ROMA – La mappa delle regole elettorali italiane si appresta a cambiare volto in modo radicale. Superato lo scoglio dei voti di fiducia posti dall’Esecutivo sui singoli articoli nei giorni scorsi, il dibattito pubblico si concentra sull’architettura complessiva della nuova riforma del sistema di voto. Ribattezzato ufficialmente “Stabilicum” dai sostenitori della maggioranza e “Melonellum” dai banchi delle opposizioni, il progetto punta a modificare profondamente l’accesso e la composizione delle Camere.
La novità strutturale più rilevante riguarda il definitivo superamento del precedente modello misto: vengono cancellati i collegi uninominali del Rosatellum per fare spazio a un impianto interamente a base proporzionale, corretto però da un robusto premio di governabilità e da un sistema ibrido di preferenze per i candidati.
Il cuore della riforma: la soglia del 42% e il premio fisso
Il meccanismo cardine per garantire la stabilità dei futuri governi si attiva al superamento di una determinata percentuale di consenso:
- La soglia di attivazione: Qualora una coalizione o una singola lista riesca a superare il 42% dei voti validi sia alla Camera che al Senato, ottiene automaticamente un bonus di seggi.
- La quota fissa dei parlamentari: Il premio non viene calcolato in percentuale variabile, ma consiste nell’assegnazione in blocco di 70 deputati e 35 senatori aggiuntivi.
- I tetti massimi di garanzia: Per tutelare i quorum istituzionali legati alle cariche di garanzia (come l’elezione del Capo dello Stato), il sistema prevede un limite insuperabile: la coalizione vincente non potrà in ogni caso eccedere i 220 deputati (il 55% di Montecitorio) e i 113 senatori (il 56,5% di Palazzo Madama).
I partiti che non partecipano alla ripartizione del premio si spartiranno i seggi rimanenti su base puramente proporzionale, a patto di superare la soglia di sbarramento fissata al 3% per le liste singole.
Il meccanismo di scelta: capilista e preferenze
Sul fronte delle schede di voto e della scelta degli eletti, la riforma introduce un modello misto che ha già acceso la discussione politica:
- I capilista bloccati: Il leader designato in cima a ciascuna lista provinciale o circoscrizionale ottiene l’accesso blindato al Parlamento senza dover passare dal voto di preferenza.
- Il voto di preferenza nominale: Per i seggi successivi della lista, gli elettori potranno esprimere fino a un massimo di tre preferenze scritte. Vige tuttavia il vincolo dell’alternanza di genere: in caso di preferenze multiple, non sarà possibile votare esclusivamente candidati dello stesso sesso.
Novità per i fuorisede e firme per i nuovi partiti
Il testo include anche rilevanti modifiche procedurali e burocratiche per l’organizzazione delle tornate elettorali:
- Voto domiciliato: Viene data la possibilità ai cittadini fuorisede di votare nel comune di temporaneo domicilio, purché vi risiedano per motivi di studio o lavoro da almeno 9 mesi (il limite scende a 3 mesi in caso di cure mediche documentate).
- Inasprimento per le nuove liste: Per evitare la frammentazione, i partiti non ancora rappresentati in Parlamento dovranno raccogliere un numero molto più elevato di firme per presentarsi ai collegi, passando dai vecchi requisiti a una quota fissa di 6.000 sottoscrizioni per singolo territorio.
Mentre il testo si appresta a concludere i passaggi formali del suo iter parlamentare, le forze di minoranza e vari comitati costituzionali annunciano già accesi ricorsi legali, contestando l’entità del premio e la natura delle preferenze, delineando un confronto che potrebbe spostarsi presto dalle aule parlamentari al vaglio della Consulta.

