La variante, più aggressiva della scabbia classica, è contagiosissima
ROMA – Un uomo di Latina, di rientro dalle vacanze in Kenya, è stato ricoverato in isolamento presso il reparto di Malattie Infettive dell’ospedale Santa Maria Goretti per aver contatto una forma acuta di scabbia norvegese, una variante più aggressiva rispetto alla scabbia classica.
L’uomo si è presentato al pronto soccorso con il corpo ricoperto da vesciche ingrossate e un’eruzione cutanea; escluso un banale rash cutaneo, provocato da un’eccessiva esposizione al sole, i medici infettivologi hanno eseguito gli esami che hanno confermato la diagnosi di scabbia norvegese. L’uomo è stato subito sottoposto al trattamento necessario per iniziare la cura e poi isolato nel reparto.
COS’È LA SCABBIA NORVEGESE
La scabbia crostosa (detta norvegese) è dovuta ad un’alterata risposta immunitaria del corpo, che determina la proliferazione e la moltiplicazione degli acari in maniera decisamente superiore rispetto a quando si viene infettati dalla scabbia tradizionale. La caratteristica principale della norvegese è l’elevata contagiosità: l’infezione è caratterizzata da spesse croste che contengono un numero elevato di acari e di uova, che rendono il soggetto infetto particolarmente contagioso anche attraverso la trasmissione indiretta.
La Russia accusa anche l’Ucraina. Nell’attentato sono morte almeno 130 persone
ROMA – L’attentato alle porte di Mosca è stato “preparato” da “fondamentalisti islamici” ma è stato “permesso da servizi segreti occidentali”, oltre che da quelli ucraini, “collegati direttamente” all’episodio: lo ha detto Aleksandr Bortnikov, direttore dell’agenzia di intelligence russa Federalnaja Sluzhba Bezopasnosti (Fsb). Le sue dichiarazioni sono state rese in un’intervista rilanciata da Novosti e da altre testate moscovite. Venerdì sera, nell’attentato alla sala concerti Crocus City Hall hanno perso la vita più di 130 persone.
Ieri il presidente russo Vladimir Putin ha detto che, sulla base delle informazioni disponibili, l’azione sarebbe stata condotta per “mano” di “fondamentalisti islamici” ma ha anche sottolineato che i sospettati sono stati fermati mentre cercavano di raggiungere l’Ucraina. Il capo di Stato ha infine ribadito di voler scoprire chi siano i “mandanti”.
Nel suo portfolio ha più di 500 giocatori sparsi in tutto il mondo. “Ho avuto successo col passaparola negli spogliatoi”. La sua storia su Le Parisien
ROMA – Vuoi quelle Jordan introvabili? Chiama Malick. Hai proprio la necessità impellente di indossare quella maglia – un po’ kitsch, magari, ma bella – che hai visto su Instagram? E che problema c’è: chiama Malick. Il personal shopper dei calciatori. “Il lupo bianco degli spogliatoi del calcio professionistico di tutto il mondo”, lo definisce Le Parisien. Malick Sall, ex calciatore, ex impiegato statale, uomo di una timidezza imbarazzante: “Resto al mio posto, per questo ho successo”. Ha 41 anni e fa questo mestiere un po’ clandestino da una dozzina di anni. La sua rubrica, si dice nel settore, farebbe impallidire i migliori procuratori e direttori sportivi. “Ho iniziato nel 2011-2012 con meno di dieci clienti. Oggi ne ho circa 500 sparsi in tutto il mondo“.
Veste quasi tutta la nazionale francese, e agli ultimi Mondiali erano una settantina i giocatori del suo portfolio tra Francia, Inghilterra, Italia, Spagna, Germania, Portogallo, Turchia, Arabia Saudita, Messico… Miracolo del passaparola: “Quando un giocatore riceve un paio di scarpe o un outfit esclusivo in uno spogliatoio, altri spesso gli chiedevano di dare loro il contatto di chi glieli aveva venduti. Questa è in realtà tutta la storia della mia vita. Attenzione, non sono uno stilista, i look sono i giocatori che li scelgono. Sono un personal shopper, gli porto solo gli outfit“.E ovviamente piace moltissimo a designer e marchi di lusso, “perché con tutti i miei clienti probabilmente peso più ai loro occhi di una singola stella come Neymar o Messi“.
Racconta di aver cominciato grazie a Benoît Assou-Ekotto, amico d’infanzia di uno dei suoi colleghi dell’epoca: “Benoît giocava nel Tottenham, mi ha chiesto se potevo trovargli delle Jordan a Parigi. Non ne sapevo nulla ma ero pieno di risorse. Così ho trovato il modo e l’ho fatto più volte senza compenso. E poi ho iniziato a offrire i miei servizi ai giocatori del Montpellier che conoscevo o del Tolosa perché mio cugino giocava lì. All’epoca in Francia la professione di personal shopper non esisteva. Oggi la maggior parte dei giocatori conosce il mio nome nello spogliatoio, anche se non lavora con me“.
Dopo aver lasciato il suo impiego come dipendente pubblico nel 2014 per dedicarsi esclusivamente alla sua attività, ora ci lavora anche la moglie. “Guadagno un po’ meglio che come impiegato statale, ma non sono ricco. Non sono né un calciatore né un agente. In media prendo diverse decine di euro di commissioni, non è così che si diventa milionari“.
Il difensore dell’Inter non salterà nemmeno una giornata. “Non c’è la certezza della discriminazione”
ROMA – Zero. Non dieci e nemmeno tre giornate. Francesco Acerbi non sarà squalificato per le presunte offese razziste a Juan Jesus. Per mancanza evidente di prove, nella fattispecie la lettura d’un labiale che inchiodi il difensore dell’Inter alla parola fumante: “negro”. Dopo aver ricevuto la relazione della Procura Figc, a cui aveva chiesto un supplemento d’indagine, il Giudice Sportivo Gerardo Mastrandrea ha quindi tenuto una linea garantista: assolto.
Le due versioni – accusa e difesa – raccontano due storie diverse. Juan Jesus ha sentito gli insulti, Acerbi dice d’essere stato frainteso: un “va via nero” che diventa un “ti faccio nero”, ed altre interpretazioni più o meno ballerine. Il Giudice Sportivo scrive nel suo dispositivo di aver deciso per l’assoluzione “vista la documentazione pervenuta dalla Procura Federale, in particolare i verbali di audizione dei diretti interessati, compreso il video dello scontro di gioco depositato dal calciatore Juan Jesus, nonché lo stralcio della registrazione dei pertinenti colloqui Arbitro/Sala VAR; Sentito il Direttore di gara sullo svolgersi dei fatti in campo; Ritenuto di dover premettere che l’odierno procedimento si è incardinato presso il Giudice sportivo nazionale a norma degli artt. 65, 66 e 68 CGS, sulla base dunque delle risultanze dei documenti ufficiali e in particolare di quanto riportato nel referto del Direttore di gara circa gli accadimenti in campo al minuto 13° del secondo tempo di gara, puntualmente rappresentati dall’Arbitro medesimo, che riferiva in particolare: quanto segnalatogli dal calciatore Juan Jesus circa le presunte espressioni offensive di discriminazione razziale da parte del calciatore Francesco Acerbi; la piena disponibilità manifestata dall’Arbitro stesso per ogni eventuale e conseguente decisione; l’interruzione del gioco al fine di consentire un chiarimento tra i calciatori; la ripresa del gioco infine (dopo un’interruzione durata circa un minuto e trenta secondi) in seguito al confronto tra i calciatori e non avendo espresso il calciatore Juan Jesus alcun dissenso al riguardo; Rilevato che la sequenza dei fatti in campo, ricostruita in base ai documenti ufficiali, con l’ausilio del Direttore di gara e comunque visibile in video, muovendo necessariamente dallo scontro di gioco e dall’atto del proferimento di alcune parole da parte dell’Acerbi nei confronti di Juan Jesus è sicuramente compatibile con l’espressione di offese rivolte, peraltro non platealmente (con modalità tali cioè da non essere percepite dagli altri calciatori in campo, dagli Ufficiali di gara o dai rappresentanti della Procura a bordo del recinto di giuoco), dal calciatore interista, e non disconosciute nel loro tenore offensivo e minaccioso dal medesimo “offendente”, il cui contenuto discriminatorio però, senza che per questo venga messa in discussione la buona fede del calciatore della Soc. Napoli, risulta essere stato percepito dal solo calciatore “offeso” (Juan Jesus), senza dunque il supporto di alcun riscontro probatorio esterno, che sia audio, video e finanche testimoniale”.
Il Giudice scrive anche che “la condotta discriminatoria, per la sua intrinseca gravità e intollerabilità, perdipiù quando riferita alla razza, al colore della pelle o alla religione della persona, deve essere sanzionata con la massima severità a norma del Codice di giustizia sportiva e delle norme internazionali sportive, ma occorre nondimeno, e a fortiori, che l’irrogazione di sanzioni così gravose sia corrispondentemente assistita da un benché minimo corredo probatorio, o quanto meno da indizi gravi, precisi e concordanti in modo da raggiungere al riguardo una ragionevole certezza”.
Invece “nella fattispecie la sequenza degli avvenimenti e il contesto dei comportamenti è teoricamente compatibile anche con una diversa ricostruzione dei fatti, essendo raggiunta sicuramente la prova dell’offesa ma rimanendo il contenuto gravemente discriminatorio confinato alle parole del soggetto offeso, senza alcun ulteriore supporto probatorio e indiziario esterno, diretto e indiretto, anche di tipo testimoniale”. “Non si raggiunge nella fattispecie il livello minimo di ragionevole certezza circa il contenuto sicuramente discriminatorio dell’offesa recata”.
Nella mattinata odierna, 26 marzo 2024, i Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Vibo Valentia, supportati dallo Squadrone Eliportato Cacciatori Calabria dall’8° Nucleo Elicotteri e unità cinofile antidroga, hanno dato esecuzione all’ordinanza applicativa di misure cautelari personali, emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Catanzaro su richiesta della Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro, a carico di 11 soggetti, sulla base della ritenuta sussistenza della gravità indiziaria in ordine al delitto di associazione finalizzata al trasporto, detenzione, vendita e cessione di ingenti quantitativi di sostanza stupefacente del tipo cocaina, eroina, marijuana e hashish, nonché in ordine alla commissione di condotte di acquisto e cessione di sostanza stupefacente. La complessa e impegnativa attività investigativa, condotta dal Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Vibo Valentia, è la prosecuzione dell’operazione c.d. “Maestrale-Carthago” e ha consentito di delineare (nella fase delle indagini preliminari che necessita della successiva verifica processuale nel contraddittorio con la difesa) il coinvolgimento, nell’associazione dedita al traffico di sostanze stupefacenti, di elementi di vertice delle articolazioni di ‘ndrangheta dei Locali di Mileto e Zungri, nonché i canali di approvvigionamento degli stupefacenti, con rotte provenienti anche dall’estero, in particolare, dall’Albania, nonché i canali di rivendita anche fuori dalla regione Calabria, quali quelli diretti verso la Sicilia. Il procedimento per le ipotesi di reato è attualmente nella fase delle indagini preliminari.
I Carabinieri del Nucleo Carabinieri Ispettorato del Lavoro di Cuneo e dei Comandi Provinciali dei Carabinieri di Cuneo e Bolzano, hanno eseguito una ordinanza di misura cautelare interdittiva del divieto temporaneo di esercitare l’attività professionale o imprenditoriale e una del sequestro preventivo di n.11 veicoli emessa dal Gip del Tribunale di Astisu richiesta della Procura della Repubblica del medesimo centro nei confronti di 9 persone (4 macedoni, 4 albanesi e 1 tunisino)resesi responsabilidi caporalato e di aver occupato alle proprie dipendenze lavoratori non in regola con il soggiorno in Italia.
L’attività investigativa, avviata nel mese di aprile 2023 a seguito di attività ispettiva condotta unitamente ad Arma territoriale di Cuneo, ispettori ITL e con il concorso di mediatori culturali dell’OIM (Organizzazione Internazionale per le Migrazioni) nell’ambito del contrasto al caporalato e lavoro irregolare in agricoltura permetteva di individuare un quadro diffuso di sfruttamento lavorativo in tutta la zona di Alba (CN) e territori limitrofi (meglio indicata come zona delle “langhe”) a forte vocazione vitivinicola, in danno di cittadini extracomunitari in stato di bisogno reclutati sulle piazze e prelevati con pulmini o autovetture da parte di datori di lavoro contoterzisti.
Lo sviluppo delle indagini condotte mediante escussione di vittime di sfruttamento e servizi dinamici sul territorio permettevano di ricostruire la rete di sfruttamento classico in agricoltura ovvero che da un luogo di concentramento dei lavoratori, gli stessi venivano prelevati e trasportati a cura dei caporali, titolari di aziende agricole di lavoro conto terzi, per l’impiego in condizioni di sfruttamento[1] in aziende agricole operanti nei vigneti delle province di Cuneo, Asti e Alessandria.
Sono stati identificati ben 40 lavoratori vittime di sfruttamento (14 Gambia, 4 Senegal, 1 Ghana, 3 Macedonia, 3 Tunisia, 1 Pakistan, 1 Nigeria, 1 Guinea, 4 Egitto, 2 Albania, 3 Marocco, 1 Gabon, 2 Bangladesh) e per n.30 di loro, ricorrendone le condizioni, è stato chiesto ed ottenuto il Nulla Osta al rilascio del permesso di soggiorno per grave sfruttamento lavorativo ed in parte sono stati presi in carico da O.I.M. che li ha trasferiti e inseriti in progetti SAI (Sistema Accoglienza Integrazione) in altre località italiane lontane da Alba, luogo dello sfruttamento, per l’inserimento lavorativo in diverse realtà imprenditoriali. Tra questi vi erano anche quelli che avevano trovato riparo in accampamenti di fortuna lungo il fiume Tanaro.
Nel corso delle operazioni sarà eseguito anche il sequestro degli 11 mezzi utilizzati dai caporali per il trasporto dei lavoratori.
Le indagini sono volte a reperire elementi indiziari anche a discolpa degli indagati che devono considerarsi innocenti sino alla pronuncia di una eventuale sentenza definitiva di condanna.
[1] Condotte delittuose rilevate a vario titolo a carico degli indagati:
Reiterata corresponsione di retribuzioni palesemente difformi dai CCNL (6 € all’ora) anche con trattenute alla fonte per il costo di trasporto;
Mancata osservanza della normativa relativa a orari di lavoro, permessi, ferie e riposo;
Mancato rispetto della normativa in materia di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro;
Sottoposizione dei lavoratori a condizioni e metodi di lavoro degradanti (sorveglianza a vista e minaccia di non retribuzione in caso di minimo errore).
“Alla Provincia le bandiere dei sindacati non piacciono proprio. E questo era stato fin troppo chiaro poco prima e poco dopo lo sciopero dei dipendenti dell’ente lo scorso dicembre. Ma che adesso – come recentemente denunciato dal Segretario generale della Uil Fpl, Valter De Santis – che qualcuno in Provincia si arroghi anche il diritto di convocare un nostro dirigente sindacale nonché Rsu per chiedere ulteriori chiarimenti circa una bandiera Uil esposta a una finestra dell’edificio, ci pare davvero fuori luogo e sconfina nell’ingiustificabilità”. Lo dice Alberto Paolucci, Segretario generale della Uil di Rieti e della Sabina Romana.
“Bene ha fatto De Santis a chiedere al Segretario generale della provincia di Rieti nella sua veste responsabile della trasparenza e anticorruzione di verificare se quanto accaduto rappresenti una violazione di leggi e di regolamenti – dice Paolucci – Disapproviamo con fermezza quanto accaduto nelle stanze di via Salaria. E’ chiaro che episodi di questo genere stridono altamente con il concetto di rappresentanza delle categorie dei lavoratori e della difesa dei loro interessi all’interno dei luoghi di lavoro”.
“Alla Presidente Roberta Cuneo – conclude Paolucci – chiediamo di fare immediatamente chiarezza su quello che a tutti gli effetti è sembrata una indebita invasione di campo, un’iniziativa che riporta indietro nel tempo. In un periodo in cui, come affermato dal Segretario De Santis, presunti sortilegi e malefici legittimavano la caccia alle streghe”.
Tarvisio (UD). Il Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri, Generale Teo Luzi, ha preso parte alla solenne cerimonia di commemorazione in occasione dell’80° anniversario dell’eccidio dei 12 Carabinieri trucidati a Malga Bala (ora Slovenia) e decorati con Medaglia d’Oro al Merito Civile “alla memoria”.
Tra le autorità presenti anche i parenti dei Caduti, il Ministro per i rapporti con il Parlamento dott. Luca Ciriani, il vice Presidente della Regione Friuli Venezia Giulia dott. Mario Anzil, il Prefetto di Udine dott. Domenico Lione, il Sindaco di Tarvisio Renzo Zanette, l’Ispettore Regionale dell’Associazione Nazionale Carabinieri Generale di Corpo d’Armata Michele Cristoforo Ladislao ed il Delegato Interregionale dell’Associazione Nazionale Forestali, nonché i delegati della rappresentanza militare e delle associazioni professionali a carattere sindacale.
Dopo la funzione religiosa presso la Chiesa “Santi Pietro e Paolo”, officiata dal Parroco di Tarvisio e concelebrata dal Cappellano Militare della Legione Carabinieri “Friuli Venezia Giulia”, sono stati resi gli Onori ai Caduti da un reparto in armi, a cui si sono uniti i gonfaloni dei Comuni di Tarvisio e del Canal del Ferro, i medaglieri e i labari delle Associazioni Combattentistiche e d’Arma. Una corona d’alloro è stata inoltre deposta all’interno del Tempietto Ossario che custodisce le spoglie di 7 dei 12 Carabinieri trucidati.
Era il 23 marzo 1944, quando due militari dell’Arma del Distaccamento fisso a protezione della centrale idroelettrica di Bretto di Sotto sono aggrediti sulla strada del ritorno da due partigiani, mentre altri circondano la caserma, irrompendo all’interno armi in pugno. I 12 carabinieri catturati, costretti a portare a spalla tutto il materiale trafugato dal presidio, si incamminano lungo un percorso boscoso in salita, per giungere nella distante Malga Bala.
Il tragitto è intervallato da rare soste, di cui l’ultima la sera del 24 marzo, presso una stalla dell’altipiano di Logje (853 m s.l.m.), all’interno della quale viene loro somministrato un minestrone con l’aggiunta di soda caustica, che provoca immani sofferenze.
La mattina successiva i prigionieri percorrono l’ultimo tratto di strada che li separa dal luogo dell’eccidio, un casolare sito su un pianoro, Malga Bala dove i 12 Carabinieri vengono barbaramente trucidati.
Il Comandante Generale ha ricordato come <<Malga Bala è un presidio della memoria, dove raccogliere il sentimento di quanti riconoscono quei drammatici avvenimenti come parte integrante della nostra storia nazionale e che deve essere spiegata alle nuove generazioni. In questi territori – crocevia di cultura italiana, austriaca e slovena – le nuove generazioni stanno sviluppando un comune senso di appartenenza in una regione che trova nell’ampio spettro di presenze, etnie, lingue, storie, culture, tradizioni, la sua preziosa e feconda peculiarità. Questa è anche l’Italia proiettata in Europa, nella prospettiva di una pace duratura e di una convivenza sicura.>>
Al termine della cerimonia il Comandante Generale, insieme al Sindaco, alle Autorità e ai familiari dei caduti, ha visitato la mostra documentale e fotografica sui dodici carabinieri, curata dal giornalista Antonio Russo e allestita nella sala polifunzionale della canonica della Chiesa “Santi Pietro e Paolo”, mentre all’interno della Torre Medievale ha avuto luogo l’esposizione di uniformi e calendari storici dell’Arma dei Carabinieri risalenti al periodo 1940-1944, che riproducono l’ufficio del Comandante della Stazione del tempo.
Domenica 24 marzo si è svolto il Trofeo Sportland – Memorial Andrea Maceroni, 3^ tappa del circuito ciclistico Opes “Giro dell’Agro Pontino” 2024. A trionfare in prima partenza Mattia Polidori del Fiormonti Team ed in seconda partenza Roberto Di Magno della Drago on Bike.
Organizzata per le vie di Cisterna di Latina e giunta alla sua terza edizione, la gara ha riscosso gran successo come spiega la commissione ciclistica Opes: “Una piacevole gara si è svolta domenica in un circuito inedito per il Giro dell’Agro Pontino, organizzato dal team Asd Sportland di Aprilia. Alla guida il presidente Dario Pichi che ha preso sotto braccio la sua squadra organizzando una gran bella gara, perfetta in tutte le sue aspettative. Domenica prossima saremo fermi con un turno di riposo in occasione della Santa Pasqua e riprenderemo domenica 7 aprile a Pomezia con la gara organizzata dal Team Morichini Campion”. Vediamo ora cosa è accaduto nelle rispettive due partenze.
1^ partenza
La prima partenza si è svolta sempre a gruppo compatto con un paio di attacchi degni di nota, il primo caratterizzato da ben 12 uomini, sembrava essere un attacco giusto ma veniva prontamente neutralizzato dal gruppo. Il secondo con due atleti Orlacchio Antonio della Asd Veloteam Latina e Serangeli Luigi della Maximo – Bike Lab che venivano ripresi all’inizio dell’ultimo giro, cosi arrivo del gruppo in volata che vedeva la vittoria di Polidori Mattia della Asd Fiormonti Team.
Classifiche di categoria. Rossi: primo Polidori Mattia della Asd Fiormonti Team, secondo Di Tolve Bruno della Asd Anzio Bike e terzo Cellini Angelo del Team Nardecchia Montini. Gialli: primo Cavaricci Daniele della Maximo – Bike Lab, secondo Casciaro Carlo Alberto della Polisportiva Etrusca e terzo Guratti Fabio della Asd Veloteam Latina. Celesti: primo Faraone Stefano della Asd Anzio Bike, secondo Cacciotti Paolo della Asd Drago On Bike e terzo Rosati Pietro della Asd Ciampino Bike.
2^ partenza
La seconda partenza ha avuto sin dall’inizio un’andatura forsennata con uno scatenato Fraiegari Massimiliano alla sua prima gara stagionale. Tra i più attivi da segnalare oltre al Fraiegari, il suo compagno di squadra Piersanti Claudio e Maggi Angelo che hanno tenuto sempre il ritmo della gara alto. Una sola fuga sostanziosa da segnalare che aveva preso buon margine formata da 7 atleti, oltre ai tre citati appunto Fraiegari Massimiliano e Piersanti Claudio della Asd Fiormonti Team e Maggi Angelo della Asd Veloteam Latina, ne facevano parte Rossi Dino anch’esso della Asd Veloteam Latina, Sarrecchia Gianluca della Asd Drago On Bike, Farozza Fabio della Asd Terracina Cycling e Calvano Angelo della Asd Un giro in meno, dopo una decina di km venivano ripresi dal gruppo. Si arrivava così a ranghi compatti alla volata finale che vedeva la bella vittoria del corridore della Asd Drago on Bike Di Magno Roberto che tornava alle corse dopo ben 18 anni di inattività, visibilmente emozionato.
Classifiche di categoria. Verdi: primo Caronti Federico della Asd Nettuno, secondo Sarrecchia Gianluca della Asd Drago On Bike e terzo Linari Umberto della Asd Center Bike. Blu: Di Magno Roberto della Asd Drago On Bike, secondo Piersanti Claudio della Asd Fiormonti Team e terzo Panzetta Renzo della Asd Sgauzzoni. Neri: primo Peloso Massimo della Asd Peloso Team, secondo Quattrini Mario della Asd Fiormonti Team e terzo Conte Giuseppe del Team Morichini Campion.
Dopo lo stop di Pasqua, il circuito riprenderà domenica 7 aprile a Pomezia con la gara organizzata dal Team Morichini Campion. Per non perdere tutti gli sviluppi di gara è possibile seguire i canali social dedicati al Giro dell’Agro Pontino su www.opeslatina.it, su facebook ed instagram Opes Latina e Giro dell’Agro Pontino. Per maggiori informazioni scrivere a ilgirodellagropontino@gmail.com
I carabinieri della stazione di Portici hanno arrestato per maltrattamenti e lesioni personali un 29enne originario del Sudan, senza fissa dimora. I fatti nella città di Portici, all’interno di una comunità religiosa che si occupa anche di assistenzialismo. I militari sono intervenuti su richiesta della vittima, una 19enne etiope aggredita a calci e pugni.
Secondo quanto ricostruito, ad accendere la miccia della violenta lite sarebbe stato il tentativo dell’uomo di convertire la compagna all’islam. Sarebbe accaduto già in passato, mai avrebbe denunciato temendo ritorsioni.
Il 29enne è finito in manette poi in carcere, in attesa di giudizio. La donna è stata stata all’ospedale del mare dove sono state diagnosticate lesioni guaribili in 10 giorni.
ROMA – Primi bilanci in tasca per i pensionati italiani in vista del nuovo anno. I dati provvisori forniti dall'ISTAT sull'andamento dell'inflazione e del...
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