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Nasce il Consiglio dei Giovani di Ciampino: partecipazione, idee e futuro

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Ci siamo appena insediati e sono molto contento che il Consiglio dei Giovani di Ciampino nasca con la volontà di essere uno spazio attivo, propositivo e costruttivo, capace di portare idee e proposte concrete per il presente e per il futuro della nostra città.

Questo nuovo percorso rappresenta un’importante opportunità per i giovani di Ciampino, che potranno partecipare in modo diretto alla vita pubblica, confrontarsi e contribuire alle scelte che riguardano la comunità.

Un sentito ringraziamento va all’Amministrazione Comunale per aver creduto nei giovani e per aver sostenuto la nascita di questo Consiglio, riconoscendo il valore della partecipazione e dell’ascolto delle nuove generazioni.

Il Consiglio dei Giovani lavorerà fin da subito con impegno e responsabilità, con l’obiettivo di costruire un dialogo costante con le istituzioni e di dare voce alle idee, ai bisogni e alle proposte dei giovani, guardando con fiducia al futuro di Ciampino.

Lorenzo Fanasca 

Sanità, Tiso(Accademia Ic): “Liste di attesa infinite. Serve sistema rapido ed equo”

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Sempre più persone si rivolgono al privato per visite e prestazioni a causa delle lunghe liste d’attesa nel sistema pubblico e della necessità di tempi rapidi per diagnosi e cure. A ciò si aggiungono fattori economici e organizzativi che stanno ridisegnando il panorama sanitario italiano. Parallelamente, crescerebbe il numero di italiani che rinunciano a curarsi: circa uno su dieci, secondo recenti stime, dichiarerebbe di aver rinunciato a una visita o a un esame specialistico, soprattutto per motivi economici o per le liste d’attesa troppo lunghe. Un contesto sanitario davvero allarmante che non può e non deve essere sottovalutato dalle istituzioni competenti. Cosa fare dunque per risollevare la situazione? Rafforzare, sicuramente, la sanità pubblica: investimenti mirati per ridurre le liste d’attesa e garantire accesso equo. Al contempo, bisogna lavorare sulla Integrazione pubblico-privato: convenzioni e collaborazioni per rendere più accessibili le prestazioni private a prezzi competitivi. Infine, elaborare maggiori di sostegno: agevolazioni fiscali e contributi per le famiglie più fragili. E puntare su Digitalizzazione e innovazione: telemedicina e strumenti digitali possono ridurre tempi e costi, migliorando l’efficienza. A giudizio di Accademia IC, infatti, se non si interviene con politiche strutturali, il rischio è quello di accentuare nel nostro Paese le disuguaglianze e di trasformare la salute in un privilegio per pochi. La sfida per il futuro sarà garantire un sistema sanitario che sia rapido, equo e universale, capace di rispondere realmente ai bisogni di tutti i cittadini”.

Così, in una nota, Carmela Tiso, portavoce nazionale di Accademia Iniziativa Comune e presidente della associazione Bandiera Bianca

La fidélité récompensée par Prince Ali Casino : quels avantages ?

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En tant qu’analyste en ligne spécialisé dans les casinos numériques, j’observe depuis plusieurs années l’évolution des programmes de fidélité. Prince Ali Casino, plateforme bien établie sur le marché, se distingue par une politique de récompenses pensée pour encourager et valoriser ses joueurs réguliers. Cette fidélité n’est pas un simple slogan commercial : elle se traduit par des avantages tangibles et attractifs. Découvrons ensemble ce qui rend ce casino unique dans sa manière de récompenser son audience.

Prince Ali Casino propose un univers ludique où chaque session de jeu compte. Dès les premiers dépôts, le joueur bénéficie d’un traitement personnalisé grâce à un système de points qui s’accumulent à chaque pari. Ce mécanisme combine transparence et simplicité, facilitant le suivi des gains fidélité. Pour en savoir plus sur ce casino et ses offres, visitez prince ali casino.

Pourquoi la fidélité est-elle si valorisée chez Prince Ali ?

La fidélité chez Prince Ali Casino est récompensée à différents niveaux, offrant ainsi une expérience enrichie et progressive. Contrairement à d’autres plateformes où la fidélisation reste très modérée, ici, plusieurs paliers incitent à revenir et à jouer de façon régulière. Ces paliers distribuent des avantages croissants qui peuvent inclure :

  • Des bonus exclusifs réservés aux membres fidèles
  • Des cashback sur les pertes pour limiter les risques
  • Des invitations à des tournois privés ou des événements spéciaux
  • Un système VIP avec un gestionnaire dédié pour les gros joueurs
  • Des promotions personnalisées en fonction de l’activité de jeu

Ces bénéfices motivent non seulement à rester actif, mais aussi à améliorer ses performances grâce à une récompense continue.

Comment fonctionne le programme de fidélité ?

À chaque mise, le joueur cumule des points de fidélité appelés « Ali Points ». Ces points peuvent ensuite être échangés contre diverses récompenses. Le programme se décline en plusieurs niveaux, de Bronze à Diamant, avec une montée en gamme visible sur le profil utilisateur.

Niveau Ali Points requis Avantages clés
Bronze 0 – 999 Bonus standard
Argent 1 000 – 4 999 Cashback 5%, accès à tournois VIP
Or 5 000 – 14 999 Bonus exclusifs, support prioritaire
Platine 15 000 – 29 999 Gestionnaire personnel, cadeaux
Diamant 30 000+ Invitations événements, bonus XXL

Le programme est automatique, sans conditions cachées, ce qui garantit la transparence. Les joueurs peuvent ainsi planifier leurs sessions en sachant exactement à quoi s’attendre.

Un regard critique d’un joueur expérimenté

Pour un joueur habitué, revenir sur une plateforme qui valorise le temps et l’argent investis change la donne. Prince Ali Casino propose une communication claire sur ses offres de fidélité, ce qui évite les frustrations fréquentes dans l’iGaming. Par exemple, la fréquence des offres personnalisées est un vrai plus, elle souligne l’intérêt porté au profil individuel du joueur.

Cependant, il faut rester vigilant sur les conditions de mise des bonus fidélité : certains peuvent imposer des exigences strictes, typiques dans le secteur. Mais dans l’ensemble, le ratio avantages/contraintes est favorable et bien en phase avec les attentes des joueurs réguliers.

Quick facts : ce qui différencie Prince Ali des autres casinos

  • Programme de fidélité multi-niveaux bien structuré
  • Récompenses variées, du bonus au cashback en passant par le VIP
  • Transparence sur les conditions et accès facile à l’information
  • Interface intuitive pour le suivi des points et des récompenses

FAQ – Tout savoir sur le programme de fidélité de Prince Ali Casino

1. Comment accumuler des points de fidélité sur Prince Ali Casino ?

Chaque euro misé rapporte des Ali Points, automatiquement crédités dans votre compte fidélité.

2. Les points de fidélité expirent-ils ?

Oui, les points doivent être utilisés dans un délai de 12 mois, sinon ils sont perdus.

3. Peut-on cumuler des points en jouant aux jeux gratuits ou en mode démo ?

Non, seuls les paris réels donnent droit à des Ali Points.

4. Quels sont les avantages concrets pour un joueur VIP ?

Ils bénéficient d’un gestionnaire personnel, d’un accès exclusif aux promotions et invitations spéciales.

5. Est-il possible de suivre son niveau de fidélité facilement ?

Oui, une interface dédiée permet de visualiser ses points, son niveau et les récompenses disponibles.


En somme, la politique de fidélisation de Prince Ali Casino s’impose comme un modèle à suivre pour les plateformes souhaitant engager leur clientèle sur le long terme. La diversité des avantages, la clarté du système d’accumulation des points et la progression par paliers offrent une expérience motivante, récompensant tous les profils de joueurs. Que vous soyez un amateur ou un joueur confirmé, ce casino sait valoriser votre confiance efficacement.

Un momento di festa e partecipazione in un’ottica inclusiva

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Ceprano, Con la seconda edizione di “InCAAnto di Natale” si è accesa la magia delle feste tra inclusione, giochi e condivisione

Domenica scorsa, la Villa Comunale di Ceprano si è trasformata in un luogo magico in occasione della seconda edizione della festa “InCAAnto di Natale”, organizzata dal “Centro Bug” (Riabilitazione, Psicoterapia, Tutoraggio DSA), dalla Cooperativa Sociale Centro Bug e dall’associazione ACH 4X4. L’iniziativa, rivolta a bambini, famiglie e persone di ogni età, è nata con l’obiettivo di creare un momento di festa e partecipazione in un’ottica inclusiva, dove nessuno resta indietro. L’inclusione, la partecipazione, il senso di appartenenza, hanno coinvolto tutti partecipanti, grazie all’ottima organizzazione curata da grandi professionisti che si dedicano a persone speciali. Durante la giornata non sono mancate attività laboratoriali con adattamenti in CAA, giochi a tema natalizio, stand con dolci, merende golose e piccole sorprese per grandi e piccini. La Villa Comunale si è vestita a festa, accogliendo tutti in un’atmosfera calda e accogliente, tra sorrisi e musica. ““InCAAnto di Natale” -si legge in una nota- si è dimostrata un’occasione preziosa per riscoprire il senso autentico del Natale: condivisione, accoglienza, comunità. Una festa accessibile e partecipata, dove l’inclusione è stata vissuta concretamente. Una giornata ricca di emozioni e magia, che ha regalato a tutti un momento speciale da ricordare. Perché il Natale, quando è per tutti, è davvero più bello”.

Dominio Pubblico: Le voci della città: i quartieri raccontati dai loro abitanti

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Lasciare il microfono ai residenti delle periferie urbane, permettendo loro di raccontare il territorio e di confrontarsi con le storie che lo attraversano: questa è l’idea dietro “Le voci della città”, un progetto di animazione territoriale di Sprixar Srl, realizzato con il contributo di Roma Capitale in collaborazione con Dominio Pubblico che nasce perrestituire parola, dignità narrativa e protagonismo ai cittadini di Primavalle, Santa Maria della Pietà e zone limitrofe.

Cuore del progetto, la redazione partecipata composta da giovani Under 30, che hanno esplorato i quartieri e dialogato con le comunità, raccogliendo testimonianze e costruendo un prodotto culturale contemporaneo che affonda le radici nella memoria collettiva ma lancia lo sguardo al futuro.

Conduttrice ufficiale delle puntate, Nicoletta Calabrese, giovane progettista culturale Under 30 con esperienza nei processi partecipativi e nelle pratiche di audience engagement.

“Le voci della città” nasce per affrontare alcune delle sfide tipiche delle periferie urbane: la frammentazione sociale, la scarsa comunicazione tra generazioni, la distanza percepita dalle istituzioni, la mancanza di spazi di espressione culturale. Attraverso un format accessibile, dinamico e altamente inclusivo, il progetto intende favorire l’integrazione sociale e promuovere una narrazione condivisa delle trasformazioni dei quartieri.

Il podcast, registrato in parte in studio e in parte sul campo, diventa così un archivio vivente, un contenitore di voci, emozioni e ricordi, che restituisce una mappa umana dei territori. La narrazione finale non è la somma delle singole interviste, ma un mosaico di prospettive che compongono una storia più ampia: quella di una comunità che si riconosce, dialoga e trova nuove forme di espressione.

A rendere il racconto ancora più ampio e significativo, i contributi di musicisti, poeti, scrittori, illustratori e performer della scena culturale romana, compresi gli interventi musicali registrati in occasione del Festival delle passeggiate ideato da Giulia Ananìa, cantautrice, poeta e illustratrice romana, e Tiziano Panici, direttore artistico del progetto Dominio Pubblico.

All’interno dei 4 episodi troverete le voci di: Adriano Bono, Etta Jungle con Manatì, Fabio Magnasciutti, Fabrizio Sartori, Lavinia Mancusi, Militant A, Tommaso “Piotta” Zanello con Francesco Santalucia, e narratori come Cristiano Armati e Yari Selvetella, Maurizio Fortini, Maurizio Mequio o “Poeta del Nulla”, che hanno contribuito a rendere ogni puntata un’esperienza culturale completa, in cui la creatività dialoga con la memoria collettiva.

Tutti gli episodi del podcast sono disponibili gratuitamente su Speaker: https://tr.ee/MC8xawgiEV , Spotify: https://tr.ee/H78SwOgP9w e Amazon Music https://music.amazon.com/podcasts/c70370c9-1fe9-4cc1-9a50-bb782b33477d/le-voci-della-citt%C3%A0—il-podcast

Un progetto di Sprixar Srl realizzato con il contributo di Roma Capitale in collaborazione con

Dominio Pubblico

Sound Designer Simone Colaiacomo

Speaker Nicoletta Calabrese

Libri: “Odio Innocente” di Domenico Romeo premiato all’XI edizione del Premio Letterario Caffè delle Arti di Roma

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E’ stato il romanzo Odio Innocente, edito da Armando Editore, del criminologo reggino Domenico Romeo, a distinguersi all’XI edizione del Premio Nazionale Letterario Caffè delle Arti, manifestazione che si è svolta a Roma e che ogni anno ha riunito autori, editori e operatori culturali da tutta Italia.

La cerimonia di premiazione si è tenuta sabato 29 novembre, presso il Centro Congressi “I Cavour” della Capitale. La giuria, dopo aver valutato oltre 700 opere pubblicate tra il 2024 e il 2025 e al termine di un anno di attento lavoro di selezione, ha individuato i libri vincitori per categoria, attribuendo a Odio Innocente un importante riconoscimento letterario. All’autore e al romanzo è stato infatti conferito il Premio d’Onore della Giuria, unitamente a una Segnalazione di Merito, a testimonianza del valore narrativo e culturale dell’opera.

Nel corso della cerimonia, Domenico Romeo ha dichiarato: «Nell’anno che rievocava i cinquant’anni dall’uccisione di Pier Paolo Pasolini, non avrei mai potuto immaginare di essere destinatario di un premio letterario per un mio noir in cui spiccava la figura del poeta. È anche a lui che ho dedicato questo riconoscimento».
Pubblicato da Armando Editore, Odio Innocente è stato accolto come un noir di forte impatto storico e politico, capace di condurre il lettore nel ventre oscuro degli anni Settanta, tra eversione clandestina, traffici illeciti, apparati deviati dello Stato e ossessioni ideologiche. Al centro della narrazione, la figura di Matteo, uomo ambiguo e violento, la cui ossessione per la morte di Pier Paolo Pasolini ha rappresentato il motore di una ricerca che si è sviluppata lungo una linea di confine labile tra Stato e antistato, bene e male, colpa e redenzione.
Il riconoscimento ottenuto al Premio Caffè delle Arti ha confermato l’attenzione della critica verso un’opera capace di coniugare rigore narrativo, profondità psicologica e ricostruzione storica, restituendo uno spaccato intenso e inquieto di una delle stagioni più complesse della storia italiana contemporanea.
Sinossi
Italia, anni Settanta: a pochi anni dallo scoppio del ’68, l’uccisione di Pier Paolo Pasolini, con le sue connessioni a tinte fosche, fa esplodere anime violente e fragili, realtà borderline. Viene così sconvolta la vita di Matteo, un uomo appartenente al neofascismo militante e violento, ossessionato dalla figura di Pasolini e dalla sua morte al punto da cercare la verità sul caso come ragione di vita. Attraverso la sua doppiezza morale, che lo spinge di nascosto a servire l’eversione nera seppure appartenendo a gangli dello Stato, emergono figure insolite di terroristi ex latitanti riabilitati pronti ad aiutarlo in questa missione, esoterismo e poteri impossibili da definire, in una linea di demarcazione labile fra Stato e antistato, bene e male, dove il mondo degli infiltrati presenta personalità lucide e deliranti. In tale narrazione letteraria, il lettore verrà assorbito in un viaggio nel ventre degli anni Settanta, all’interno della vita dei personaggi le cui trame, talmente forti e reali, sortiscono un impatto emotivo diretto attraverso la costruzione di personalità fondate sul senso della colpa, dell’” idea”, dell’amicizia e della vendetta. Una storia fra eversione clandestina e malavita organizzata, che scardina il guscio della guerra civile italiana ideologica degli anni di piombo fra neofascisti e marxisti-leninisti, sul traffico della droga e delle armi negli ambienti dello spontaneismo armato, dagli anni Settanta fino al terzo millennio.
Biografia dell’autore
Domenico Romeo nasce a Reggio Calabria nel 1974. Docente di Criminologia presso il Master di Criminologia Promethes Calabria, criminologo presso l’Associazione Nazionale Criminologi e Criminalisti con sede a Corsico (MI). Ha curato la pagina di Criminologia del giornale Il Lametino di Lamezia Terme occupandosi di Cold Case, e la pagina di critica culturale della testata giornalistica Lameziainstrada di Lamezia Terme, denominata “Spazio Domenico Romeo”. Scrittore, Odio Innocente è il suo settimo libro all’attivo.

Attraversare la danza: il Museo Temporaneo delle Esperienze e una nuova idea di coreografia come processo condiviso

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Nel progetto del CIMD all’interno della residenza Erbacce, la performance abbandona la forma chiusa e si apre alla scelta dello spettatore, ridefinendo ruoli, responsabilità e modalità di trasmissione dell’esperienza artistica

Nel Museo Temporaneo delle Esperienze, progetto del CIMD – Centro Internazionale di Movimento e Danza all’interno della residenza artistica Erbacce, la coreografia smette di essere una forma da osservare e diventa un processo da attraversare. La fruizione non è più lineare né prescritta: lo spettatore può entrare, uscire, tornare, scegliere quanto e come sostare, assumendo un ruolo attivo nella costruzione dell’esperienza.

Questa libertà ridefinisce il lavoro dell’artista e la responsabilità della scena, che non guida lo sguardo ma crea le condizioni dell’incontro. La performance si configura come un organismo relazionale, vivo e instabile, che esiste solo nel tempo condiviso con chi la attraversa. In questo spazio aperto, fondato su pratiche orizzontali e intergenerazionali, Erbacce interroga i modelli tradizionali di produzione e trasmissione della danza contemporanea, proponendo un’idea di arte che non si conserva, ma si trasmette attraverso i corpi, le relazioni e l’esperienza diretta.

Abbiamo chiesto a Franca Ferrari e Daniele Ninarello, direttori artistici, di spiegare come si è lavorato per giungere a questo “Museo Temporaneo delle Esperienze”: fra l’importanza della trasmissione dell’esperienza, la messa in crisi dei ruoli e la fruizione come atto attivo e non più passivo, queste sono le loro risposte.

Il Museo Temporaneo delle Esperienze ribalta l’idea tradizionale di fruizione, chiedendo allo spettatore di entrare e uscire, tornare, scegliere. In che modo questa libertà modifica concretamente il lavoro coreografico e la responsabilità dell’artista in scena?

La libertà di entrare, uscire, tornare e scegliere modifica radicalmente il discorso coreografico, che non è più pensato come una sequenza chiusa da seguire, ma come un incontro che si attiva nel tempo e nello spazio della relazione. La coreografia si fa espansa: non organizza solo movimenti, ma costruisce dispositivi aperti di esperienza.

In questo contesto il lavoro coreografico e performativo diventa uno spazio di relazione, attraversabile, in cui la fruizione non è lineare né prescritta. L’artista non guida lo sguardo dello spettatore, ma si assume la responsabilità di creare le condizioni perché l’incontro possa avvenire. La presenza in scena si trasforma: l’artista diventa medium, a volte visibile, a volte quasi invisibile, concentrato più sull’attivare un processo che sul mostrare una forma compiuta.

L’opera è pensata fin dall’origine come un organismo che si innesca solo nella relazione con il pubblico. La possibilità di attraversare i lavori in modo periferico, di sostare o allontanarsi, mette gli spettatori nella condizione di scegliere e di rispondere secondo la propria disponibilità. In questo modo la fruizione diventa un atto attivo, che permette di creare connessioni personali, ponti immaginari e riflessioni condivise.

Il pubblico è invitato a ricontattare il proprio corpo non come semplice osservatore, ma come corpo “di mezzo”, parte del sistema e della sua manifestazione. È in questa tensione tra opera e incontro che il Museo Temporaneo delle Esperienze ridefinisce sia la pratica coreografica sia la responsabilità dell’artista in scena.

Erbacce lavora su pratiche orizzontali e intergenerazionali: quali resistenze o criticità emergono quando si prova a scardinare modelli gerarchici consolidati nella formazione e nella produzione della danza contemporanea?

Lavorare su pratiche orizzontali e intergenerazionali significa, prima di tutto, mettere in crisi rapporti consolidati di autorità e trasmissione. Una delle principali resistenze riguarda proprio il bisogno di riferimenti chiari: l’assenza di una relazione formalizzata, come quella tradizionale tra insegnante e allievo, può generare disorientamento, soprattutto in contesti formativi abituati a strutture gerarchiche stabili.

In Erbacce il rapporto tra le persone è continuamente da ricontrattare e rigenerare. Questo richiede un’assunzione di responsabilità individuale maggiore, sia nei processi di apprendimento sia in quelli creativi. Non tutti sono pronti a esporsi in questo modo: emergono timori legati alla perdita di ruoli, di riconoscibilità e di linguaggi condivisi, così come difficoltà nell’attraversare e trasformare i codici che informano i processi creativi.

Allo stesso tempo, Erbacce si configura come uno spazio di costruzione di un pensiero collettivo capace di attraversare e informare i diversi percorsi artistici. Questa trasversalità produce intuizioni e possibili soluzioni inattese, ma implica una modalità di orientamento aperta, in cui la formazione passa dall’esperienza diretta e dal confronto continuo.

Scardinare modelli consolidati comporta quasi sempre una fase di smarrimento iniziale. È una criticità reale, ma anche una soglia necessaria: permette di ricontattare urgenze personali, rafforzare la fiducia nella propria natura creativa e trasformare le relazioni interne al progetto in vere pratiche di trasmissione e scoperta, nutrite dai significati e dalle parole che emergono dai processi stessi.

Parlate di un’arte che esiste solo quando incontra qualcuno. In un sistema culturale sempre più orientato alla documentazione e all’archiviazione, come si conserva – o si trasmette – un’esperienza pensata per essere viva, processuale e in continua trasformazione?

Un’esperienza pensata per essere viva e processuale non si conserva nel senso tradizionale del termine: si trasmette. La trasmissione diventa qui una forma di archiviazione non oggettuale, che non fissa l’opera ma ne prolunga l’esistenza generando nuova conoscenza.

In questo senso l’archivio principale è il corpo. Le esperienze lasciano tracce nei corpi di chi partecipa, e i corpi, spontaneamente, archiviano, memorizzano e testimoniano. L’incontro attiva una relazione reciproca in cui percepirsi come “corpi vivi” diventa centrale: ciò che attraversa il corpo riattiva archiviazioni antiche, a volte dimenticate, e allo stesso tempo ne produce di nuove.

Accanto a questa dimensione incarnata, tendiamo a conservare materiali collaterali alle opere – testi, blog, talk, presentazioni, relazioni, fotografie e video – non come documentazione esaustiva, ma come indizi, tracce, frammenti di un paesaggio. Non restituiscono l’esperienza, ma ne mantengono aperta la possibilità.

La trasmissione, così intesa, non è ripetizione ma trasformazione. Ogni attraversamento produce senso, attiva nuove domande e genera una riflessione profonda sui linguaggi performativi e sulle loro possibili evoluzioni. È un processo che stimola un riposizionamento dello sguardo e che continua a vivere proprio perché non si lascia fissare definitivamente.

Trionfo di danza e solidarietà per la Lega del Filo d’Oro

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Maria Sofia Palmieri ottiene il plauso di pubblico e critica all’Auditorium Seraphicum: un trionfo di danza e solidarietà per la Lega del Filo d’Oro

Si è tenuta lo scorso sabato 20 Dicembre, presso l’Auditorium Seraphicum di Roma, la serata dell’attesissimo spettacolo “Uniti da un Filo d’Oro…Con la musica!”, un evento che ha saputo coniugare l’eccellenza artistica con una profonda missione di solidarietà. L’iniziativa, nata dall’impegno organizzativo di Giovanna Bario, ha registrato un successo straordinario di pubblico, accorso per sostenere il Progetto «Weekend di sollievo» della sede romana della Lega del Filo d’Oro.

Il cuore pulsante della manifestazione è stata senza dubbio la performance di Maria Sofia Palmieri, che ha dominato la scena con l’opera intensa e commovente intitolata “Storia di una violenza”. L’artista ha saputo trasmettere un messaggio di rara potenza emotiva, aprendo la sua esibizione con un raffinato passo a due insieme al ballerino Giuseppe Ranieri. In questo primo momento, la fluidità del movimento e la forza della coreografia hanno catturato l’attenzione della platea, preparando il terreno per la fase successiva della performance.

Con una transizione carica di significato, Maria Sofia Palmieri ha poi esplorato le possibilità espressive della Lingua dei Segni, affiancata dalla performer LIS Eleonora Ponticelli. Questo passaggio ha rappresentato il vertice artistico della serata, dimostrando come la danza e il segno possano fondersi per abbattere ogni barriera comunicativa. La maestria di Maria Sofia Palmieri nel rendere visibile la musica e le parole attraverso il corpo ha dato voce a chi vive nel silenzio, trasformando l’atto performativo in un momento di pura inclusione.

Il contributo dell’artista è stato la colonna portante di un programma vasto e coinvolgente, che ha visto alternarsi sul palco formazioni di rilievo come i Soul Singers, i CIAORINO, Musicanova, i Kol Rinà e i Notecontrovento. A conferire ulteriore prestigio all’evento è stata la partecipazione della Fanfara dei Carabinieri di Roma, ospite d’onore, che con le sue note solenni ha sottolineato l’importanza istituzionale e sociale della serata.

La conduzione di Paolo Mellucci e il supporto dell’interprete LIS Carlo Wialletton hanno garantito che ogni momento fosse accessibile a tutti i presenti, riflettendo pienamente i valori della Lega del Filo d’Oro. Al termine dell’evento, il lungo applauso tributato a Maria Sofia Palmieri e a tutto il cast ha suggellato il trionfo di una serata dove l’arte non è stata solo spettacolo, ma un ponte teso verso la comprensione e il sostegno del prossimo, lasciando un segno indelebile nel cuore della capitale.

A Roma gli Stati generali dell’onorificenza civile. Presente APAMRI che nomina Lino Banfi Presidente Onorario

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A Palazzo Valentini l’Associazione Parlamentare di Amicizia con gli Insigniti al Merito della Repubblica Italiana (APAMRI) celebra il primo anno di attività, nomina Lino Banfi Presidente Onorario e rilancia il valore del merito come fondamento della Repubblica.

L’Associazione Parlamentare di Amicizia con gli Insigniti al Merito della Repubblica Italiana (APAMRI) si è riunita a Roma, presso Palazzo Valentini – Sala David Sassoli, in occasione degli Stati generali dell’onorificenza civile, a un anno dalla nascita dell’associazione. Un appuntamento nazionale che ha visto la partecipazione di delegati regionali, provinciali e volontari, ponendo al centro il valore del merito come fondamento della Repubblica e leva per l’impegno sociale e istituzionale.

L’evento, condotto dalla giornalista Paola Zanoni, ha riunito numerose personalità del mondo istituzionale, della magistratura e delle forze di polizia. Ospite d’onore il Prefetto di Roma Lamberto Giannini, già Capo della Polizia di Stato, che ha aperto i lavori sottolineando il significato civile e costituzionale dell’impegno degli insigniti al merito.

Al tavolo dei relatori, tra gli altri, Sua Eccellenza il Prefetto Lamberto Giannini, il Presidente di Unicef, dott. Nicola Graziano, magistrato; il Vice Segretario Generale della Presidenza del Consiglio Marco Villani, il Procuratore Generale Dott. Armando D’Alterio, il Prefetto Dott. Salvatore Montanaro, entrambi premiati dall’APAMRI per le loro numerose attività istituzionali, il Presidente Nazionale dell’APAMRI Cav. uff. Riccardo Di Matteo, la Presidente dei Parlamentari On. Carla Giuliano, il Segretario GeneraleComm. dott. Michele Grillo e i delegati regionali, provinciali presenti all’evento. Presente all’evento il Presidente Onorario di APAMRI, Cav. di Gran Croce Giuseppe Trieste.

Nel corso della giornata è stata ufficializzata la nomina di Lino Banfi a Presidente Onorario dell’Associazione APAMRI, riconoscendo in lui non solo un Cavaliere di Gran Croce, ma una figura simbolica capace di rappresentare, anche nel mondo della cultura popolare, i valori del servizio e della dignità civile. Presenti inoltre rappresentanti del mondo del volontariato e del terzo settore, tra cui il Presidente di UNICEF Italia, nonché Magistrato, Nicola Graziano, a conferma del dialogo tra istituzioni e società civile.

Al centro del dibattito, il significato profondo del merito come responsabilità verso il futuro, in particolare nei confronti delle nuove generazioni, e il ruolo crescente dell’associazione nel promuovere iniziative sociali su scala nazionale. Ampio spazio è stato dedicato anche al tema della leadership femminile, considerata un valore da riconoscere e valorizzare all’interno dei percorsi di eccellenza istituzionale e professionale.

«L’articolo 54 della Costituzione ci ricorda che servire lo Stato è un impegno che si fonda su fedeltà e onore. Non conta se si è in servizio o in quiescenza: ciò che conta è sentirsi, per tutta la vita, servitori dello Stato», ha dichiarato il Prefetto di Roma Lamberto Giannini.

Il Presidente Nazionale di APAMRI, Riccardo Di Matteo, ha evidenziato il valore strategico di questo primo incontro nazionale: «L’associazione è nata nel 2024 e oggi sta costruendo il proprio organigramma nazionale. Nel 2026 avvieremo numerosi progetti nel sociale e nel volontariato. Valorizzare il merito significa offrire esempi positivi alla collettività e lavorare per il benessere delle future generazioni».

Nel suo intervento, l’Onorevole Carla Giuliano, Presidente dei Parlamentari per APAMRI, ha espresso soddisfazione per la riuscita dell’iniziativa: «È una giornata di cui vado orgogliosa. Ringrazio gli organizzatori e auspico che l’attività dell’associazione possa proseguire con forza, portando risultati concreti e duraturi».

Ha concluso il Segretario Generale Michele Grillo, ribadendo una delle linee guida dell’associazione: «Uno degli obiettivi centrali dell’APAMRI è esaltare il ruolo delle donne. Sin dall’inizio abbiamo condiviso alcuni obiettivi e tra i più importanti, crediamo che il lavoro delle donne debba essere riconosciuto come autentico titolo di merito».

Gli Stati generali dell’onorificenza civile hanno rappresentato non solo un momento di bilancio, ma soprattutto un punto di partenza per rafforzare una rete nazionale impegnata a promuovere merito, servizio e coesione sociale, nel solco dei valori costituzionali della Repubblica.

Malattia di Huntington, LIRH: passi avanti su riconoscimento e ricerca scientifica

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Il 2025 si chiude come un anno particolarmente significativo per LIRH – Lega Italiana Ricerca Huntington, segnato da un rafforzamento dell’impegno sociale e divulgativo della Fondazione e da importanti avanzamenti sul fronte della ricerca scientifica. “Le persone con malattia di Huntington non si sentono ‘viste’. Da qui nasce il bisogno profondo di essere riconosciute”, afferma Barbara D’Alessio, Presidente LIRH. “Il nostro lavoro comincia con il cercare di rispondere a questo bisogno promuovendo conoscenza, consapevolezza e una narrazione più corretta di questa complessa malattia rara,neurodegenerativa, ereditaria come presupposto imprescindibile per la corretta presa in carico e per la lotta allo stigma. Nell’ultimo anno ci sono state tappe davvero importanti in questa direzione”.

Tra i momenti più rilevanti del 2025, l’evento del 13 febbraio presso la Fondazione Prada di Milano, nell’ambito del progetto internazionale Human Brains, che dal 2018 pone l’attenzione sulle malattie neurodegenerative. “Per la prima volta – sottolinea D’Alessio – accanto ad Alzheimer, SLA, Sclerosi Multipla e Parkinson, si è parlato anche di malattia di Huntington, portandola finalmente sotto i riflettori di un grande progetto culturale e scientifico”.

Altro passaggio centrale è stata la presentazione del libro “Vite Sospese” di Francesco Rossiello, anche in Senato: un racconto diretto e realistico, lontano da ogni retorica, capace di restituire una rappresentazione autentica della malattia, nella quale molte persone e famiglie si sono riconosciute.

Il 2025 ha segnato inoltre una crescita significativa della rete dei giovani: circa 140 ragazze e ragazzi, provenienti da diverse parti d’Italia, si sono aggregati all’associazione NOI Huntington, nata proprio con l’aiuto della LIRH. “Le parole che ricorrono di più nei loro racconti sono stigma e solitudine – racconta la Presidente – ma ciò che colpisce è la loro reazione: sempre più giovani scelgono la comunicazione come strumento di cambiamento, mettendoci la faccia e contribuendo a modificare la narrazione della disabilità”.

Accanto all’impegno sociale, il 2025 è stato anche un anno di svolta per la ricerca sulla malattia di Huntington. “Pur non avendo ancora raggiunto una cura – spiega Ferdinando Squitieri, neurologo e punto di riferimento internazionale per la ricerca sull’Huntington – siamo oggi in una fase storica completamente diversa rispetto al passato, grazie a una comunità scientifica globale in forte fermento”.

Secondo Squitieri, questo cambiamento è dovuto a tre fattori chiave: lo sviluppo di network internazionali di ricerca senza precedenti, come la piattaforma Enroll-HD, che coinvolge oltre 30.000 partecipanti nel mondo e alla quale la Fondazione LIRH di Roma contribuisce con uno dei numeri più alti di partecipanti e con un livello qualitativo altissimo (tasso di compliance riconosciuto del 99%); la ridefinizione delle strategie sperimentali, sempre più basate su dati e campioni biologici dei pazienti; e il crescente interesse di biotech e industrie farmaceutiche, con oltre cento aziende impegnate in trial clinici in Nord America, Europa e Australasia.

La ricerca mondiale si concentra oggi su tre grandi obiettivi: bloccare gli effetti tossici della proteina huntingtina mutata, contrastare i danni biologici da essa indotti e individuare biomarcatori sempre più precisi per valutare l’efficacia delle terapie. In questo contesto si collocano diverse sperimentazioni promettenti, tra cui approcci di terapia genica, nuove molecole orali e farmaci antisenso, che mostrano segnali incoraggianti di tollerabilità, riduzione della proteina mutata e primi benefici clinici. Parallelamente, sono in avvio progetti europei innovativi come Expand-RED, che utilizza nuove tecnologie, intelligenza artificiale e imaging avanzato per individuare nuovi marker di malattia, con il coinvolgimento anche dell’Italia grazie al co-finanziamento del Ministero della Salute.

“Mai come oggi – conclude Squitieri – la speranza di raggiungere risultati concreti è reale e deve arrivare con chiarezza alla comunità delle persone e delle famiglie che convivono con la malattia”.

Il bilancio del 2025 restituisce l’immagine di una LIRH sempre più impegnata a rendere visibile l’Huntington, a rafforzare la comunità e a promuovere e sostenere una ricerca scientifica che, finalmente, guarda al futuro con maggiore fiducia.

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