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 Security aziendale, le nuove frontiere.

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Negli Anni 90 il Security manager era visto quasi come un ‘capo della vigilanza’, il suo ruolo era circoscritto alla protezione fisica del patrimonio aziendale, con compiti spesso legati a impianti di videosorveglianza, controllo accessi e rigidi protocolli operativi. Ma il mondo è cambiato, e molto. Le minacce nel tempo sono diventate più complesse, i rischi più trasversali. Oggi, un professionista della security è – prima di tutto – un manager a 360 gradi. La normativa Uni 10459 del 2017 lo richiama chiaramente, il Security manager deve prevenire, fronteggiare e superare eventi dolosi e colposi che possono minacciare non solo beni materiali e persone, ma anche asset intangibili come know-how, dati sensibili, business continuity e reputazione. ‘Questa figura si colloca a un livello di intelligence aziendale, analizza contesti esterni e interni, scenari, raccoglie dati, desume e filtra informazioni, valuta vulnerabilità e rischi, propone misure di trattamento degli stessi e fornisce alla direzione strumenti concreti per prendere decisioni- spiega Stefano Bassi, professionista della Security certificato Uni 10459, con un curriculum che spazia dagli incarichi in infrastrutture critiche e contesti sensibili – Saper analizzare è la competenza più strategica nel futuro per prevenire, guidare e supportare i processi decisionali, tanto a livello statale quanto per ogni impresa. Il mio lavoro non si limita a evitare furti o intrusioni: serve a prevenire e contrastare danni economici sul mercato, legali, d’immagine e reputazionali che possono minare la sopravvivenza stessa dell’impresa‘. E serve chiarire una volta per tutte un altro aspetto spesso frainteso del termine sicurezza, che si declina in safety e securityLa prima tutela l’incolumità fisica da incidenti, infortuni sul lavoro e malattie professionali del personalela seconda si occupa di prevenire e proteggere tutti gli asset aziendali da eventi che possono verificarsi a seguito di azioni in prevalenza illecite (dolose o colpose), ovvero in contrasto con le procedure dell’organizzazione, sia provenienti dall’esterno che dall’interno dell’azienda, e che espongono la stessa a potenziali effetti lesivi o dannosi, tanto direttamente quanto in maniera indiretta e consequenziale sul mercato. Confondere i due ambiti significa ridurre la portata della prevenzione e della protezione di ogni componente dell’azienda e non dare alla sicurezza il giusto peso strategico.

Chi immagina la security confinata a porte blindate e telecamere resta sorpreso davanti alla realtà. Oggi, le competenze spaziano dalla cybersecurity al risk managementdal travel risk (la sicurezza del personale in trasferta) alla protezione delle informazioni e alla tutela della riservatezza, fino al contrasto delle frodi interne e delle infedeltà dei dipendenti. Il Security manager non protegge solo le persone, come le figure previste dal Dlgs 81/2008. Protegge sì dirigenti e manager, operatori, dipendenti in trasferta, così come anche fornitori e clienti; e soprattutto tutela complessivamente l’azienda: previene e protegge da rischi esterni a danno della stessa (come crimini contro i dipendenti o il patrimonio materiale e immateriale), ma anche da rischi interni, in cui il personale può essere causa o concausa di eventi che possono causare un danno sia ai clienti che alla reputazione dell’impresa o al suo patrimonio. Ad esempio, utilizzare in un servizio pubblico un fornitore o partner inidoneo, non affidabile o – peggio ancora – avvezzo a condotte antigiuridiche, espone l’azienda a responsabilità contrattuali nel rapporto col cliente pubblico e, altresì, a un danno alla reputazione, con gravi pregiudizi sul mercato, soprattutto nell’era odierna in cui mass media e social media vanno a nozze con notizie di tal guisa, in particolare nei settori come sanità, appalti, trasporti.

Il messaggio finale è chiaro: la security non è più quella di una volta. Non è solo un lucchetto, non è una telecamera, non è una guardia all’ingresso. È una strategia aziendale, un vantaggio competitivo, un pilastro per reputazione e continuità e, per le aziende pubbliche e private, sarà sempre di più la linea sottile tra vulnerabilità e resilienza. Stefano Bassi lo ripete come un mantra: ‘Investire in security significa proteggere non solo ciò che hai, ma anche ciò che ancora non hai. Significa proteggere il futuro. È un modo per dire ti proteggo, ti rispetto, ti valorizzo. È una scelta identitaria. È il volto dell’azienda che vogliamo essere’.