Prosegue, ed è stato ulteriormente intensificato in occasione del ponte dell’Immacolata, il dispositivo di controllo del territorio da parte dei Carabinieri del Comando Provinciale di Rieti, finalizzato alla prevenzione e al contrasto delle condotte di guida pericolose, tra le principali cause di incidenti stradali.
Nel corso di tali servizi, i militari dell’Aliquota Radiomobile della Compagnia Carabinieri di Cittaducale hanno denunciato in stato di libertà una 27enne del posto e un 22enne, entrambi per essersi rifiutati di sottoporsi agli accertamenti finalizzati a verificare l’eventuale stato di alterazione da sostanze stupefacenti. I due giovani, fermati in circostanze differenti nel corso di controlli alla circolazione stradale in zona “ex Bosi” di Cittaducale — area già nota per episodi legati al consumo e allo spaccio di stupefacenti —, a seguito di verifiche preliminari sul posto risultavano positivi alla cocaina. Invitati a recarsi presso l’Ospedale di Rieti per i successivi accertamenti, si rifiutavano entrambi di sottoporsi agli esami tossicologici, integrando così la violazione prevista dall’art. 187 del Codice della Strada.
Le patenti sono state pertanto ritirate ai fini della sospensione e i veicoli affidati a persone idonee.
Nel corso di analoghi controlli, i Carabinieri della Stazione di Contigliano hanno denunciato un 41enne che, fermato durante un controllo notturno alla circolazione in via Terria, manifestava evidenti segnali riconducibili all’assunzione di sostanze stupefacenti. La successiva perquisizione veicolare ha permesso di rinvenire un involucro contenente 5 grammi di cocaina, occultato nell’abitacolo.
Invitato a sottoporsi agli accertamenti sanitari per verificare le sue condizioni psicofisiche, l’uomo si è rifiutato, venendo pertanto deferito ai sensi dell’art. 187 del Codice della Strada.
Anche in questo caso, la patente è stata ritirata e il veicolo affidato a persona idonea.
Si dà atto, come di consueto, che i procedimenti penali sono ancora nella fase delle indagini preliminari e che eventuali responsabilità penali saranno valutate dall’Autorità Giudiziaria.
Celebre critico d’arte Paolo Battaglia La Terra Borgese tra i più grandi viventi, è noto, ulteriormente, per i suoi studi molto approfonditi su figure del XX secolo come René Magritte, Paul Klee e Piet Mondrian. PaBaLaTeBo, oltre a tutto, autore, scrive moltissimi saggi, analizzando, ad esempio, il Sintetismo di Gauguin. Come autore, è infatti considerato dalla stampa italiana un prezioso divulgatore e un insigne curatore nel mondo dell’arte contemporanea. Figura libera e trasversale, recentemente, PaBaLaTeBo, ha agito controllando sul parallelismo tra Marcel Duchamp e Maurizio Cattelan. L’esperto, ha analizzato e discusso le connessioni e i punti di contatto tra le opere dei due artisti comparando il primo a Cattelan attraverso il concetto di ready-made e il suo impatto culturale. Ha, di fatto, osservato come Duchamp, con la sua invenzione del ready-made, sia divenuto poi un punto di riferimento per il Dadaismo americano e abbia influenzato artisti come appunto Cattelan. Battaglia La Terra Borgese ha in ciò tracciato la più precisa corrispondenza basata tra l’idea del ready-made di Duchamp, l’influenza culturale che ne deriva e la sua ripercussione in movimenti come la Pop Art. Filantropo? In didattica e divulgazione, Battaglia La Terra Borgese perora magnanimo seminari culturali rifiutando sempre qualsiasi cachet; tiene conferenze rinunciando al gettone di presenza o alla retribuzione; insegna in diversi corsi di formazione legati alla strategia e all’organizzazione culturale, alla progettazione di eventi, al web marketing e alla valorizzazione delle risorse culturali. Tra pubblicazioni e apporti accademici, PaBaLaTeBo è autore di saggi e interventi critici su vari argomenti, come il cubismo, il mercato delle opere d’arte, la critica finta, la storia del paesaggio all’acquerello, e moltissimi altri ancora. Gli piacciono le donne.
L’egoismo – attacca Paolo Battaglia La Terra Borgese – è la causa di tutte le sofferenze dell’uomo. In epoca medievale, essere un Cavaliere significava aderire a un preciso codice etico-comportamentale, operare e vivere in conformità a regole che, in pratica, traducevano in realtà la ricerca dell’idea di perfezionamento umano derivante dall’antico archetipo della Giustizia che prevedeva specificatamente la difesa del “gentil sesso”, benevolenza e misericordia verso gli altri, il disinteresse al vantaggio personale etc.
L’egoismo è la causa di tutte le sofferenze dell’uomo
L’egoismo è da sempre la causa di tutte le sofferenze dell’uomo. È nella Leggenda, tra i nove Cavalieri, che l’egoismo di Joabert, sotto forma di vendetta, prende sempre più il sopravvento su di lui spingendolo ad uccidere l’assassino di Hiram, e a fare ancora peggio tagliandogli la testa. La voglia egoistica di primeggiare fra gli altri otto Eletti ha prepotentemente il sopravvento sugli ordini ricevuti da Re Salomone.
Al ritorno alla reggia vediamo che l’ira e la vendetta prendono il sopravvento anche sul saggio Re Salomone, che, vedendo i suoi ordini non rispettati fedelmente, ordina a Stolkin di mettere a morte Joabert. Ma gli altri otto Eletti gettandosi ai piedi di Re Salomone implorano misericordia nei confronti dell’Eletto assassino. Tale richiesta è accolta dal Re, il quale si rende conto che un ulteriore assassinio avrebbe solo peggiorato la tragica situazione. A tal proposito – nota Paolo Battaglia La Terra Borgese – si richiami l’attenzione su alcuni particolari cromatici della leggenda, quello del colore rosso e quello bianco: questi colori nello Zohar, il libro denominato la Luce della Kabbalah, simboleggiano rispettivamente il giudizio e la misericordia.
La leggenda, infatti, invita a sviluppare maggiormente il lavoro su sé stessi, che è l’unico modo per acquisire la capacità di poter giudicare i fatti senza farsi influenzare dal proprio egoismo e quella di manifestare sempre la propria misericordia nei confronti di coloro che sono posseduti dal loro egoismo, concedendo loro la possibilità di una seconda chance.
Consci che tutto è congiunto, la connessione rappresenta un obiettivo da raggiungere proprio avendo la capacità di lavorare sul proprio egoismo, che porterà, così, la società a essere un solo uomo e un solo cuore.
Il racconto su Joabert apre su ulteriori possibili strade da battere per controllare i propri impulsi, anche i più forti: alla “vendetta” deve necessariamente sostituirsi la “Giustizia”, come sapientemente fa notare il Saggio Re Salomone con il suo esempio.
Inutile augurare al cocchiere di rinascere cavallo
Se davvero il cocchiere rinascesse cavallo da traino, si rigenererebbe ancora il male che si vuole invece combattere!
Il sangue genera sempre altro sangue – dice Paolo Battaglia La Terra Borgese -, se nessuno ha coraggio e forza per spezzare la tragica catena. Infatti, il gesto di disobbedienza dettato dall’ira e cosparso dal sangue dell’assassino del Maestro Hiram, ha macchiato indissolubilmente le mani e la coscienza del giovane Maestro Joabert che da Uomo è divenuto egli stesso assassino, sostituendosi alla “vera Giustizia”.
Questa parte di leggenda – spiega il critico d’arte – insegna che essere giustizieri violenti, guidati dalla vendetta ed accecati dall’ira, non rende molto diversi da coloro che hanno compiuto il primo delitto per altri scellerati motivi. Come accennato, solo un atto di clemenza può arrestare un’escalation di sangue e vendetta, nel nostro caso la spirale di violenza è interrotta da Salomone che ferma il Cav. Stolkin pronto a colpire mortalmente il giovane Joabert, con queste sagge parole: “Insensato! Ed ora è la vostra volta di coprirvi di sangue? Non credete che uccidendo questo Uomo, altri faranno ciò che voi gli fate?”.
La Giustizia non è altro che “la volontà di rispettare il diritto di ognuno mediante l’attribuzione di quanto gli è dovuto secondo la ragione e la legge”.
La sensibilità umana è (o dovrebbe essere) anche qualcosa di diverso, che poggia su regole di comportamento morali e universali, nel rispetto dei diritti dell’Uomo quale che sia la sua collocazione.
La Giustizia della Leggenda evidenzia due forze: una per difendere gli innocenti, l’altra per ammonire i colpevoli.
Quindi – afferma Battaglia La Terra Borgese -, l’esigenza di una vera Giustizia deve scaturire dalla ricerca d’indirizzi comportamentali individuali e collettivi che abbiano come fine il conseguimento dell’Uguaglianza, dei Diritti-Doveri, della Libertà, della Fratellanza.
Ogni azione dell’uomo deve essere perciò equilibrata, frutto della ragione e tale da non turbare l’equilibrio, l’armonia nella quale lui è inserito. Il rispetto di questa Armonia, cioè il rispetto delle regole, la conoscenza dei propri limiti e dello spazio a disposizione, nasce dall’Amore, Amore senza il quale non c’è Armonia. Pertanto l’elemento primo artefice della “Giustizia” non può essere che l’Uomo, l’Uomo Integrale, che ricerca il Bene, il Vero, il Giusto. Per questo motivo le società e le Costituzioni partono dal concetto di fondo dove l’Uomo-civiltà si configura come portatore di una Etica che sta alla base del comportamento e sulla quale si sviluppa tutto il rapporto con il prossimo e con le Leggi dello Stato di appartenenza.
L’Umano così assurge ad elemento primario, non soltanto nella creazione delle leggi, quanto nella relativa amministrazione. L’uomo, quindi, arbitro e giudice di un contesto che riconosce e accetta la capacità di un giudizio, anche il più severo.
Per il raggiungimento di tale scopo la società ha infatti generato le sue Regole, i suoi Codici e le sue Strutture di Controllo: una Giustizia che origina e prende forma dallo sforzo immane che la famiglia umana compie con l’intento di formare, con il suo insieme di uomini, un modello di organizzazione sociale con il proposito di estendere il bene a tutto il genere umano.
Accade però che la Giustizia condanni laddove l’etica assolva e viceversa. E tutto ciò che turba l’equilibrio non è giusto e pertanto il concetto di Giustizia è sottile ed infinitamente ampio. Il bene significa ciò che è equilibrato all’esteriore e all’interiore ed è per ciò che nel pensiero ebraico i demoni appaiono sempre privi di potere riguardo a tutto ciò che è equilibrato.
Al cospetto dei dodici Grandi Dei dell’antico Egitto – continua Battaglia La Terra Borgese -, Maât, che era nel medesimo tempo la Verità e la Giustizia, deponeva su un piatto della bilancia la penna di struzzo e sull’altro veniva posto in un vaso il cuore del defunto, simbolo della sua coscienza. Si compiva il rito della psicostasia: l’arresto, la pesata dell’anima per il giudizio. Il cuore del morto confessava quelle colpe che non aveva commesso (dichiarazione negativa) e la penna scriveva. Alla fine, se il piatto dove la penna aveva scritto era più pesante, l’anima era salva e poteva godere dell’immortalità; se invece il suo bisunto faceva pendere il piatto dov’era posto il cuore, era irrimediabilmente condannata. Nessun atto umano è a Dio indifferente.
Nel primo libro dei Re è raccontato il celebre dialogo, avvenuto nel sogno, tra Dio e Salomone.
Leggiamolo: “In quei giorni a Gàbaon il Signore apparve a Salomone in sogno durante la notte. Dio disse: «Chiedimi ciò che vuoi che io ti conceda». Salomone disse: «Signore, mio Dio, tu hai fatto regnare il tuo servo al posto di Davide, mio padre. Ebbene io sono solo un ragazzo; non so come regolarmi. Il tuo servo è in mezzo al tuo popolo che hai scelto, popolo numeroso che per la quantità non si può calcolare né contare. Concedi al tuo servo un cuore docile, perché sappia rendere giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il bene dal male; infatti, chi può governare questo tuo popolo così numeroso?». Piacque agli occhi del Signore che Salomone avesse domandato questa cosa. Dio gli disse: «Poiché hai domandato questa cosa e non hai domandato per te molti giorni, né hai domandato per te ricchezza, né hai domandato la vita dei tuoi nemici, ma hai domandato per te il discernimento nel giudicare, ecco, faccio secondo le tue parole. Ti concedo un cuore saggio e intelligente: uno come te non ci fu prima di te né sorgerà dopo di te».
Qui il giovane re – chiarisce Paolo Battaglia La Terra Borgese – è presentato come modello di uomo saggio, che chiede come supremo dono da Dio il giusto discernimento per essere capace di governare bene il suo popolo. La saggezza di Salomone qui è qualificata come capacità di comprendere i propri limiti.
Pertanto «non c’è un’azione giusta che non sia anche atto di misericordia e di perdono e, nello stesso tempo, non c’è un’azione misericordiosa che non sia perfettamente giusta».
Quindi non si tratta di una saggezza quantitativa ma qualitativa. Ed è proprio qui, nella qualità di ogni singolo uomo, che entra in gioco la misericordia… una misericordia che deve, sempre e comunque, adeguarsi al rispetto della Costituzione e delle leggi.
Le caratteristiche di complementarietà argomentate si concretizzano a livello sacrale con la figura del Cavaliere, le cui prerogative tradizionali si incastrano perfettamente nell’impianto simbolico e funzionale allo scopo suddetto.
Il Cavaliere, infatti, all’alone di nobiltà spirituale aggiunge il fatto di incarnare le elevate qualità morali di difesa attiva dei principi fondativi e dei più deboli, assolvendo così al duplice compito richiesto. Durante il Medioevo, soprattutto nel periodo delle Crociate, la “cavalleria”, da semplice reparto militare, diviene rapidamente uno status sociale. E sempre più si è ritenuto che l’appartenenza alla classe cavalleresca comportasse un’elevazione sociale, la cerchia di individui che potevano fregiarsene divenne sempre più ristretta, sino a che l’investitura a cavaliere fu ritenuta un altissimo onore, una vera e propria iniziazione che conduceva l’individuo verso una dimensione quasi sovraumana, eroica.
In epoca medievale, essere un Cavaliere significava aderire ad un preciso codice etico-comportamentale, operare e vivere in conformità a regole che, in pratica, traducevano in realtà la ricerca dell’idea di perfezionamento umano derivante dall’antico archetipo della Giustizia che prevedeva specificatamente la difesa del “gentil sesso”, benevolenza e misericordia verso gli altri, il disinteresse al vantaggio personale etc.
Se ciò non bastasse, a tutt’oggi, una delle più alte onorificenze italiane è proprio il Cavalierato al Merito della Repubblica.
Dunque l’esortazione, il lavoro di Paolo Battaglia La Terra Borgese è di indurre a un certo comportamento, facendo leva sugli affetti oltre che sulla ragione: meno egoismo, come nell’insegnamento di Stanislavskij, per cui l’arte deve aprirsi al dialogo e alla comunità, non solo all’auto-celebrazione sterile.
L’egoismo nell’arte pittorica si manifesta principalmente attraverso il genere dell’autoritratto, dove l’artista si pone come protagonista assoluto, investigando il proprio sé, a volte come atto di celebrazione narcisistica (Caravaggio, Narciso), altre volte come indagine terapeutica sul proprio malessere e sulla condizione umana (Van Gogh), diventando un mezzo per esplorare la propria identità e la società circostante, spesso in modo tormentato.
In sintesi, l’egoismo nell’arte pittorica si traduce in un focalizzarsi sull’Io, trasformando l’artista in soggetto, oggetto e a volte unico spettatore della propria opera, con sfumature che vanno dalla celebrazione alla confessione.
sitografia: limitatamente alla ultima parte in corsivo: https://www.riflessioni.it
L’Associazione di categoria Giornalisti 2.0 celebra mezzo secolo dalla storica sentenza che ha aperto la stagione delle emittenti private con un progetto editoriale che unisce memoria e innovazione nel mondo della comunicazione.Un calendario che è molto più di un semplice segnatempo: è un viaggio nella storia della libertà di espressione italiana. L’Associazione di categoria Giornalisti 2.0 presenta ufficialmente il calendario 2026 intitolato “Libere onde – 50 anni di radio libere in Italia”, un progetto che rende omaggio alla rivoluzione culturale avviata nel 1976 con la fine del monopolio RAI e l’avvio delle trasmissioni radiofoniche private locali. L’appuntamento per la presentazione è fissato per venerdì 5 dicembre 2025 alle ore 16.00 presso l’hotel Le Méridien Visconti Rome, in Via Federico Cesi 37 a Roma.
Giornalisti 2.0 – Il calendario 2026 fra immagini, grafiche e testi commemorativi: i dettagli dell’evento
Il calendario racconta attraverso immagini, grafiche e testi quella stagione straordinaria che ha cambiato per sempre il rapporto tra informazione, società e istituzioni. Studi improvvisati, pionieri dell’etere, battaglie per la libertà di espressione e sperimentazioni creative trovano spazio in un progetto che guarda al passato per costruire ponti verso il futuro del giornalismo e della comunicazione. «Questo calendario rappresenta un atto d’amore verso la storia della comunicazione italiana – sottolinea il presidente di Giornalisti 2.0, Maurizio Pizzuto .
Celebrare i cinquant’anni delle radio libere significa ricordare quando la voce di cittadini, creativi e giornalisti ha rotto il monopolio dell’informazione, aprendo uno spazio inedito di partecipazione democratica. Come Associazione Giornalisti 2.0 sentiamo la responsabilità di tramandare quella memoria e quegli ideali alle nuove generazioni di comunicatori, perché la libertà di espressione va difesa, alimentata e rinnovata ogni giorno».L’evento di presentazione sarà anche occasione di confronto tra professionisti dell’informazione, conduttori radiofonici, studenti di comunicazione e rappresentanti del mondo associativo, con uno sguardo alle sfide contemporanee del panorama mediatico. Al termine dell’iniziativa è previsto un brindisi conviviale per favorire il dialogo e creare nuove sinergie tra le diverse anime del giornalismo italiano, nella cornice di una celebrazione che unisce memoria storica, impegno civile e passione per la comunicazione.
Il Comune di Pastena, in provincia di Frosinone, ha accolto oggi una nuova tappa dell’Accademia dei Borghi Connessi, l’iniziativa promossa da WINDTRE nell’ambito del suo piano di sostenibilità. L’evento, organizzato in collaborazione con l’Associazione Intercomunale dei comuni della Valle del Liri, è rivolto alle municipalità associate e dedicato alla trasformazione digitale dei piccoli comuni. Al centro dell’incontro, l’applicazione concreta delle tecnologie digitali per migliorare i servizi pubblici, l’efficienza energetica e la qualità della vita dei cittadini.
Dal 2021, il progetto Borghi Connessi ha coinvolto 115 comuni italiani con l’obiettivo di accompagnare la crescita dei territori attraverso interventi che favoriscano conoscenze e competenze sulle nuove tecnologie. L’iniziativa prevede corsi di formazione per cittadini di ogni età, piccole imprese e Pubblica Amministrazione, con lo scopo di colmare il divario digitale che ancora penalizza molte realtà locali e contribuire a uno sviluppo più sostenibile, inclusivo e consapevole. L’Accademia Borghi Connessi, lanciata nel 2024 si rivolge principalmente agli amministratori pubblici e promuove attraverso seminari, webinar e tavole rotonde la conoscenza delle tecnologie emergenti e delle soluzioni digitali che possono migliorare la qualità della vita nei piccoli centri, sia dal punto di vista ambientale che sociale.
«Con Borghi Connessi vogliamo offrire ai piccoli comuni italiani strumenti concreti per affrontare la sfida della trasformazione digitale”. Dichiara Paolo Campagnolo, project manager del progetto Borghi Connessi di WINDTRE. “L’obiettivo è creare opportunità di crescita e inclusione, favorendo l’accesso alle tecnologie e alle competenze necessarie per migliorare i servizi pubblici e la qualità della vita. Pastena rappresenta un esempio virtuoso di come la collaborazione tra istituzioni e imprese possa generare valore per i cittadini e per il territorio.»
“Abbiamo aderito con convinzione a questo progetto- ha dichiarato Giovanni Frattarelli Presidente dell’Associazione Intercomunale dei comuni della Valle del Liri – perché crediamo che la digitalizzazione sia una leva strategica per lo sviluppo locale. Vogliamo costruire comunità più connesse, più sicure e più inclusive, accompagnando cittadini imprese, scuole e anziani in un percorso di crescita digitale”
Il progetto «Borghi connessi» fa parte del piano di sostenibilità Wind Tre, un programma composto da dieci obiettivi concreti, misurabili ed integrati nell’attività dell’impresa. L’azienda promuove da anni soluzioni che mirano ad accompagnare il Paese verso un futuro più sostenibile ed inclusivo e si propone di raggiungere, entro il 2030, ambiziosi risultati nell’ambito di tutte e tre le dimensioni ESG (Environmental, Social and Governance), in linea con l’Agenda ONU 2030. Per maggiori informazioni, è possibile visitare la sezione Sostenibilità del sito Wind Tre: https://www.windtregroup.it/IT/Sustainability/la-nostra-visione.as
Piglio, Scarfagna: “Un comune dovrebbe eliminare le barriere architettoniche non crearle”
Lo scorso 3 dicembre, è stata la Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità, istituita dalle Nazioni Unite per promuovere i diritti, il benessere e l’inclusione di queste persone, sensibilizzando su barriere e sfide quotidiane, con iniziative che incoraggiano la partecipazione e la piena integrazione sociale. Una data importante che ci ricorda quanto sia importante in una comunità il senso d’inclusione, ed il rispetto per ciascun individuo. Nella giornata di ieri è stato reso ufficiale il calendario degli eventi natalizi che l’amministrazione Comunale ha organizzato per le festività natalizie, due eventi quello del 13 dicembre “La Presentazione “Dal Primo Libro sull’Avvento della Grande Farfalla” e quello del 5 gennaio “le Note del Comprensivo : Maestri in Concerto”, si svolgeranno presso la sala “Eureka”. Una sala posta sotto piazza Roma, da cui si accede scendendo le scale da viale “Umberto Primo” o dall’ascensore che collega piazza Roma al piazzale scolastico e viceversa, sostando nel piano di mezzo dinnanzi la porta della sala Eureka. Il problema però come più volte sottolineato all’attenzione del Sindaco Mario Felli e della sua Amministrazione, è che quest’ascensore sono circa 7 mesi che è fuori servizio, creando problemi soprattutto alle fasce più deboli anziani e disabili con problemi di deambulazione, il tutto sempre passando nel massimo disinteresse dagli amministratori. Nella normalità le Amministrazioni Comunali si attivano per rimuovere le barriere architettoniche, a Piglio accade il contrario perché non attivandosi nel ripristinare l’ascensore il Sindaco Felli e la sua Amministrazione, “vietano “ ai disabili con problemi di deambulazione di accedere ad un locale pubblico appunto la sala Eureka, considerandoli dunque “cittadini di serie B”. La non funzionalità dell’ascensore , determina che il locale “Eureka” dove si svolgono i due spettacoli natalizi non è accessibile ai disabili, violando la normativa italiana che garantisce l’accessibilità a tutti i luoghi di svago, che devono essere accessibili, garantendo percorsi privi di barriere. Le persone con disabilità dovrebbero avere accesso e, se il locale è pubblico o privato ma aperto al pubblico, deve rispettare standard di accessibilità, altrimenti si configura una violazione della legge 18/2009 e del D.M. 236/89. “E’ scandaloso che nel 2025 ci siano ancora queste situazioni che rappresentano un atto discriminatorio, che umilia la dignità di persone con problemi di deambulazione (sulla sedie a rotelle), ma anche genitori che hanno i bambini sul passeggino. Ormai dal Sindaco Mario Felli e dalla sua amministrazione –commenta il consigliere di minoranza Cristian Scarfagna-non ci meravigliamo più di nulla, l’indifferenza è una delle caratteristiche che di più li identifica. Più volte il problema dell’ascensore è stato sollevato, ma nulla indifferenza totale. Allora è bene ricordare che un Comune non solo dovrebbe rimuovere le barriere architettoniche, ma ha l’obbligo di legge di farlo, predisponendo piani appositi (PEBA- Piani di Eliminazione delle Barriere Architettoniche) per garantire l’accessibilità di edifici pubblici e spazi urbani, e può essere condannato al risarcimento danni se non agisce, creando discriminazione indiretta per le persone con disabilità”. E’ molto chiaro il consigliere Cristian Scarfagna che continua: “L’eliminazione non è solo un atto di civiltà, ma un diritto fondamentale per l’autonomia e la mobilità, esteso anche a anziani e genitori con passeggini. Se uno spettacolo non è accessibile per i disabili, questo costituisce una violazione delle normative italiane che impongono l’eliminazione delle barriere architettoniche e la garanzia di accessibilità per i luoghi di cultura e intrattenimento. Sono due ora le scelte che il Sindaco Mario Felli deve fare: o far riparare l’ascensore prima del 13 dicembre o spostare gli eventi in un’altra location accessibile ai disabili. In caso contrario Piglio avrà la brutta immagine di un paese in cui vige la discriminazione, l’esclusione e l’ inaccessibilità dei luoghi pubblici per persone con problematiche di deambulazione. Ed è chiaro inoltre che se nulla cambierà, ci sarà una violazione di legge con conseguenti responsabilità”. In pieno periodo natalizio è d’obbligo sperare in un futuro migliore, e siamo certi che il Sindaco Mario Felli nel suo ruolo di Primo Cittadino e garante dei diritti di tutti i cittadini indistintamente, mostrando grande sensibilità, si attiverà per risolvere prima del 13 dicembre questa problematica.
Domani lunedì 8 dicembre il viaggio della Fiamma Olimpica di Milano Cortina 2026 fa tappa a Rieti. Saranno 13 i tedofori che si alterneranno nella staffetta con partenza alle ore 15:40 da viale Tommaso Morroni, per poi percorrere via Ludovico Canali, viale Dei Flavi, viale Cesare Verani, via Dei Mirti, largo Santa Barbara, via Cintia, via Roma per giungere infine a piazza Cavour.
Al fine di garantire il passaggio in sicurezza della Fiamma Olimpica dalle ore 12:00 alle ore 19:00 verrà istituito il divieto di sosta con rimozione in viale Morroni per la lunghezza di circa 200 metri dalla rampa di via P. Nenni in direzione piazza Mazzini, in via dei Mirti e in piazza Cavour, area antistante il monumento “La Lira”.
I Carabinieri della Stazione di Rieti hanno denunciato in stato di libertà una coppia, già nota alle Forze dell’Ordine, ritenuta responsabile del furto di due salvadanai contenenti mance per un valore complessivo di circa 200 euro, asportati da un bar del capoluogo.
La vicenda risale a qualche giorno fa, quando il titolare dell’esercizio commerciale, accortosi dell’ammanco, si è recato presso la locale Stazione dei Carabinieri per sporgere denuncia, consegnando contestualmente le immagini del sistema di videosorveglianza interno.
I militari hanno quindi avviato immediatamente l’attività investigativa, procedendo all’analisi dettagliata dei filmati.
Dalla visione delle immagini è stato possibile ricostruire con precisione la dinamica del furto: approfittando dell’elevato afflusso di clienti nell’orario di punta e della conseguente attenzione del personale, impegnato nelle normali attività di servizio, i due soggetti si sono avvicinati al bancone e, con rapidità e disinvoltura, hanno asportato due contenitori in vetro destinati alla raccolta delle mance.
Gli approfondimenti svolti dai Carabinieri, supportati da ulteriori riscontri e dalla puntuale conoscenza del territorio, hanno consentito di identificare con rapidità i due autori, risultati già coinvolti in precedenti episodi analoghi.
Gli elementi raccolti, unitamente alle indicazioni fornite dallo stesso titolare del bar, hanno permesso di consolidare il quadro probatorio a loro carico.
Al termine delle verifiche, la coppia è stata denunciata all’Autorità Giudiziaria per furto aggravato in concorso.
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Subiaco, L’Assessore Regionale Elena Palazzo ha sottolineato l’obiettivo del progetto, il Presidente Alberto Foppoli ha commentato il successo dell’iniziativa regionale”
Si è svolta presso la splendida cornice dell’Abbazia di Santa Scolastica la terza tappa del progetto “Cammini DìVini tra le abbazie benedettine nel cuore del Lazio”. Il progetto è nato con il fine di far riscoprire il territorio regionale tutto l’anno esaltando il legame millenario tra fede, paesaggio e tradizione enogastronomica , tramite un programma di visite, degustazioni, laboratori e percorsi di trekking. Curata dall’Assessorato al turismo della Regione Lazio retto dall’on. Elena Palazzo presento oggi a Subiaco , l’iniziativa si è svolta nei complessi monastici delle province di Frosinone, Latina e Roma con tre eventi speciali (il 15 novembre con l’Abbazia di Montecassino Il 22 novembre nell’Abbazia di Valvisciolo per finire appunto il 6 dicembre all’Abbazia di Santa Scolastica) dedicati a famiglie, pellegrini e viaggiatori gourmet alla ricerca di esperienze autentiche. “L’obiettivo, in linea con quanto previsto dal Piano Triennale del Turismo della Regione Lazio, è valorizzare mete ricche di fascino e fuori dai circuiti gettonati – ha sottolineato l’assessore regionale al Turismo Elena Palazzo, promotrice dell’iniziativa – rendendole protagoniste di una nuova forma di turismo lento e rigenerativo, sempre più apprezzato da viaggiatori consapevoli, destagionalizzando e delocalizzando i flussi turistici. Con Cammini DìVini è stato proposto un percorso esperienziale in cui enogastronomia, natura e spiritualità si intrecciano in modo armonico per rendere il Lazio un luogo da vivere, non solo da visitare”. L’evento si è svolto alla presenza dell’Abate Dom Roberto Dotta OSB (che ha fatto gli onori di casa) dell’On. Alessandro Palombi, Deputato della Repubblica Italiana, dei consiglieri regionali l’On. Marika Rotondi e Micol Grasselli, dell’Amministrazione Comunale rappresentata dal Sindaco Felice Rapone, dal Presidente del Consiglio Comunale Federica Lozzi, dagli Assessori Francesco Basso e Ludovica Foppoli, presente anche il Presidente del Parco Naturale Regionale dei Monti Simbruini Alberto Foppoli. “Questa terza tappa di ““Cammini DìVini tra le abbazie benedettine nel cuore del Lazio” -ha commentato il Presidente Alberto Foppoli- ha accesso i riflettori su questo splendido territorio, che ha coinvolto in modo completo con entusiasmo il pubblico presente tra sapori, spiritualità e cultura. Un’occasione preziosa per raccontare Subiaco ed i Monti Simbruini non solo come destinazione, ma come esperienza svelando la sua straordinaria bellezza. I viaggiatori sul Cammino di San Benedetto, attraverso sentieri suggestivi, borghi medievali e paesaggi naturali, riscoprono la magnificenza custodita dal Parco dei Monti Simbruini, e possono gustare eccellenze enogastronomiche locali, immergendosi nelle tradizioni e cultura del luogo”.
Biolghini, Calapai e Benedetti: «L’arte resta spazio di trasformazione e comunità»
Il 5 dicembre, nella Sala Di Liegro di Palazzo Valentini, la cerimonia di consegna della terza edizione del Premio Internazionale “Giovan Battista Calapai e Theodora van Mierlo Benedetti”, promosso da A-HEAD Project di Angelo Azzurro Onlus con il patrocinio della Città Metropolitana di Roma Capitale. L’iniziativa — ideata e curata da Piero Gagliardi — conferma la centralità dell’arte contemporanea come strumento di consapevolezza, ascolto e dialogo sul tema della salute mentale.
L’evento si è aperto con i saluti istituzionali della Consigliera delegata della Città Metropolitana di Roma Capitale, Tiziana Biolghini (Pari Opportunità, Politiche Sociali, Cultura, Partecipazione, Trasparenza e Anticorruzione), che ha sottolineato il valore sociale e culturale del Premio:
«Come Delegata alle Politiche Sociali della Città metropolitana di Roma, credo fortemente nel valore di queste sinergie tra cultura e sociale. La città ha bisogno di questi intrecci, ha bisogno di progetti che uniscano generazioni, pratiche, linguaggi, per costruire un’idea più inclusiva di benessere. All’associazione e ai giovani artisti e artiste, va il nostro grazie per aver creduto in un’arte che non si limita a rappresentare il mondo, ma lo trasforma.».
A seguire, la Presidente Stefania Calapai ha ricordato il senso profondo del Premio:
«Questo riconoscimento nasce per custodire il legame tra ricerca artistica e profondità del pensiero. Il nostro percorso artistico che sinergicamente si lega alla cura della mente non perde di vista la matrice principale della Onlus; cioè l’ingresso importante dell’arte nei centri della cura e la lotta allo stigma della malattia mentale.
Le opere selezionate interrogano materia, corpo e inquietudini contemporanee: un esercizio di verità necessario per il nostro tempo».
Il curatore Lorenzo Benedetti ha aggiunto:
«La fragilità non è un limite, ma un motore creativo. I progetti premiati aprono nuove possibilità, mostrando come l’arte continui a essere un luogo di trasformazione e rigenerazione».
La giuria — composta da Lorenzo Benedetti, Dora Stiefelmeier, Mario Pieroni, Gianfranco Grosso, Francesco Nucci, Davide Sebastian, Simona Spinella, Teresa Macrì, Paolo Grassino e Raffaella De Chirico — ha assegnato i riconoscimenti ai tre artisti selezionati.
Alessio Barchitta si è aggiudicato il Premio Giovan Battista Calapai (1.200 euro + pubblicazione A-HEAD Edizioni) per una ricerca che attraversa pittura, scultura e installazione interrogando memoria dei materiali e tensioni tra fragilità e permanenza; il premio è stato consegnato da Barbara Salvucci.
Giulia Zabarella ha ottenuto la Menzione Theodora van Mierlo Benedetti (800 euro + pubblicazione) per il suo lavoro tra performance, corpo e linguaggio, che indaga il passaggio dal
visibile all’invisibile; la menzione è stata conferita da Carla Benedetti Bock e Lorenzo Assirio Benedetti.
Infine, il collettivo Zeroscena (Elisa La Boria e Luka Bagnoli) ha ricevuto il Premio Piero Gagliardi (500 euro + acquisizione di un’opera inedita per il MUSMA di Matera): un progetto che trasforma spazi di confinamento e ambienti domestici in dispositivi di interrogazione critica, attraverso un linguaggio scenico e installativo; il premio è stato consegnato da Luca Centola.
Le opere vincitrici entreranno nella piattaforma 3500 cm², curata da Lorenzo Benedetti, che diffonde manifesti di arte contemporanea in contesti dedicati alla cura e al benessere, ampliando l’impatto del progetto A-HEAD al di fuori dei luoghi tradizionali dell’arte. Ai riconoscimenti economici si affiancano le opere donate da Barbara Salvucci (per Premio Calapai e Menzione Benedetti) e da Luca Centola (per Premio Gagliardi).
Durante la cerimonia sono intervenuti il Dott. Alessandro Bellotta, psichiatra e psicoanalista junghiano, e i curatori Lorenzo Benedetti e Roberta Melasecca, che hanno presentato i cataloghi delle vincitrici della prima edizione del Premio: Camilla Gurgone e Gisella Chaudry. La serata si è conclusa con l’intervento sonoro dell’artista e dj Flavia Lazzarini, in un dialogo suggestivo tra musica, linguaggio e cura.
In un clima culturale complesso come quello attuale, iniziative come il Premio Calapai-Benedetti ribadiscono l’urgenza di sostenere gli artisti under 35, spesso esposti a precarietà strutturali e difficoltà di accesso ai circuiti istituzionali. Favorire la crescita delle nuove generazioni significa investire in immaginazione, responsabilità culturale e futuro: significa permettere a visioni giovani, radicali e sperimentali di emergere e contribuire a ridefinire il nostro tempo.
A conclusione della serata, il progetto A-HEAD ha rinnovato una convinzione che accompagna ogni edizione del Premio: arte e psichiatria possono, insieme, combattere lo stigma della malattia mentale, promuovendo una narrazione più complessa, inclusiva e umana. In questo incontro tra linguaggi e saperi diversi, la fragilità non è più un peso: diventa una forma di conoscenza, un ponte, una possibilità di comunità.
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