Germania (dopo quelle del 1516 a Venezia e Padova, in Italia), e si trovano esattamente a La Fuggerei, quartiere (fondato da un mecenate da cui prende il nome) circondato da mura all’interno della città di Augusta, nello Stato della Baviera. L’affitto di una casa a La Fuggerei è ancora (come nel Cinquecento) di un fiorino renano all’anno (0,88 euro) e 3 preghiere al giorno per Jakob Fugger. Ancora oggi le case sono concesse solo ai nati ad Augusta, se cattolici e indigenti. E ancora oggi i cancelli vengono chiusi ogni giorno alle dieci di sera.

La rivoluzione industriale del Secolo IXX segna, in buona parte dell’Europa, il trasferimento dei contadini, verso le città, in cerca lavoro per raggiungere migliori condizioni di vita. L’aumento della popolazione urbana crea la necessità di nuove case: nasce così l’edilizia sociale, sia statale che regionale o comunale.

Già allora il giornalista britannico Henry Mayhew scriveva che «… le strade erano sterrate, spesso semplici vicoli, case piccole e senza fondamenta, suddivise e spesso attorno a corti sterrate. Una quasi totale mancanza di drenaggio e fognatura è stata aggravata dagli stagni formati dallo scavo del laterizio. Maiali e mucche nei cortili, mestieri nocivi come bollire la trippa, sciogliere il sego o preparare la carne di gatto, e macelli, cumuli di polvere e “laghi di terra notturnain putrefazione” si aggiungevano alla sporcizia…».

CASE POPOLARI E ATTUALITÀ

Insomma, anche se per altri versi, da allora nulla è cambiato, e quella popolare, in Italia, parrebbe un’edilizia senza esperienza e nessun know how, lontana dalle architetture spirituali e distante dall’ingegno dell’urbanista ed esperantista britannico Ebenezer Howard che professava aree residenziali a bassa densità.

Secondo Scenari immobiliari, https://www.scenari-immobiliari.it, nel 2024 in Italia risultavano meno di 875mila alloggi di proprietà pubblica, generalmente offerti a canoni ridotti, pari al 20-25% dell’offerta totale del mercato degli alloggi in affitto. E allora, se tali alloggi di edilizia residenziale pubblica, stimati da Scenari immobiliari, sono costantemente bersaglio di occupazioni abusive, ciò significa – “e secondo me dimostra” – che la domanda di alloggio è ben più grave che quel 25%; e questo prova che lo stato di povertà e necessità degli italiani è davvero molto pesante.

LA REALTÀ

Il fatto è che in Italia manca il lavoro. E l’Italia lo sa bene, tanto è vero che tantissime cose sono tollerate e mai elevate a dignità, come gli abusivi parcheggiatori o venditori di frutta con la moto ape, che diversamente non saprebbero di che vivere. Meno male che (casualmente?) durante la pandemia iniziata nel 2019 c’era il Reddito di Cittadinanza, altrimenti sai che rivoluzione e saccheggi!

Il fatto è che sia il parcheggiatore quanto il venditore di frutta, sono esseri viventi, degni di ogni rispetto e considerazione, loro come tutti gli altri siamo nati con bisogni naturali primari ai quali non è possibile sottrarsi: cibarsi, albergarsi, coprirsi; ma questi fruttivendoli e posteggiatori, come tutti gli altri, sono nati anche con bisogni sociali che richiedono soldi: decoro della persona, dignità economica dei figli e della famiglia e altro ancora. Il fatto è che è facile puntare il dito senza assumersi la responsabilità: occorre chiamare le cose con nome e cognome, e se lo Stato produce poveri deve a questi dignitoso sostegno, e – senza volontà alcuna di giustificare illeciti – forse così, in molti non sarebbero dediti al mal vivere.

CASE POPOLARI E CRONISTORIA

L’emergenza abitativa del dopoguerra fu affrontata con la costruzione di case popolari, e, a seguire, per rispondere alle nuove emergenze abitative, pochissimo si è fatto. Chi sa perché?

IL 4 dicembre 2024 attarverso un’ANSA, veniva fuori che “morde la crisi delle case popolari in Italia: sono 650mila le famiglie in attesa di un alloggio pubblico, mentre un terzo di quelle in affitto spende per l’abitazione il 40% del proprio reddito”.

Tuttavia, secondo Tajani per fare rigenerazione urbana “è fondamentale coinvolgere gli investitori privati” e che il governo con le sue politiche urbanistiche punti a “valorizzare il patrimonio immobiliare”. Ma il vicepremier fa anche presente “che il nostro alto debito e i limiti di bilancio ci obbligano ad una particolare oculatezza nella gestione della spesa pubblica”.

(Tra parentesi: si parla tanto di oculatezza e modelli sani e tuttavia con i soldi pubblici – secondo Paolo Battaglia La Terra Borgese – si preferisce finanziare filmetti e seriette televisive inneggianti ciò che andrebbe invece condannato e censurato. Dante ne farebbe il decimo cerchio).

Ho letto su Wikipedia, che “l’edilizia residenziale pubblica” (in sigla ERP, conosciuta anche come edilizia popolare o casa popolare) è un’espressione con la quale ci si riferisce comunemente a tre tipi di operazioni edilizie che vedono l’attivazione della pubblica amministrazione, a livello statale e/o regionale e/o locale, per offrire o agevolare l’accesso ad un alloggio in proprietà, in locazione o in superficie, alla parte di popolazione che per ragioni economiche non può ricorrere direttamente al mercato privato.

I BANCHIERI

Molte banche italiane possiedono appartamenti, spesso derivanti da pignoramenti e aste giudiziarie o acquisiti per gestione del proprio patrimonio immobiliare, e li vendono tramite società dedicate o piattaforme online; tra le principali ci sono Intesa Sanpaolo, UniCredit, BNL (BNP Paribas), BPER Banca e Mps, che offrono portali per cercare e acquistare queste proprietà in vendita diretta o all’asta.

UniCredit RE Services gestisce la vendita d’immobili di UniCredit, spesso derivanti da recupero crediti, offrendo trasparenza e assistenza.

BNL Immobili (BNP Paribas) è una Piattaforma dedicata agli immobili del gruppo, inclusi quelli in asta giudiziaria.

Intesa Sanpaolo vende immobili tramite il portale “IntesaSanpaolo Proprietà“, offrendo opportunità di acquisto diretto.

BPER Banca (BPER Casa), gestita da Rexer S.p.A., offre servizi immobiliari e la possibilità di acquistare o vendere immobili del gruppo.

Banca Monte dei Paschi di Siena (MPS) possiede un patrimonio immobiliare che viene venduto anche tramite le proprie piattaforme.

E altre banche come Deutsche Bank, Banca Sella, Banca Popolare di Bari, e altre banche locali, spesso hanno portali dedicati o collaborano con gestori immobiliari per la vendita dei propri asset.

E per quanto concerne gli affitti: le banche non affittano direttamente appartamenti come attività principale, ma offrono servizi correlati come leasing immobiliare (Intesa San Paolo, Credem, BNL) o gestiscono immobili pignorati/in disuso tramite società controllate (es. BPER Casa, UniCredit Leasing, Sidief), con piattaforme dedicate alla vendita/affitto di immobili di loro proprietà, spesso derivanti da esecuzioni, o tramite partnership con agenzie come SoloAffitti.

BPER Casa, Piattaforma di BPER Banca gestisce l’offerta immobiliare (vendita e affitto) in partnership con agenzie immobiliari (es. Rexer), mettendo in contatto domanda e offerta per immobili di proprietà del gruppo o di terzi.

UniCredit Leasing offre leasing immobiliare e può gestire immobili tramite la sua società di leasing, con opportunità di locazione finanziaria.

Intesa Sanpaolo, Credem, BNL, Crédit Agricole, BPER Banca, offrono opzioni di leasing immobiliare, a volte anche per la prima casa, che è una forma di locazione a lungo termine con opzione di riscatto.

Banca d’Italia pubblica periodicamente annunci per la locazione di immobili di sua proprietà.

SIDIEF S.p.a., società che gestisce un ampio portafoglio immobiliare di proprietà di banche (spesso derivante da crediti deteriorati), offre immobili in affitto e vendita.

LA POLITICA

Una politica pro “casa popolare” potrebbe – si chiede Battaglia La Terra Borgese – forse infastidire i banchieri? o, più in generale, il mercato immobiliare?

ECCO COME FARE PER COSTRUIRE CASE POPOLARI

Io sono certissimo, che con la volontà del Governo, dice con fermezza Paolo Battaglia La Terra Borgese, si potrebbe realizzare una raccolta fondi tipo TELETHON, supportata da programmi televisivi dedicati, e campagne pubblicitarie nazionali e locali: “Dona un mattone” potrebbe esserne il titolo; e GLI ITALIANI, sono certo, POTREBBERO DIMOSTRARE – ogni anno – tutta la loro generosità, la loro bianchezza, in favore di nuove case popolari, e anno per anno – ANNO PER ANNO -, potrebbero beneficiarne i vari comuni d’Italia.

Altro che le Vele di Scampia, o il Corviale a Roma, o lo ZEN di Palermo.

Perché non si fa?

Paolo Battaglia La Terra Borgese è un critico d’arte, saggista e figura pubblica italiana noto per le sue analisi acute nel campo artistico e per le riflessioni su temi sociali e politici, coniugando critica d’arte e impegno civile, con un approccio originale e pragmatico che lo rende una figura autorevole ma talvolta discussa. È riconosciuto per la sua “Scienza dell’Arte” e per interventi su movimenti artistici come Neoplasticismo e Cubismo, analizzando il mercato dell’arte e intervenendo su questioni sociali attraverso scritti come “Utopie” (2026) e collaborando con enti internazionali.

Tajani e Bernini ai fisioterapisti: “Compagni di viaggio e di libertà”

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ROMA – Si è svolta a Roma la giornata dal titolo ‘La formazione universitaria per le professioni sanitarie della riabilitazione: prospettive, criticità e fabbisogni del sistema sanitario’, promossa dall’assessorato all’Università della Regione Lazio, guidato da Luisa Regimenti, con la collaborazione di Ofi Lazio-Ordine dei Fisioterapisti del Lazio e della Fnofi-Federazione Nazionale Ordini dei Fisioterapisti.All’iniziativa hanno preso parte, tra gli altri, la ministra dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini, il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani, il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca, rettori delle università del territorio, professionisti sanitari e numerosi studenti, protagonisti di una giornata caratterizzata da ampia partecipazione e confronto.Al centro del dibattito, il ruolo strategico della formazione universitaria per le professioni sanitarie della riabilitazione e il necessario raccordo tra percorsi formativi e sistema sanitario, in un contesto segnato dall’invecchiamento della popolazione, dall’aumento delle patologie croniche e dalla crescente domanda di assistenza riabilitativa.

LE VOCI ISTITUZIONALI

Nel corso della giornata, la ministra Anna Maria Bernini ha definito il fisioterapista un vero e proprio “compagno di viaggio” lungo tutto l’arco della vita, capace di accompagnare le persone nelle diverse età e condizioni di salute, contribuendo al benessere psicofisico.Il vicepremier Antonio Tajani ha sottolineato come “chi si occupa di salute costruisce libertà”, perché restituire salute significa restituire autonomia e qualità della vita, richiamando la necessità di rafforzare il sistema sanitario pubblico.Il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca ha evidenziato come la formazione stia crescendo in qualità e come gli studenti siano sempre più preparati, sottolineando però la necessità di una legislazione che garantisca un ingresso chiaro e ordinato nel sistema, attraverso un dialogo costante tra chi governa la sanità e chi si occupa di formazione.Ofi Lazio ribadisce il proprio impegno nel favorire il dialogo tra università, istituzioni e professionisti, lavorando in rete con la Fnofi e con gli altri Ordini regionali per rafforzare il ruolo della fisioterapia nel sistema sanitario e rispondere in modo efficace ai bisogni della collettività.

LE DICHIARAZIONI DI SERVADIO

“La giornata ha visto una presenza che non si registrava da tempo e racconta una trasformazione del futuro della professione davvero importante. Erano presenti colleghi autorevoli, studenti e istituzioni: un segnale forte dell’attenzione che si sta finalmente concentrando sulla fisioterapia”. Lo ha dichiarato la presidente di Ofi Lazio-Ordine dei Fisioterapisti del Lazio, Annamaria Servadio, ringraziando l’assessora Regimenti, “che ha voluto fortemente questo evento insieme a noi”, e il presidente Rocca, “che riconosce alla nostra professione un ruolo centrale nel sistema sanitario”.“Un ringraziamento particolare- ha aggiunto- va anche ai ministri Tajani e Bernini, per l’attenzione dimostrata verso la fisioterapia, la formazione e l’organizzazione del sistema”.Secondo Servadio, il tema centrale emerso dal confronto è quello della formazione, “che deve cambiare e farlo in maniera estremamente veloce, per garantire ai nuovi professionisti competenze adeguate a una disciplina che oggi è una scienza in costante mutamento”.La presidente di Ofi Lazio ha poi affrontato il tema dell’organizzazione del sistema: “C’è bisogno di più fisioterapisti nel pubblico. Oggi il sistema è ibrido perché circa l’80% della categoria è libero professionista, ma soprattutto perché il cittadino ricorre alla fisioterapia privata quando nel pubblico non trova risposte”.

“Da un lato è necessario riconnettere la libera professione con il sistema pubblico, dall’altro occorre investire di più nelle strutture pubbliche, consentendo alle aziende sanitarie di modificare i modelli organizzativi, all’interno dei quali il fisioterapista deve essere pienamente ricompreso”.Proprio in questa direzione vanno i progetti di ricerca promossi da Ofi Lazio, quello che vede il fisioterapista in una nuova veste all’interno della farmacia dei servizi e il progetto del fisioterapista in pronto soccorso. Crediamo fortemente in queste progettualità e nel contributo positivo che tali innovazioni potrebbero portare al sistema salute e di conseguenza ai cittadini.Servadio ha inoltre sottolineato il ruolo fondamentale degli istituti accreditati, “che rappresentano il cuore della rete di riabilitazione nella nostra regione”, evidenziando come anche i temi della remunerazione e dei contratti debbano essere affrontati con attenzione: “Parliamo di professionisti altamente competenti, con elevata professionalità, che devono essere considerati con rispetto”.La presidente di Ofi Lazio ha infine ribadito la grande sintonia e sinergia con Piero Ferrante e con gli altri Ordini regionali dei fisioterapisti, impegnati in un lavoro comune per portare avanti in modo coordinato le istanze della categoria.

LE DICHIARAZIONI DI FERRANTE

“È stata una giornata fruttuosa, alla presenza di tanti studenti e di tanti futuri colleghi, che hanno dimostrato una grande voglia di capire di più e di affermare sempre di più la figura del fisioterapista”. Lo ha dichiarato Piero Ferrante, sottolineando il valore istituzionale dell’incontro: “Abbiamo avuto la partecipazione di istituzioni prestigiosissime, con la presenza dei ministri Bernini e Tajani, del presidente Rocca, dell’assessora Regimenti e di tantissimi rettori delle università della nostra regione”.“I fisioterapisti ci sono- ha aggiunto- e hanno saputo far capire a che punto è arrivata oggi la professione, offrendo una visione concreta di dove sta andando, in un clima di crescita comune. Perché da soli si va veloci, ma è soltanto insieme che si arriva lontani”.

Agricoltura, Tiso(Accademia IC): “Donna ruolo da protagonista in settore primario”

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Agricoltura, Tiso(Accademia IC): “Donna ruolo da protagonista in settore primario”

“In questo 2026 il mondo agricolo vivrà un momento storico: le Nazioni Unite, attraverso la FAO, hanno dichiarato questo anno come International Year of the Woman Farmer (IYWF 2026), cioè Anno internazionale della donna agricoltrice. L’obiettivo è riconoscere finalmente il ruolo fondamentale – e troppo spesso invisibile – che le donne svolgono nei sistemi agroalimentari globali. Secondo la FAO, infatti, le donne sono pilastri essenziali dell’agricoltura mondiale: producono cibo, gestiscono aziende, custodiscono biodiversità, mantengono vive le tradizioni rurali e sostengono intere comunità. Eppure, nonostante questo contributo enorme, continuano a essere penalizzate da: minore accesso alla terra e al credito, minori opportunità di formazione e rappresentanza nei processi decisionali. L’Anno internazionale della donna agricoltrice nasce proprio per colmare questi divari e portare il tema al centro dell’agenda globale. Perché, dunque, il 2026 può essere un anno di svolta? Il riconoscimento della FAO non è solo simbolico: è un invito ai governi globali a cambiare le politiche agricole, investire nella formazione, sostenere l’imprenditoria femminile e ridurre le disuguaglianze strutturali. L’Anno internazionale della donna agricoltrice vuole, ad esempio, accelerare la transizione verso sistemi alimentari più equi, valorizzare il contributo femminile alla sostenibilità rafforzare la resilienza delle comunità rurali, e promuovere un’agricoltura più moderna, inclusiva e innovativa. L’auspicio di Accademia Iniziativa Comune è che il 2026 diventi quindi reale e concreta occasione per i governi globali per trasformare questi temi in priorità politiche, economiche e sociali”.

Così, in una nota stampa, il portavoce nazionale di Accademia Iniziativa Comune e presidente della associazione Bandiera Bianca, Carmela Tiso.

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