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IL PITTORE CAMPANO MANGONE INCANTA LANUVIO E UNISCE PAESTUM E IL LAZIO NEL SEGNO DELL’ARTE

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IL PITTORE CAMPANO MANGONE INCANTA LANUVIO E UNISCE PAESTUM E IL LAZIO NEL SEGNO DELL’ARTE

Dalla Campania al Lazio, un ponte culturale tra Paestum e Lanuvio nel nome della dea Giunone Sospita e dell’arte contemporanea di Fernando Mangone

Lanuvio (RM), piccolo centro immerso nel cuore della Città Metropolitana di Roma Capitale, ha ospitato il 25 e 26 ottobre l’ottava edizione del Festival della Maza, la manifestazione che ogni anno rievoca l’antico culto di Giunone Sospita, simbolo di fertilità e rinascita della natura. Tra vicoli medievali, aree archeologiche e i suggestivi spazi di Villa Sforza, cittadini, scuole e visitatori hanno partecipato a rievocazioni storiche, laboratori didattici, concerti e degustazioni, vivendo un’esperienza che unisce mito, storia e arte contemporanea. A rendere speciale questa edizione è stata la presenza del pittore cilentano Fernando Mangone, che ha realizzato una grande installazione pittorica dedicata a Dioniso e Giunone Sospita, simboli di vita e rinascita. La tela principale, di 2,80 m x 1,90 m, è stata donata al Museo Diffuso di Lanuvio, mentre il pubblico ha potuto partecipare a un laboratorio collettivo, dipingendo scene del tempio di Giunone, della torre medievale e della grotta sacra.
Il Festival nasce nel 2015, ispirato a una scoperta archeologica eccezionale in località Pantanacci, poco fuori dal centro storico di Lanuvio. Gli scavi condotti dal Museo di Lanuvio e dalla Soprintendenza hanno riportato alla luce una grotta sacra e la statua del serpente legata al santuario di Giunone Sospita.Le fonti antiche, da Properzio a Eliano, raccontano di un rituale primaverile in cui fanciulle bendate offrivano una focaccia di cereali – la Maza – a un serpente sacro: se l’offerta era accettata, l’anno sarebbe stato prospero; in caso contrario, si temeva carestia. Da questa memoria storica nasce il desiderio di restituire vita al rito, trasformandolo in una festa popolare in cui archeologia, storia e partecipazione civica diventano un’unica esperienza condivisa.
Fin dalle prime edizioni, il Festival ha costruito un collegamento culturale tra Lanuvio e Paestum, grazie alla collaborazione con il Parco Archeologico di Paestum e l’Associazione Terre del Cilento. La connessione nasce dal pane d’orzo pestano, affine alla focaccia di farro e legumi della Maza lanuvina, e si è consolidata nel tempo con laboratori congiunti, gemellaggi scolastici e attività didattiche condivise. «Il Festival della Maza è molto più di un evento culturale: è un ponte tra territori, generazioni e discipline artistiche» spiega Anna Coralluzzo, presidente della Fondazione FAM.ETS – Fondazione Arte Mangone Ente Terzo Settore. «La presenza di Fernando Mangone testimonia come l’arte possa creare dialoghi tra comunità e valorizzare le tradizioni locali, restituendo vita e centralità a luoghi spesso dimenticati.»
Mangone ha presentato un corpus di opere di grandi dimensioni, realizzate a tecnica mista, con riferimenti alla Street Art, Pop Art ed Espressionismo. Scene naturalistiche, tradizioni locali e architetture storiche sono rilette con una tavolozza audace, dominata da rossi, blu e fosforescenze vibranti, capaci di trasformare ogni scorcio in un effetto scenografico unico.
«Ogni quadro è una memoria, una sensazione, un’emozione radicata nei luoghi che amo» racconta il pittore. «Ho voluto rendere omaggio a Giunone Sospita e Dioniso, unendo mito, storia e arte contemporanea in un racconto visivo che coinvolge anche il pubblico. Sulla sinistra ho rappresentato la Dea con il serpente sacro, sullo sfondo il tempio e l’antefissa, e sulla destra Dioniso con un omaggio a Leonardo da Vinci.»
Il Festival della Maza si conferma un evento corale e partecipativo, coordinato dal Sindaco Andrea Volpi e dagli assessori alla Cultura, Turismo e Pubblica Istruzione. Tra le iniziative più apprezzate: laboratori didattici per bambini; rievocazione storica “La Dea e il Serpente”; degustazioni di Maza curate dallo chef Giuseppe Verri; percorsi interattivi e attività didattiche del Museo Diffuso; concerti di Walter Maioli e Carmine Di Biasi dedicati ai suoni del mondo antico.
“Il Festival dimostra come archeologia, arte e partecipazione civica possano dialogare in maniera autentica” sottolinea Dott. Luca Attenni, Direttore del Museo Diffuso. “Lanuvio diventa laboratorio di identità collettiva, dove memoria e creatività si incontrano”.
Il successo del Festival della Maza 2025 conferma la forza delle sinergie tra istituzioni, scuole e territori. Il legame con Paestum e il Cilento rappresenta un ponte culturale tra Lazio e Campania, dove arte, mito e memoria diventano strumenti di identità comune e rinascita culturale, restituendo centralità a luoghi, tradizioni e comunità.

INVITO/NOTA STAMPA Roma, presentazione indagine nazionale Confeuro/Piepoli “Agri Under 35 – Coltiviamo il futuro”

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INVITO/NOTA STAMPA Roma, presentazione indagine nazionale Confeuro/Piepoli “Agri Under 35 – Coltiviamo il futuro”

L’evento è fissato per il prossimo mercoledì 5 novembre al Momec, in via della Colonna Antonina 52 a Roma, alla vigilia della Giornata nazionale della Agricoltura che quest’anno si celebrerà domenica 9 novembre

“È tutto pronto a Roma per la conferenza di presentazione di “Agri Under 35 – Coltiviamo il futuro”, l’indagine nazionale realizzata per Confeuro, la Confederazione degli Agricoltori Europei, presieduta da Andrea Tiso, sui giovani italiani e volta a comprendere le loro opinioni sull’alimentazione e la loro percezione del futuro dell’agricoltura e del cibo artificiale. L’indagine in particolare ha coinvolto giovani tra i 18 e i 35 anni, con quote proporzionali per genere, fasce d’età, grandi ripartizioni geografiche e ampiezza del comune di residenza. Il Report Confeuro/ Piepoli verrà presentato a partire dalle ore 10 il prossimo mercoledì 5 novembre al Momec, in via della Colonna Antonina 52 a Roma, alla vigilia della Giornata nazionale della Agricoltura che quest’anno si celebrerà domenica 9 novembre. Alla conferenza di presentazione (a numero chiuso e su invito) saranno presenti: Andrea Tiso, presidente nazionale Confeuro, Attilio Arbia, responsabile Confeuro Giovani, e Martina Bianchi, imprenditrice agricola. Modera Nicola Veschi, giornalista di Sky Tg24. All’incontro, inoltre, è prevista la partecipazione di autorevoli esponenti politici e autorità istituzionali: Luca Andreassi, docente dell’Università degli studi di Tor Vergata – Corso Energia e Ambiente; Teresa Bellanova, già ministro delle politiche agricole; gli onorevoli parlamentari Pino Bicchielli, Giuseppe Castiglione, Maria Chiara Gadda, Giandiego Gatta, Giorgio Lovecchio ed Ettore Rosato; Maria Cristina Pisani, Presidente del Cng- Consiglio Nazionale Giovani; Giancarlo Righini, assessore Agricoltura e Bilancio Regione Lazio; e Fabrizio Santori, consigliere comunale di Roma capitale. La stampa è invitata a partecipare. “Abbiamo commissionato all’Istituto Piepoli questa importante indagine dedicata al rapporto tra giovani e agricoltura, con l’obiettivo di analizzare valori, aspettative e sfide delle nuove generazioni che scelgono la terra come futuro. Un’iniziativa – ha anticipato il presidente nazionale Confeuro, Andrea Tiso – che conferma il nostro impegno per un’agricoltura sempre più giovane, sostenibile e protagonista del cambiamento. Ne parleremo tutto insieme il 5 novembre: sarà un grande momento di confronto e dialogo sul presente e sul futuro del comparto primario e del suo ricambio generazionale”.

Per info e accrediti:
Ufficio Stampa Confeuro
Marco Montini 
3478864235
www.confeuro.it

Dal 30 ottobre, Dark Shimmer del duo Attolico Vertunni: un incontro tra mondi firmato Instant Crush Records

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Un incontro tra mondi lontani, un dialogo tra tradizione e futuro, tra corde e circuiti. È Dark Shimmer, il primo singolo del duo Attolico Vertunni, in uscita il 30 ottobre 2025 per Instant Crush Records, un progetto che riunisce due musicisti di generazioni e percorsi diversi in una visione comune: riscrivere il linguaggio della contaminazione musicale.

Il brano nasce dall’incontro tra Leo Vertunni, tra i più riconosciuti interpreti europei del sitar e profondo conoscitore della musica classica indiana, e Adriano Attolico, giovane produttore e compositore elettronico che da anni lavora sulla dimensione percettiva del suono. Insieme hanno dato vita a una forma musicale inedita, sospesa tra introspezione e pulsazione, tra contemplazione e ritmo.

Il titolo Dark Shimmer — letteralmente “bagliore oscuro” — suggerisce fin dal principio il senso del progetto: trovare la luce dentro la profondità, esplorare il buio come spazio fertile. Il sitar, con la sua timbrica e la sua tensione ascetica, diventa qui strumento di transizione, ponte tra culture. L’elettronica non si limita a fare da cornice, ma costruisce un ambiente sonoro che si espande, dove la tradizione indiana incontra la sperimentazione digitale.

L’ascolto è un viaggio ipnotico. L’effetto è quello di un dialogo continuo: il sitar evoca, l’elettronica risponde; le frequenze basse creano spazio, le armoniche alte lo dilatano. Il risultato è una composizione che sfugge alle definizioni di genere, muovendosi tra world music, ambient e minimalismo contemporaneo.

Nel panorama attuale, Dark Shimmer rappresenta un caso di equilibrio tra ricerca e accessibilità. Non è un brano destinato solo agli appassionati di sperimentazione, ma a chiunque voglia ascoltare qualcosa che parla al corpo e alla mente insieme. Il duo Attolico Vertunni non cerca la fusione forzata di stili, ma la coesistenza armonica di due universi sonori.

In un’epoca dominata dalla velocità e dalla frammentazione, Dark Shimmer invita invece a un ascolto lento, consapevole. È una musica che chiede di fermarsi, di lasciarsi attraversare.

Spazio Scena: Effetti Collaterali – Storie da somministrare a grandi dosi

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Dal Senegal alla Bielorussia, dal digitale alla periferia romana, affrontando temi come la salute mentale, la trasformazione digitale e le migrazioni, attraverso l’occhio documentaristico e la testimonianza di tre ospiti d’eccezione: Francesco Munzi, Adele Tulli e Kasia Smutniak, con la partecipazione di Elisabetta Antognoni e Nello Ferrieri di Cinemovel Foundation. È questo Effetti Collaterali – Storie da somministrare a grandi dosi, direzione artistica di Francesco Frangipane, dal 3 al 6 novembre allo Spazio SCENA di Roma, un festival del documentario che – attraverso la lente del reportage cinematografico – si fa testimonianza del presente, attraversando i luoghi dove il reale si fa racconto e il racconto diventa cura.

Quattro serate di proiezioni e incontri per entrare nella quotidianità fragile e autentica di due comunità psichiatriche romane, esplorare il corpo smaterializzato dell’era digitale, raggiungere il confine bielorusso dove il muro più costoso d’Europa diventa metafora di accoglienza negata, e infine immergersi nei villaggi e nelle scuole senegalesi, dove il cinema si fa ponte tra culture.

Quattro visioni selezionate da Francesco Frangipane per generare un vero “effetto collaterale”: un impatto umano che si prolunga oltre lo schermo e invita a ripensare la realtà con occhi nuovi, che accosta le proiezioni delle pellicole agli incontri con registi e produttori, post proiezione, moderati da Maria Francesca Gagliardi, per continuare insieme la riflessione sulle storie e sulle ferite del nostro tempo.

Il programma si apre lunedì 3 novembre con Kripton di Francesco Munzi, prodotto da Cinemaundici e distribuito da Zalab, che indaga la vita sospesa di sei ragazzi tra i venti e i trent’anni, volontariamente ricoverati in due comunità psichiatriche della periferia romana. Il film esplora in profondità la soggettività umana attraverso il racconto della quotidianità dei protagonisti e delle loro relazioni con il mondo adulto.

Martedì 4 novembre è la volta di Real di Adele Tulli, prodotto da Pepito Produzioni e FilmAffair e distribuito da Luce Cinecittà, un viaggio visionario nel mondo disincarnato della rete che esplora la trasformazione dell’esperienza umana nell’era digitale, dalle relazioni virtuali alla cybersessualità, dalle nuove dipendenze alle identità libere dai confini fisici del corpo.

Mercoledì 5 novembre Kasia Smutniak presenta il suo esordio alla regia con Mur, prodotto da Fandango e distribuito da Luce Cinecittà, un film che è allo stesso tempo diario intimo e denuncia. La regista racconta il suo viaggio nella zona rossa lungo il confine bielorusso, dove la Polonia ha costruito il muro più costoso d’Europa per impedire l’ingresso ai migranti, mentre contemporaneamente accoglie i rifugiati ucraini. Un percorso tra due muri, quello fisico del confine e quello della memoria personale, che solleva interrogativi urgenti sull’accoglienza e sui valori democratici europei.

Giovedì 6 novembre chiude il festival Allacciate le cinture – Il viaggio di Io Capitano in Senegal di Tommaso Merighi, prodotto da Cinemovel Foundation, che documenta le proiezioni itineranti del film di Matteo Garrone nei villaggi e nelle scuole senegalesi, raccontando l’impatto del cinema sulle comunità e il potere del linguaggio cinematografico come strumento di dialogo e confronto.

«Il documentario rappresenta uno dei linguaggi cinematografici più potenti e autentici nel panorama contemporaneo – spiega Francesco Frangipane, direttore artistico del festival – La sua capacità di testimoniare la realtà e di portare alla luce vissuti personali e collettivi lo rende uno strumento espressivo unico. Oggi più che mai il documentario è chiamato a essere testimone del presente, raccontando storie che spesso sfuggono alla narrazione mainstream, e a contribuire a una riflessione critica capace di stimolare il cambiamento sociale».

La scelta di ospitare il festival presso lo Spazio SCENA conferma l’intenzione di creare un punto di incontro tra cittadini, studenti e appassionati di cinema: l’opportunità di confronto con registi e produttori offerta dopo ogni proiezione è pensato proprio come spazio educativo per favorire lo scambio intergenerazionale e promuovere nei giovani una coscienza critica su tematiche sociali complesse.

Effetti Collaterali – Storie da somministrare a grandi dosi, è un progetto di Argot Produzioni, promosso da Roma Capitale è vincitore dell’Avviso Pubblico per la realizzazione di iniziative di interesse per l’Amministrazione Capitolina in occasione del Giubileo 2025 in collaborazione con Zètema Progetto Cultura. L’ingresso è gratuito fino a esaurimento posti.

3 – 6 novembre 2025 | ore 19 | Spazio Scena – Via Degli Orti d’Alibert 1 – Roma

Ingresso gratuito

Maggiori informazioni sul sito: https://www.argot.it/it/effetti-collaterali/

La Zucca protagonista della tavola di Halloween

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Lo chef Fabrizio Renna regala la sua esclusiva ricetta: “Carpaccio di Zucca Violina su Brisée e Stracchino Montato”

Per celebrare la notte più magica e suggestiva dell’anno, lo chef Fabrizio Renna dell’FH55 Grand Hotel Mediterraneo firma una creazione raffinata e sorprendente, capace di trasformare l’icona autunnale per eccellenza – la zucca – in un piatto d’alta cucina, elegante e irresistibile. Nasce così il “Carpaccio di Zucca Violina su Brisée e Stracchino Montato”, una sinfonia di sapori e profumi autunnali, dove contrasti e armonie si fondono in un’esperienza sensoriale avvolgente che conquista il palato fin dal primo assaggio.

Una brisè dorata e friabile, fragrante al morso e dal profumo di burro appena sfornato, accoglie un vellutato stracchino montato con panna, soffice come una nuvola e impreziosito dai sentori freschi e aromatici di erba cipollina e timo. Sopra, come un velo autunnale, si adagiano sottili petali di zucca violina marinata in una delicata emulsione di olio extravergine d’oliva, soia, miso e aceto, che sprigiona un irresistibile equilibrio tra dolcezza vellutata e note sapide e umami.

Il risultato è un’armonia di consistenze e profumi che cattura i sensi e racconta, in ogni boccone, la raffinata semplicità dell’autunno toscano reinterpretata con eleganza contemporanea. Un piatto che è un vero omaggio ai colori e ai sapori dell’autunno toscano, pensato per stupire ospiti e gourmand con un tocco di leggerezza e creatività.

CARPACCIO DI ZUCCA VIOLINA SU BRISÉE E STRACCHINO MONTATO

Ingredienti per 4 persone:

  • Farina debole per frolla: 250 g
  • Burro: 125 g
  • Tuorlo: 18 g
  • Acqua fredda: 50 g
  • Zucca violina: ¼
  • Stracchino: 200 g
  • Panna: 50 g
  • Salsa di soia: 2 cucchiai
  • Aceto: 2 cucchiai
  • Miso: 1 cucchiaino da caffè
  • Olio extravergine d’oliva: 50 ml
  • Erba cipollina, timo, aneto: a piacere

Procedimento

Pulire la zucca, tagliarla sottilissima con una mandolina. Preparare un’emulsione con olio, soia, miso, aceto e le erbette tritate. Marinare la zucca per circa 3 ore, coperta con pellicola a contatto.

Lavorare lo stracchino in planetaria con la panna fino a ottenere una crema soffice e areata. Trasferire in una sac à poche.

In planetaria, unire il burro a cubetti con la farina fino a ottenere un composto sabbioso. Aggiungere tuorlo e acqua, far riposare in frigo per un’ora. Stendere l’impasto a 5 mm e ricavare dischi di circa 12 cm. Spennellare con uovo, salare e cuocere a 175°C per 20 minuti.

Su ogni disco di brisée disporre uno strato di stracchino montato, profumare con erba cipollina, adagiare la zucca marinata e decorare con timo e aneto fresco.

Un piatto d’autore che incarna la magia incantata dell’autunno fiorentino, esaltando i colori e i profumi della stagione, e che riflette l’estro originale di uno chef appassionato, capace di sorprendere e affascinare anche nelle notti più misteriose e suggestive dell’anno.

Nuovo Teatro Ambarabà: Gennaro Scarpato in scena al Bellini di Napoli con la regia di Arturo Brachetti e le musiche di Nicola Piovani

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Gennaro Scarpato torna al Bellini con uno spettacolo visionario tra comicità, memoria e poesia, diretto da Arturo Brachetti e musicato da Nicola Piovani.
Gennaro Scarpato torna al Bellini con uno spettacolo visionario tra comicità, memoria e poesia, diretto da Arturo Brachetti e musicato da Nicola Piovani.

Uno spettacolo tra comicità, memoria e visioni oniriche: il ritorno di Scarpato sul palco con un’opera intensa e sorprendente

Il 30 ottobre 2025, il Teatro Bellini di Napoli ospita il debutto di Nuovo Teatro Ambarabà, spettacolo scritto e interpretato da Gennaro Scarpato, con la regia visionaria di Arturo Brachetti e le musiche originali del Premio Oscar Nicola Piovani.

4. Un viaggio teatrale tra sogno, ironia e malinconia

Nuovo Teatro Ambarabà è un’opera stratificata e poetica che fonde comicità surreale, profondità emotiva e realismo magico. Scarpato, in un soliloquio intenso e poliedrico, dà vita a un racconto che attraversa le rovine del tempo e dell’identità, trasformando il palcoscenico in un labirinto della memoria.

Dopo una misteriosa morte improvvisa, il protagonista torna nel suo paese natale e scopre che il teatro della sua infanzia sta per essere abbattuto. Da qui parte un viaggio onirico tra quinte dimenticate, presenze fantastiche e riflessi interiori, dove il confine tra realtà e finzione si dissolve.

3. Regia e musiche d’autore

La regia di Arturo Brachetti ribalta le convenzioni teatrali, mostrando il “dietro le quinte” come spazio fragile e autentico. La scenografia di Laura Benzi e i movimenti scenici di Vincenzo Durevole accompagnano il pubblico in un’esperienza visiva sorprendente. Le musiche di Nicola Piovani, quattro volte vincitore del David di Donatello, amplificano le emozioni e danno voce a ciò che le parole non dicono.

2. Un testo che scava nell’anima

“Ho impiegato trent’anni per scrivere questo spettacolo,” racconta Scarpato. “Non è uno spettacolo sulla memoria, ma nella memoria. Ogni errore diventa possibilità, ogni possibilità diventa sorpresa.” Il testo, scritto da Scarpato con la collaborazione di Oreste Ciccariello, è un esempio di improvvisazione scritta, un gioco teatrale che destabilizza e incanta.

1. Perché vederlo

  • Spettacolo teatrale originale con autore e interprete Gennaro Scarpato
  • Regia di Arturo Brachetti, maestro dell’illusionismo teatrale
  • Musiche di Nicola Piovani, compositore Premio Oscar
  • In scena al Teatro Bellini di Napoli il 30 ottobre 2025
  • Un’esperienza emotiva tra comicità, malinconia e poesia

Nuovo Teatro Ambarabà è un invito a riscoprire il potere del teatro: non solo intrattenimento, ma rivelazione. Un’occasione imperdibile per chi ama il teatro che osa, che emoziona e che lascia il segno.

Panettone Salvatore Cutolo dal 1950: tre generazioni di eccellenza e un cuore soffice che profuma di famiglia

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75 anni di gusto, tradizione e innovazione: il Panettone Cutolo
75 anni di gusto, tradizione e innovazione: il Panettone Cutolo

Dal 1950 ad oggi, il Panettone Salvatore Cutolo è molto più di un dolce: è memoria viva, tradizione che lievita ogni giorno, orgoglio campano che attraversa tre generazioni. Una storia lunga 75 anni, fatta di mani esperte, passione autentica e un ingrediente che non smette mai di vivere: il lievito madre.

Custodito e rinfrescato con cura quotidiana, lo stesso lievito accompagna la famiglia Cutolo dagli esordi del laboratorio fino alle attuali creazioni d’alta pasticceria. È lui a dare ai panettoni quella struttura soffice, quel profumo inconfondibile, quella digeribilità sorprendente che solo il tempo e l’amore sanno regalare.

1. Le grandi specialità della tradizione e dell’innovazione

  • Classico L’essenza pura del panettone milanese, nella versione più tradizionale e amata.
  • Mela Annurca e Cannella Il cuore della Campania incontra la fragranza delle spezie: profumo avvolgente e sapore unico.
  • Cioccolato Una coccola golosa, arricchita da gocce che si sciolgono ad ogni morso.
  • Uvetta e Rhum Eleganza e carattere per chi cerca un’esperienza sensoriale più intensa.
  • Pellecchiella La dolcezza della pregiata albicocca del Vesuvio, un omaggio al territorio e al suo patrimonio gastronomico.

Tre generazioni,un lievito madre vivo da 75 anni e una qualità che continua a distinguersi. Il Panettone Salvatore Cutolo dal 1950 non è solo un dolce: è un viaggio nei sapori autentici del Natale italiano, che sa di casa, di festa e di emozione.

La Regione Lazio boccia la richiesta di finanziamento

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Piglio, Si dovrà ancora attendere per la manutenzione delle strade

Nella seduta consiliare di agosto, tra i punti all’odg, vi era la variazione del Programma Triennale delle Opere Pubbliche 2025-2027, illustrate dall’assessore ai lavori pubblici Mauro Federici, il quale elencò le opere che integravano il Piano e quelle tolte in quanto non avevano ottenuto finanziamenti. I consiglieri di “Viviamo Piglio” Roberto Neccia e Domenico Ambrosetti, fecero notare che erano stati tolti interventi per euro 5,6 milioni ed erano state inserite opere per € 1,4 milioni per una differenza di € 4,2 milioni. Una fotografia che evidenziava l’assenza di una precisa programmazione d’interventi, ma si inserivano richieste di opere di vario genere nella speranza che essere finanziati. Nei giorni scorsi è stata data comunicazione dell’esito della presentazione di richiesta di finanziamento regionale, nell’ambito del “Programma straordinario regionale di investimenti pubblici” 2025-2027 , con concessione di contributi a fondo perduto a favore dei Comuni del Lazio , per la realizzazione di interventi nel settore delle infrastrutture pubbliche e sociali, della viabilità e mobilità. Il Comune di Piglio ha partecipato all’avviso regionale con una proposta progettuale denominata “Messa in Sicurezza delle strade comunali” per  un importo di €500 mila, proposta ammissibile, che non raggiungendo gli standard richiesti è stata dichiarata, non finanziabile. La viabilità nel Comune di Piglio compresa quella dell’area degli Altipiani di Arcinazzo (Retafani), come si legge nella richiesta del Comune è in uno stato deplorevole, ed infatti in merito al progetto si legge:  “…mirante alla manutenzione straordinaria della viabilità comunale, aventi la finalità di rimediare al degrado profondo dovuto alla perdita di caratteristiche strutturali della strada e necessarie al ripristino della funzionalità della viabilità …”. Dopo l’aver perso un recente finanziamento legato agli eventi strategici per promuovere il turismo, l’Amministrazione Felli perde un altro importante finanziamento per la viabilità territoriale, che inevitabilmente si riflette sulla quotidianità dei pigliesi.

Nasce la Fondazione bioERGOtech: Taranto punta a diventare un hub della biotecnologia italiana

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Il 29 ottobre alla Camera dei Deputati l’evento “Innovare per curare” presenta ufficialmente il progetto: un centro di ricerca per terapie cellulari che unisce intelligenza artificiale e biotech. Taranto, città simbolo dell’Italia industriale, prova a riscrivere la propria identità guardando al futuro. Non più solo acciaio e porto, ma scienza, biotecnologie e intelligenza artificiale. È questa la visione alla base della Fondazione bioERGOtech, che si presenta ufficialmente il 29 ottobre alla Camera dei Deputati a Roma durante l’evento “Innovare per curare”. L’obiettivo è ambizioso: realizzare a Taranto un centro di ricerca per terapie cellulari di nuova generazione, capace di attrarre talenti e investimenti nel Mezzogiorno e di integrare il digitale con la medicina avanzata. Dall’eredità dei Taranto Biotech Days alla nascita della Fondazione L’idea nasce un anno fa, durante i Taranto Biotech Days 2024, ospitati dal Dipartimento Jonico dell’Università di Bari. Quell’evento, che aveva riunito oltre 1500 studenti e 50 ricercatori provenienti da università come Cambridge, Oxford, ETH e Stanford, ha segnato l’inizio di un percorso: trasformare Taranto in un laboratorio di innovazione biomedica europea. Oggi quella visione prende forma nella Fondazione bioERGOtech, un progetto che unisce metodologia scientifica avanzata e radicamento territoriale, con l’intento di democratizzare l’innovazione biotecnologica nel Sud Italia. Giovani leader e una nuova idea di ricerca Alla guida del progetto c’è Guido Putignano, 23 anni, già laureato in Ingegneria Biomedica al Politecnico di Milano e in Computational Biology all’ETH di Zurigo. Nonostante la giovane età, Putignano vanta un curriculum internazionale: Forbes Under 30, EuroTech Federation Fellow, Amgen Scholar e rappresentante italiano al World Economic Forum per il Consiglio Giovani dell’Intelligenza Artificiale. Accanto a lui, la co-fondatrice Domenica Leone, avvocato tarantino, che cura gli aspetti giuridici e amministrativi, assicurando un ponte tra la visione scientifica e la struttura istituzionale della fondazione. “Vogliamo dimostrare che l’eccellenza scientifica può nascere ovunque — anche in territori spesso considerati periferici — se si uniscono metodo, tecnologia e visione”, afferma Putignano. Un modello di ricerca agile e potenziato dall’intelligenza artificiale La metodologia operativa di bioERGOtech si fonda su tre principi: Long tail focus, ovvero concentrare la ricerca su malattie rare o gruppi ristretti di pazienti; iterazioni semestrali, che sostituiscono i tradizionali cicli pluriennali; e un approccio needs-first, che parte dai bisogni concreti dei pazienti e del sistema sanitario. La Fondazione adotta un modello organizzativo snello, in cui gran parte delle operazioni di ricerca sono potenziate da agenti di intelligenza artificiale, veri e propri “scienziati digitali” capaci di accelerare i processi sperimentali e analitici. Una rete di collaborazioni tra Italia, Europa e oltre bioERGOtech si muove su tre livelli di partnership: internazionale, nazionale e regionale. All’estero, sono in corso contatti con istituti europei, cinesi e statunitensi; in Italia, con università e ospedali di ricerca; sul territorio, con l’Università di Bari – Dipartimento Jonico, la Camera di Commercio di Brindisi-Taranto e varie amministrazioni locali. Un tassello nel mosaico del biotech italiano Il progetto nasce in un momento in cui il settore biotech in Italia vive una crescita senza precedenti: oltre 700 imprese attive, 13,6 miliardi di euro di fatturato nel 2022 e una crescita del 23% per le aziende a controllo italiano. In questo scenario, bioERGOtech non si propone come competitor delle grandi realtà consolidate, ma come attore complementare: una piattaforma agile, focalizzata su ricerca di frontiera e sul potenziale trasformativo del Sud. Un paradigma nuovo per l’Italia dell’innovazione Nei prossimi cinque anni la Fondazione punta a sviluppare 10-20 brevetti nel campo AI-biotech e a generare almeno cinque spin-off. Ma il valore più grande potrebbe essere un altro: dimostrare che anche nel Mezzogiorno è possibile costruire ecosistemi scientifici di livello mondiale. Taranto, città simbolo delle contraddizioni industriali italiane, diventa così banco di prova di un nuovo paradigma: quello in cui la ricerca scientifica e l’innovazione tecnologica diventano motori di rinascita economica, culturale e sociale. “bioERGOtech vuole essere una dimostrazione concreta che il futuro delle biotecnologie italiane può scriversi anche da Sud, con l’energia dei giovani e la forza dell’intelligenza artificiale”, conclude Putignano.

FOLGORI (FEOLI): SU GREEN DEAL NESSUN RAVVEDIMENTO, NOSTRA ECONOMIA RISCHIA DI SPARIRE

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“La crisi europea dell’automotive rischia di cancellare migliaia di posti di lavoro in tutto il continente, ma a Bruxelles nessuno sembra essersene accorto. Il Green Deal, infatti, non solo è profondamente sbagliato, ma rischia seriamente di cancellare la nostra economia, o perlomeno una parte di essa. La riconversione totale all’elettrico entro il 2035 non è attuabile, poiché le famiglie e le imprese non sono in grado di sostenerne i costi e l’Europa non sembra intenzionata a mettere in campo risorse per accompagnare seriamente questo processo. Oltretutto, oltre a danneggiare famiglie e imprese, il Green Deal sta mettendo in ginocchio il comparto dell’automotive, a tutto vantaggio dell’industria automobilistica asiatica e in particolare cinese. Se Bruxelles continuerà così gli storici produttori di auto e veicoli commerciali del nostro continente spariranno e con loro migliaia di posti di lavoro. Il prezzo sociale del Green Deal sarà insostenibile. E’ bene invertire la rotta finché siamo in tempo. Altrimenti sarà troppo tardi”. Lo dichiara Enrico Folgori, presidente di Feoli (Federazione Europea Operatori della Logistica Integrata).

Ultime Notizie

CITTADUCALE: CONTROLLI DEI CARABINIERI IN MATERIA DI DIRITTO DEL LAVORO.

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Prosegue senza soluzione di continuità l’attività istituzionale dei Carabinieri del Comando Provinciale di Rieti in materia di sicurezza nei luoghi di lavoro. Nel corso...