Home CRONACA E ATTUALITA' Ritorno a scuola, la pediatra: «Prepariamoli prima, senza trasformare settembre in una...

Ritorno a scuola, la pediatra: «Prepariamoli prima, senza trasformare settembre in una corsa»

0
42
Immacolata Savarese, pediatra e neonatologa, consigli per il ritorno a scuola dei bambini
La dottoressa Immacolata Savarese, pediatra e neonatologa: i suoi consigli alle famiglie per affrontare il ritorno a scuola dei bambini.

Manca meno di un mese alla ripresa della scuola. Sonno, virus, schermi, mal di pancia, stanchezza e giornate troppo piene: ne parliamo con la pediatra e neonatologa Immacolata Savarese. Per capire cosa possiamo fare già adesso e, soprattutto, quando c’è davvero qualcosa di cui preoccuparsi.

Tra qualche settimana torneranno le sveglie, la colazione da finire in fretta, gli zaini, il traffico e quella frase che in migliaia di case tornerà identica:

«Dai, è tardi».

Ma il ritorno a scuola comincia prima della prima campanella. Durante l’estate cambia la giornata dei bambini. Si va a letto più tardi, ci si sveglia più tardi, cambiano gli orari dei pasti e spesso aumentano anche smartphone, tablet e videogiochi. Poi arriva settembre e, nel giro di pochi giorni, chiediamo loro di tornare a svegliarsi presto, stare attenti per ore, fare i compiti, riprendere lo sport e ricominciare a vivere ogni giorno insieme a tanti altri bambini.

Come possiamo prepararli senza trasformare il rientro in una nuova fonte di stress? Ne parliamo con la dottoressa Immacolata Savarese, pediatra e neonatologa della Terapia Intensiva Neonatale (TIN) dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma.

Dottoressa, manca ancora qualche settimana. È troppo presto per cominciare a prepararli?

«No. Anzi, avere ancora un po’ di tempo ci permette di evitare cambiamenti troppo bruschi. Non dobbiamo togliere ai bambini gli ultimi giorni di vacanza, ma possiamo accompagnarli gradualmente verso gli orari che ritroveranno a settembre. Se durante l’estate sono andati a letto e si sono svegliati molto più tardi, possiamo cominciare piano piano a recuperare una maggiore regolarità. Senza rigidità e senza trasformare anche questo in un problema.»

Un bambino che dorme poco è semplicemente più stanco?

«Non sempre. La stanchezza può comparire anche come irritabilità, nervosismo o difficoltà a concentrarsi. Per questo il sonno non dovrebbe essere quello che resta della giornata dopo aver fatto tutto il resto. Prepariamo con grande attenzione zaino, quaderni e vestiti. Dovremmo pensare anche al ritmo con cui il bambino arriva al primo giorno.»

E con smartphone, tablet e videogiochi come facciamo? In estate spesso le regole saltano.

«Non serve demonizzare la tecnologia e neppure passare improvvisamente da tutto a niente. Bisogna recuperare gradualmente alcune regole. La domanda da farsi è semplice: lo schermo sta togliendo tempo al sonno, al movimento, al gioco o alla famiglia? Se la risposta è sì, probabilmente bisogna riequilibrare la giornata. Senza far vivere al bambino il telefono o il tablet tolto come una punizione perché sta ricominciando la scuola.»

Poi c’è una paura che conoscono quasi tutti i genitori: “Adesso torna a scuola e ricomincerà ad ammalarsi”.

«Tornare a vivere ogni giorno insieme ad altri bambini aumenta naturalmente le occasioni di contatto e quindi anche la possibilità di incontrare le comuni infezioni, soprattutto tra i più piccoli. Questo però non significa vivere settembre aspettando la prima febbre. Raffreddori e altri disturbi sono comuni. È più utile imparare a distinguere ciò che può essere gestito normalmente da quello che richiede invece una valutazione del pediatra.»

Allora le faccio la domanda che probabilmente molte mamme vorrebbero farle: quando devo preoccuparmi davvero?

«Non c’è una risposta uguale per tutti. Contano l’età del bambino, la sua storia e le sue condizioni. Bisogna guardarlo nel suo insieme, non fissarsi soltanto su un sintomo. Come respira? Riesce a bere? È presente, reattivo? È molto diverso dal solito?

Una madre e un padre conoscono il proprio figlio. Quando sentono che “non è lui”, che c’è qualcosa di realmente diverso, quel dubbio merita di essere ascoltato. Internet può dare informazioni generali, ma non può visitare vostro figlio.»

A settembre ricomincia anche la corsa a vitamine e prodotti per “aumentare le difese immunitarie”. Servono?

«Prima di dare qualcosa a un bambino è sempre meglio parlarne con il pediatra. Dobbiamo stare attenti all’idea che esista un prodotto capace da solo di evitare le comuni infezioni. La salute passa prima di tutto da alimentazione, sonno, movimento, igiene e corretta prevenzione. Se un bambino ha bisogno di un’integrazione, deve esserci una ragione e va valutata nel suo caso specifico.»

E gli antibiotici?

«Non sono qualcosa da dare “per sicurezza”. Molte infezioni dei bambini sono virali e in quei casi l’antibiotico non serve. Deve essere il medico a stabilire quando è necessario.»

Poi arriva quella frase: “Mamma, mi fa male la pancia”. Se viene detta proprio prima di tornare a scuola, cosa facciamo?

«Prima di tutto la ascoltiamo. Non dobbiamo pensare immediatamente che il bambino sia malato, ma neppure rispondere: “Non hai niente, è solo perché non vuoi andare a scuola”.

A volte i bambini raccontano con il corpo qualcosa che non riescono ancora a spiegare con le parole. Un mal di pancia, un mal di testa o la difficoltà ad addormentarsi possono avere tante cause. Se il problema continua, si ripete, è intenso o ci sono altri sintomi, va naturalmente sentito il pediatra.»

Quindi quel mal di pancia potrebbe raccontarci anche una paura?

«Può succedere. Per un bambino tornare a scuola può voler dire ritrovare gli amici e per un altro affrontare qualcosa che lo preoccupa: una classe nuova, una difficoltà, il distacco dal genitore. Non dobbiamo interrogarli continuamente. Dobbiamo far capire loro che possono raccontarci come stanno.»

C’è anche un altro problema. Finita la scuola comincia spesso una seconda giornata: compiti, calcio, danza, piscina, inglese. Non stiamo riempiendo troppo le loro giornate?

«Le attività fanno bene quando piacciono al bambino e sono vissute serenamente. Ma anche il tempo libero serve. Un bambino non deve avere necessariamente ogni ora organizzata.

Possiamo guardarci intorno e farci domande molto semplici. Dorme abbastanza? Ha ancora tempo per giocare? Mangiamo sempre di corsa? Come arriva alla sera?

Se è continuamente stanco e irritabile, forse non dobbiamo chiedergli di resistere di più. Qualche volta siamo noi adulti a dover togliere qualcosa.»

Per i bambini con una malattia cronica o una particolare fragilità il ritorno a scuola cambia?

«In questi casi le indicazioni generali non bastano. Il rientro va preparato insieme al pediatra e agli specialisti che conoscono il bambino. Bisogna controllare eventuali terapie e capire anche quali informazioni deve avere la scuola. Preparare bene queste cose riduce l’improvvisazione e aiuta anche il bambino più fragile a vivere la scuola prima di tutto come un luogo nel quale crescere.»

Lei è anche neonatologa. Lavorare con bambini così piccoli cosa insegna sul rapporto tra la paura dei genitori e la crescita dei figli?

«Che proteggere un figlio non significa riuscire a eliminare ogni rischio dalla sua vita. Crescendo cambiano continuamente gli equilibri. Il nido, la scuola dell’infanzia e poi la scuola sono anche piccoli passi verso l’autonomia. Il genitore rimane una base sicura, ma essere una base sicura significa anche permettere piano piano al bambino di entrare nel mondo.»

Ultima domanda. Siamo alla sera prima del primo giorno. Zaino pronto, sveglia impostata e magari un po’ di agitazione in casa. Cosa direbbe a quella mamma o a quel papà?

«Che non devono preparare un bambino perfetto per il primo giorno di scuola. Devono accompagnare il loro bambino.

Qualcuno sarà felicissimo, qualcuno avrà paura, qualcuno farà fatica ad addormentarsi. Non dobbiamo trasformare ogni emozione in un problema. Prepariamo quello che possiamo, ascoltiamoli e lasciamo loro anche il tempo di ritrovare il proprio ritmo.»

Forse è proprio questo il punto. Compriamo zaini, quaderni, scarpe e diari. Organizziamo sport, trasporti e pomeriggi. Facciamo tutto quello che un genitore fa quando cerca di prendersi cura di un figlio.

Ma la mattina del primo giorno, dentro quello zaino non entra soltanto un alunno. Entra un bambino. Con il suo sonno, il suo corpo, le sue paure, la voglia di rivedere gli amici e magari quel mal di pancia che ancora non sa spiegare.

Nelle prossime settimane, allora, invece di domandargli continuamente «Sei pronto per tornare a scuola?», potremmo provare a chiedergli:

«Come ti senti all’idea di tornare?»

E avere davvero il tempo di ascoltare la risposta. Le indicazioni generali possono aiutare, ma non sostituiscono una valutazione del singolo bambino. La dottoressa Immacolata Savarese svolge attività pediatrica anche in regime intramoenia presso l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù e visite pediatriche domiciliari nell’ambito del Comune di Fiumicino. Quando un dubbio continua a preoccupare un genitore, una ricerca online non può sostituire il confronto diretto con il pediatra.