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Dominio Pubblico: Le voci della città: i quartieri raccontati dai loro abitanti

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Lasciare il microfono ai residenti delle periferie urbane, permettendo loro di raccontare il territorio e di confrontarsi con le storie che lo attraversano: questa è l’idea dietro “Le voci della città”, un progetto di animazione territoriale di Sprixar Srl, realizzato con il contributo di Roma Capitale in collaborazione con Dominio Pubblico che nasce perrestituire parola, dignità narrativa e protagonismo ai cittadini di Primavalle, Santa Maria della Pietà e zone limitrofe.

Cuore del progetto, la redazione partecipata composta da giovani Under 30, che hanno esplorato i quartieri e dialogato con le comunità, raccogliendo testimonianze e costruendo un prodotto culturale contemporaneo che affonda le radici nella memoria collettiva ma lancia lo sguardo al futuro.

Conduttrice ufficiale delle puntate, Nicoletta Calabrese, giovane progettista culturale Under 30 con esperienza nei processi partecipativi e nelle pratiche di audience engagement.

“Le voci della città” nasce per affrontare alcune delle sfide tipiche delle periferie urbane: la frammentazione sociale, la scarsa comunicazione tra generazioni, la distanza percepita dalle istituzioni, la mancanza di spazi di espressione culturale. Attraverso un format accessibile, dinamico e altamente inclusivo, il progetto intende favorire l’integrazione sociale e promuovere una narrazione condivisa delle trasformazioni dei quartieri.

Il podcast, registrato in parte in studio e in parte sul campo, diventa così un archivio vivente, un contenitore di voci, emozioni e ricordi, che restituisce una mappa umana dei territori. La narrazione finale non è la somma delle singole interviste, ma un mosaico di prospettive che compongono una storia più ampia: quella di una comunità che si riconosce, dialoga e trova nuove forme di espressione.

A rendere il racconto ancora più ampio e significativo, i contributi di musicisti, poeti, scrittori, illustratori e performer della scena culturale romana, compresi gli interventi musicali registrati in occasione del Festival delle passeggiate ideato da Giulia Ananìa, cantautrice, poeta e illustratrice romana, e Tiziano Panici, direttore artistico del progetto Dominio Pubblico.

All’interno dei 4 episodi troverete le voci di: Adriano Bono, Etta Jungle con Manatì, Fabio Magnasciutti, Fabrizio Sartori, Lavinia Mancusi, Militant A, Tommaso “Piotta” Zanello con Francesco Santalucia, e narratori come Cristiano Armati e Yari Selvetella, Maurizio Fortini, Maurizio Mequio o “Poeta del Nulla”, che hanno contribuito a rendere ogni puntata un’esperienza culturale completa, in cui la creatività dialoga con la memoria collettiva.

Tutti gli episodi del podcast sono disponibili gratuitamente su Speaker: https://tr.ee/MC8xawgiEV , Spotify: https://tr.ee/H78SwOgP9w e Amazon Music https://music.amazon.com/podcasts/c70370c9-1fe9-4cc1-9a50-bb782b33477d/le-voci-della-citt%C3%A0—il-podcast

Un progetto di Sprixar Srl realizzato con il contributo di Roma Capitale in collaborazione con

Dominio Pubblico

Sound Designer Simone Colaiacomo

Speaker Nicoletta Calabrese

Libri: “Odio Innocente” di Domenico Romeo premiato all’XI edizione del Premio Letterario Caffè delle Arti di Roma

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E’ stato il romanzo Odio Innocente, edito da Armando Editore, del criminologo reggino Domenico Romeo, a distinguersi all’XI edizione del Premio Nazionale Letterario Caffè delle Arti, manifestazione che si è svolta a Roma e che ogni anno ha riunito autori, editori e operatori culturali da tutta Italia.

La cerimonia di premiazione si è tenuta sabato 29 novembre, presso il Centro Congressi “I Cavour” della Capitale. La giuria, dopo aver valutato oltre 700 opere pubblicate tra il 2024 e il 2025 e al termine di un anno di attento lavoro di selezione, ha individuato i libri vincitori per categoria, attribuendo a Odio Innocente un importante riconoscimento letterario. All’autore e al romanzo è stato infatti conferito il Premio d’Onore della Giuria, unitamente a una Segnalazione di Merito, a testimonianza del valore narrativo e culturale dell’opera.

Nel corso della cerimonia, Domenico Romeo ha dichiarato: «Nell’anno che rievocava i cinquant’anni dall’uccisione di Pier Paolo Pasolini, non avrei mai potuto immaginare di essere destinatario di un premio letterario per un mio noir in cui spiccava la figura del poeta. È anche a lui che ho dedicato questo riconoscimento».
Pubblicato da Armando Editore, Odio Innocente è stato accolto come un noir di forte impatto storico e politico, capace di condurre il lettore nel ventre oscuro degli anni Settanta, tra eversione clandestina, traffici illeciti, apparati deviati dello Stato e ossessioni ideologiche. Al centro della narrazione, la figura di Matteo, uomo ambiguo e violento, la cui ossessione per la morte di Pier Paolo Pasolini ha rappresentato il motore di una ricerca che si è sviluppata lungo una linea di confine labile tra Stato e antistato, bene e male, colpa e redenzione.
Il riconoscimento ottenuto al Premio Caffè delle Arti ha confermato l’attenzione della critica verso un’opera capace di coniugare rigore narrativo, profondità psicologica e ricostruzione storica, restituendo uno spaccato intenso e inquieto di una delle stagioni più complesse della storia italiana contemporanea.
Sinossi
Italia, anni Settanta: a pochi anni dallo scoppio del ’68, l’uccisione di Pier Paolo Pasolini, con le sue connessioni a tinte fosche, fa esplodere anime violente e fragili, realtà borderline. Viene così sconvolta la vita di Matteo, un uomo appartenente al neofascismo militante e violento, ossessionato dalla figura di Pasolini e dalla sua morte al punto da cercare la verità sul caso come ragione di vita. Attraverso la sua doppiezza morale, che lo spinge di nascosto a servire l’eversione nera seppure appartenendo a gangli dello Stato, emergono figure insolite di terroristi ex latitanti riabilitati pronti ad aiutarlo in questa missione, esoterismo e poteri impossibili da definire, in una linea di demarcazione labile fra Stato e antistato, bene e male, dove il mondo degli infiltrati presenta personalità lucide e deliranti. In tale narrazione letteraria, il lettore verrà assorbito in un viaggio nel ventre degli anni Settanta, all’interno della vita dei personaggi le cui trame, talmente forti e reali, sortiscono un impatto emotivo diretto attraverso la costruzione di personalità fondate sul senso della colpa, dell’” idea”, dell’amicizia e della vendetta. Una storia fra eversione clandestina e malavita organizzata, che scardina il guscio della guerra civile italiana ideologica degli anni di piombo fra neofascisti e marxisti-leninisti, sul traffico della droga e delle armi negli ambienti dello spontaneismo armato, dagli anni Settanta fino al terzo millennio.
Biografia dell’autore
Domenico Romeo nasce a Reggio Calabria nel 1974. Docente di Criminologia presso il Master di Criminologia Promethes Calabria, criminologo presso l’Associazione Nazionale Criminologi e Criminalisti con sede a Corsico (MI). Ha curato la pagina di Criminologia del giornale Il Lametino di Lamezia Terme occupandosi di Cold Case, e la pagina di critica culturale della testata giornalistica Lameziainstrada di Lamezia Terme, denominata “Spazio Domenico Romeo”. Scrittore, Odio Innocente è il suo settimo libro all’attivo.

Attraversare la danza: il Museo Temporaneo delle Esperienze e una nuova idea di coreografia come processo condiviso

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Nel progetto del CIMD all’interno della residenza Erbacce, la performance abbandona la forma chiusa e si apre alla scelta dello spettatore, ridefinendo ruoli, responsabilità e modalità di trasmissione dell’esperienza artistica

Nel Museo Temporaneo delle Esperienze, progetto del CIMD – Centro Internazionale di Movimento e Danza all’interno della residenza artistica Erbacce, la coreografia smette di essere una forma da osservare e diventa un processo da attraversare. La fruizione non è più lineare né prescritta: lo spettatore può entrare, uscire, tornare, scegliere quanto e come sostare, assumendo un ruolo attivo nella costruzione dell’esperienza.

Questa libertà ridefinisce il lavoro dell’artista e la responsabilità della scena, che non guida lo sguardo ma crea le condizioni dell’incontro. La performance si configura come un organismo relazionale, vivo e instabile, che esiste solo nel tempo condiviso con chi la attraversa. In questo spazio aperto, fondato su pratiche orizzontali e intergenerazionali, Erbacce interroga i modelli tradizionali di produzione e trasmissione della danza contemporanea, proponendo un’idea di arte che non si conserva, ma si trasmette attraverso i corpi, le relazioni e l’esperienza diretta.

Abbiamo chiesto a Franca Ferrari e Daniele Ninarello, direttori artistici, di spiegare come si è lavorato per giungere a questo “Museo Temporaneo delle Esperienze”: fra l’importanza della trasmissione dell’esperienza, la messa in crisi dei ruoli e la fruizione come atto attivo e non più passivo, queste sono le loro risposte.

Il Museo Temporaneo delle Esperienze ribalta l’idea tradizionale di fruizione, chiedendo allo spettatore di entrare e uscire, tornare, scegliere. In che modo questa libertà modifica concretamente il lavoro coreografico e la responsabilità dell’artista in scena?

La libertà di entrare, uscire, tornare e scegliere modifica radicalmente il discorso coreografico, che non è più pensato come una sequenza chiusa da seguire, ma come un incontro che si attiva nel tempo e nello spazio della relazione. La coreografia si fa espansa: non organizza solo movimenti, ma costruisce dispositivi aperti di esperienza.

In questo contesto il lavoro coreografico e performativo diventa uno spazio di relazione, attraversabile, in cui la fruizione non è lineare né prescritta. L’artista non guida lo sguardo dello spettatore, ma si assume la responsabilità di creare le condizioni perché l’incontro possa avvenire. La presenza in scena si trasforma: l’artista diventa medium, a volte visibile, a volte quasi invisibile, concentrato più sull’attivare un processo che sul mostrare una forma compiuta.

L’opera è pensata fin dall’origine come un organismo che si innesca solo nella relazione con il pubblico. La possibilità di attraversare i lavori in modo periferico, di sostare o allontanarsi, mette gli spettatori nella condizione di scegliere e di rispondere secondo la propria disponibilità. In questo modo la fruizione diventa un atto attivo, che permette di creare connessioni personali, ponti immaginari e riflessioni condivise.

Il pubblico è invitato a ricontattare il proprio corpo non come semplice osservatore, ma come corpo “di mezzo”, parte del sistema e della sua manifestazione. È in questa tensione tra opera e incontro che il Museo Temporaneo delle Esperienze ridefinisce sia la pratica coreografica sia la responsabilità dell’artista in scena.

Erbacce lavora su pratiche orizzontali e intergenerazionali: quali resistenze o criticità emergono quando si prova a scardinare modelli gerarchici consolidati nella formazione e nella produzione della danza contemporanea?

Lavorare su pratiche orizzontali e intergenerazionali significa, prima di tutto, mettere in crisi rapporti consolidati di autorità e trasmissione. Una delle principali resistenze riguarda proprio il bisogno di riferimenti chiari: l’assenza di una relazione formalizzata, come quella tradizionale tra insegnante e allievo, può generare disorientamento, soprattutto in contesti formativi abituati a strutture gerarchiche stabili.

In Erbacce il rapporto tra le persone è continuamente da ricontrattare e rigenerare. Questo richiede un’assunzione di responsabilità individuale maggiore, sia nei processi di apprendimento sia in quelli creativi. Non tutti sono pronti a esporsi in questo modo: emergono timori legati alla perdita di ruoli, di riconoscibilità e di linguaggi condivisi, così come difficoltà nell’attraversare e trasformare i codici che informano i processi creativi.

Allo stesso tempo, Erbacce si configura come uno spazio di costruzione di un pensiero collettivo capace di attraversare e informare i diversi percorsi artistici. Questa trasversalità produce intuizioni e possibili soluzioni inattese, ma implica una modalità di orientamento aperta, in cui la formazione passa dall’esperienza diretta e dal confronto continuo.

Scardinare modelli consolidati comporta quasi sempre una fase di smarrimento iniziale. È una criticità reale, ma anche una soglia necessaria: permette di ricontattare urgenze personali, rafforzare la fiducia nella propria natura creativa e trasformare le relazioni interne al progetto in vere pratiche di trasmissione e scoperta, nutrite dai significati e dalle parole che emergono dai processi stessi.

Parlate di un’arte che esiste solo quando incontra qualcuno. In un sistema culturale sempre più orientato alla documentazione e all’archiviazione, come si conserva – o si trasmette – un’esperienza pensata per essere viva, processuale e in continua trasformazione?

Un’esperienza pensata per essere viva e processuale non si conserva nel senso tradizionale del termine: si trasmette. La trasmissione diventa qui una forma di archiviazione non oggettuale, che non fissa l’opera ma ne prolunga l’esistenza generando nuova conoscenza.

In questo senso l’archivio principale è il corpo. Le esperienze lasciano tracce nei corpi di chi partecipa, e i corpi, spontaneamente, archiviano, memorizzano e testimoniano. L’incontro attiva una relazione reciproca in cui percepirsi come “corpi vivi” diventa centrale: ciò che attraversa il corpo riattiva archiviazioni antiche, a volte dimenticate, e allo stesso tempo ne produce di nuove.

Accanto a questa dimensione incarnata, tendiamo a conservare materiali collaterali alle opere – testi, blog, talk, presentazioni, relazioni, fotografie e video – non come documentazione esaustiva, ma come indizi, tracce, frammenti di un paesaggio. Non restituiscono l’esperienza, ma ne mantengono aperta la possibilità.

La trasmissione, così intesa, non è ripetizione ma trasformazione. Ogni attraversamento produce senso, attiva nuove domande e genera una riflessione profonda sui linguaggi performativi e sulle loro possibili evoluzioni. È un processo che stimola un riposizionamento dello sguardo e che continua a vivere proprio perché non si lascia fissare definitivamente.

Trionfo di danza e solidarietà per la Lega del Filo d’Oro

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Maria Sofia Palmieri ottiene il plauso di pubblico e critica all’Auditorium Seraphicum: un trionfo di danza e solidarietà per la Lega del Filo d’Oro

Si è tenuta lo scorso sabato 20 Dicembre, presso l’Auditorium Seraphicum di Roma, la serata dell’attesissimo spettacolo “Uniti da un Filo d’Oro…Con la musica!”, un evento che ha saputo coniugare l’eccellenza artistica con una profonda missione di solidarietà. L’iniziativa, nata dall’impegno organizzativo di Giovanna Bario, ha registrato un successo straordinario di pubblico, accorso per sostenere il Progetto «Weekend di sollievo» della sede romana della Lega del Filo d’Oro.

Il cuore pulsante della manifestazione è stata senza dubbio la performance di Maria Sofia Palmieri, che ha dominato la scena con l’opera intensa e commovente intitolata “Storia di una violenza”. L’artista ha saputo trasmettere un messaggio di rara potenza emotiva, aprendo la sua esibizione con un raffinato passo a due insieme al ballerino Giuseppe Ranieri. In questo primo momento, la fluidità del movimento e la forza della coreografia hanno catturato l’attenzione della platea, preparando il terreno per la fase successiva della performance.

Con una transizione carica di significato, Maria Sofia Palmieri ha poi esplorato le possibilità espressive della Lingua dei Segni, affiancata dalla performer LIS Eleonora Ponticelli. Questo passaggio ha rappresentato il vertice artistico della serata, dimostrando come la danza e il segno possano fondersi per abbattere ogni barriera comunicativa. La maestria di Maria Sofia Palmieri nel rendere visibile la musica e le parole attraverso il corpo ha dato voce a chi vive nel silenzio, trasformando l’atto performativo in un momento di pura inclusione.

Il contributo dell’artista è stato la colonna portante di un programma vasto e coinvolgente, che ha visto alternarsi sul palco formazioni di rilievo come i Soul Singers, i CIAORINO, Musicanova, i Kol Rinà e i Notecontrovento. A conferire ulteriore prestigio all’evento è stata la partecipazione della Fanfara dei Carabinieri di Roma, ospite d’onore, che con le sue note solenni ha sottolineato l’importanza istituzionale e sociale della serata.

La conduzione di Paolo Mellucci e il supporto dell’interprete LIS Carlo Wialletton hanno garantito che ogni momento fosse accessibile a tutti i presenti, riflettendo pienamente i valori della Lega del Filo d’Oro. Al termine dell’evento, il lungo applauso tributato a Maria Sofia Palmieri e a tutto il cast ha suggellato il trionfo di una serata dove l’arte non è stata solo spettacolo, ma un ponte teso verso la comprensione e il sostegno del prossimo, lasciando un segno indelebile nel cuore della capitale.

A Roma gli Stati generali dell’onorificenza civile. Presente APAMRI che nomina Lino Banfi Presidente Onorario

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A Palazzo Valentini l’Associazione Parlamentare di Amicizia con gli Insigniti al Merito della Repubblica Italiana (APAMRI) celebra il primo anno di attività, nomina Lino Banfi Presidente Onorario e rilancia il valore del merito come fondamento della Repubblica.

L’Associazione Parlamentare di Amicizia con gli Insigniti al Merito della Repubblica Italiana (APAMRI) si è riunita a Roma, presso Palazzo Valentini – Sala David Sassoli, in occasione degli Stati generali dell’onorificenza civile, a un anno dalla nascita dell’associazione. Un appuntamento nazionale che ha visto la partecipazione di delegati regionali, provinciali e volontari, ponendo al centro il valore del merito come fondamento della Repubblica e leva per l’impegno sociale e istituzionale.

L’evento, condotto dalla giornalista Paola Zanoni, ha riunito numerose personalità del mondo istituzionale, della magistratura e delle forze di polizia. Ospite d’onore il Prefetto di Roma Lamberto Giannini, già Capo della Polizia di Stato, che ha aperto i lavori sottolineando il significato civile e costituzionale dell’impegno degli insigniti al merito.

Al tavolo dei relatori, tra gli altri, Sua Eccellenza il Prefetto Lamberto Giannini, il Presidente di Unicef, dott. Nicola Graziano, magistrato; il Vice Segretario Generale della Presidenza del Consiglio Marco Villani, il Procuratore Generale Dott. Armando D’Alterio, il Prefetto Dott. Salvatore Montanaro, entrambi premiati dall’APAMRI per le loro numerose attività istituzionali, il Presidente Nazionale dell’APAMRI Cav. uff. Riccardo Di Matteo, la Presidente dei Parlamentari On. Carla Giuliano, il Segretario GeneraleComm. dott. Michele Grillo e i delegati regionali, provinciali presenti all’evento. Presente all’evento il Presidente Onorario di APAMRI, Cav. di Gran Croce Giuseppe Trieste.

Nel corso della giornata è stata ufficializzata la nomina di Lino Banfi a Presidente Onorario dell’Associazione APAMRI, riconoscendo in lui non solo un Cavaliere di Gran Croce, ma una figura simbolica capace di rappresentare, anche nel mondo della cultura popolare, i valori del servizio e della dignità civile. Presenti inoltre rappresentanti del mondo del volontariato e del terzo settore, tra cui il Presidente di UNICEF Italia, nonché Magistrato, Nicola Graziano, a conferma del dialogo tra istituzioni e società civile.

Al centro del dibattito, il significato profondo del merito come responsabilità verso il futuro, in particolare nei confronti delle nuove generazioni, e il ruolo crescente dell’associazione nel promuovere iniziative sociali su scala nazionale. Ampio spazio è stato dedicato anche al tema della leadership femminile, considerata un valore da riconoscere e valorizzare all’interno dei percorsi di eccellenza istituzionale e professionale.

«L’articolo 54 della Costituzione ci ricorda che servire lo Stato è un impegno che si fonda su fedeltà e onore. Non conta se si è in servizio o in quiescenza: ciò che conta è sentirsi, per tutta la vita, servitori dello Stato», ha dichiarato il Prefetto di Roma Lamberto Giannini.

Il Presidente Nazionale di APAMRI, Riccardo Di Matteo, ha evidenziato il valore strategico di questo primo incontro nazionale: «L’associazione è nata nel 2024 e oggi sta costruendo il proprio organigramma nazionale. Nel 2026 avvieremo numerosi progetti nel sociale e nel volontariato. Valorizzare il merito significa offrire esempi positivi alla collettività e lavorare per il benessere delle future generazioni».

Nel suo intervento, l’Onorevole Carla Giuliano, Presidente dei Parlamentari per APAMRI, ha espresso soddisfazione per la riuscita dell’iniziativa: «È una giornata di cui vado orgogliosa. Ringrazio gli organizzatori e auspico che l’attività dell’associazione possa proseguire con forza, portando risultati concreti e duraturi».

Ha concluso il Segretario Generale Michele Grillo, ribadendo una delle linee guida dell’associazione: «Uno degli obiettivi centrali dell’APAMRI è esaltare il ruolo delle donne. Sin dall’inizio abbiamo condiviso alcuni obiettivi e tra i più importanti, crediamo che il lavoro delle donne debba essere riconosciuto come autentico titolo di merito».

Gli Stati generali dell’onorificenza civile hanno rappresentato non solo un momento di bilancio, ma soprattutto un punto di partenza per rafforzare una rete nazionale impegnata a promuovere merito, servizio e coesione sociale, nel solco dei valori costituzionali della Repubblica.

Malattia di Huntington, LIRH: passi avanti su riconoscimento e ricerca scientifica

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Il 2025 si chiude come un anno particolarmente significativo per LIRH – Lega Italiana Ricerca Huntington, segnato da un rafforzamento dell’impegno sociale e divulgativo della Fondazione e da importanti avanzamenti sul fronte della ricerca scientifica. “Le persone con malattia di Huntington non si sentono ‘viste’. Da qui nasce il bisogno profondo di essere riconosciute”, afferma Barbara D’Alessio, Presidente LIRH. “Il nostro lavoro comincia con il cercare di rispondere a questo bisogno promuovendo conoscenza, consapevolezza e una narrazione più corretta di questa complessa malattia rara,neurodegenerativa, ereditaria come presupposto imprescindibile per la corretta presa in carico e per la lotta allo stigma. Nell’ultimo anno ci sono state tappe davvero importanti in questa direzione”.

Tra i momenti più rilevanti del 2025, l’evento del 13 febbraio presso la Fondazione Prada di Milano, nell’ambito del progetto internazionale Human Brains, che dal 2018 pone l’attenzione sulle malattie neurodegenerative. “Per la prima volta – sottolinea D’Alessio – accanto ad Alzheimer, SLA, Sclerosi Multipla e Parkinson, si è parlato anche di malattia di Huntington, portandola finalmente sotto i riflettori di un grande progetto culturale e scientifico”.

Altro passaggio centrale è stata la presentazione del libro “Vite Sospese” di Francesco Rossiello, anche in Senato: un racconto diretto e realistico, lontano da ogni retorica, capace di restituire una rappresentazione autentica della malattia, nella quale molte persone e famiglie si sono riconosciute.

Il 2025 ha segnato inoltre una crescita significativa della rete dei giovani: circa 140 ragazze e ragazzi, provenienti da diverse parti d’Italia, si sono aggregati all’associazione NOI Huntington, nata proprio con l’aiuto della LIRH. “Le parole che ricorrono di più nei loro racconti sono stigma e solitudine – racconta la Presidente – ma ciò che colpisce è la loro reazione: sempre più giovani scelgono la comunicazione come strumento di cambiamento, mettendoci la faccia e contribuendo a modificare la narrazione della disabilità”.

Accanto all’impegno sociale, il 2025 è stato anche un anno di svolta per la ricerca sulla malattia di Huntington. “Pur non avendo ancora raggiunto una cura – spiega Ferdinando Squitieri, neurologo e punto di riferimento internazionale per la ricerca sull’Huntington – siamo oggi in una fase storica completamente diversa rispetto al passato, grazie a una comunità scientifica globale in forte fermento”.

Secondo Squitieri, questo cambiamento è dovuto a tre fattori chiave: lo sviluppo di network internazionali di ricerca senza precedenti, come la piattaforma Enroll-HD, che coinvolge oltre 30.000 partecipanti nel mondo e alla quale la Fondazione LIRH di Roma contribuisce con uno dei numeri più alti di partecipanti e con un livello qualitativo altissimo (tasso di compliance riconosciuto del 99%); la ridefinizione delle strategie sperimentali, sempre più basate su dati e campioni biologici dei pazienti; e il crescente interesse di biotech e industrie farmaceutiche, con oltre cento aziende impegnate in trial clinici in Nord America, Europa e Australasia.

La ricerca mondiale si concentra oggi su tre grandi obiettivi: bloccare gli effetti tossici della proteina huntingtina mutata, contrastare i danni biologici da essa indotti e individuare biomarcatori sempre più precisi per valutare l’efficacia delle terapie. In questo contesto si collocano diverse sperimentazioni promettenti, tra cui approcci di terapia genica, nuove molecole orali e farmaci antisenso, che mostrano segnali incoraggianti di tollerabilità, riduzione della proteina mutata e primi benefici clinici. Parallelamente, sono in avvio progetti europei innovativi come Expand-RED, che utilizza nuove tecnologie, intelligenza artificiale e imaging avanzato per individuare nuovi marker di malattia, con il coinvolgimento anche dell’Italia grazie al co-finanziamento del Ministero della Salute.

“Mai come oggi – conclude Squitieri – la speranza di raggiungere risultati concreti è reale e deve arrivare con chiarezza alla comunità delle persone e delle famiglie che convivono con la malattia”.

Il bilancio del 2025 restituisce l’immagine di una LIRH sempre più impegnata a rendere visibile l’Huntington, a rafforzare la comunità e a promuovere e sostenere una ricerca scientifica che, finalmente, guarda al futuro con maggiore fiducia.

Sanità, corso SICCH su Tavi e tecnologie mini-invasive per giovani cardiochirurghi

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Focus su innovazione e procedure avanzate nel trattamento delle patologie cardiovascolari

Sanità, corso SICCH su Tavi e tecnologie mini-invasive per giovani cardiochirurghi

Presidente Michele Pilato: “I pazienti da curare diventano sempre più complessi, perché più anziani e con diverse comorbilità. La scelta del tipo di intervento va adattata in maniera ‘sartoriale’” “Serve promuovere, all’interno della comunità scientifica nazionale, un approccio culturale volto a valorizzare il concetto di ‘Heart Team’”

Si è svolto nei giorni scorsi, presso il Palazzo dei Congressi di Salsomaggiore Terme, il 4° Corso organizzato dalla Società Italiana di Chirurgia Cardiaca (SICCH) sull’utilizzo delle nuove tecnologie mini-invasive, robotiche e trans-catetere, nel trattamento delle patologie cardiovascolari. L’evento, rivolto ai giovani cardiochirurghi in formazione, ha registrato la presenza di circa 200 partecipanti, provenienti da tutta Italia, tra esperti, docenti e specializzandi. Questi ultimi hanno avuto la possibilità di applicare le nuove tecnologie nel training campus del corso, con moderni simulatori in grado di riprodurre virtualmente le avanzate procedure chirurgiche. L’innovazione tecnologica consente oggi la correzione efficace delle patologie cardiache in maniera micro-invasiva sul paziente, garantendo piccole cicatrici e un rapido ritorno ad una vita normale. “I pazienti da curare diventano sempre più complessi, perché più anziani e con diverse comorbilità. La cardiochirurgia – ha dichiarato il Presidente SICCH, Michele Pilato – dispone oggi di avanzate e diversificate strategie di trattamento delle malattie cardiache, che consentono di ridurre traumi e rischi dell’intervento. Ad esempio, una grave disfunzione di valvola cardiaca può essere trattata sia con tecniche chirurgiche mini-invasive, anche robotiche, che per via percutanea con l’utilizzo di un catetere senza alcun taglio chirurgico, come la procedura TAVI per il trattamento della stenosi aortica. La scelta del tipo di intervento va adattata in maniera ‘sartoriale’ al singolo paziente, in modo da garantire non solo il buon risultato immediato della procedura, ma anche il suo beneficio a distanza in termini di miglioramento dell’aspettativa e della qualità di vita”. “La cardiochirurgia italiana ha raggiunto livelli eccelsi per la presenza di professionalità di grande competenza tecnica e di elevato profilo scientifico internazionale. Il corso di Salsomaggiore – ha aggiunto – è stata un’occasione di confronto tra tali esperti e i giovani chirurghi in formazione, che dovranno acquisire competenze e responsabilità future per gestire la complessità delle patologie cardiovascolari”. “L’auspicio – ha concluso il Presidente Pilato – è di promuovere all’interno della comunità scientifica nazionale, un approccio culturale volto a valorizzare il concetto di ‘Heart Team’, in cui le diverse figure professionali coinvolte, possano mettere insieme le proprie competenze specifiche e condividere in armonia programmi nell’esclusivo interesse del paziente”. Infine, durante i lavori, è stata affrontata la questione relativa al mancato riconoscimento, in Francia, del titolo di cardiochirurgo dei giovani neospecialisti italiani. A tal proposito, si è registrato anche l’intervento della deputata Alessia Ambrosi, componente della Commissione Politiche Ue della Camera, che ha riferito dell’impegno del governo, nelle opportune sedi istituzionali europee, per la soluzione della problematica.



Roma, l’arte per crescere liberi: educazione, passione e visione nel vernissage di Rocar

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Roma. Un’arte che non chiede spiegazioni ma spazio. Un’educazione che non incanala, ma protegge. È questo il senso profondo del vernissage ‘Rocar – Emozioni in corsa’, dedicato alle opere di Rocco Carbone, 11 anni, in arte Rocar, svoltosi a Roma in un clima di intensa partecipazione emotiva e di autentico dialogo tra arte, formazione e crescita.

L’evento, ospitato dalla Galleria Sallustiana Art Today diretta da Francesca Triticucci, ha visto la presenza di autorevoli esponenti del mondo istituzionale, culturale ed economico: Raimondo Grassi, presidente con deleghe nei settori energia e aerospace; Angelo Deiana, presidente di Confassociazioni; la nota critica d’arte Cristina Galassi; il dottor Gilberto Di Benedetto, psicologo di riconosciuta esperienza; insieme all’alta dirigenza dell’Istituto San Giuseppe De Merode, a conferma dell’importanza del percorso formativo che lega arte, educazione e passione. Numerosa e significativa anche la presenza di ragazzi e giovani studenti, veri protagonisti silenziosi di una serata pensata per parlare al futuro.

La presentazione è stata affidata al professor Roberto Litta, che ha offerto una lettura profonda, lucida e non convenzionale delle opere, restituendo all’arte di Rocar una dimensione critica rara per un autore così giovane.

Arte, memoria e movimento
A margine del vernissage, Rocco Carbone ha raccontato l’origine del proprio immaginario artistico: il ricordo del nonno Angelo, pilota di Formula 3, la passione per le automobili, la velocità, il movimento, il tempo. Elementi che riaffiorano nelle sue tele come stratificazioni di gesto, colore ed energia, dando vita a uno stile personale, istintivo e sorprendentemente consapevole.

La critica del professor Roberto Litta
“Questa non è un’opera che urla. È un’opera che respira. È viva”, ha sottolineato Roberto Litta. Secondo il critico, nelle opere di Rocar emergono con chiarezza: l’assenza di un centro imposto, segno di una ricerca autentica, non guidata dal desiderio di piacere; una stratificazione consapevole, che rivela memoria del gesto e ritorno intenzionale sull’azione pittorica; un uso del colore non decorativo, ma conflittuale, capace di tollerare l’ambiguità; un controllo intuitivo dentro l’apparente caos, fatto di zone dense e zone lasciate deliberatamente ‘respirare’.

“Rocco non sta copiando un linguaggio, né sta imitando Pollock: sta costruendo il suo. Questo non è un quadro che chiede di essere spiegato. È un quadro che chiede spazio”, ha
evidenziato Litta, sottolineando come lavori di questo tipo vadano protetti e non addomesticati, perché la differenza tra un talento che diventa decorativo e uno che diventa profondo la fanno sempre gli adulti che lo circondano.

Le parole della madre
Nel corso della serata è intervenuta anche Angelica Bianco, madre di Rocco, esperta internazionale di AI Ethics e direttrice editoriale: “Per una madre è naturale vedere il proprio figlio come bravissimo. Ma quando sono gli altri, con esperienza e competenza, a riconoscerne la forza espressiva, quel sentimento diventa orgoglio. L’arte è uno strumento potentissimo per crescere sani, liberi e capaci di pensiero decisionale”.

Arte ed educazione: una responsabilità adulta
Il vernissage ‘Rocar – Emozioni in corsa’ si è così trasformato in un momento di riflessione più ampia sul valore dell’arte come strumento educativo, sulla necessità di non accelerare i talenti, di non incanalarli prematuramente, ma di accompagnarli con rispetto, ascolto e silenzio consapevole. Un messaggio chiaro è emerso dalla serata: la passione, quando è sostenuta da un’educazione intelligente, diventa visione.

CARCERI, DE CORATO(FDI): «CONCORDO CON NORDIO CHE SCARCERAZIONE DETENUTI SAREBBE FALLIMENTO-RESA STATO

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NELLE NOSTRE CITTA’, SOPRATTUTTO A MILANO, ABBIAMO GIA’ TROPPI PREGIUDICATI CHE MAGISTRATI LIBERANO FACILMENTE».

Milano, 20 Dicembre 2025 – «Concordo quanto detto dal Ministro Nordio sul fatto che una scarcerazione anticipata dei detenuti altro non sarebbe che la resa e il conseguente fallimento dello Stato. Altro che risoluzione del problema sovraffollamento. Già nelle nostre città, ed in particolare a Milano, ogni giorno leggiamo dai fatti di cronaca che centinaia di malviventi arrestati sono pluri pregiudicati perchè, la Magistratura, libera con troppa facilità. Il solo fatto di pensare di svuotare le carceri italiane, liberandole cospicuamente, sarebbe un ulteriore passo indietro che istigherebbe la malavita e delinquenza a continuare le loro attività illecite nel nostro Paese. E ciò con i Governi di destra non dovrà mai accadere».

Così il Deputato di Fratelli d’Italia, vice Presidente della Commissione Affari Costituzionali della Camera ed ex vice Sindaco delle Giunte di Centrodestra milanesi, Riccardo De Corato.

“L’aeroporto di Frosinone avrà un nuovo volto: scuola interforze per piloti di droni militari”, organizzato dall’Associazione Impegno di Frosinone

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“E’ una bella giornata perché siamo qui per celebrare una bella notizia – ha evidenziato il sindaco di Frosinone, Riccardo Mastrangeli

Il rischio era che il trasferimento del 72° Stormo dell’Aeronautica dall’aeroporto militare di Frosinone, si trasformasse in una perdita secca per la città e in un ulteriore impoverimento per il territorio sotto il profilo demografico ed economico ma tutto ciò è stato evitato.                                                                                                                               E’ quanto ha sottolineato l’Onorevole Aldo Mattia, deputato di Fratelli d’Italia, nel suo intervento all’incontro sul tema “L’aeroporto di Frosinone avrà un nuovo volto: scuola interforze per piloti di droni militari”, organizzato dall’Associazione Impegno di Frosinone.    

“Una volta compresa l’impossibilità di evitare il trasferimento del 72° Stormo a Viterbo – ha spiegato Mattia – grazie al lavoro congiunto con l’onorevole Maria Veronica Rossi siamo riusciti a cogliere l’opportunità di una purtroppo instabile situazione geopolitica per mantenere e rilanciare la struttura che sarà destinata a sede di una Scuola Interforze di addestramento e conseguimento dei brevetti per piloti di droni militari. Un salto di qualità dell’aeroporto di Frosinone, in ragione di una maggiore presenza di militari ed allievi piloti con una ricaduta positiva per la città”.  “Ringrazio l’onorevole Aldo Mattia – ha dichiarato Maria Veronica Rossi, già europarlamentare – per avermi affiancato in questa battaglia. A noi interessava mantenere la struttura dell’aeroporto militare con una valenza più importante rispetto alla scuola di piloti degli elicotteri. Ci vorrà qualche mese ma siamo riusciti nel nostro intento e vigileremo affinché vi sia una piena realizzazione del progetto interforze”.      

“E’ una bella giornata perché siamo qui per celebrare una bella notizia – ha evidenziato il sindaco di Frosinone, Riccardo Mastrangeli – e dobbiamo analizzare il punto di partenza (la decisione dell’ex Ministro della Difesa del precedente Governo, Lorenzo Guerini di trasferire il 72° Stormo) e il punto di arrivo (la scuola per piloti di droni miliatri). I passaggi intermedi della mozione che abbiamo prodotto in Consiglio Comunale e inoltrato al Governo attuale, sollecitati dall’Associazione Impegno e l’azione degli onorevoli Aldo Mattia e Maria Veronica Rossi che voglio ringraziare sentitamente perché hanno raggiunto un risultato concreto senza la fantasie di voli pindarici per progetti irrealizzabili. Penso che Frosinone abbia imboccato una strada nuova e una strada migliore perché i droni oggi sono il futuro”.  

“E’ la fine di un percorso di mobilitazione iniziato due anni fa – ha sottolineato Maurizio Plocco, Presidente dell’Associazione Impegno – a difesa di un sito che garantiva il 5% del Pil della provincia di Frosinone. Gli onorevoli Maria Veronica Rossi e Aldo Mattia ci sono stati sempre vicini. Non è stato possibile evitare il trasferimento del 72° Stormo ma abbiamo raggiunto un obiettivo di primaria importanza: una struttura strategica che diventerà un punto di riferimento per tutte le Forze Armate”.

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