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POLIZIA DI STATO: OPERAZIONE ANTIMAFIA ED ANTIDROGA

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CON IL COORDINAMENTO DELLA PROCURA DELLA REPUBBLICA – DIREZIONE DISTRETTUALE ANTIMAFIA DI PALERMO, LA POLIZIA DI STATO ESEGUE 50 PROVVEDIMENTI RESTRITTIVI A CARICO DI ALTRETTANTI MAFIOSI E TRAFFICANTI DI DROGA

Dalle prime ore di oggi, la Polizia di Stato, su delega della Procura della Repubblica di Palermo – Direzione Distrettuale Antimafia, ha dato seguito ad una imponente operazione antimafia ed antidroga, procedendo all’esecuzione di provvedimenti giudiziari con cui sono state applicate misure restrittive a carico di un totale di cinquanta persone, ritenute a vario titolo responsabili dei reati di associazione per delinquere di tipo mafioso, estorsione, intestazione fittizia di beni, associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti e spaccio delle medesime. Più nel dettaglio, per diciannove di essi il Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Palermo ha disposto la custodia cautelare in carcere, mentre per altri sei gli arresti domiciliari. Per altri 25 soggetti è stato disposto il fermo di indiziato di delitto.

I provvedimenti restrittivi, scaturiscono da quattro distinte attività investigative. Due di esse sono state condotte dalla VII Sezione “Antidroga” della Squadra Mobile della Questura di Palermo, una dalla I Sezione “Criminalità Organizzata” della citata Squadra Mobile unitamente alla Sezione Investigativa del Servizio Centrale Operativo (S.I.S.C.O.) di Palermo ed una dal Commissariato di Pubblica Sicurezza “Brancaccio”.

Le due indagini espletate dalla Sezione specializzata Antidroga hanno consentito di disarticolare diverse organizzazioni criminali che hanno iniettato nel territorio siciliano rilevanti quantitativi di droga, portando all’esecuzione, nel complesso, venticinque misure cautelari. Nel corso delle investigazioni, inoltre, sono stati messi a segno sequestri per un totale di circa due quintali e mezzo di hashish e quattro chilogrammi di cocaina, con conseguente arresto in flagranza di dodici persone.

Delle due citate azioni investigative, la prima – durata dall’ottobre 2022 all’agosto 2023 – ha permesso di raccogliere elementi suscettibili di delineare l’esistenza di due consorterie dedite al narcotraffico, collegate da una fitta rete di relazioni. Dei due gruppi, uno era radicato a Palermo ed era connotato da legami molto forti tra gli affiliati, cementati da vincoli parentali; l’altro, invece, operava in Campania e costituiva il principale fornitore del primo. In questa seconda compagine delinquenziale erano inseriti soggetti che fungevano da intermediari con la gang palermitana e si adoperavano anche per conto di un esponente di un noto clan camorrista, che ha riversato importati quantitativi di droga non soltanto nella provincia di Palermo, ma anche in quella di Catania.

La seconda attività d’indagine dell’Antidroga ha consentito di individuare una cellula criminale palermitana che ha strutturato un vasto traffico di cocaina, hashish e marijuana sia nel circondario del Capoluogo siciliano che nella limitrofa provincia di Trapani. Gli approfondimenti investigativi, infatti, hanno permesso di acclarare l’esistenza di un consolidato canale di fornitura di droga attivato nel mazarese. Gli indagati, peraltro, sono risultati appartenere ad ambienti criminali di rilevantissima caratura, taluni anche palesemente collegati a consorterie mafiose. Tra i soggetti coinvolti nei traffici illeciti, difatti, ve ne sono alcuni che, anche di recente, sono stati attinti da altri provvedimenti giudiziari in quanto ritenuti responsabili del reato di associazione per delinquere di tipo mafioso; circostanza che, quindi, conferma il ruolo di supervisione/cointeressenza svolto dalle famiglie mafiose sull’approvvigionamento e sullo smercio della sostanza stupefacente nel territorio della Provincia ed oltre.

Nell’odierna operazione repressiva confluisce poi l’attività d’indagine antimafia che ha interessato il mandamento mafioso della “Noce” e, più nello specifico, tutte le famiglie che lo compongono ovvero “Noce”, “Cruillas–Malaspina” e “Altarello”. Le indagini – che hanno avuto inizio nel maggio 2023 e si sono protratte fino ad oggi e sono state coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo – hanno consentito agli investigatori della Sezione Criminalità Organizzata della Squadra Mobile e della S.I.S.C.O. di Palermo di delineare posizioni e ruoli in seno ai rispettivi contesti di appartenenza degli associati, nonché la gestione delle attività illecite nel territorio di riferimento. Le acquisizioni investigative, maturate nel corso delle precedenti attività intraprese sul medesimo contesto criminale, culminate con l’esecuzione dell’operazione convenzionalmente denominata “Nuovo Corso” dello scorso mese di aprile, hanno messo in luce come il vuoto di potere, generato dagli ultimi arresti, abbia dato spazio a nuovi soggetti, pronti ad approfittare per scalare le posizioni di vertice all’interno del sodalizio. 

   In tale contesto, oltre all’emersione di volti nuovi, in ascesa tra le fila dell’organizzazione criminale, sono ricomparse figure di riferimento alla guida delle famiglie, che vantano un curriculum di tutto rispetto all’interno di Cosa nostra, tra i quali spicca un anziano boss, in grado di orientare alcune scelte importanti per il mandamento, ciò in ragione della sua lunga militanza nell’associazione. 

Le indagini hanno altresì permesso di identificare colui il quale è stato attualmente posto al vertice del mandamento, in linea di continuità familiare ad una trascorsa gestione, poiché risulta essere imparentato con un già “reggente” la compagine criminale qui d’interesse, oggi in carcere. 

Le risultanze investigative hanno messo in evidenza l’operatività criminale delle predette famiglie, impegnate in un controllo serrato del territorio eseguito attraverso le estorsioni: sei, in particolare, quelle contestate, in danno di altrettanti esercizi commerciali e attività imprenditoriali della zona. Sempre attuale risulta, tra l’altro, l’interesse del mandamento verso il traffico di stupefacenti. 

Sono 11 i decreti di fermo indiziato di delitto emessi dalla Direzione Distrettuale Antimafia a carico di altrettanti soggetti ritenuti, a vario titolo, responsabili delle condotte e/o dei fatti-reato riferibili alle dinamiche del citato mandamento mafioso della “Noce”.

Da ultimo, l’attività di polizia giudiziaria condotta nel quartiere “Brancaccio” dal Commissariato di Pubblica Sicurezza con competenza su quell’area cittadina – anch’essa coordinata coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo – ha permesso di far luce su una fiorente rete di smercio di cocaina, hashish e marijuana, consentendo di acquisire elementi che hanno determinato la Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo ad emettere un decreto di fermo a carico di 14 persone. Tra gli indagati figurano anche soggetti riconducibili ad importanti famiglie mafiose che esercitano la loro influenza in quel rione popolare che, evidentemente, traevano lauti introiti dal traffico e dallo spaccio di sostanze stupefacenti. Anche le investigazioni del Commissariato, durate dal giugno 2024 al gennaio del 2025, hanno consentito di sequestrare 9,2 chilogrammi di hashish, 2,5 chilogrammi di marijuana e quantitativi minori di cocaina nonché di arrestare, in flagranza di reato, 11 persone.

Con le indagini, gli investigatori hanno potuto verificare come i promotori del sodalizio abbiano scrupolosamente annotato in un “libro mastro”, e messo da parte in un fondo cassa appositamente approntato, tutta la contabilità del narcotraffico, suddividendo i conteggi per le varie forniture di stupefacenti di volta in volta trattate, avendo cura di procedere scrupolosamente ai pagamenti delle partite di droga e ai compensi settimanali di tutti gli associati. 

Durante l’attività sono state individuate e smantellate due piazze di spaccio (fisiche), allestite nei quartieri Sperone e Bonagia, dove gli acquirenti venivano riforniti prevalentemente di panetti di hashish, nonché una di tipo virtuale, creata grazie ad un canale Telegram e così ritenuta più sicura e affidabile dai componenti il sodalizio criminale.

Per accreditarsi ulteriormente e suggellare l’egemonia nel settore, la foto del profilo sul canale Telegram utilizzato dagli spacciatori era quella raffigurante l’attore Al Pacino mentre interpretava il famoso personaggio cinematografico “Tony Montana” del film Scarface.  

            Si precisa che, allo stato, i destinatari dei provvedimenti restrittivi risultano indiziati in merito ai reati contestati e che la loro posizione sarà definitiva solo dopo l’emissione di una eventuale sentenza passata in giudicato, in ossequio al principio costituzionale della presunzione di innocenza.

Per le vaste ed articolate attività dinamiche sul territorio finalizzate al rintraccio e cattura dei destinatari delle misure cautelari emesse, la Squadra Mobile della Questura di Palermo e le altre articolazioni che hanno svolto le indagini si sono avvalse della collaborazione di omologhi organi investigativi di Napoli, Trapani, Cosenza e Benevento e le S.I.S.C.O. di altre località ed è stata inoltre coadiuvata dal Servizio Centrale Operativo, agendo sotto il diretto coordinamento della Direzione Centrale Anticrimine della Polizia di Stato che ha inviato nel Capoluogo numerosi equipaggi del Reparto Prevenzione Crimine. 

Non è mancata la partecipazione di ulteriore personale della locale Questura e delle sue articolazioni periferiche nonché di unità specializzate come Polizia Scientifica, Reparto Mobile, Polizia Stradale e anche di un elicottero del Reparto Volo.

Nel complesso, per l’odierna Operazione di Polizia Giudiziaria sono stati impiegati circa 350 operatori della Polizia di Stato.

https://www.poliziadistato.it/pressarea/Share/link/5d8a88d2-d5a9-11f0-9f41-736d736f6674

CARABINIERI: UTILIZZAVANO IL SISTEMA DELLE PIAZZE DI SPACCIO DI SCAMPIA ATTAGLIANDOLO AL COMPLESSO RESIDENZIALE “ROYAL RESIDENCE”

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ESEGUITE 11 MISURE CAUTELARI PER TRAFFICO DI SOSTANZE STUPEFACENTI A CASERTA

In data 10 dicembre 2025, i Carabinieri del Reparto Territoriale di Mondragone, all’esito di una complessa attività d’indagine coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, hanno dato esecuzione a due ordinanze di applicazione di misura cautelare personale in carcere, emesse dal G.I.P. del Tribunale di Napoli e dal G.I.P. del Tribunale per i Minorenni di Napoli, nei confronti complessivamente di 11 persone (di cui due minorenni all’epoca delle indagini) ritenute responsabili di associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti o psicotrope, aggravata dal metodo mafioso e dall’utilizzo di armi da fuoco, oltre che di una pluralità di cessioni di sostanze stupefacenti.

A seguito delle indagini è emerso che l’organizzazione avrebbe utilizzato il c.d. “sistema” delle piazze di spaccio dell’area della città di Napoli ed in particolare del quartiere di Scampia – Secondigliano (luogo di provenienza degli indagati) attagliandolo al noto e degradato complesso residenziale denominato “Royal Residence”, sito in Castel Volturno, precisamente in località Villaggio Coppola Pineta Mare, nel quale risiedono numerosissime famiglie, vittime ed ostaggio dell’organizzazione.

Le indagini  sono iniziate a partire dalla seconda metà del 2023 a seguito dell’incendio di un appartamento all’interno del condominio in questione, episodio individuato fin da subito proprio quale azione intimidatoria e dimostrativa finalizzata a soggiogare le decine e decine di famiglie residenti, costrette a subire l’attività della “piazza di spaccio” operativa h24 ed avente come baricentro la hall dello stesso Residence. L’investigazione consentiva di acclarare che un gruppo di soggetti pregiudicati, appunto provenienti dal quartiere di Secondigliano di Napoli, aveva applicato le metodologie criminali del luogo di origine al complesso residenziale ed aveva, quindi, dato il via ad una florida piazza di spaccio, munita di una fitta rete di vedette, sfruttando le altezze del palazzo di 10 piani, creando sbarramenti e percorsiobbligati oltre che attivando un’efficace sistema di videosorveglianza per proteggersi da interventi delle forze dell’ordine.

Il provvedimento odierno compendia una serie di episodi, chiaramente riscontrati dalla Polizia Giudiziaria operante, in cui è risultato evidente come il gruppo degli odierni indagati operasse con metodologia mafiosa, imprimendo all’area di interesse un controllo di tipo militare, che si è avvalso dell’uso di armi da fuoco o di vere e proprie spedizioni punitive, al fine di assoggettare i residenti ed indurli alla più cupa omertà. È emerso, inoltre, che il sodalizio investigato avesse ricevuto una specifica “autorizzazione” all’apertura della piazza di spaccio, da parte di soggetti (rimasti ignoti) intranei al clan “dei casalesi”fazione Bidognetti, storicamente egemone nel comune di Castel Volturno. 

Significativi sono stati i numerosi episodi violenti emersi nel corso dell’indagine, quali pestaggi commissionati dai promotori del gruppo criminale, chiaramente finalizzati ad impartire “lezioni” che fungessero da monito, tanto per i sodali quanto per assuntori e condomini del complesso.

Tra le azioni più cruente, sono da annoverare gli incendi in danno dell’amministratore di condominio ed altri residenti oltre che il brutale ferimento in danno di uno straniero di origine polacca, gambizzato mediante l’utilizzo di una arma da fuoco clandestina e modificata.

Si evidenzia che i provvedimenti eseguiti sono misure cautelari disposte in sede di indagini preliminari, avverso cui sono ammessi mezzi di impugnazione e i destinatari delle stesse sono persone sottoposte alle indagini e, quindi, presunte innocenti fino a sentenza definitiva.

POLIZIA DI STATO PALERMO: OPERAZIONE ANTIMAFIA E ANTIDROGA, 50 MISURE

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Su delega della Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo, la Polizia di Stato ha dato seguito ad una imponente operazione antimafia ed antidroga, procedendo all’esecuzione di provvedimenti giudiziari con cui sono state applicate misure restrittive a carico di un totale di cinquanta persone, ritenute a vario titolo responsabili dei reati di associazione per delinquere di tipo mafioso, estorsione, intestazione fittizia di beni, associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti e spaccio delle medesime.

Ulteriori dettagli verranno illustrati nel corso di una conferenza stampa prevista per le ore 10:30 presso i locali della Squadra Mobile della Questura di Palermo.

https://www.poliziadistato.it/pressarea/Share/link/f1646252-d4f1-11f0-ac42-736d736f6674

Un nuovo spazio per i giovani: inaugurato il Centro Tecnico AICS a Honey Soccer City

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Un nuovo spazio per i giovani: inaugurato il Centro Tecnico AICS a Honey Soccer City

È stato inaugurato oggi, 10 dicembre, il nuovo Centro Tecnico AICS presso Honey Soccer City in via Macchia Saponara 151 a Roma, uno spazio dedicato ai giovani del territorio, pensato per offrire un percorso sportivo sicuro, multidisciplinare e formativo. L’obiettivo è chiaro: riportare lo sport al centro della crescita personale, sociale ed educativa dei ragazzi, non solo come competizione ma come strumento di sviluppo.

Alla presentazione è intervenuto il presidente regionale AICS Morsa, che ha sottolineato come il centro rappresenti la naturale prosecuzione del lavoro che l’associazione porta avanti da anni: «AICS è sul territorio, tra le persone e nelle comunità. Qui vogliamo ricostruire luoghi in cui i giovani possano stare insieme, praticare sport e imparare valori fondamentali come rispetto, impegno e convivenza».

Nel corso dell’inaugurazione ha preso la parola anche Giovanni Morsa, che guiderà la scuola calcio ASD Honey Soccer MG all’interno del nuovo polo, affiancato dal direttore generale Sabino Esposito e dal direttore tecnico Dario Teofani. Il giovane dirigente ha evidenziato la volontà di costruire un ambiente solido, motivante e protetto, dove il calcio e lo sport possano diventare un percorso di crescita, responsabilità e relazione.

Il nuovo polo offrirà percorsi di formazione sia tecnica che organizzativa, guidati da istruttori qualificati e da una rete associativa strutturata. Alcune discipline sono già attive, altre saranno avviate a breve, grazie alla programmazione multidisciplinare e al sostegno del comitato regionale e della direzione nazionale AICS.

Ha portato il suo saluto anche il presidente nazionale Bruno Molea:

«Ai giovani va dato spazio, ma senza lasciarli soli – è stato ricordato nel corso dell’inaugurazione –. Lo sport insegna anche attraverso l’errore, la sfida e la competizione sana. È una palestra che forma cittadini consapevoli, non solo atleti».

Il Centro Tecnico AICS diventerà un punto di riferimento per il calcio giovanile e per l’inclusione sociale, con una struttura dotata di 2 campi di calcio a 5, 2 di calcio a 9, 3 campi da padel e una palestra per volley e basket. Attraverso il progetto “Honey Sport City: Il Villaggio che Include”, il centro promuoverà lo sport integrato, offrendo attività anche ai ragazzi con disabilità, garantendo un contesto accogliente, stimolante e realmente accessibile.

Le attività di animazione, curate dagli operatori Animasit, renderanno il centro un luogo vivo e partecipato, mentre gli spazi dedicati al terzo tempo, con l’accoglienza dell’Hosteria Honey, offriranno momenti di convivialità e socialità per famiglie e atleti.

L’iniziativa mira a diventare una best practice nazionale, replicabile anche in altre aree del Paese, con l’obiettivo di creare una rete di centri tecnici AICS che garantiscano sport accessibile, inclusivo e radicato nel tessuto sociale.

Un progetto che conferma la missione di AICS: promuovere lo sport come strumento di comunità, crescita e futuro.

Non solo performance, ma educazione.

Non solo campo, ma vita quotidiana.

Fringe Festival Napoli: riflettori accesi sui nuovi talenti della scena artistica

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Fringe Festival Napoli: riflettori accesi sui nuovi talenti della scena artistica
Fringe Festival Napoli: riflettori accesi sui nuovi talenti della scena artistica

Napoli, 10 dicembre — Il Fringe Festival Napoli, appuntamento ormai centrale nel panorama delle arti performative italiane, torna ad essere palcoscenico privilegiato per la scoperta e la valorizzazione dei nuovi talenti della scena teatrale contemporanea. Un evento che conferma la vocazione del Festival come spazio di sperimentazione, dialogo e crescita artistica.

Protagonisti della serata saranno giovani attori e attrici che si stanno distinguendo per talento, presenza scenica e capacità interpretativa. Tra loro:
Salvatore Belardo, Angela Rita Carbone, Federico Cautiero, Angela D’Auria, Alessandra De Luca, Davide De Luca, Sara De Luca, Francesca Fiore, Marco Guida, Paolo Maria Mazza, Sara Milone, Daniele Novelli, Martina Oliva, Marika Parcesepe, Alessandra Ventimiglia, Andrea Vincenzo Verde, Luigi Zeno.

Durante l’evento del 10 dicembre alle ore 20:30, gli artisti saranno protagonisti di performance, reading e momenti di incontro aperti al pubblico, alla stampa e agli operatori del settore, offrendo uno spaccato autentico della nuova scena artistica partenopea.

La serata sarà impreziosita dalla suite “Napoli si gira”, parte integrante del progetto #NA2500, promosso dal Comune di Napoli e sostenuto da CinemaFiction, realtà di produzione e promozione culturale fondata e guidata da Antonio Acampora e Armando Ciotola, da anni impegnati nella valorizzazione del talento partenopeo. La suite celebra il legame profondo tra Napoli e il cinema, intrecciando memoria storica, cultura visiva e narrazione teatrale, in un viaggio artistico che attraversa oltre due millenni di immaginario partenopeo.

La serata sarà diretta da Antonella Stefanucci, che guiderà lo spettacolo accompagnando il pubblico in un percorso emozionale e narrativo capace di unire passato, presente e futuro della città.

Il Fringe Festival Napoli si conferma così come uno degli appuntamenti culturali più dinamici del territorio, capace di unire tradizione e innovazione, offrendo visibilità concreta alle nuove generazioni di artisti e rafforzando il dialogo tra teatro, cinema e comunità.

Ora la cucina italiana diventa ‘sorvegliata speciale’: Casa Artusi lancia l’osservatorio internazionale

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La Fondazione Casa Artusi lancia un Osservatorio che si occuperò di sviluppare indagini, ricerche e rapporti E lavorerà per diffondere nel mondo i valori identitari della cucina italiana

di Angela Sannai

BOLOGNA – Il riconoscimento Unesco per la Cucina italiana “è meritato”, adesso “però dobbiamo mantenerlo e per questo la Fondazione Casa Artusi annuncia proprio oggi la nascita dell’Osservatorio internazionale sulla cucina e il buon gusto italiano, istituito per monitorare e valorizzare al massimo questo patrimonio”. Lo dice il presidente di Casa Artusi, Andrea Segrè, spiegando che “attraverso indagini, ricerche e rapporti, l’Osservatorio sarà strumento e opportunità concreta per comunicare in chiave nazionale ma anche internazionale i valori identitari della cucina italiana – gusto, salubrità, sostenibilità – così come per riflettere sulle sfide del nostro tempo intorno alla produzione e fruizione del cibo: dall’efficienza delle risorse al cambiamento dei modelli di consumo, ai valori etici e sociali legati alla tradizione alimentare mediterranea”.La candidatura a patrimonio Unesco, peraltro, è stata promossa dal Governo proprio su impulso di tre comunità proponenti: Fondazione Casa Artusi di Forlimpopoli, Accademia Italiana della Cucina e la rivista “La Cucina Italiana”. Fin dall’avvio del percorso, infatti, Casa Artusi è stata riconosciuta come uno dei motori della candidatura: “La Fondazione, dedicata alla figura di Pellegrino Artusi, ha contribuito in modo determinante alla stesura del dossier per mano di Massimo Montanari, al coinvolgimento delle comunità della cucina di casa e alla messa a disposizione delle proprie esperienze didattiche e di ricerca sulla cucina domestica italiana”, si sottolinea. Per Casa Artusi il riconoscimento rappresenta una responsabilità e un’opportunità per intensificare programmi di educazione alimentare, formazione, ricerca, documentazione e sviluppo di progetti di cooperazione nazionale e internazionale. Il dossier presentato per la candidatura descrive la cucina italiana come un mosaico di tradizioni: un sistema di pratiche sociali, rituali e saperi che intrecciano biodiversità agricola, prodotti tipici, artigianato alimentare, mercati rionali, ricettari familiari e convivialità. Quanto alle altre principali tradizioni gastronomiche già iscritte ci sono ad esempio la cucina tradizionale messicana (2010), il “pasto gastronomico dei francesi” (2010), il Washoku giapponese (2013) e la Dieta Mediterranea (dal 2010).

fonte «Agenzia DIRE» e l’indirizzo «www.dire.it»

La cucina italiana è patrimonio Unesco, Meloni: “Non è solo cibo, è cultura e ricchezza”

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La cucina italiana è stata riconosciuta Patrimonio dell’Umanità, la premier Meloni: “Siamo orgogliosi, ora abbiamo uno strumento formidabile per valorizzare ancor di più i nostri prodotti”

ROMA – “Voglio condividere con voi una notizia che ci riempie d’orgoglio. Oggi l’Unesco ha riconosciuto la Cucina italiana Patrimonio dell’Umanità“. Lo dice la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, in un videomessaggio in occasione dell’iscrizione della Cucina Italiana nella Lista del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità dell’Unesco. “Siamo-sottolinea- i primi al mondo ad ottenere questo riconoscimento, che onora quello che siamo e la nostra identità. Perché per noi italiani la cucina non è solo cibo o un insieme di ricette. È molto di più: è cultura, tradizione, lavoro, ricchezza“.

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“La nostra cucina. spiega- nasce da filiere agricole che coniugano qualità e sostenibilità. Custodisce un patrimonio millenario che si tramanda di generazione in generazione. Cresce nell’eccellenza dei nostri produttori e si trasforma in capolavoro nella maestria dei nostri cuochi. E viene presentata dai nostri ristoratori con le loro straordinarie squadre”.
“È un primato che ci inorgoglisce- aggiunge-, e ci consegna uno strumento formidabile per valorizzare ancor di più i nostri prodotti e proteggerli con maggiore efficacia da imitazioni e concorrenza sleale. Già oggi esportiamo 70 miliardi di euro di agroalimentare, e siamo la prima economia in Europa per valore aggiunto dell’agricoltura. Questo riconoscimento imprimerà al Sistema Italia un impulso decisivo per raggiungere nuovi traguardi”.

Il Governo, dice ancora, “ha creduto fin dall’inizio in questa sfida e ha fatto la sua parte per raggiungere questo risultato, e ringrazio prima di tutto i Ministri Lollobrigida e Giuli per aver seguito il dossier. Ma è una partita che non abbiamo giocato da soli. Abbiamo vinto questa sfida insieme al popolo italiano, insieme ai nostri connazionali all’estero, insieme a tutti coloro che nel mondo amano la nostra cultura, la nostra identità e il nostro stile di vita”.

GIULI: “CUCINA ITALIANA RISPECCHIA NOSTRA CIVILTÀ”

“Con l’ingresso della cucina italiana nella lista rappresentativa del patrimonio culturale immateriale dell’umanità, l’Italia riconosce e valorizza un bene collettivo che racconta le nostre radici, la nostra identità, le comunità e la biodiversità dei territori. Il riconoscimento da parte dell’Unesco segna un traguardo storico: a essere tutelato non è un singolo piatto, ma l’intero sistema della cucina italiana, inteso come patrimonio vivente fatto di pratiche, ritualità, rispetto della stagionalità e trasmissione di saperi intergenerazionale”. Lo dichiara, in una nota, il ministro della Cultura, Alessandro Giuli.“Con questo riconoscimento, la cucina italiana entra ufficialmente tra i beni culturali immateriali dell’umanità- aggiunge il ministro- confermando il suo valore identitario, culturale e sociale, nonché il suo ruolo nella costruzione di una memoria collettiva condivisa. Soltanto il fatto che il nostro stare a tavola, il nostro modo, peculiarmente italiano, di stare insieme, sia erede di tante ritualità, che il nostro ‘pranzo della domenica’ i nostri momenti conviviali in occasione delle feste, siano elementi di una tradizione antichissima e in evoluzione continua, dice tutto. I nostri piatti sono espressione dei nostri territori, delle nostre radici familiari, che attraversano le generazioni. La cucina italiana rispecchia la civiltà italiana”.

PD: “PER CUCINA ITALIANA RICONOSCIMENTO STORICO”

“La Cucina Italiana è ufficialmente Patrimonio Immateriale dell’Umanità Unesco. Accogliamo con grande soddisfazione un riconoscimento storico, che premia non soltanto un insieme di ricette, ma il valore culturale, sociale ed economico di un modello alimentare unico al mondo. Questo risultato conferma ciò che ogni giorno vediamo nei territori: la forza delle nostre filiere agricole, la centralità delle produzioni di qualità, il legame profondo tra cibo, comunità, tradizioni e paesaggi rurali, l’impegno di migliaia di agricoltori, artigiani, ristoratori, cooperative e distretti produttivi. Come componenti della Commissione Agricoltura della Camera, consideriamo questo riconoscimento un punto di partenza. Ora abbiamo la responsabilità di consolidarlo attraverso politiche che garantiscano la tutela delle denominazioni e delle filiere corte, il sostegno alle imprese agricole e alle aree interne, la difesa del lavoro dignitoso unitamente al contrasto al caporalato, la promozione dell’educazione alimentare e della sostenibilità ambientale. La cucina italiana entra oggi nel patrimonio dell’umanità. Il compito delle istituzioni è fare in modo che dietro a questo titolo ci siano anche più diritti, più qualità, più futuro per chi produce e per chi consuma”. Lo dichiarano la capogruppo Antonella Forattini e Stefania Marino, Nadia Romeo, Andrea Rossi e Stefano Vaccari, deputati Pd della Commissione Agricoltura della Camera.

fonte «Agenzia DIRE» e l’indirizzo «www.dire.it»

Lavoro e fragilità, presentato alla Camera l’intergruppo parlamentare

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Roma. “Promuovere politiche che favoriscano inclusione lavorativa, benessere organizzativo, tutela dei diritti, prevenzione delle discriminazioni e valorizzazione della qualità della vita delle persone con disabilità, cronicità o malattie rare”. Sono gli obiettivi dell’Intergruppo Parlamentare ‘Lavoro e Fragilità. Focus su disabilità, cronicità e malattie rare’, la cui costituzione nasce “dalla consapevolezza che il sistema Paese sta affrontando una trasformazione profonda: l’aumento delle condizioni di cronicità e fragilità, l’evoluzione del mercato del lavoro e la crescente richiesta di tutela dei lavoratori con bisogni specifici che rendono necessario uno spazio politico stabile, qualificato e bipartisan, capace di proporre soluzioni concrete e visioni moderne”. L’iniziativa, promossa dall’onorevole Silvio Giovine, è stata presentata oggi a Roma presso la Sala Tatarella della Camera dei deputati.

   “Vogliamo costruire un luogo in cui il Parlamento possa dialogare in modo strutturato con associazioni, comunità scientifica, parti sociali e mondo produttivo- ha detto l’on. Giovine, membro dell’XII Commissione (Lavoro pubblico e privato)- perché la sfida della fragilità e della cronicità non riguarda solo la sanità ma tocca il cuore del sistema lavoro, della produttività nazionale e della coesione sociale. L’Intergruppo nasce per ascoltare, comprendere e trasformare in proposte legislative ciò che oggi rappresenta un’urgenza reale per milioni di cittadini”. L’intergruppo si propone infatti come luogo di confronto permanente tra rappresentanti bipartisan della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica, Associazioni di Pazienti, Società Scientifiche, organizzazioni sindacali, enti sociali e attori del mondo produttivo. L’obiettivo è promuovere politiche che favoriscano inclusione lavorativa, benessere organizzativo, tutela dei diritti, prevenzione delle discriminazioni e valorizzazione della qualità della vita delle persone con disabilità, cronicità o malattie rare. “Una sfida complessa- ha fatto sapere- che richiede un approccio integrato tra lavoro, salute e welfare, e che non può prescindere da un solido supporto scientifico e da un aggiornamento costante del quadro conoscitivo”.

   In questo contesto si inserisce anche la presentazione del progetto ‘Fit for Work 2.0’ di ANMAR (Associazione Nazionale Malati Reumatici), illustrato nel corso della stessa conferenza. “Il progetto rappresenta un esempio concreto di come l’Intergruppo intenda operare: fornire alle istituzioni strumenti aggiornati, analisi fondate e dati affidabili su cui costruire politiche efficaci. ‘Fit for Work 2.0’ è un tassello fondamentale per comprendere davvero l’impatto che la cronicità ha sul lavoro- ha spiegato Silvia Tonolo, presidente di ANMAR- e la sua presentazione oggi, nel contesto della nascita dell’Intergruppo, rafforza il messaggio che pazienti e Istituzioni devono camminare insieme. I dati ci permettono non solo di garantire cure adeguate, ma anche di personalizzarle, assicurando ad ogni persona fragile una piena cittadinanza lavorativa”.

   ‘Fit for Work 2.0’ nasce dunque dall’esigenza di aggiornare lo studio condotto nel 2012 sull’impatto economico delle patologie muscolo-scheletriche. Oggi, a oltre dieci anni di distanza, l’invecchiamento della popolazione, la diffusione delle malattie croniche, l’introduzione di nuove modalità di lavoro, l’evoluzione normativa e l’adozione di strumenti digitali “rendono indispensabile una fotografia attuale delle ricadute di queste patologie sulla produttività, sulle imprese e sulla sostenibilità del welfare. Lo studio offrirà evidenze utili non solo alla comunità scientifica, ma soprattutto ai decisori politici, agli enti previdenziali e alle istituzioni sanitarie, chiamati a progettare misure adeguate alle esigenze dei lavoratori fragili”.

   La presentazione dello studio proprio in occasione della nascita dell’intergruppo permette di “chiudere idealmente un cerchio: da un lato la politica che afferma la necessità di un nuovo percorso istituzionale dedicato al rapporta tra fragilità e lavoro- hanno spiegato i promotori- dall’altro un progetto scientifico che fornisce gli strumenti per affrontare quella stessa sfida in modo concreto, misurabile e orientato all’impatto”.

   La sinergia tra intergruppo e progetto ‘Fit for Work 2.0’ conferma la volontà di costruire un nuovo modello di collaborazione tra Parlamento, associazioni, mondo produttivo e comunità scientifica, per garantire alle persone fragili non solo adeguata protezione sanitaria, ma anche reale inclusione professionale, opportunità di sviluppo e piena partecipazione alla vita sociale ed economica dal Paese”, hanno concluso.

Terremoto, il rischio sismico sugli edifici italiani pesa quasi 4 mld l’anno

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Roma. Il rischio sismico sugli edifici residenziali italiani pesa quasi 4 miliardi di euro all’anno. Lombardia, Piemonte e Sicilia le regioni con il patrimonio immobiliare più esposto. Ecco cosa emerge dal nuovo modello di mappatura del territorio italiano che mira a integrare il rischio sismico, idrogeologico e climatico e il consumo energetico del patrimonio immobiliare italiano. L’analisi del Dipartimento Casa Italia in collaborazione con Plinivs Aps è stata messa a punto dal professor Giulio Zuccaro, responsabile scientifico Centro ricerche Plinius e ordinario presso l’Università di Napoli, ed è stata presentata questa mattina in occasione della VIII Giornata Nazionale della Prevenzione Sismica promossa da Fondazione Inarcassa e dai Consigli nazionali degli Ingegneri e degli Architetti.

Lo scopo della mappatura è quello di non sprecare l’occasione della Direttiva Green e facilitare l’accoppiamento di interventi di efficientamento energetico alle misure di prevenzione sismica per rendere il patrimonio immobiliare italiano più sicuro ed efficiente.

La nuova mappatura per guidare gli interventi

Per rispondere al bisogno di rendere l’investimento in prevenzione quanto più efficiente possibile, è necessario intervenire secondo una logica di prevenzione sismica programmata. Ed è proprio in quest’ottica che durante l’evento è stato presentata la nuova mappatura del rischio sismico del nostro Paese in grado di monitorare pericolosità, l’esposizione e la vulnerabilità degli edifici, utilizzando dati provenienti da Ingv e Istat per generare mappe di rischio su celle di territorio della grandezza di 1 km quadrato. Dall’analisi emerge che la regione con il patrimonio immobiliare residenziale maggiormente esposto è la Lombardia con quasi 500mila edifici in massima classe di rischio, seguito da quello del Piemonte con valori molto simili, al terzo posto la Sicilia con poco meno di 400mila edifici a rischio sismico elevato. Sicilia, Calabria e Emilia Romagna le regioni che hanno un rischio maggiore.

In sintesi, la mappatura che si ottiene permette di stimare in maniera sempre più puntuale il rischio costituendo una base di conoscenza finalizzata a creare una piattaforma operativa per definire con precisione obiettivi prioritari e indirizzare investimenti, anche riguardanti il Pnrr.

Foti: “Integrazione tra efficientamento energetico e prevenzione sismica, tema cruciale”

All’evento anche un messaggio del ministro per gli Affari europei, le politiche di coesione e il PNRR, Tommaso Foti: “Il tema scelto per l’edizione di quest’anno- ha detto- l’integrazione tra efficientamento energetico e prevenzione sismica, mi pare particolarmente centrato e penso di poter dire che è cruciale in un Paese come l’Italia a elevata vulnerabilità. La convergenza tra sicurezza strutturale e transizione energetica non è soltanto una scelta tecnica, ma una strategia necessaria per indirizzare con efficacia le risorse nazionali ed europee, anche alla luce del prossimo recepimento della direttiva green’.

In questo percorso, ha proseguito il ministro, ‘in questa lunga strada, che ovviamente ci separa dal raggiungimento di obiettivi ambiziosi, il Pnrr ha rappresentato un perno essenziale. Ad oggi gli interventi finalizzati all’adeguamento o al miglioramento sismico hanno mobilitato infatti oltre 2,3 miliardi di euro su tre ambiti la sicurezza dei luoghi di culto e del patrimonio culturale, con 432 interventi per circa 400 milioni di spesa cui vanno aggiunti altri 400 milioni del fondo edifici di culto e il programma verso un ospedale sicuro e sostenibile con 91 interventi per un costo di circa 408 milioni di euro. A questi si aggiungono altri 141 progetti per oltre 170 milioni di euro inseriti in misure di riqualificazione e rigenerazione urbana che contribuiscono anch’essi al miglioramento sismico”.

E ha concluso Foti: “I risultati sono già concreti: sono stati completati circa 209 interventi nelle scuole, 32 nei luoghi di culto e 4 negli ospedali, per un totale di 245 opere ad oggi concluse. È un progresso significativo che testimonia l’impegno delle amministrazioni, dei professionisti e delle imprese coinvolte nell’attività. Il governo Meloni continuerà a sostenere con convinzione politiche che uniscono prevenzione, innovazione e sostenibilità. Sono certo che dal confronto di oggi emergeranno idee e contributi preziosi per orientare le scelte dei prossimi anni a livello nazionale e a livello europeo”.

Superbonus: solo il 40% degli interventi nelle zone sismiche più pericolose

La proposta vuole massimizzare il recepimento della Direttiva Green anche in un’ottica di prevenzione antisismica, evitando quanto accaduto nell’ambito dell’applicazione del Superbonus. Secondo un’analisi della Fondazione Inarcassa su dati Enea presentata durante la mattinata di lavori, infatti, negli ultimi 5 anni solo il 40% degli interventi realizzati nell’ambito del Superbonus e condotti con una detrazione al 110% delle spese, ha riguardato le zone sismiche 1 e 2, quelle cioè a più altro rischio sismico, e solo la minima parte di questi interventi ha interessato la messa in sicurezza contro i terremoti. Ma secondo un’analisi di Mauro Dolce, Presidente del Consorzio Interuniversitario ReLuis e del Comitato Tecnico Scientifico della VIII Gnps, accoppiare gli interventi antisismici a quelli di efficientamento energetico porta ad un generale risparmio di tempo e a una maggiore efficacia. Dolce, infatti, dopo aver mostrato le perdite economiche previste a livello dal modello di rischio Reluis adottato dal Dipartimento della Protezione Civile per il National Risk Assessment 2018 e 2023, ha mostrato uno studio svolto da ReLuis nel quinquennio 2019-2024, nel quale prendendo 12 edifici reali che necessitano di entrambi gli interventi l’analisi risulta che con interventi che vanno dai 200 euro fino ai 1100 euro al metroquadro è possibile migliorare lo stato di un edificio da 1 a 7,5 classi di rischio combinato fra sismico ed energetico.

Accoppiare efficientamento energetico e prevenzione sismica

Oggi in Italia sono 18 milioni gli edifici a uso immobiliare che necessitano di interventi antisismici urgenti, mentre 5 milioni di edifici privati e 500 mila edifici pubblici dovranno essere efficientati dal punto di vista energetico con una riduzione dei consumi del 55% entro il 2030. “L’accoppiamento di queste due esigenze è possibile attraverso la conoscenza il territorio” ha spiegato Andrea Di Maio, presidente della Fondazione Inarcassa. “Quello che auspichiamo è fare in modo che le politiche che prevedono interventi sul patrimonio edilizio, inclusa la Direttiva Green, si traducano in un reale investimento e non in uno spreco di risorse pubbliche e private- ha proseguito il presidente- e questo è possibile dotando il decisore pubblico di uno strumento operativo che consenta di pianificare gli interventi sul costruito secondo una logica di priorità di esigenze, al fine di rispondere ad esigenze combinate, ottimizzando l’utilizzo delle risorse economiche e massimizzando i benefici dell’investimento”.

L’VIII Giornata Nazionale della Prevenzione Sismica

L’VIII Giornata Nazionale della Prevenzione Sismica, quindi, vuole sensibilizzare gli attori istituzionali, anche europei, sull’opportunità di declinare il recepimento della direttiva in un’ottica integrata con la riduzione del rischio sismico. L’obiettivo finale è fornire alla Politica strumenti che, partendo dall’analisi combinata delle due esigenze, consentano di definire a priori dove gli interventi sono necessari e come massimizzarne i risultati, per rendere gli investimenti quanto più efficaci e sostenibili. “Il nostro Consiglio Nazionale è stato il primo a promuovere l’idea che programmare nel medio e lungo periodo interventi di prevenzione e mitigazione del rischio sismico sul costruito più vetusto sia l’unica strada percorribile- ha affermato Angelo Domenico Perrini, presidente del Cni- I dati a nostra disposizione confermano che i costi per opere di prevenzione risultano nettamente inferiori a quelli di ricostruzione’.

Tuttavia, così ancora Perrini, ‘senza conoscere lo stato dell’arte non potremo mai programmare un quadro organico di prevenzione sismica e stabilire dove allocare in via prioritaria, per questa attività, le risorse pubbliche sempre più scarse. In questa ottica, il modello di mappatura del territorio presentato oggi rappresenta un importante passo in avanti”.

Per Massimo Crusi, presidente del Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori, “prevenzione sismica ed efficientamento energetico sono strettamente connesse nella riqualificazione edilizia. Serve, però, inserirle e connetterle all’interno di politiche di rigenerazione urbana che integrino la ristrutturazione degli edifici con gestione dell’ambiente, progresso tecnologico e conservazione culturale, promuovendo una visione coesa della città. Ciò al fine di creare spazi che favoriscano la sicurezza, la felicità collettiva e il benessere della comunità, rigenerando ambiti urbani, a partire dagli spazi pubblici, cuore della vita urbana, intesi come ambienti dinamici in cui ogni individuo possa vivere e prosperare in armonia con l’ambiente circostante”.

La Giornata, infine, nella sua sessione istituzionale ha visto, oltre alla partecipazione dei principali Ministri nazionali con competenza in materia di prevenzione del rischio sismico e sicurezza energetica, il coinvolgimento degli attori istituzionali della Commissione e Parlamento europei, dei referenti del Dipartimento di Protezione Civile, del Dipartimento Casa Italia, della Autorità e Agenzie indipendenti.

STIMIGLIANO: I CARABINIERI ESEGUONO UN ORDINE DI CARCERAZIONE PER REITERATI MALTRATTAMENTI IN FAMIGLIA

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La Stazione Carabinieri di Stimigliano ha eseguito un ordine di carcerazione nei confronti di una cittadina italiana di 53 anni, emesso dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Rieti a seguito di reiterate violazioni delle misure cautelari precedentemente impostele.

La donna, protagonista di una grave vicenda di maltrattamenti in famiglia ai danni della madre, da tempo poneva in essere condotte violente e vessatorie al fine di ottenere denaro per l’acquisto di sostanze stupefacenti, verso le quali aveva sviluppato una forte dipendenza.

Le continue richieste di aiuto della vittima avevano già portato i Carabinieri della Stazione di Stimigliano e della Compagnia di Poggio Mirteto a richiedere, in una prima fase, l’emissione di un’ordinanza di allontanamento dalla casa familiare.

La misura, tuttavia, era stata più volte violata, fino a determinare anche l’arresto della donna.

Successivamente, all’atto della sua scarcerazione, le era stato imposto il divieto di dimora nel Comune di residenza della madre, prescrizione anch’essa più volte disattesa.

Le ulteriori violazioni hanno quindi portato a un nuovo deferimento all’Autorità Giudiziaria.

Considerata la pericolosità della situazione e la reiterazione delle condotte, la Procura ha quindi emesso un ordine di carcerazione.

Nelle scorse ore, i militari della Stazione Carabinieri di Stimigliano hanno rintracciato la donna ed eseguito il provvedimento, conducendo l’interessata presso la Casa Circondariale Femminile di Roma Rebibbia.

Si dà atto, come di consueto, che il procedimento penale è ancora nella fase delle indagini preliminari e che eventuali responsabilità penali saranno valutate dall’Autorità Giudiziaria.

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