Il direttore di IN PUGLIA 24 racconta le origini della sua passione per l’informazione, il percorso professionale e il significato del Premio Spoleto Letteratura 2026
Un riconoscimento che arriva al termine di un percorso costruito tra informazione, comunicazione, territorio e attenzione alle storie. Alessandro Nardelli, giornalista e direttore di IN PUGLIA 24, è tra i vincitori del Premio Spoleto Letteratura 2026, un traguardo che diventa anche occasione per ripercorrere le tappe di una professione vissuta con continuità e passione.
Dagli inizi e dalle persone che hanno contribuito a trasmettergli l’amore per il giornalismo, fino alle esperienze maturate nel corso degli anni tra direzione editoriale, carta stampata, informazione online e comunicazione, l’intervista attraversa il percorso umano e professionale di Nardelli, soffermandosi sul valore del riconoscimento ricevuto e sul futuro di un mestiere profondamente trasformato dalle nuove tecnologie.

1. Alessandro, partiamo dall’inizio: quando nasce la tua passione per il giornalismo e quando hai capito che quella curiosità per le persone, le storie e l’attualità sarebbe potuta diventare il tuo mestiere?
La passione per la scrittura nasce molto presto. Fin dalle scuole medie ho sempre avuto un particolare amore per l’italiano e per la storia. Mi è sempre piaciuto scrivere, leggere, approfondire gli argomenti e cercare di comprenderli fino in fondo.
Il mio avvicinamento concreto al giornalismo, però, avviene grazie a mio zio Leonardo, giornalista, che per primo mi indirizzò verso questa professione. Un giorno mi chiese semplicemente se avessi mai pensato di diventare giornalista. Gli risposi: «Proviamoci». È cominciato tutto quasi così, senza sapere fino in fondo dove mi avrebbe portato quella scelta. Una volta entrato realmente in questo mondo, però, me ne sono innamorato perdutamente.
C’è poi un momento preciso che considero particolarmente importante. Era il 2012, durante uno dei miei primi servizi, in occasione della tragica morte di Melissa Bassi. Ricordo ancora quella piazza, le persone, le emozioni, il dovere di raccontare ciò che stava accadendo. Fu un’esperienza molto forte e proprio in quei momenti compresi definitivamente che quella sarebbe stata la mia strada. Capii che la curiosità verso le persone, le loro storie e ciò che accade intorno a noi poteva trasformarsi non soltanto in una passione, ma nel mio mestiere.
2. L’amore per il giornalismo spesso nasce anche dall’incontro con qualcuno capace di trasmettere entusiasmo, metodo e passione. C’è una persona, un maestro o un’esperienza particolare a cui senti di dovere qualcosa nella scelta di intraprendere questa strada?
Ho avuto la fortuna di incontrare nel mio percorso alcuni maestri di giornalismo molto importanti, persone dalle quali ho cercato di imparare e che, in momenti diversi, hanno contribuito alla mia crescita professionale.
Il primo è stato sicuramente Marcello Orlandini, che è stato tra i primi a credere in me e a darmi concretamente la possibilità di fare giornalismo in una delle mie prime esperienze durante gli anni universitari, quando con altri studenti realizzammo un giornale dell’università. Per me è stato qualcosa di nuovo, molto bello, ed ha rappresentato uno dei primi veri contatti con quello che sarebbe poi diventato il mio lavoro.
Un’altra persona fondamentale è stata Vito Scisci, direttore di Sud Est Online. Ci siamo conosciuti quasi per caso, durante un viaggio in treno, e da quell’incontro è nata nel tempo un’amicizia vera, sia personale sia professionale. Vito è stato uno dei primissimi a credere davvero in me. Mi ha dato molto e, soprattutto, mi ha insegnato molto.
Poi c’è stato Rocco Monaco, editore e direttore di Video M Italia, scomparso improvvisamente qualche giorno fa. Rocco mi ha dato tantissimo, facendomi lavorare in televisione quando ancora non avevo esperienza. La sua fiducia mi ha permesso di crescere tanto. Mi mancherai caro Rocco, non ti dimenticherò mai.
Ci sono anche Fabio Mollica e Maddalena Mongiò, caporedattori durante un’importante esperienza professionale in un giornale cartaceo. Quell’esperienza ha rappresentato molto nel mio percorso e loro sono stati due autentici maestri di giornalismo: mi hanno trasmesso metodo, attenzione e rigore, insegnamenti che ancora oggi porto con me.
Infine, sento di dover ringraziare anche il Direttore Vito Ferri, per i tanti anni trascorsi insieme al Giornale di Puglia, sia nel giornale, che nei video di interviste.
Quando si guarda indietro alla propria carriera ci si rende conto che non si cresce mai da soli: ognuna di queste persone, in maniera diversa, ha lasciato qualcosa nel mio modo di intendere e praticare il giornalismo.
3. Giornalista, direttore di IN PUGLIA 24, attività nell’ufficio stampa, nella comunicazione e nel mondo dell’informazione: guardando alla tua carriera fino ad oggi, quali sono state le esperienze che ti hanno formato maggiormente e che hanno contribuito a costruire il professionista che sei oggi?
Ogni esperienza professionale mi ha lasciato qualcosa, ma ce ne sono alcune che considero particolarmente importanti per la mia formazione.
Probabilmente metterei al primo posto l’esperienza all’Avanti! Online, perché è lì che ho imparato realmente cosa significa seguire e gestire una redazione. È stata una scuola fondamentale: mi ha dato un metodo di lavoro forte, mi ha insegnato a organizzare il lavoro redazionale, a coordinare le attività e ad avere una visione complessiva di ciò che significa far funzionare quotidianamente una testata. Se oggi sono direttore di un giornale e so come seguire una redazione, una parte importante di quello che conosco la devo certamente a quell’esperienza.
Poi c’è stata la lunga esperienza con il Giornale di Puglia, insieme a Vito Ferri, alla quale si sono affiancate, in alcuni periodi, anche quelle con il Giornale di Basilicata e Italia Notizie. Sono state esperienze che mi hanno consentito di crescere ulteriormente, di assumermi responsabilità, di seguire quotidianamente il flusso delle notizie e di comprendere quanto siano fondamentali continuità, organizzazione e metodo quando si lavora ogni giorno nell’informazione.
Molto importante è stata anche l’esperienza nel giornalismo cartaceo con L’Edicola del Sud. Il cartaceo ti impone una disciplina differente: devi rispettare tempi precisi, imparare a sintetizzare, rientrare in un determinato numero di battute e riuscire comunque a raccontare una notizia in maniera completa ed efficace. È una palestra che considero preziosa anche per chi lavora prevalentemente online, perché insegna a togliere il superfluo e ad arrivare al cuore della notizia.
Tra le esperienze iniziali ricordo inoltre quella con Calcissimo.com, che mi ha insegnato un altro aspetto fondamentale del mestiere: lavorare su turni e seguire l’attualità con immediatezza. Significava essere veloci, aggiornare continuamente le notizie e, quando necessario, riuscire a essere estremamente sintetici senza perdere precisione.
Se guardo oggi al mio modo di lavorare, mi accorgo che ognuna di queste esperienze ha aggiunto un tassello diverso: la gestione di una redazione, il metodo quotidiano, la velocità dell’online, la sintesi del cartaceo e la capacità di assumersi responsabilità editoriali. È dall’insieme di queste esperienze che si è costruito, nel tempo, il professionista che sono oggi.

4. Nel 2026 arriva il Premio Spoleto Letteratura. Che significato assume per te questo riconoscimento e cosa hai provato nel momento in cui hai saputo di averlo ricevuto? Lo vivi più come un punto di arrivo o come uno stimolo a continuare il percorso con ancora maggiore responsabilità?
Un riconoscimento per me molto importante, anche perché arriva per il secondo anno consecutivo. Quando ho saputo di averlo ricevuto ho provato una grande gioia, soprattutto perché considero un premio di questo tipo anche una manifestazione di stima.
Sono pugliese e lavoro in una regione straordinariamente ricca, bella, complessa e molto vasta. Dirigere una testata come IN PUGLIA 24, che vuole raccontare l’intera Puglia, significa avere il dovere di seguirla da un capo all’altro, cercando ogni giorno di essere presenti, di conoscere ciò che accade e di raccontarlo nel modo più serio possibile.
Per questo considero il premio anche un riconoscimento a quanto di buono stiamo facendo insieme alla mia redazione. È un premio che voglio condividere con tutti coloro che lavorano con me, perché i riconoscimenti non arrivano mai grazie al lavoro di una sola persona: dietro una testata c’è sempre una squadra.
Non lo considero un punto di arrivo. Al contrario, lo vivo come uno stimolo a continuare questo percorso con ancora maggiore responsabilità, rigore ed etica. Oggi, in un mondo nel quale l’intelligenza artificiale sta assumendo un ruolo sempre più importante anche nell’informazione, credo che noi giornalisti abbiamo un dovere ancora maggiore: crescere sul piano dell’etica, della verifica e del rigore con cui gestiamo le notizie. La tecnologia può evolvere quanto vuole, ma la responsabilità di ciò che viene pubblicato resta nostra.

5. Dirigere oggi una testata significa confrontarsi con un’informazione che cambia rapidamente, tra social network, intelligenza artificiale, velocità e nuove abitudini dei lettori. Qual è il giornalismo nel quale continui a credere e quale futuro immagini per IN PUGLIA 24 e per il tuo percorso professionale?
Il giornalismo nel quale continuo a credere è quello fondato sul rigore, sull’etica e sulla serietà. Cambiano gli strumenti, cambiano le piattaforme e cambia la velocità con cui le notizie vengono diffuse, ma non dovrebbe cambiare l’obiettivo fondamentale del nostro mestiere: informare bene.
Credo in un giornalismo completo, serio, capace di verificare prima di pubblicare e di non perdere mai di vista la responsabilità che abbiamo nei confronti dei lettori. Proprio perché oggi tutto viaggia molto più velocemente e l’intelligenza artificiale entrerà sempre di più nel nostro lavoro, credo sia necessario difendere ancora maggiormente questi principi.
Per quanto riguarda IN PUGLIA 24, nell’aprile 2027 raggiungeremo i cinque anni di attività. Può sembrare un traguardo normale, ma non lo considero affatto scontato. Ho visto nascere tante realtà editoriali che, dopo poco tempo, hanno interrotto il proprio percorso. Essere ancora qui dopo cinque anni, continuare a lavorare, crescere e costruire ogni giorno qualcosa significa che stiamo facendo un buon lavoro e che ci stiamo dando molto da fare.
Il mio desiderio è continuare a crescere insieme alla testata e, soprattutto, insieme alla mia redazione. Vorrei che i prossimi anni rappresentassero un ulteriore passo avanti per tutti noi.







