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Santa Severa. Miss Italia è Sarah Rizea, Lazio secondo

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Sarah Rizea festeggia dopo la proclamazione a Miss Italia 2026 al Castello di Santa Severa

La diciottenne atleta delle Fiamme Oro conquista Miss Italia 2026 al Castello di Santa Severa. Michela Meli chiude al secondo posto. Il Giornale del Lazio racconta la finale attraverso le interviste realizzate sul posto.

Il sorriso di Sarah Maria Rizea, la corona appena posata sul capo e gli applausi del Castello di Santa Severa chiudono un percorso cominciato molti giorni prima della finale. Nella serata di lunedì 21 settembre la diciottenne arrivata con il titolo di Miss Liguria è diventata Miss Italia 2026. Alle sue spalle Michela Meli, Miss Lazio, seconda classificata, e Sara Genova, Miss Calabria, terza. A incoronare la vincitrice sono state la conduttrice Giulia Salemi e la patron Patrizia Mirigliani, al termine della serata trasmessa da San Marino RTV e RaiPlay.

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Sarah Rizea con la corona e la fascia di Miss Italia 2026 al Castello di Santa Severa.


Per il Lazio il verdetto ha un significato particolare. La finale si è disputata a Santa Severa, nel territorio di Santa Marinella, e Michela Meli, 21 anni, romana, ha portato la regione fino al secondo posto. Nella fase conclusiva a sedici erano tre le concorrenti legate al Lazio: oltre a Meli, Maria Rachele Italiani, con il titolo Miss Sport Givova Lazio, e Cecilia Musitano, Prima Miss dell’Anno. Il concorso era arrivato al Castello con quaranta ragazze e con una formula costruita intorno all’Academy, alle prove e alla docu-serie che Il Giornale del Lazio aveva seguito già nei giorni precedenti.

La finale, però, vista da Santa Severa è stata qualcosa di diverso dalla sola attesa di un nome. Nelle ore precedenti alla proclamazione, tra ospiti, concorrenti e addetti ai lavori, Il Giornale del Lazio ha raccolto direttamente le voci di alcune delle protagoniste della storia e del presente di Miss Italia. È proprio da quelle conversazioni che emerge il senso attribuito quest’anno al concorso: la bellezza resta parte della competizione, ma intorno ad essa si prova a costruire un percorso fatto di preparazione, personalità, capacità di comunicare e prospettive per il futuro.

Con Fioretta Mari il discorso parte dalla selezione che aveva ridotto il gruppo iniziale fino alle concorrenti chiamate a giocarsi la finale. Attrice e insegnante, Mari guarda soprattutto a ciò che una ragazza potrebbe diventare dopo Miss Italia.

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Dino Tropea intervista Fioretta Mari durante la finale di Miss Italia 2026 al Castello di Santa Severa. Foto: Giorgio Algherini

«Da 40 a 16, chi ha carisma va avanti. Non è detto che sia la più bella, ma la più carismatica», ci ha raccontato poche ore prima della proclamazione.

Nelle sue parole il concorso resta strettamente legato alla possibilità di individuare personalità capaci di trovare successivamente una propria strada nello spettacolo.

«Io vedo il domani, io vedo il futuro, io vedo il cinema, il teatro, la televisione, io vedo opportunità», ha spiegato.

E alla domanda su quale potesse essere il criterio decisivo della serata non ha voluto indicare una favorita:

«Nel mio cuore c’è la più bella. Speriamo che anche i miei colleghi abbiano pensato la stessa cosa».

È una lettura personale, dichiaratamente legata alla sua esperienza nel mondo della recitazione. Mari ha ricordato anche come, nella sua visione, una competizione del genere non possa fermarsi all’impatto estetico: tra le ragazze potrebbe esserci chi possiede caratteristiche da sviluppare nel cinema, nel teatro o in televisione. La sua speranza, prima ancora di conoscere il verdetto, era che la scelta finale riuscisse a intercettare proprio quella potenzialità.

Un’altra prospettiva arriva da Denny Mendez, che con Miss Italia conserva un rapporto inevitabilmente legato alla propria storia. Arrivata a Santa Severa per la serata conclusiva, ha osservato soprattutto il lavoro svolto nei giorni precedenti dalle concorrenti e dai coach.

«Sono una di quelle storiche di Miss Italia, quindi ben contenta», ha detto sorridendo, rivendicando il legame con una manifestazione che continua a ritrovare a distanza di anni.

A colpirla è stata la struttura della selezione. «È stata fatta una scelta mirata e più personalizzata», ha osservato parlando del passaggio dalle quaranta ragazze al gruppo delle finaliste. L’Academy, nella sua lettura, ha permesso a chi ha seguito le concorrenti giorno dopo giorno di conoscerne caratteristiche che difficilmente potrebbero emergere da una semplice apparizione sul palco.

Quando le abbiamo ricordato le parole di Fioretta Mari sulla necessità di considerare la bellezza nel suo insieme, Mendez ha allargato ulteriormente il ragionamento:

«È una cosa che non dice solo Fioretta, ma penso io e penso tutte le donne che stanno qua davanti».

Nessun nome per la corona, invece: alla richiesta di indicare una possibile favorita ha preferito aspettare la prova finale, spiegando di voler vedere le concorrenti anche attraverso il lavoro compiuto con i coach.

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Denny Mendez posa per Il Giornale del Lazio al Castello di Santa Severa, subito dopo l’intervista realizzata durante la finale di Miss Italia 2026. Foto: Giorgio Algherini

Il cuore della trasformazione tentata nell’edizione 2026 emerge soprattutto dalle parole di Patrizia Mirigliani. Quando l’abbiamo incontrata mancavano ancora poche ore alla proclamazione e il lungo lavoro dell’Academy era ormai alle spalle.

«È stata un’edizione molto emozionante e devo dire che è stata una grande soddisfazione per me poter dimostrare che cosa c’è dietro le quinte di Miss Italia», ci ha raccontato.

Mirigliani ha insistito su due parole: preparazione e ascolto.

«C’è preparazione, c’è ascolto, c’è stato molto ascolto verso le ragazze, quindi è un’edizione sicuramente innovativa».

Un’impostazione che coincide con la formula scelta per il 2026: le quaranta concorrenti sono state coinvolte in un percorso nel Castello di Santa Severa fatto di prove, coaching, confronto e lavoro davanti alle telecamere, fino alla selezione finale.

Alla patron abbiamo fatto notare anche la trasformazione percepibile nelle ragazze durante il percorso. La risposta è stata prudente rispetto alla scelta che sarebbe arrivata di lì a poco:

«Io le porterei tutte, vorrei sedici corone questa sera». Un modo per non anticipare preferenze e per riportare l’attenzione sull’intero gruppo arrivato alla fase decisiva.

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Patrizia Mirigliani durante l’intervista al Giornale del Lazio al Castello di Santa Severa, poche ore prima della proclamazione di Miss Italia 2026. Foto Giorgio Algherini

Se Mirigliani parla di ascolto, Annalisa Minetti introduce un’altra parola: consapevolezza. Il suo ragionamento parte dal luogo della finale, dal Castello e dalle ragazze che stavano per salire sul palco.

«Sono felice ed emozionata di essere tornata in uno scenario così importante come questo Castello, dove tante principesse sfileranno, ci sarà una regina», ha raccontato.

Ma il passaggio più interessante arriva subito dopo. «L’opportunità di Miss Italia va sempre al di là della sola e unica elezione». Per Minetti la corona rappresenta soltanto una delle possibili conseguenze del percorso: il concorso può diventare un’occasione per chi decide di continuare a lavorare su se stessa e sulle proprie capacità.

«È meraviglioso poter sostenere i loro sogni, dare loro la motivazione giusta e ricordare loro che la bellezza è quella che vedremo, ma loro dovranno essere brave a tirar fuori ed esprimere quello che hanno dentro».

È qui che l’Academy assume, nelle sue parole, un significato più ampio.

«Credo che dia a Miss Italia la possibilità di diventare un corso, una formazione reale di vita, di sapere e di consapevolezza».

Alla nostra osservazione sulle ragazze arrivate inizialmente spaesate e poi trasformate dal percorso, Minetti ha risposto:

«Si va via più consapevoli, con una formazione maggiore, ancora con tanto da imparare».

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Annalisa Minetti durante l’intervista al Giornale del Lazio al Castello di Santa Severa, nelle ore che hanno preceduto la proclamazione di Miss Italia 2026. Foto Giorgio Algherini

Tra le presenze che hanno unito passato e presente del concorso c’era Layla Rigazzi, Miss Italia 1960, arrivata a Santa Severa con una ragione in più per vivere la finale con emozione. Tra le sedici ragazze rimaste in gara c’era infatti sua nipote Cecilia Musitano Guerrera, nata a Milano e cresciuta a Roma, già proclamata Prima Miss dell’Anno 2026. Una storia familiare particolare, perché anche la sorella di Layla, Alba Rigazzi, conquistò la corona di Miss Italia nel 1965: le due sorelle restano un caso unico nella storia della manifestazione. Davanti al nostro microfono, però, Layla non ha riservato l’augurio soltanto alla nipote. Lo ha rivolto a tutte le concorrenti arrivate alla fase decisiva:

«Magnifico, in bocca al lupo a tutte e sedici, che abbiano una carriera meravigliosa e che siano felici di aver avuto questa bellissima esperienza di Miss Italia».

Un pensiero che acquista un significato particolare proprio dalla sua esperienza: sessantasei anni dopo la propria incoronazione, Layla Rigazzi era di nuovo a una finale di Miss Italia, questa volta per vedere la nipote salire sullo stesso palcoscenico ideale attraversato dalla sua famiglia per tre generazioni.

Anche Massimiliano Baglioni, dell’ufficio stampa di Miss Italia, ha raccontato il percorso da una posizione diversa, quella di chi ha lavorato dietro l’organizzazione. Alla domanda su cosa fosse accaduto nel passaggio dall’esperienza con Miss Italia Lazio alla dimensione nazionale ha risposto:

«Se è un sogno non mi svegliate, ma se è la realtà me la sto godendo».

Subito dopo ha però spostato l’attenzione dal risultato personale alla macchina organizzativa:

«C’è un grandissimo lavoro e io debbo veramente ringraziare tutta l’organizzazione».

Baglioni ha descritto ciò che ha trovato come «una famiglia, un meccanismo collaudato» e ha sottolineato la volontà di mostrare che il concorso abbia ancora uno spazio nel costume e nello spettacolo italiani. La definizione di Miss Italia come «il primo talent della storia» appartiene alla sua interpretazione e richiama il lungo elenco di donne che, dopo aver attraversato in forme differenti il concorso, hanno costruito percorsi nel cinema, nella televisione, nella moda e nello spettacolo.

Mentre queste conversazioni si svolgevano tra gli spazi del Castello, sul palco si avvicinava il momento che avrebbe trasformato pronostici e impressioni in un risultato. E il nome uscito dalla finale è stato quello di Sarah Maria Rizea.

Diciotto anni, residente a Vado Ligure, Sarah arriva dal nuoto artistico ed è atleta delle Fiamme Oro della Polizia di Stato. Il suo percorso sportivo comprende risultati internazionali e una quotidianità costruita intorno agli allenamenti, alla disciplina agonistica e alla squadra. Nella presentazione delle finaliste viene indicata come atleta della Nazionale assoluta; il profilo della nuova Miss unisce quindi due ambienti apparentemente lontani, la vasca e il palcoscenico, che nella sua esperienza hanno in comune preparazione, gestione della pressione e capacità di affrontare la competizione.

È la stessa Rizea a spiegare il legame tra questi mondi:

«L’agonismo mi ha formato profondamente, insegnandomi il valore della disciplina, del lavoro di squadra e del continuo superamento dei propri limiti». E aggiunge: «Portare questa mentalità a Miss Italia significa dimostrare che la vera bellezza nasce dalla forza di volontà e dalla passione».

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Sarah Rizea, Miss Italia 2026, nel ritratto realizzato al Castello di Santa Severa dopo la proclamazione. Foto Giorgio Algergini.

Per Michela Meli, invece, la serata si conclude sul secondo gradino del podio. Romana, 21 anni, laureanda in Scienze della Nutrizione, aveva già conquistato durante l’Academy la fascia di Miss Framesi 2026. Il suo percorso comprende studio, comunicazione digitale, lavoro come babysitter e attività sportive, dalla sala pesi all’Hyrox e alla danza heels. La finale di Santa Severa le consegna ora il risultato più importante del suo percorso nel concorso: seconda classificata a Miss Italia 2026.

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Michela Meli e Sarah Rizea sul palco del Castello di Santa Severa nel momento dell’annuncio della vittoria di Sarah Rizea, Miss Italia 2026. Foto Giorgio Algherini

La corona prende dunque la strada della Liguria, mentre il Lazio chiude con il secondo posto di Michela Meli e con una finale ospitata in uno dei luoghi più riconoscibili del proprio patrimonio storico e paesaggistico. È anche la conclusione di un racconto che Il Giornale del Lazio ha seguito prima della serata decisiva, dalla partenza della docu-serie alle prove dell’Academy, fino alle voci raccolte direttamente al Castello.

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Sarah Rizea nel momento della proclamazione a Miss Italia 2026 al Castello di Santa Severa. Foto Giorgio Algergini.

Alla fine resta il verdetto, ma restano soprattutto le parole pronunciate prima di conoscerlo. Fioretta Mari ha parlato di carisma, Denny Mendez di una selezione capace di guardare oltre l’apparenza, Patrizia Mirigliani di ascolto, Annalisa Minetti di consapevolezza. Sono prospettive diverse, non necessariamente coincidenti, che raccontano però la direzione scelta per questa edizione. Miss Italia 2026 si chiude a Santa Severa con Sarah Rizea incoronata e Michela Meli seconda, mentre per il territorio laziale termina una lunga parentesi nella quale il Castello non è stato soltanto lo scenario della finale, ma il luogo nel quale si è sviluppato l’intero percorso dell’Academy.

Foto: Ufficio Stampa Miss Italia e Giorgio Algherini