Roma, 5 novembre 2026 – Allo Scalo San Lorenzo lavora uno dei soli quattro impianti italiani dedicati alla manutenzione dei Frecciarossa. Due capannoni aperti giorno e notte, ferrovieri di Trenitalia e addetti delle ditte appaltatrici, competenze costruite in anni di lavoro su treni che corrono a 300 chilometri orari. La prospettiva aziendale oggi sul tavolo è chiuderlo e spostare il personale verso altre attività, a cominciare dal trasporto regionale.
«Riconosciamo il valore delle garanzie occupazionali offerte, ma ridurre tutto a una ricollocazione significa non vedere il problema» dichiara Marco Manna, Segretario Regionale del Dipartimento Mobilità Terrestre di FAST-Confsal Lazio. «Un tecnico che ha passato anni sui treni ad alta velocità non si sostituisce con un trasferimento. Se quelle competenze si disperdono, Roma perde un presidio industriale che difficilmente tornerà.»
Per il sindacato la vicenda è il punto d’arrivo di una tendenza più lunga. Con il rinnovo della flotta, la manutenzione dei nuovi treni viene affidata ai costruttori con contratti di full service, mentre i convogli più datati escono progressivamente dalle linee veloci. Una scelta che FAST-Confsal contesta da sempre, perché sottrae alle officine interne proprio le lavorazioni più qualificate.
«Il rischio è doppio – prosegue Manna -. Da una parte attività e investimenti che si concentrano al Nord, lasciando sguarniti gli impianti del Centro-Sud. Dall’altra un mercato sempre più aperto, dove una capacità manutentiva pubblica indebolita lascia spazio ai concorrenti. E tutto questo accade mentre l’azienda attraversa una fase in cui l’assetto di vertice non appare ancora pienamente definito, e si chiede ai tavoli territoriali di avallare scelte che pesano sull’intera organizzazione nazionale. Decisioni di questa portata richiedono un indirizzo chiaro e una responsabilità assunta a livello nazionale.»
FAST-Confsal Lazio esprime contrarietà alla dismissione e chiede di valutare un’alternativa concreta, fondata sul mantenimento a San Lorenzo di attività di manutenzione Alta Velocità, su nuovi investimenti e su una programmazione produttiva di lungo periodo. Il sindacato sollecita inoltre l’attenzione delle istituzioni, perché il patrimonio industriale ferroviario resta una leva di sviluppo e occupazione per tutto il territorio.
«Non vogliamo ritrovarci fra qualche anno allo stesso tavolo, a discutere delle stesse incertezze» conclude Manna. «Roma è uno dei nodi principali dell’Alta Velocità italiana. I treni che passano da qui devono potere essere manutenuti qui, da chi sa farlo.»






