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Castel Di Sangro – Roccaraso Grande successo del 14° Torneo Nazionale Calcio Giovanile

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di Fausto ZILLI

14° Torneo Nazionale Calcio Giovanile Castel di Sangro – Roccaraso

Il 27 aprile scorso si sono spenti i riflettori sul 14° Torneo Nazionale Calcio Giovanile Castel Di Sangro – Roccaraso, un grande successo di presenze, ben 4 regioni coinvolte per 800 atleti circa con 16 società di cui una professionista, 77 i gruppi squadra divisi per 4 campi di calcio in erba vera, 1 campo di calcio in erba sintetica e un palazzetto dello sport. Tra il comune di Castel Di Sangro e Roccaraso sono state utilizzate 13 strutture alberghiere.

Un torneo che da ben 14 anni ha fatto emozionare tantissimi giovani e non solo, anche in questa edizione il prestigioso patrocinio del Comitato Nazionale Italiano FairPlay presieduto dal presidente Ruggero Alcanterini e del prestigioso patrocionio nella parte organizzativa tecnica dall’A.S.I. Comitato Ragionale Lazio del presidente Roberto Cipolletti.

L’inizio la presentazione ufficiale il 25 aprile presso piazza del Plebiscito nel centro di Castel Di Sangro sede del comune, sul palco tanta musica con il Dj hanno fatto ballare cantare tutti i bambini ragazzi presenti. Una miscela di emozioni, colori, fumogeni, bandiere pregne di emozioni e tanta gioia. La sfilata delle società per poi ritrovarsi nella piazza tutti insieme. Il saluto e il benvenuto delle istituzioni dal primo cittadino di Castel Di Sangro Angelo Caruso e Francesco Di Donato di Roccaraso.

Emozionante sempre il giuramento letto da Alberto Drago rivolto a tutti i bambini e ragazzi presenti, per poi terminare con l’inno Nazionale cantato da tutta la piazza per terminare con i fuochi pirotecnici.

Una tre giorni di sano sport sano agonismo e sano divertimento, tanti sono stati i confronti tra i partecipanti, da segnalare un gesto Fairplay di un bambino categoria 2011 Federico Girace del Sorrento calcio, il quale chiedeva scusa durante la sua gara per il comportamento non consono del pubblico, premiato nella giornata conclusiva nello stadio Teofilo Patini prima dell’inizio della cerimonia di premiazione finale riscuotendo la standing ovation. La premiazione di tutte le squadre partecipanti con coppe trofei e medaglie per tutti i bambini, La cerimonia si conclude con la corsa di tutti i bambini da una parte all’altra dello stadio Teofilo Patini sotto le note di ” Nessuno d’orma ” di Luciano Pavarotti.

Onorificenza alla Direttrice dell’ufficio Postale

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Filettino, Gli auguri del Sindaco Paolo De Meis

La speciale onorificenza  delle “Stelle al Merito del Lavoro” è assegnata dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e la Commissione nazionale istituita per l’occasione, ha deciso di conferire ai dipendenti del Gruppo Poste Italiane 71 Stelle al Merito, su tutto il territorio nazionale, in rappresentanza della maggior parte dei ruoli professionali. Le “Stelle al Merito del Lavoro” sono concesse ogni anno alle lavoratrici e ai lavoratori di aziende pubbliche e private, con età minima di 50 anni e anzianità lavorativa continuativa di almeno 25. Il 50% è riservato a coloro che hanno iniziato la loro attività dai livelli contrattuali più bassi e si sono distinti per il loro contributo umano e professionale. Tra i premiati anche Maria Grazia Scocchi, dipendente di Poste Italiane e attualmente direttrice dell’ufficio postale di Filettino, insignita dell’onorificenza “Stelle al Merito del Lavoro”.  “Sono veramente orgogliosa di essere stata tra le persone prescelte dalla mia azienda per questa prestigiosa onorificenza di Stelle al Merito – ha dichiarato Maria Grazia Scocchi – un importante riconoscimento dopo 38 anni di lavoro svolto principalmente come direttore negli uffici dei piccoli centri come Filettino e Trevi nel Lazio”. Anche il Sindaco di Filettino, il dott. Paolo De Meis si è unito esternando i propri auguri alla Direttrice Scocchi: “Sinceri auguri per questo prestigioso riconoscimento , che assume un doppio significato se si considera l’importante ruolo dell’ufficio postale nei piccoli comuni, e che Filettino è il comune più alto del Lazio. Gli uffici postali presenti nei  piccoli comuni, ne valorizzano lo sviluppo economico e sociale, Obiettivo che in quest’ultimi mesi si è consolidato con il progetto Polis, con il quale l’ufficio postale di Filettino diventa una “Casa dei servizi digitali”, offrendo prestazioni importanti al cittadino. Ringrazio a nome della cittadinanza l’importante lavoro che la Direttrice Scocchi svolge all’interno della nostra comunità”.

Attesa per i programmi delle tre liste

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Piglio, Importante ricostruire il rapporto tra il cittadino ed Istituzione

Una corsa a tre per le amministrative di Piglio dell’8 e 9 giugno,  il Sindaco uscente Mario Felli aspira al terzo mandato riproponendo la lista “Con Piglio”, il consigliere uscente di minoranza Roberto Neccia si presenta con la lista “Viviamo Piglio” e Marco Camusi (già assessore nell’Amministrazione Cittadini) si è presentato nei giorni scorsi con la lista “Oltre”.  Dunque raggiungere la vittoria, con due opzioni o riconfermare il Sindaco uscente Mario Felli o puntare ad un rinnovamento con i due candidati Neccia o Camusi. Ancora non si conoscono nei particolari i programmi amministrativi , i cui contenuti verranno presentati nei prossimi giorni con i membri delle rispettive liste.  Si può però comunque partire da una base, che presenta una fotografia molto triste di Piglio, un paese che ha perso in quest’ultimi anni di vitalità, creatività e voglia d crescere, ed i cittadini si sentono abbandonati e lontani dall’istituzione comunale indifferente ai tanti disagi. I pochi finanziamenti ricevuti sono arrivati a pioggia insieme agli altri comuni, per il resto la progettualità amministrativa è legata ad un’assenza di programmazione, e ciò è purtroppo evidente. Il motivo è che  non avendo degli obiettivi chiari e navigando a vista, quest’amministrazione ha mostrato profonde ed estese lacune, perdendo molte occasioni e portando l’azione di un’ordinaria amministrazione a straordinaria, ciò ha influenzato tantissimo la quotidianità di ogni cittadino di Piglio, che si è visto emarginato dal luogo simbolo che dovrebbe rappresentare la compattezza di una comunità: il Comune, rappresentato dal Primo Cittadino.  “Ogni volta che si va in Comune chiedendo interventi importanti –commentano alcuni cittadini- è un continuo scarica barile, con promesse e garanzie fatte mai rispettate a partire dal Sindaco Felli ed i vari delegati, alla fine il cittadino si è stancato perdendo il senso di una “cittadinanza attiva” e non trovando più comunicazione ed interazione con l’Ente”.  Infatti il senso di comunità a Piglio, si è perso anche per l’assenza di una comunicazione efficace, che poteva  contribuire a costruire sinergia con la cittadinanza ed a migliorare la fiducia dei cittadini nell’istituzione locale. Ed è proprio questo il punto più importante, che deve essere alla base della proposta amministrativa che le tre liste presenteranno:  ricostruire il rapporto di fiducia tra cittadino e Comune. “La coscienza dell’Istituzione a Piglio non c’è più –continuano-  e se questa non esiste , un’Amministrazione è destinata a fallire, perché una buona amministrazione amministra con il cittadino, lo ascolta, lo aiuta, chiede la sua collaborazione, lo mette al centro della sua attività di governo, senza di lui non c’è amministrazione, è lo dimostra la realtà attuale”.  L’augurio dunque è che i programmi siano plasmati intorno alla cittadinanza, e questo significherebbe anche ridare vita al territorio.

A Napoli conclusa la prima edizione dell’AMIRA School Prize

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L’I.I.S. “Adriano Tilgher” di Ercolano ha trionfato al concorso rivolto agli Istituti Alberghieri di Napoli

I giovani vanno incoraggiati ad affermarsi: “Soltanto una cosa rende impossibile un sogno: la paura di fallire” sentenziava Paulo Coelho, perché è noto che il successo è la somma di piccoli sforzi, ripetuti giorno dopo giorno. Proprio per sostenere i giovani allievi degli Istituti Alberghieri di Napoli la sezione A.M.I.R.A. (Associazione Maîtres Italiani Ristoranti e Alberghi) Napoli Campania, guidata con abilità da Dario Duro e affiancato dal suo Direttivo, ha organizzato la prima edizione dell’AMIRA SCHOOL PRIZE il concorso rivolto agli Istituti Alberghieri di Napoli che ha visto trionfare l’I.I.S. “Adriano Tilgher” di Ercolano. Gli allievi si sono sfidati nelle prove di: FLAMBÉ ART, che prevedeva la realizzazione di dessert inediti elaborati alla lampada e RESTAURANT SERVICE SKILLS, ovvero la preparazione di una Mise en place completa con Accoglienza, Servizio di sala e Colpo d’Occhio.

Il procedimento di cottura flambé è quello a cui si versa un liquore in una padella calda per creare una fiammata,  il flambage sembrerebbe risalga intorno al XVII secolo con l’esigenza di riscaldare delle pietanze già pronte: si narra che la tecnica sia nata nel 1895, grazie allo chef del Caffè de Paris di Monte Carlo, dove una sera a ora tarda e a cucina già chiusa, giunse il futuro re d’Inghilterra Edoardo VII, in compagnia di una bellissima donna di nome Suzette, le crepes alla lampada portano ancora oggi il suo nome. La riscoperta delle tradizioni culinarie non può certo tralasciare quelle creazioni nate dall’estro dei grandi chef e si sono poi affermate nei locali di lusso.

Nella splendida cornice di Villa Lucrezio sulla collina di Posillipo, gestita da Giuseppe Fraia,  con uno stupendo panorama sul golfo di Napoli,  gli ospiti dell’importante competizione sono stati accolti dal Direttore Raffaele Cuccurullo. Gli obiettivi che si pone il concorso è quello di unire l’innovazione delle giovani leve, alla tradizione dei professionisti del settore dell’Ospitalità. L’Associazione Maîtres Italiani Ristoranti e Alberghi  ha lo scopo di qualificare sempre più la figura e la professione del Maître d’Hotel, valorizzandone e tutelandone la professionalità, promuovere il servizio, la gastronomia italiana ed i nostri prodotti. Main sponsor della manifestazione è stato il Pastificio Bassolino di Betty Bassolino di Frattamaggiore. Per ciascuna delle due categorie sono state previste due differenti giurie così composte: FLAMBÉ ART – presidente di giuria Valerio Beltrami, presidente nazionale Amira; Piero Ferretti, imprenditore alberghiero; Arturo Fusco, presidente APCI Campania (Associazione Professionale Cuochi Italiani); Emanuela Papaccio, AIS Campania (Associazione Italiana Sommelier); Giuseppe De Girolamo, giornalista enogastronomo. Per la giuria  RESTAURANT SERVICE SKILLS –  presidente di giuria Enzo D’Adamo, fiduciario della sezione Amira Formia; Pasquale Brillante, maestro dei vini della sezione Amira napoletana; Mario Volpe, F&B Manager dell’Hotel Excelsior di Napoli e delegato regionale dell’AIFBM (Associazione Italiana Food & Beverage Manager);  Renato De Simone, docente. Il Concorso coordinato dal Gran Maestro della ristorazione Flavio Amirante, è stato condotto da Nello Ciabatti, addetto stampa della sezione campana.

La supervisione è stata curata dal Grande Maestro della ristorazione Mario Golia e dal segretario Massimo Marchini. Gli alunni durante le gare si sono esibiti con il supporto tecnico dei referenti Amira dei Campi Flegrei: Vincenzo Aulitto e Giuseppe Gaudino e dal socio Pietro Cacciapuoti. Inoltre hanno collaborato i soci Amira: Mariangela Borrelli, Vincenza Amato, Michele Costanzo, Michele Autiero e Valerio del Giudice referente Amira Benevento. Felice Casucci, Assessore alla Semplificazione Amministrativa e al Turismo della Regione Campania ha inviato una nota, letta dal conduttore della serata, nella quale si complimentava per l’iniziativa che: “Celebra non solo la nostra cucina di eccellenza ma anche l’impegno nella preparazione delle nuove generazioni che guideranno l’ospitalità gastronomica”. Casucci ha poi aggiunto: “L’Assessorato al Turismo si riconosce pienamente nello spirito di questa iniziativa che è in perfetta coerenza con i principi che hanno ispirato le azioni del nostro Piano strategico regionale”. Sono intervenuti i rappresentanti delle altre associazioni di categoria del settore turistico alberghiero e ristorazione, operatori del settore, ristoratori, giornalisti, TV locali, ed i fotografi Mario Zifarelli, Pino Attanasio e Vito Cerbone. Tra gli ospiti presenti anche il socio onorario Rosario Lopa, portavoce Consulta Nazionale per Agricoltura e Turismo e l’attrice Susanna Mendoza.

Questa la classifica finale :

per la categoria FLAMBÉ ART:

1°  GIUSEPPE RICCIO (I.P.S.E.O.A. DUCA DI BUONVICINO)

2°  MIMMO VENERUSO (I.I.S.ADRIANO TILGHER)

3°  ex aequo DEBORAH MOZZILLO (I.P.S.E.O.A.LUCIO PETRONIO)

3°  ex aequo EMANUIL ZEQIRI (I.P.S.E.O.A. IPPOLITO CAVALCANTI)

3°  ex aequo RAFFAELE BRANDI (I.S.I.S. ELENA DI SAVOIA)

per la categoria RESTAURANT SERVICE SKILLS:

1°  ARIANNA CUCINIELLO (I.I.S.ADRIANO TILGHER)

2°  ROBERTA MONACO (I.P.S.E.O.A. LUCIO PETRONIO)

3°  ex aequo MARIANO ZERLENGA (I.S.I.S. ELENA DI SAVOIA)

3°  ex aequo NOEMI GIAQUINTO (I.P.S.E.O.A.DUCA DI BUONVICINO)

3°  ex aequo ALEJANDRA MAJANO DELGADO (I. CAVALCANTI)

VINCITORE DEL 1° PREMIO “A.M.I.R.A. SCHOOL PRIZE” I.I.S. ADRIANO TILGHER di Ercolano che ha totalizzato il punteggio più alto, sommando i voti del Team nelle due categorie.

I primi classificati sono stati premiati dal presidente nazionale Amira Valerio Beltrami che si è intrattenuto con i ragazzi facendo per loro una demo sulle tecniche del Flambé. L’evento si è concluso con la performance  per la preparazione di cocktail del socio Amira Lino Marchese, capo-barman del Metropole Hotel di Venezia. Dario Duro ha consegnato gli attestati di partecipazione agli Istituti e ai docenti che hanno aderito al concorso: “Elena di Savoia” con Giuseppe Cimmino, Michele Autiero e Andrea Ferraiuolo; “Lucio Petronio” con Salvatore Nugnes, Sara Papaccio e Roberto Pulcrano; “Duca di Buonvicino” con Costantino Prisco e Antonio Di Pietro; “Ippolito Cavalcanti” con Gianni Amato e Aniello Nunziata; “Adriano Tilgher” con  Luigi Di Rosa e Alfonso Buonaiuto.

Harry di Prisco

CIMITILE (NA): furbetti del cartellino negli uffici del comune

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Carabinieri eseguono misura cautelare a carico di 4 persone

I Carabinieri della Compagnia di Nola hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di applicazione della misura interdittiva della sospensione dell’esercizio di un pubblico ufficio o servizio, emessa dal G.i.p. di Nola su richiesta della locale Procura della Repubblica nei confronti di quattro soggetti, indagati nell’ambito di un procedimento penale iscritto in ordine ai reati di false attestazioni o certificazioni e truffa aggravata.

Le indagini, condotte dal personale della Stazione Carabinieri di Cimitile fra novembre e dicembre 2023, hanno consentito di evidenziare profili di responsabilità in relazione a reiterate condotte di assenteismo ascrivibili a dipendenti pubblici del comune di Cimitile, i quali avrebbero utilizzato fraudolentemente il sistema digitale di rilevazione dell’ingresso ed uscita dall’ufficio in modo tale che ne risultasse fittiziamente la formale presenza in servizio, sebbene gli stessi non facessero affatto accesso al municipio o se ne allontanassero, talvolta per l’intera giornata lavorativa, per dedicarsi ad attività estranee alle proprie mansioni.

L’ordinanza dispone la sospensione dell’esercizio delle pubbliche funzioni per dodici mesi, eccezion fatta per uno dei soggetti coinvolti, per il quale la durata è stata limitata ad otto mesi.

Il provvedimento interviene evidentemente in una fase preliminare ed è sottoposto a mezzi di impugnazione, mediante i quali è garantito il diritto al contraddittorio delle persone sottoposte alle indagini.

I destinatari delle misure cautelari non devono essere considerati colpevoli dei fatti in contestazione fino alla pronuncia di una sentenza definitiva.

POLIZIA PENITENZIARIA: È ILLEGITTIMO LO “SCAVALCAMENTO” NELL’ACQUISIZIONE DELLA QUALIFICA DI VICE SOVRINTENDENTI PROMOSSI PER MERITO STRAORDINARIO

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Con la sentenza n. 75, depositata oggi, la Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità dell’articolo 54, primo comma, del d.lgs. n. 443 del 1992, nella parte in cui non prevede l’allineamento della decorrenza giuridica della qualifica di vice sovrintendente della Polizia penitenziaria, promosso per merito straordinario, a quella più favorevole riconosciuta al personale che ha conseguito la medesima qualifica all’esito della selezione o del concorso successivi alla data del verificarsi dei fatti.

Le questioni sono sollevate dal TAR Piemonte con riferimento agli articoli 3, 97 e 117, primo comma, Cost., sulla base della considerazione che, mentre il predetto articolo 54 ha sempre stabilito la decorrenza nella qualifica superiore dal fatto che ha dato luogo alla ricompensa, una modifica normativa successiva, che ha riguardato la decorrenza giuridica nella qualifica superiore solo per quanti hanno avuto accesso alla stessa per concorso o mediante altre procedure selettive interne, ha comportato la possibilità di un irragionevole scavalcamento di quelli promossi per merito straordinario.

Infatti, l’articolo 16 dello stesso d.lgs. n. 443 del 1992, come modificato dall’articolo 3 del d.lgs. n. 76 del 2001, àncora la decorrenza giuridica nella qualifica superiore alla data in cui si è verificata la vacanza e non già, come avveniva in passato, a quella di conclusione con esito positivo del prescritto corso di formazione.

La Corte – seguendo un ragionamento simile a quello già sotteso alla precedente sentenza n. 224 del 2020, che ha riguardato  analoghe questioni relative alla Polizia di Stato –  ha evidenziato che «la diversità dei percorsi, ordinario e straordinario, di accesso alla qualifica superiore  si ricompone alla fine, ossia al completamento delle due fattispecie con la nomina a vice sovrintendente, una volta intervenuta la quale si ha che tutti i vice sovrintendenti posseggono la medesima qualifica senza che la diversità di accesso alla medesima consenta una differenziazione tale da collocare in una posizione più o meno elevata gli uni rispetto agli altri».

Nell’indicata prospettiva, è stata ritenuto violato, in primo luogo, il principio di eguaglianza sancito dall’articolo 3 Cost., a fronte dello “scavalcamento” determinato dalla retroattività giuridica nella qualifica riconosciuta solo ai vice sovrintendenti che hanno avuto accesso alla qualifica superiore attraverso il sistema ordinario di progressione nella carriera.

La Corte Costituzionale ha inoltre evidenziato che il meccanismo comporta anche la «violazione del principio di imparzialità, che deve connotare l’azione dell’amministrazione pubblica» (e, dunque, dell’articolo 97 Cost.).

Quindi è stata riconosciuta la retroattività giuridica nell’acquisizione della qualifica anche in favore dei vice sovrintendenti promossi per merito straordinario.

IL COSTUME CIOCIARO,   OGGI    

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Che cosa si intende per costume ciociaro?

In realtà, all’inizio, erano i veri e propri  stracci colorati che indossavano i braccianti agricoli,gli ultimi della società che abitavano le frazioni sperdute  di certi villaggi della Valcomino, una valle conficcata nella regione Molise, a otto Km circa dall’Abbazia di Montecassino,  nota solo agli arruolatori di soldati, agli esattori delle tasse e ai trafficanti di bimbi. Un mondo del massimo degrado che alle ultime decadi del 1700 iniziò a cercare rifugio e speranza verso il contiguo Stato della Chiesa: le Paludi Pontine, sebbene micidiali a causa della malaria, erano il primo richiamo perché ricche di prodotti commestibili vegetali e animali e poi la Città Eterna e, i più audaci, al di là delle Alpi. La conquista napoleonica favorì l’esodo.

‘Ciociaro’ da ‘cioce’, le calzature indossate che hanno dato il nome  ‘Ciociaria’ alla antica regione a Sud del Tevere fino a Montecassino, tra gli Appennini e il Mar Tirreno: all’origine terra di Saturno, poi dei Volsci, degli Ernici, dei Sanniti, poi Campania et Latium, poi Campagna di Roma, poi Marittima e Campagna, poi ecc…. fino a Mussolini e la frantumazione del territorio in tre unità amministrative: province di Frosinone, di Latina e di parte meridionale di Roma.

E’ a Roma che avviene quello che possiamo definire: il miracolo.

Si immagini lo spettacolo in una strada qualsiasi in un giorno qualunque, tra le ultime decadi del 1700 e le prime del 1800, su quel palcoscenico irripetibile della storia della umanità che era ancora la Città Eterna di quegli anni: folla di preti, di monaci, di monache, di trovatelli e trovatelle, di chierichetti e sagrestani e confraternite, di nobili, di forestieri, quantità di pellegrini con candele e bastoni e poi il popolo come descritto da Bartolomeo Pinelli: e in mezzo a tale umanità amorfa e incolore, quelli che prorompevano erano i poveri braccianti della Valcomino nei loro sgargianti e scintillanti stracci: rossi incredibili, azzurri raramente visti, marroni invadenti, neri solenni: si trattava di colori vegetali ottenuti in casa con le erbe in giro, un rosso o un azzurro mai uguale all’altro…. Le centinaia di pittori stranieri ogni giorno dell’anno presenti a Roma, sbalordivano allo spettacolo, letteralmente. Stracci, altro non potevano permettersi queste creature, canapa e lino erano normali prodotti che coltivavano, la pecorella che dava la lana presente in  ogni abitazione, da qui le loro vestiture che loro stessi confezionavano e poi bollivano e tingevano: la fuliggine, le ginestre, la robbia, il mallo delle noci, la corteccia del castagno, il guado, erano gli ingredienti naturali che trovavano in giro, da qui i colori. Altro motivo di sorpresa dei pittori erano, quando non scalzi, le  calzature ai piedi che ricordavano quelle dei contadini dei classici greci o latini. E nacque l’amore! E gli artisti iniziarono a dipingere queste creature mai viste prima: avvenne che gli ultimi della società assursero al primo posto! Mai accaduto, una vera rivoluzione: non più, o non solo, cristi e madonne e mitologia e accademia e veneri discinte o paesaggi imponenti di boschi abitati da ninfe e baccanti e satiri. E nelle esposizioni di Parigi e di Monaco e di Vienna cominciarono a vedersi, fine 1700-inizi 1800, questi quadri che ritraevano in primo piano il contadino o la ciociarella o il pifferaro e, incredibile, perfino i briganti di Sonnino o di Itri, in queste vestiture splendide e acclamate che nel corso degli anni, grazie ai continui e anche proficui contatti con gli artisti europei si erano perfezionate fino al vero e proprio costume ciociaro quale B.Pinelli  per primo individuò e che dopo alcuni anni, Gregorovius descrisse e decantò quale presente nelle migliaia di dipinti: era nato addirittura un nuovo genere pittorico che gli artisti belgi verso il 1820 battezzarono ‘pittura di genere all’italiana’, aprendo una  nuova pagina nel libro della Storia dell’arte. La nuova iconografia si diffuse in tutta Europa tanto che negli anni ’40 del 1800 Baudelaire, il grande poeta, commissario della esposizione annuale detta ‘Salon’ di Parigi, alla vista di tutti quei quadri, quell’anno ancora più numerosi degli anni precedenti, proruppe: “basta ora con questi soggetti!” La contrarietà del poeta, classico e accademico, sarebbe stata ancora più evidente se avesse potuto prevedere che negli anni seguenti e per tutto il secolo, quelle presenze sarebbero invece aumentate.

Nel corso di circa centocinquantanni, questo soggetto è stato il più illustrato dagli artisti europei tra i quali, apoteosi unica, H.Robert, L.L.Robert, B.Pinelli, e poi  Degas, Renoir, Corot, Manet, Leighton, Sargent, Bouguereau, Briullov, Cézanne, e poi Van Gogh, Ant.Mancini, perfino Picasso, De Chirico, Severini, i futuristi…non c’è un soggetto che possavantare tale compendio di paternità.  

La glorificazione della straordinaria iconografia viene offuscata dal fatto che sebbene presente in gran parte  dei musei  del pianeta come, in effetti, nessun altro soggetto, in realtà le appellazioni più bizzarre ne celano origine e provenienza, rendendolo anonimo: costume tradizionale, romanesco, campagnolo e poi italiano, abruzzese, napoletano, calabrese, zingaro, basco ..noto a tutti i cultori d’arte, in realtà sconosciuto! La causa? Certamente non solo la pur evidente difficoltà di pronuncia e di scrittura del termine ‘ciociaro’.

Chi scrive, sono anni che si sforza di richiamare alla importanza  storica del costume ciociaro  con risultati modesti rispetto alla importanza oggettiva del tema: ancora nelle case d’aste, anche in quelle importanti,  quando appaiono le opere con personaggi ciociari, e ciò avviene normalmente  perché centinaia e centinaia sono gli artisti europei che si sono occupati del soggetto come di nessun altro, il solo  termine corretto di: ciociaro,  è impiegato molto raramente.  Il sito web inciociaria.org  offre risposte e consiglia anche  dei libri quale IL COSTUME CIOCIARO NELL’ARTE EUROPEA DEL 1800.  

Questa pagina gloriosa del costume ciociaro che solo la Francia ha  promosso e fatta valere  già da duecento anni, che i belgi già nei primi anni del 1800 individuarono come un fenomeno particolare, in realtà è stata rimossa dalla Storia, sicuramente senza intenzione voluta, comunque strappata. In questo momento pare che l’Italia finalmente stia aprendo gli occhi su tale capitolo, grazie al sottosegretario alla cultura On.Vittorio Sgarbi. E la prova incoraggiante della sua attenzione  è stata quella di  vestirsi da brigante ciociaro in occasione di una manifestazione ad Arpino; esaminando una collezione di opere di vari artisti ha notato un quadruccio di Ch. de  Chatillon del 1827 che ritrae  “Il brigante De Cesaris, a Sonnino” che il suo staff  ha incaricato una sarta del luogo  di riprodurre  e che il sottosegretario, grazie al suo fascino personale, ha saputo valorizzare e far apprezzare dal numeroso pubblico astante e non solo: si è trattato  di una vera e propria rivoluzione, dando al termine il significato originario, in quanto è la prima volta che un massimo rappresentante dello Stato  apprezza e perfino indossa, esaltandolo, il costume ciociaro! Si ha motivo di ritenere che lo Stato Italiano voglia riappropiarsi finalmente di questa sua perla cosmopolita della Storia dell’arte, dando una patria e un nome.                                                                                                       

                                                                                                          © Michele Santulli

INTERNAZIONALI BNL D’ITALIA-DI NICOLA E IL DOPPIO MECAGLIA/BAGNOLINI VINCONO AL FORUM SPORT CENTER E SI QUALIFICANO PER LE PRE-QUALIFICAZIONI DEL FORO ITALICO

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Grande pubblico e tifo da Stadio al Forum Sport Center di Roma per le finali delle pre-qualificazioni maschili per gli Internazionali BNL d’Italia. I vincitori della categoria Open dal 30 aprile saranno protagonisti della fase finale che regalerà una wild card al master 1000 di Roma, mentre i terza e i quarta parteciperanno sempre al Foro Italico al master nazionale di categoria.

Spettacolare la finale dell’Open che ha opposto Gianluca Di Nicola a Gabriele Bosio. Match intenso ed equilibrato che ha visto Bosio imporsi nel primo set prima di subire la rimonta del ventottenne romano che ha prima pareggiato i conti in un combattutissimo secondo set e poi ha concluso in scioltezza nel terzo approfittando anche di un evidente calo fisico e mentale del suo avversario. 4-6 6-4 6-2 il finale della sfida.  Di Nicola troverà nell’argentino Juarez Vila Facundo, il primo ostacolo nella scalata ad un posto nel tabellone degli Internazionali.

Nel doppio open in successo è andato alla coppia Silvio Mecaglia/Daniel Bagnolini, numero 1 del seeding, che hanno superato in finale Giovanni Calvano e Pasquale De Giorgio (numero 3) con il punteggio di 7-5, 6-4 dopo una lunga battaglia. Nelle pre-qualifiche del Foro Italico la coppia sfiderà nel primo turno Riccardo Bonadio/ Biagio Gramaticopolo.

Non meno pathos nelle finali di terza e quarta categoria. 

Nella terza il maestro di tennis del Forum, Gabriele Lumerà ha superato dopo una sfida che ha regalato spettacolo Andrea Fiano 6/2 6/7 10-5 solo al termine di un accesissimo super tiè break.

Nella sfida per il primo posto nella quarta categoria Matteo Pomponi Matteo si è imposto 7/6 6/1 su Fabio Mancini.

Infine nella finale del doppio quarta categoria il successo è andato a Edoardo Bentivoglio/Alessio Vagni che hanno superato in finale Ivan Maggi / Matteo Fiore 7/6 5/7 10/4 al super tie break.

CARABINIERI: ORDINANZA DI CUSTODIA NEI CONFRONTI DI 15 PERSONE PER TRAFFICO TRASNAZIONALE DI SOSTANZE STUPEFACENTI E ALTRO

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Nella mattinata odierna, al termine di Wì1 articolata Indagine coordinata  dai  Magistrati della Procura della Repubblica – Direzione Oistrethinle Antimafia – di Salerno, è stata data esecuzione all’Ordinanza Cautelare Personale emessa dall’Ufficio GIP del Tribunale di Salerno nei confronti di 15 soggetti ritenuti, a vario titolo, come da elenco allegato, responsabili di associazione per delinquere finalizzata al traffico, anche transnazionale, di sostanze stupefacenti del tipo cocaina e marijuana, furto, ricettazione e minaccia; reati tutti aggravati dalle condizioni previste dall’art. 416 bis 1 c.p..

L’attività investigativa condotta dal Raggruppamento Operativo Speciale dei Carabinieri – Sezione Anticrimine di Salerno ha consentito di ricostruire, secondo l’ipotesi accusatoria condivisa allo stato dal giudice per le Indagini preliminari, un sodalizio criminale composto prevalentemente da soggetti di  origine campana  in rapporti con appartenenti alle cosche di ‘ndrangheta degli ALVARO di Sinopoli (RC).

Secondo l’impostazione accusatoria, condivisa dal Giudice per le indagini preliminari, l’elemento centrale del gruppo sarebbe rappresentato da FERRARA Carmine il quale, sulla scorta delle emergenze acquisite dalla P.G., avrebbe svolto la funzione di intermediario tra i narcotrafficanti stranieri e le organizzazionioperanti sul territorio nazionale.

Durante le investigazioni è stato acclarato che il porto di Salerno è assurto ad  hub nazionale per l’importazione di droga·dal Sudamerica. Difatti, il R.O.S. dei Carabinieri e la Guardia di Finanza, che ha fornito il necessario supporto nella fase dei vari riscontri, con il coordinamento di quest’Ufficio, nel marzo 2023 ha rinvenuto Kg. 220 di cocaina, celati in un container proveniente dall’Ecuador cd imbarcato su una motonave battente bandiera libanese.

Secondo l’ipotesi accusatoria, condivisa  allo stato dal giudice per le Indagini preliminari, le operazioni sarebbero state coordinate da VOLPE Franco ed ESPOSITO Cataldo, unitamente a soggetti allo stato irreperibili, e avrebbero visto l’interesse della famiglia calabrese degli ALVARO. In particolare, parte dello stupefacente sarebbe stata destinata ai

calabresi ALVARO Nicola e ALVARO Francesco, finanziatori dell’importazione e acquirenti della cocaina, rappresentati in territorio salernitano, per le operazioni di intermediazione con FERRARA Carmine ed il collaboratore ROCCO Salvatore, dal calabrese MARAFIOTI Fortunato e dal napoletano O’ AMBROSIO Errico, quest’ultimo avente il ruolo di delegato della famiglia A lvnro e dei co-finanziatorì “napoletani”.

Nel medesimo contesto investigativo, sul finire del mese di aprile 2023, è stato intercettato e sequestrato un carico di marijuana – del peso complessivo di oltre una tonnellata – anch’esso occultato in un container partito dallo scalo canadese di Montreal e giunto nel porto di Salerno per il tramite di una azienda di import-export di Poggiomarino (NA). Secondo l’ipotesi accusatoria, condivisa allo stato dal giudice per le Indagini preliminari, emergerebbe il coinvolgimento di MALAFRONTE Antonio di Boscoreale (NA), contitolare della società interessata all’importazione del carico nonché l’italo – americano ANNUNZIATA Michele. Quest’ultimo avrebbe organizzato l’importazione della droga, finanziata in parte dal napoletano GARGIULO Giuseppe e avrebbe, quindi, incaricato, dietro corrispettivo economico, VOLPE Franco ed uno dei soggetti irreperibili per il coordinamento delle operazioni materiali di recupero dello stupefacente.

Tnfine, dalle indagini sarebbe emersa la trasversale operatività di taluni degli indagati. Secondo l’ipotesi accusatoria, infatti, VOLPE Franco ed uno dei soggetti non identificati avrebbero diretto anche le attività finalizzate alla commissione di reati contro  il patrimonio, in particolare nell’aera geografica del Cilento, effettivamente colpita negli ultimi mesi da reati di natura predatoria. VOLPE Franco, domiciliato in  quell’area, avrebbe avuto il compito di individuare gli obiettivi e di fornire appoggio logistico ad un gruppo di correi, provenienti dalla Puglia, i quali, diretti da CAMPANALE Michele, avrebbero eseguito i furti.

POLIZIA DI STATO –  Modena – Sgominato sodalizio criminale dedito al caporalato ed a estorsioni , minacce, lesioni personali

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All’alba di stamattina la DIGOS di Modena con la collaborazione del Commissariato di P.S. di Carpi, coordinati e sotto la direzione di questa Procura della Repubblica, ha dato esecuzione a due distinte ordinanze cautelari applicative della custodia in carcere emesse dai Giudici per le Indagini Preliminari presso il Tribunale di Modena, nei confronti di 20 indagati uomini, tutti di origine pachistana tre di loro divenuti cittadini italianLa prima ordinanza è stata emessa nei confronti di 18 persone gravemente indiziate di partecipare ad una associazione a delinquere sotto il nome della sigla nota come ”AK- 47 Carpi”, dedita alla commissione di una pluralità di delitti quali estorsioni, lesioni personali, minacce, autoriciclaggio, intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, comunamente noto come “caporalato”.

La seconda ordinanza è stata emessa nei confronti di 2 indagati uomini di origine pachistana, dimoranti nella provincia di Brescia, gravemente indiziati di concorso nel tentato omicidio ai danni di un indagato accusato di partecipare all’associazione “AK-47 Carpi” destinatario della misura sopra indicata il quale, attinto in punti vitali con fendenti di arma da taglio ali’addome e colpito con bastoni, mazze ferrate, riportava lesioni superiori a 40 giorni. Gli aggressori non realizzavano l’intento omicida solo per l’arrivo delle forze dell’ordine. Il gravissimo episodio avveniva a Carpi il 6 ottobre 2022, per la contrapposizione tra due distinti gruppi di cittadini pachistani (quello operante a Carpi e e quello operante nella provincia di Brescia). In relazione al tentato omicidio del 6 ottobre, oltre agli autori materiali, sono indagati altri 14 uomini (tredici di origine pachistana ed uno di origine indiana) per aver partecipato alla spedizione punitiva partita dalla provincia di Brescia. Nella circostanza gli indagati erano giunti a Carpi a bordo di tre autovetture armati di bastoni, mazze, coltelli ed accette.

Il 7 aprile 2024 la vittima del tentato omicidio del 6 ottobre 2022, a sua volta, nell’ipotesi accusatoria, si è reso coautore con altri tre coindagati, di cui due destinatari della prima ordinanza menzionata, di un tentato omicidio attuato mediante una violenta aggressione in danno di altri due cittadini pachistani compiuta con bastoni e machete, fatti per i quali questa Procura, stante l’urgenza ed il pericolo di fuga, ne disponeva il fermo eseguito dai Carabinieri di Carpi, successivamente convalidato dal Giudice per le indagini preliminari con applicazione della custodia in carcere.

La complessa ed articolata attività investigativa avviata nei confronti del sodalizio “AK 47 Carpi” ha avuto origine nell’anno 2021 a seguito della coraggiosa denuncia di un lavoratore che aveva subito minacce, culminate in una violenta aggressione, in occasione di una riunione sindacale, da parte di alcuni degli indagati, a seguito della quale aveva riportato lesioni gravi guarite in ben 166 giorni di malattia.

Il certosino lavoro investigativo ha consentito di ipotizzare l’esistenza di un’associazione a delinquere, composta da cittadini stranieri di origine pachistana, domiciliati prevalentemente nella zona di Carpi, autori di gravi condotte criminali realizzate in attuazione del programma del sodalizio in totale obbedienza alle volontà e agli ordini del promotore cittadino pachistano di 30 anni.

La maggior parte degli indagati, all’epoca dei fatti, risultava dipendente di una società di servizi logistici legati al movimento di merci con sede legale nel vicentino, che aveva in appalto la manodopera dei corrieri all’interno di nota società di spedizioni.

In particolare gli indagati organizzavano il reclutamento di numerosi lavoratori di nazionalità pachistana allo scopo di destinarli al lavoro presso terzi, lucrando sulle loro retribuzioni trattenendone una quota, in condizioni di sfruttamento.

L’azione criminale dell’associazione, che agiva sotto il nome di “AK47 Carpi”, sfruttava la capacità di creare timore nelle vittime dei reati fine contestati, attraverso pesanti e gravi minacce di ritorsioni sia in Italia che nel paese di origine in danno di parenti ed amici.

In virtù di un consolidato rapporto di fiducia e collaborazione con una società per azioni operante nel settore della logistica e del facchinaggio, i membri del sodalizio criminoso hanno alimentato una lucrosa attività di “caporalato” essendo capaci, ogni qualvolta fosse necessario, anche senza alcun preavviso ed in orari notturni, di reperire a basso costo manodopera da impiegare presso i magazzini di spedizionieri, trasferendo i lavoratori presso la sede di lavoro con mezzi privati o delle società interessate.

Vittime delle attività criminose dell’associazione sono in particolare lavoratori (quindi spesso colleghi di lavoro) anche essi prevalentemente di origine pachistana.

Due degli indagati destinatari della prima ordinanza cautelare risultavano al!’epoca dei fatti ricoprire la qualifica di R.S.A. (Rappresentante Sindacale Aziendale) presso due importanti società di spedizione.

I lavoratori che non accettavano la sottomissione al gruppo, subivano azioni persecutorie sia in ambito lavorativo che personale anche con spedizioni punitive conclusesi con violenti pestaggi, mediante l’uso di armi e strumenti atti ad offendere (coltelli, mazze ferrate, bastoni in legno, mazze da cricket ed altri oggetti contundenti).

Le condotte attuate, oltre a generare ingenti ed ingiusti profitti, hanno provocato ripercussioni negative nel territorio carpigiano causando seria preoccupazione e grave allarme sociale in particolare, in seguito ali’episodio della violenta aggressione con tentato omicidio e per la violenta rissa verificatasi nella notte del 23.4.2022, scatenata da una spaccatura all’interno del gruppo AK 47, allorquando due fazioni si sono scontrate facendo uso di armi e oggetti atti ad offendere.

In alcuni casi le indagini hanno evidenziato che molti lavoratori, mensilmente, erano costretti a restituire parte del loro stipendio nelle mani del capo del gruppo o dei suoi più fidati collaboratori.

Secondo modelli tipici delle associazioni criminali, il gruppo si occupava anche di fornire una sorta di”protezione” nei confronti dei connazionali intervenendo in loro favore per risolvere eventuali

problemi sorti in ambito lavorativo e non solo, realizzando azioni violente nei confronti di clienti colpevoli di aver lamentato l’inefficienza del servizio del corriere.

L’analisi della documentazione bancaria, relativa ai rapporti tra le società committenti e le quattro imprese individuali riconducibili al capo dell’organizzazione, con movimentazione in pochi mesi di somme di denaro superiori ad un milione e mezzo di euro, ha consentito, anche grazie alla collaborazione del Nucleo di Polizia Economica e Finanziaria della Guardia di Finanza di Modena, di ricostruire le procedure adottate al fine di fare pervenire ai lavoratori pagamenti in nero.

La maggior parte dei lavoratori occasionali impiegati per i turni notturni, tutti di origine straniera, risultavano disoccupati od impiegati presso altre attività totalmente estranee, evidenziando, in più occasioni, l’impiego di stranieri irregolari sul territorio nazionale.

Lo studio della documentazione raccolta, le informazioni acquisite da persone offese ed informate sui fatto e le conseguenti indagini sulle informazioni presenti in diversi socia/ network, hanno consentito di individuare il nome del gruppo che si identifica con il nickname “AK47 Carpi o AK47 Gang”, sul cui profilo sono presenti alcuni filmati e fotografie in cui i componenti del gruppo si mostrano in atteggiamento minaccioso, impugnano bastoni e mazze ferrate, ostentando in più occasioni ingenti disponibilità di denaro e il possesso di auto di grossa cilindrata.

In relazione al tentato omicidio del 6 ottobre 2022 sono stati acquisiti i video agghiaccianti della vittima del tentato omicidio con le ferite riportate effettuato da uno dei partecipi alla spedizione punitiva.

In alcune occasioni gli indagati hanno postato sui loro profili socia! immagini in cui, apparentemente nel territorio di origine, impugnavano armi da fuoco, in particolare fucili automatici del tipo AK-47 Kalashnikov.

La ricostruzione del traffico telefonico generato dalle schede in uso ad alcuni degli indagati e la comparazione con i vari episodi delittuosi per cui si procede, oltre a consentire di dimostrare la presenza di alcuni di essi sul luogo delle aggressioni, ha permesso di ricostruire l’intera rete di contatti tra i vari associati i quali, prima di ogni evento, hanno mantenuto stretti contatti telefonici tra loro.

Le successive attività di intercettazione telefonica e telematica, essenziale strumento di indagine, hanno permesso di raccogliere importanti fonti di prova.

Dei venti destinatari della misura custodiate, tre sono già ristretti presso La Casa circondariale di Modena, in quanto sottoposti a fermo del P.M. per il tentato omicidio dello scorso 7.4.2022, mentre altri sono stati rintracciati nelle province di Brescia, Mantova e Piacenza.

Alle attività di ricerca hanno collaborato le Divisioni Digos delle suddette province.

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