Una risposta concreta e immediata verso un problema che stava diventando insostenibile. Nella giornata di oggi si è svolto un incontro cruciale tra i sindaci di Filettino, Paolo De Meis, Trevi nel Lazio, Silvio Grazioli, Piglio, Mario Felli, e il Direttore Generale della ASL di Frosinone, dott. Arturo Cavaliere, il Direttore Sanitario, dott. Luca Casertano, e il Presidente del Consiglio Provinciale, Gianluca Quadrini. Un confronto determinante, che ha portato alla definitiva risoluzione della delicata questione legata all’assenza dei medici di base nei tre comuni della provincia.
Dopo settimane di preoccupazioni, arriva finalmente una risposta tangibile per le comunità che più di tutte soffrivano una vera e propria emergenza sanitaria. La nuova intesa raggiunta tra ASL e amministrazioni locali garantirà il servizio del medico di base secondo il piano stabilito.
“Questo risultato – ha dichiarato Gianluca Quadrini impegnato in prima persona nel coadiuvare l’incontro per risolvere la problematica – è il frutto di un lavoro sinergico e responsabile. Ringrazio sentitamente il Direttore Generale Arturo Cavaliere per la tempestività dell’intervento e la grande disponibilità dimostrata. Il suo impegno, unito alla determinazione dei sindaci, ha permesso di dare una risposta concreta ad un’emergenza che stava mettendo a rischio il diritto alla salute dei cittadini più fragili. Un ringraziamento anche Direttore Sanitario, Luca Casertano, per la sensibilità dimostrata.”
Grande successo per lo spettacolo musicale dell’Istituto Omnicomprensivo di Alvito. Il Presidente del Consiglio Provinciale Quadrini porta i saluti dell’Ente
0Una giornata all’insegna della musica, dell’arte e della comunità quella che si è svolta ieri al Teatro Comunale di Alvito, dove l’Istituto Omnicomprensivo di Alvito, in collaborazione con la Scuola di Musica & Sala Prove “Officina del Suono”, ha presentato lo spettacolo “Si fa la musica insieme”. Due esibizioni, alle ore 16:00 e alle 18:00, hanno visto protagonisti gli studenti in un emozionante viaggio musicale fatto di talento, impegno e passione. In rappresentanza dell’Amministrazione Provinciale ha preso parte all’evento il Presidente del Consiglio Provinciale, Gianluca Quadrini, che ha portato i saluti ufficiali del Presidente della Provincia, Luca Di Stefano, e si è complimentato con tutti gli organizzatori: “Iniziative come questa rappresentano la bellezza e la forza della scuola pubblica quando si apre al territorio, promuove cultura e valorizza i giovani. Ringrazio il sindaco, Luciana Martini, il dirigente scolastico, Gianfrancesco D’Andrea, i docenti, gli insegnanti di musica e tutto il personale scolastico per l’eccellente lavoro svolto. Un plauso speciale va agli studenti: che ci hanno donato emozioni autentiche e ricordato quanto la musica possa unire le persone e creare comunità”.
Tra memorie mediterranee e radici toscane, lo chef di Villa di Piazzano firma un’esperienza gastronomica autentica e contemporanea
Immersa tra le colline che separano dolcemente Toscana e Umbria, Villa di Piazzano 5*L è una dimora storica di charme, dove il tempo rallenta e la quiete incontra l’eleganza. Circondata da uliveti, orti e boschi, la villa offre un contesto unico, ricco di suggestioni naturali e culturali. È proprio qui, nell’atmosfera intima e raffinata dell’Antica Casina di Caccia, che lo chef Gabriele Corrias ha scelto di esprimere la sua idea di cucina: un equilibrio delicato tra memoria e innovazione, tra radici profonde e uno sguardo contemporaneo. Ogni piatto nasce dal dialogo con il territorio, ispirato dalla stagionalità e dal rispetto per la materia prima.
Sardo di origine, ma profondamente legato ai sapori della terra toscana, Gabriele Corrias ha costruito la sua identità gastronomica attraversando territori, esperienze e cucine d’eccellenza. Il suo percorso lo ha portato a confrontarsi con visioni diverse, in Italia e all’estero, ma con una costante: l’attenzione alla materia prima. «Le esperienze che mi hanno formato di più sono quelle dove ho potuto lavorare a stretto contatto con chef che hanno saputo valorizzare la materia prima in modo essenziale», racconta. «Ho iniziato in Liguria, dove ho imparato il rispetto per i sapori veri, poi sono arrivato in Toscana, in Sardegna e oltre confine. Ogni tappa mi ha lasciato qualcosa, ma sempre con un filo rosso: il gusto, l’identità del territorio».
La sua cucina è un dialogo vivo tra memoria e innovazione, tra tecnica raffinata e gesti antichi. È fatta di silenzi pensati e di sapori netti, mai confusi. «Cerco di raccontare storie attraverso il cibo, di trasmettere emozioni vere. Ogni piatto deve avere una coerenza, un’anima. Mi interessa che l’ospite percepisca autenticità, sincerità e un pizzico di sorpresa».
Alla guida dell’Antica Casina di Caccia, il ristorante gourmet di Villa di Piazzano, struttura cinque stelle lusso incastonata tra colline e uliveti, Corrias ha trovato un contesto perfetto per far sbocciare la sua visione. «La villa è fonte quotidiana di ispirazione: siamo circondati da orti, frutteti, boschi. Questo ambiente invita a una cucina che respira con il luogo. «Usiamo erbe del nostro orto, olio prodotto tra Toscana e Umbria, frutta raccolta direttamente nel parco della villa. Il ristorante è pensato come un’estensione dell’anima della villa: elegante ma radicato, senza forzature».
La filosofia dello chef si riflette anche nelle sue scelte più intime. Non a caso, tra gli ingredienti a lui più cari, ci sono le erbe aromatiche: «Non solo per il profumo o il gusto, ma per il legame che creano con la natura e con la stagione. Mi piace raccoglierle personalmente: è un gesto semplice che mi riconnette con la terra. Il rosmarino, ad esempio, mi riporta all’infanzia, ed è presente spesso nei miei piatti, anche in modo inaspettato».
E se c’è un piatto che racchiude perfettamente la sua identità di chef, è l’Agnello alle erbe mediterranee con crema di fave e riduzione di Cannonau: «Unisce la mia Sardegna con il cuore della Toscana. È un piatto diretto, ma stratificato: racconta la mia storia di contaminazione tra territori, la ricerca del gusto pieno, la mia passione per la materia prima».
Ma per Gabriele Corrias, l’eccellenza non si ferma al piatto. Lavorare in una struttura 5 stelle lusso richiede attenzione a ogni dettaglio, equilibrio tra tecnica e calore umano. «Il segreto è non perdere mai il contatto con ciò che è vero. In un contesto di alto livello, il rischio è voler stupire a tutti i costi. Io preferisco lavorare sulla precisione, sull’identità, su piccoli dettagli che fanno la differenza. L’alta cucina non è solo scenografia: è sostanza, emozione e coerenza».
La sostenibilità è per lui una responsabilità quotidiana, non uno slogan. «Per me significa prima di tutto rispetto. Rispetto per le stagioni, per gli animali, per i cicli naturali. Nel nostro menù evitiamo sprechi, valorizziamo ogni parte dell’ingrediente, privilegiamo fornitori locali e prodotti coltivati in modo etico».
Fondamentale anche il ruolo della formazione: lo chef crede in una cucina che cresce insieme a chi la vive ogni giorno. «Abbiamo impostato un lavoro quotidiano con tutta la brigata, che coinvolge e responsabilizza ogni componente. Grazie alla fiducia della direzione della Villa di Piazzano, questo approccio si sta trasformando in un percorso strutturato. Credo molto in una cucina che valorizza le persone, dove si lavora con passione, si cresce insieme e si condividono responsabilità».
Con uno sguardo sempre attento alla terra e al futuro, Gabriele Corrias si conferma una delle voci più interessanti dell’alta cucina italiana contemporanea: autentica, misurata, profondamente umana.
La UGL Salute Molise denuncia con forza la drammatica situazione in cui versano i lavoratori del comparto sanitario regionale, costretti da anni a operare in condizioni inaccettabili, sfruttati come carne da macello in un sistema ormai al collasso. “Gli operatori sanitari, con turni massacranti, personale ridotto all’osso e carenze strutturali gravissime continuano a garantire, con professionalità e sacrificio, i servizi essenziali ai cittadini. Ma non si può più tacere: stanno pagando un prezzo altissimo per l’incapacità della politica di offrire soluzioni concrete” dichiara Giovanni Colacci, segretario regionale della UGL Salute. “Mentre i lavoratori arrancano – prosegue il sindacalista – i rappresentanti istituzionali si limitano a litigare sulla stampa per l’assegnazione dei prossimi fondi, in un indecoroso scambio di accuse che nulla ha a che vedere con l’interesse collettivo. I cittadini molisani assistono a questo teatrino mentre vedono smantellati i loro diritti fondamentali. È inaccettabile che in una regione che ambisce all’uscita dal commissariamento non si riescano a garantire cure adeguate. Se questa è la sanità che ci attende fuori dal commissariamento, allora la preoccupazione è più che legittima. Ora diciamo basta! Non si può più governare la sanità con logiche di spartizione o emergenza. Servono investimenti reali, stabilizzazioni, assunzioni e una pianificazione seria. I lavoratori hanno diritto alla dignità. I cittadini hanno diritto a una sanità giusta, equa, accessibile. Rivolgiamo un appello urgente alla politica regionale: mettete da parte le polemiche e agite subito. La sanità molisana non può più aspettare” conclude la UGL Salute Molise.
“Con il referendum del 2 giugno 1946, gli italiani scelsero i valori di libertà, democrazia e pace” ha detto il Capo dello Stato. Meloni: “Apparteniamo a qualcosa di grande da difendere”.
La giornata del 2 giugno si è aperta alle ore 10.00 in piazza Vittorio Emanuele II con la deposizione di una corona d’alloro alla Lapide dedicata ai Caduti, posta sotto i portici del Palazzo Comunale. Un gesto simbolico di grande valore, che ha voluto rendere omaggio a coloro che hanno sacrificato la propria vita per la libertà e la democrazia del Paese.
I solenni festeggiamenti del 79° Anniversario della Fondazione della Repubblica Italiana, come da tradizione, si sono svolte nel cuore della città, in piazza Cesare Battisti di fronte a Palazzo di Governo Rieti alla presenza delle massime Autorità civili, militari e religiose, dal Prefetto di Rieti, Sua Eccellenza Pinuccia Niglio. Rassegna, da parte del Prefetto, dello schieramento delle rappresentanze militari e civili, dei Gonfaloni dei Comuni e dei Labari delle Associazioni Combattentistiche e d’Arma. Dopo la lettura del messaggio del Capo dello Stato e l’intervento di saluto del Prefetto, letti alcuni articoli della Costituzione Italiana.
Infine la consegna delle onorificenze dell’Ordine “Al Merito della Repubblica Italiana”, da parte del Prefetto di Rieti, Sua Eccellenza Pinuccia Niglio, di seguito tutti gli insigniti: Ufficiale Brigadiere Antonio Ingrosso, per aver preso parte ad importanti operazioni di servizio Cavaliere; Augusto Capponi, appuntato scelto Arma Carabinieri in quiescenza Cavaliere; Guido Bottacchiari, brigadiere Aeronautica Militare Cavaliere; Piero Fusaglia, giornalista ed ispettore Nucleo Ispettori Forestali Cavaliere; Michelangelo Latella, vice questore, responsabile misure protezione perosnalità straniere in Italia Cavaliere; Valerio Marra, comandante provinciale Arma Carabinieri di Rieti.
Le congratulazioni da parte di tutta la redazione al nostro Direttore Piero Fusaglia per la prestigiosa onorificenza ricevuta.
da sx Sig.ra Susanna Pala, Uff Fausto Zilli, Prefetto di Rieti Pinuccia Niglio, Cav Piero Fusaglia, Sig.ra Nadia Komarnytska , Luca Fusagliada sx Fabrizio Crescienzio Sindaco di Monteleone (RI), Prefetto di Rieti Pinuccia Niglio, Cav Piero Fusaglia
Video della consegna al nostro Direttore dell’onorificenza dal Prefetto di Rieti Sua Eccellenza Pinuccia Niglio :
Alla guida il professore dell’Università di Cassino Carmelo Intrisano.
Si è riunito oggi, in sessione ordinaria e in prima convocazione, il Consiglio Provinciale per discutere e deliberare su questioni di rilievo per l’ente e per il territorio. La seduta, aperta alle ore 15:30, si è svolta affrontando con efficacia l’ordine del giorno. Tra i punti principali: il riconoscimento della legittimità di debiti fuori bilancio per l’esercizio 2025 e la nomina del nuovo Collegio dei Revisori dei Conti per il triennio 2025–2028, composto da 3 membri, due sorteggiati dalla Prefettura e uno indicato dal Consiglio Provinciale. A presiedere il nuovo Collegio sarà il prof. Carmelo Intrisano, stimato docente dell’Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale, figura di grande autorevolezza e competenza nel campo della contabilità pubblica e della finanza degli enti locali. “Al professore vanno i più sentiti auguri di buon lavoro da parte del Consiglio e il plauso per la professionalità con cui si appresta a ricoprire questo ruolo strategico.” Ha affermato il Presidente del Consiglio della Provincia di Frosinone, Gianluca Quadrini. Sarà affiancato dai professionisti Zomparelli Giovanni e Masella Marco, revisori estratti dalla Prefettura.
Altro punto all’ordine del giorno, la discussione sulla mozione riguardante i pesanti tagli imposti dal bilancio statale al Programma straordinario di manutenzione della rete viaria della Città Metropolitana di Roma e delle Province del Lazio: una tematica che tocca la sicurezza e lo sviluppo delle comunità, e che ha visto una convergenza trasversale nel richiamare l’attenzione del Governo centrale. Il Presidente del Consiglio Provinciale Quadrini ha inoltre espresso la sua gratitudine a tutti i consiglieri per il clima costruttivo che ha caratterizzato i lavori: “Ringrazio il Presidente della Provincia, Luca Di Stefano, e tutti i Consiglieri per il contributo responsabile e attento offerto oggi. Le sfide che ci attendono richiedono unità, visione e dedizione, e oggi abbiamo dimostrato che questa Provincia è pronta a fare la sua parte”. Un ringraziamento che si estende anche agli uffici e al personale amministrativo per il supporto organizzativo che ha permesso il corretto svolgimento della seduta.
Se avete voglia di immergervi in un mondo dalle mille sfaccettature, all’Auditorium Parco della Musica, fino al 15 giugno, sarà ancora disponibile la mostra del maestro della Polaroid Maurizio Galimberti, a cura di Valentina Galimberti e dal titolo Architettura sospesa. Tra la musica e lo spartito Polaroid. Una mostra dove è possibile perdersi tra lo spazio e il tempo per ammirare quei mosaici che ripercorrono la vita e le emozioni del celebre fotografo.
L’incontro tra l’architettura di città iconiche come Roma, Berlino e Parigi ricreate attraverso una sequenza di diapositive e i frammenti musicali, per un lungo viaggio vissuto sopra un pentagramma e nei ricordi di una vita. L’arte di Galimberti si sprigiona così con naturalezza e immediatezza rendendosi alla portata di tutti e regalando le diverse visioni di se stessa.
Le scelte architettoniche ricordano così le visioni futuriste di Umberto Boccioni, che celebrava il dinamismo e il movimento o il celebre “Nudo che scende le scale” di Marcel Duchamp, dove il movimento stesso diventa arte.
La polaroid come strumento per rappresentare la visione della realtà secondo l’artista, ma anche come mezzo per lasciare l’osservatore in un non luogo, immerso nelle sue domande e nella sua visione del mondo per un’intima interazione tra spazio e tempo. La realtà raccontata attraverso delle diapositive e che rappresentano un racconto al di fuori dello spazio e del tempo, così da riprodurre diversi momenti dello stesso attimo.
L’intera esposizione è un omaggio alla Polaroid e all’approccio dinamico di uno sperimentatore come Galimberti che, nella sua carriera, ha sperimentato con l’analogico e ha trovato nella Polaroid il suo strumento perfetto. Ritagliando spazio e tempo e redendolo alla portata di tutti.
La dilatazione del tempo rappresentata da Galimberti è così, come rappresentata da Glenn Gould nelle sue variazioni Goldberg (dove l’autore ci invita a considerare la differenza tra una mera esecuzione e un’interpretazione artistica), dove è ben presente la differenza tra la realtà così come è e la percezione dell’essere umano di essa.
Così, per chi si volesse fare un regalo in questi giorni che rimangono prima del termine, la mostra di Galimberti è la perfetta rappresentazione delle mille sfaccettature della realtà. Una realtà percepita come tale, ma vista con gli occhi di un sognatore. L’arte fotografica per raccontare le differenti particelle del nostro mondo e la sua evoluzione.
Il Presidente del Consiglio Provinciale di Frosinone, Gianluca Quadrini, ha partecipato al convegno “Educare senza barriere” al Senato, portando i saluti della Provincia e del suo Presidente, Luca Di Stefano, e rilanciando il ruolo delle autonomie locali nella lotta alla povertà educativa.
Nella Sala dell’Istituto di Santa Maria in Aquiro, sede del Senato della Repubblica, si è tenuto in mattinata il convegno “Educare senza barriere: strategie per contrastare la povertà educativa nella scuola pubblica”, promosso su iniziativa della Senatrice Giovanna Petrenga, in collaborazione con FANCEL e la Fondazione Bonifacio VIII. L’incontro ha riunito esponenti delle istituzioni, del mondo accademico, dell’impresa e della scuola per discutere di strumenti concreti contro il fenomeno crescente della povertà educativa, soprattutto nelle aree periferiche e fragili del Paese. Tra gli interventi istituzionali, anche quello del Presidente del Consiglio Provinciale di Frosinone, Gianluca Quadrini, che ha portato i saluti del Presidente della Provincia , Luca Di Stefano, e ribadito l’impegno dell’ente nel promuovere politiche a favore dei giovani e del diritto allo studio. “La scuola deve tornare ad essere un luogo di opportunità reale per tutti. La povertà educativa non è solo una mancanza di mezzi, ma anche di visione e di reti territoriali solide – ha dichiarato Quadrini –. Come Provincia siamo impegnati a rafforzare il dialogo tra enti locali, istituti scolastici, famiglie e mondo del lavoro. Serve un’azione coordinata per colmare le distanze e restituire ai giovani il diritto a un futuro dignitoso, senza barriere sociali o geografiche”. Il Presidente Quadrini ha inoltre voluto esprimere pubblicamente i suoi ringraziamenti alla Senatrice Giovanna Petrenga per aver promosso un’iniziativa di così alto valore sociale e istituzionale, e alla Prof.ssa Anna Marsili, Presidente della Fondazione Bonifacio VIII, per il costante impegno nel campo della formazione e dell’educazione. Il convegno è stato moderato dal professor Giuseppe Russo dell’Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale. Dopo i saluti istituzionali di senatori, amministratori e rappresentanti di enti pubblici, si è svolta una tavola rotonda incentrata su orientamento scolastico, relazioni scuola-territorio e contrasto alle disuguaglianze.
“L’insofferenza tra gli infermieri è tangibile e diffusa” dichiara in una nota Gianluca Giuliano, segretario nazionale della UGL Salute. “L’assottigliarsi delle loro fila – prosegue il sindacalista -sembra non conoscere sosta ed i giovani non guardano più con l’entusiasmo di un tempo a questo percorso lavorativo come dimostrato da molti concorsi per assegnazione di borse di studio delle scuole di specializzazione andate deserte. Non c’è da sorprendersi, dunque, di fronte alle cifre raccolte nell’indagine condotta dall’Osservatorio di Club Infermieri, dove il 58% dei partecipanti ha dichiarato di aver preso in considerazione l’ipotesi di abbandonare la professione. Come dar torto a chi manifesta questo disagio? I motivi sono sotto gli occhi di tutti. La assoluta inadeguatezza degli emolumenti rispetto alla media europea la abbiamo più volte denunciata. Così come le difficili condizioni di lavoro legate a turni insostenibili a cui ormai da tempo si sommano le continue aggressioni verbali ma soprattutto fisiche subite. Lo confermano i recenti fatti di cronaca che hanno visto un tentativo di strangolamento ai danni di un infermiere in servizio presso il Pronto Soccorso dell’Ospedale Cervello di Palermo e gli atti di violenza subiti da altri colleghi a Gallarate e Biella. Non è un problema di collocazione geografica degli eventi delittuosi ma di una deriva che l’inasprimento delle pene per chi compie atti di violenza non ha, ad oggi, frenato. Serve di più per rilanciare la figura dell’infermiere, non solo in tema di emolumenti e sicurezza. Come ripensare questo ruolo cruciale puntando sulla valorizzazione delle competenze e dando spazio a una formazione mirata e al passo con i tempi per rendere forte la professione. Non c’è tempo da perdere. Perché le corsie degli ospedali si svuotano e la sanità italiana, a corto di infermieri, rischia l’implosione” conclude Giuliano.
Le Reti di Imprese per il turismo quale fattore trainante dell’economia del territorio. Celleno, Montefiascone, Valentano e Calcata dove il tempo si è fermato
Nella Tuscia, territorio della provincia di Viterbo, c’è di tutto e molto altro. In questa fortunata terra si può fare un turismo esperienziale in modo che i visitatori non siano “solo turisti” ma desiderosi di vivere insieme agli abitanti del posto i luoghi che visitano, conoscere i prodotti enogastronomici ed artigianali, la natura e i monumenti dei centri storici. Recentemente si è concluso un tour alla scoperta dei borghi antichi di: Celleno, Montefiascone, Valentano e Calcata ricchi di storia e fascino in collaborazione con le Reti di Imprese: “Cilenia”; “Montefiascone in Vetrina”; Il Mascherone”; “Conosci Calcata”. «Si è trattato di un percorso enogastronomico per la valorizzazione e la promozione delle nostre eccellenze enogastronomiche e quelle proprie del territorio: la storia, la cultura e il folclore – ha dichiarato Vincenzo Peparello Presidente della DMO (Destination Management Organization) Expo Tuscia – le nostre produzioni del settore agroalimentare, dal vino all’olio, sono le eccellenze di punta, ma anche prodotti di nicchia che interessano il turista che vuole conoscere il territorio e la cultura, come si vive nelle località che visita, quello che si mangia, come quello che c’è da vedere e tant’altro». Il tour è stato preceduto da un workshop a Viterbo organizzato dalla Rete d’Impresa “Enjoy Viterbo+” il cui presidente è Sergio Cesarini presso lo Spazio Attivo di Lazio Innova, con una quindicina di buyer, di agenzie di viaggi, tour operator e un gruppo di giornalisti della stampa nazionale di settore e alcuni blogger. Continua Peparello: «Sono state effettuate delle visite guidate alle eccellenze che hanno fatto la storia del territorio, che vanno dal paleolitico, passando poi per gli etruschi e i romani. Sono stati visitati i borghi dove stiamo facendo tutta una serie di iniziative per valorizzarli poiché per anni, anzi per decenni, sono stati trascurati e oggi finalmente ci si accorge di loro. Questo è dovuto anche alla pandemia e a quello che ha comportato, che ha fatto riscoprire i valori della tranquillità, della salute, dell’ambiente e tutta una serie di attività che sono rinate come turismo esperienziale». Conclude Vincenzo Peparello: «Questo territorio della provincia di Viterbo può essere importante per rilanciare la zona anche dal punto di vista economico perché esso soffre ancora di stagionalità, le strutture lavorano soprattutto in alcuni periodi dell’anno anche se in un periodo di crisi. La mission della DMO non è solo quella di fare azioni per destagionalizzare, ma anche azioni per aumentare i flussi turistici per una permanenza maggiore sul territorio». Ha precisato Peparello: «La DMO, nonostante abbia terminato il percorso finanziato previsto dal bando dalla Regione Lazio, proseguirà nei prossimi mesi con iniziative analoghe nella continuità. Quando terminerò le mie funzioni da direttore, da manager, da presidente di questa struttura, vorrei almeno raddoppiare le attuali presenze di due milioni. Il territorio ha tutte le potenzialità per fare questo, voglio ricordare solo che quando abbiamo iniziato 13 anni fa con VisiTuscia, la provincia di Viterbo aveva 570 mila presenze e certamente una parte del merito di questo aumento sarà anche a seguito del nostro lavoro».
Celleno il Borgo Fantasma che fa rivivere la Storia
Situato nel cuore della Tuscia viterbese, Celleno è un piccolo borgo medievale arroccato su uno sperone di tufo che affascina per il suo passato ricco di storia e per il suo presente sospeso nel tempo, in una posizione strategica lungo la via che collega Viterbo, Civita e Orvieto. Il sindaco Luca Beraldocosì presenta la cittadina: «Un piccolo ed affascinante borgo fantasma, suggestiva cornice di ruderi e antiche memorie con uno stupendo affaccio sul paesaggio circostante». Celleno è un luogo dove il silenzio racconta leggende, la pietra conserva la memoria e l’arte trova nuove forme di espressione. Le origini di Celleno risalgono all’epoca etrusca, ma è nel Medioevo che il borgo assume la forma che oggi possiamo ancora ammirare. Grazie all’impegno di artisti, volontari e istituzioni locali, Celleno sta vivendo una nuova primavera. La Rete di Imprese “Cilenia” organizza o collabora a tanti eventi, come la festa delle ciliegie che si svolge da 37 anni, con carri allegorici e gruppi mascherati che sfilano per le vie del paese. L’evento clou è la “Crostatona”, una crostata lunga circa 20 metri. Uno stupendo crocifisso, attribuito alla scuola di Donatello, contornato da affreschi rinascimentali è collocato nella chiesa di San Rocco. Nella chiesa di San Carlo è situata una collezione di antichi grammofoni che possono essere azionati dai visitatori. Nel piccolo museo sono esposti ceramiche di epoca medievale e rinascimentale rinvenute in antico butto e una curiosità: un glirarium, una giara romana dove erano allevati i ghiri, considerati una squisitezza gastronomica.
Montefiascone Vino est est est, Storia e Panorami mozzafiato
«Montefiascone ha tantissimo da offrire, lo dico non solo in senso campanilistico, da sempre è una cittadina che ha tutto, dalle bellezze storico-artistiche, architettoniche, naturalistiche, alla gastronomia, il turismo ed il commercio devono camminare sullo stesso binario per sviluppare ancora di più questa bellissima realtà in cui viviamo», sono queste parole del sindaco Giulia De Santis. Un affascinante borgo medievale che risale all’epoca etrusca, sulla via Francigena percorsa dai pellegrini che si recavano a Roma, posto su un’altura che domina il lago di Bolsena. Il borgo è celebre per il suo vino Est! Est!! Est!!! e per il suo patrimonio storico e architettonico, che racconta secoli di storia e cultura. La Rete di Imprese “Montefiascone in Vetrina” promuove le visite alla Basilica di San Flaviano; al Duomo di Santa Margherita con la grande cupola, una delle più grandi d’Italia; alla Rocca dei Papi, con i ruderi di una fortezza medievale che fu residenza estiva dei pontefici.
Valentano ricco di tesori nascosti tra storia, natura e tradizioni
Domina la cittadina la Rocca Farnese del XII secolo, un fortezza in cui è collocato un interessante museo che racconta la storia del territorio dalle epoche più remote fino al Rinascimento. Dal giardino che la circonda si gode un panorama stupendo sul Lago di Bolsena. Nelle vicinanze vi sono boschi di faggio, di castagni e querce percorsi da sentieri che conducono al lago di Mezzano di origine vulcanica. Tante le tradizioni contadine, fra cui la Sagra della Patata, una delle eccellenze del territorio. Il centro storico è costituito da vicoli e piazzette con antiche chiese come quella di San Giovanni Battista. Valentano è proiettato verso il futuro, come riferisce il sindaco Stefano Bigiotti: «La nostra rete d’impresa Il Mascherone con 52 attività che fanno parte della rete in collaborazione con le associazioni di categoria del comune di Valentano hanno un progetto condiviso con tutte le realtà e gli stakeholder dei nostri cittadini che intendono promuovere Valentano oltre quelle che sono le nostre mura storiche. Valentano può veramente offrire molto all’esterno del nostro parco urbano». Continua il sindaco Bigiotti: «Abbiamo ricevuto quasi 800.000 euro dal MIC, destinati proprio alla realizzazione di nuove attività commerciali e di nuovi poli attrattori. Mi fa molto piacere poter anticipare che questi finanziamenti sono destinati proprio agli operatori del terzo settore dell’economia per la creazione di nuove attività agrituristiche, di nuovi B&B e di attività che possono potenziare e rendere ancora più attrattiva quella che è una realtà commerciale che si sta pian piano affermando sulla scia di quelli che sono gli interessi turistici del nostro territorio. Abbiamo la fortuna di trovarci in un crocevia di interessi generali che legano il patrimonio della Tuscia a quelle che sono le realtà di Umbria e Toscana». Conclude Bigiotti: «Questo ci fa sperare che possiamo scommettere sulla nostra bellissima realtà, siamo uno dei paesi che per numero di abitanti ha il maggior numero di dimore storiche registrate dalla Regione Lazio, abbiamo inoltre una bellissima sagra durante tutto il periodo di agosto che è l’unica sagra di qualità della Regione Lazio, premiata dal Parlamento della Repubblica Italiana».
Un sogno chiamato Calcata
Questo piccolo centro medievale, abbandonato nel secolo scorso e poi rinato grazie all’arrivo di artisti, intellettuali, musicisti, artigiani provenienti da tutto il mondo, è oggi un luogo fuori dal tempo, dove convivono storia, arte, natura e leggenda. Negli anni ’30 fu dichiarato inagibile a causa del rischio di crolli dello sperone di tufo, a picco sulla valle del fiume Treja, circondato da boschi, cascate e forre tufacee. Gli abitanti furono trasferiti in una nuova zona lasciando il borgo originale. Oggi Calcata è diventata un vero e proprio “villaggio degli artisti”. Il borgo è un labirinto di vicoli acciottolati, archi in pietra, piccole piazze e case ricoperte di edera e fiori. La Chiesa del SS. Nome di Gesù, conservava un’antica reliquia legata alla leggenda del prepuzio di Cristo. La visita del villaggio è un’esperienza unica, dichiarato “Bandiera Arancione” dal TCI e “Villaggio Ideale d’Italia”. Le origini risalgono al XII sec. a.C., quale insediamento abitato dai Falisci con il nome Narce. Il sindaco Cristian Di Giovanni sottolinea l’importante attività della Rete d’Imprese Conosci Calcata, così presenta la storia unica del borgo, che si è mantenuto inalterato grazie ad una forma di resistenza e disobbedienza e per la contaminazione: «Calcata a seguito del terremoto di Messina del 1908 doveva essere distrutta completamente. I nostri predecessori, amministratori e cittadini, hanno disubbidito e non l’hanno demolita, non se ne sono andati e hanno continuato a viverci fino agli anni ‘60. E’ stato avviato un progetto di lottizzazione per creare il nuovo paese come una città giardino, dove alcune strade sono più grandi e altre più strette perché non era previsto un grosso traffico, come se fosse un giardino con degli abitanti al suo interno. Simultaneamente è iniziata la fase di contaminazione, è stato un periodo variopinto, unico, sano, bellissimo, persone che venivano da ogni parte del mondo sono state accolte in questo tessuto sociale molto ristretto, a vocazione agricola . I miei bisnonni si erano incontrati al mare e avevano poi vissuto sempre solo qui. ».
E cosa si prevede per il futuro di queste incantevoli località della Tuscia, poiché gli interventi per le Reti di Imprese previsti dal piano finanziario della Regione Lazio sono esauriti ? Risponde Vincenzo Peparello: «Un progetto che continua, quindi, anche se adesso con fondi propri e nuove progettualità, nella convinzione che Expo Tuscia sia un importante volano di crescita e sviluppo di un intero territorio».
Una vera e propria pioggia di attacchi informatici quotidiani sta colpendo senza sosta l'infrastruttura digitale de Il Giornale del Lazio (www.ilgiornaledellazio.it). Un'azione sistematica...
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