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I CARABINIERI DEL NUCLEO INVESTIGATIVO DI AGRIGENTO ESEGUONO UN’ORDINANZA DI MISURE CAUTELARI PERSONALI NEI CONFRONTI DI 14 PERSONE

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COLPITI TUTTI GLI INDAGATI SOTTOPOSTI AL PROVVEDIMENTO DI FERMO DI INDIZIATI DI DELITTO EMESSO LO SCORSO MESE DI LUGLIO DALLA DIREZIONE DISTRETTUALE ANTIMAFIA DI PALERMO.

All’alba di oggi, 01 agosto 2025, i Carabinieri del Comando Provinciale di Agrigento, in Agrigento e presso le Case Circondariali di Palermo, Trapani, Caltanissetta, Enna, Gela, Voghera, Agrigento, Lecce e Taranto, hanno dato esecuzione a un Ordinanza di Misure Cautelari Personali in carcere e agli arresti domiciliari, emessa dal GIP del Tribunale di Palermo su richiesta della locale Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia  – nei confronti di 14 indagati (13 dei quali già ristretti in carcere), tutti cittadini italiani, gravemente indiziati, a vario titolo, di far parte di un’associazione a delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti con l’aggravante di aver agito utilizzando il metodo mafioso ovvero per agevolare l’associazione mafiosa denominata “cosa nostra”.

Nei confronti dei suddetti 14 indagati, dei quali fanno parte anche tutti i 13 soggetti colpiti lo scorso mese di luglio dal provvedimento di fermo di indiziati di delitto emesso dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo, per 13 di loro è stata disposta la misura cautelare in carcere, mentre per uno la misura cautelare degli arresti domiciliari.

Il suddetto provvedimento trae origine dalle attività d’indagini svolte dal Nucleo Investigativo del Reparto Operativo Carabinieri di Agrigento e dirette dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo, dal mese di dicembre 2024 a tutt’oggi, che costituiscono la naturale prosecuzione di quelle compendiate lo scorso 14 gennaio 2025 con l’esecuzione di un’ordinanza di misure cautelari nei confronti di 48 persone, aventi ad oggetto la ricostruzione dell’organigramma e delle attività criminali delle famiglie mafiose di Porto Empedocle e di Agrigento-Villaseta, con probabilmente a capo rispettivamente MESSINA Fabrizio, pregiudicato di anni 49, e CAPRARO Pietro, pregiudicato di anni 39, a dimostrazione che, pur essendo stata sensibilmente intaccata nel corso degli anni da varie operazioni, “cosa nostra” agrigentina è tutt’oggi pienamente operante, dotata di ingenti disponibilità economiche e di numerose armi, per di più in un contesto caratterizzato da una  instabilità degli equilibri mafiosi faticosamente raggiunti nel tempo, cui si aggiungono i sempre più pericolosi, persistenti e documentati collegamenti tra gli associati ristretti all’interno del circuito carcerario e gli ambienti criminali esterni.

È stato riscontrato, infatti, un sistematico utilizzo di apparecchi telefonici da parte degli uomini d’onore, o di soggetti contigui al sodalizio, durante i rispettivi periodi di detenzione, lasciandone in tal modo inalterate le capacità di comando e consentendo loro di mantenere i contatti con i correi in libertà e di impartire ordini e direttive.

In tale contesto, molto rilevante ai fini investigativi è stata l’analisi sui dati informatici contenuti nella copia forense dello smartphone utilizzato dall’indagato BURGIO James e sottoposto a sequestro in occasione della perquisizione eseguita nei suoi confronti il 17 dicembre 2024 presso la camera detentiva all’interno del Carcere di Augusta ove al momento si trovava recluso.  La disamina, dunque, dei contenuti del citato dispositivo telefonico, unita agli esiti delle attività tecniche di videosorveglianza ed intercettazione, ha consentito di ricostruire la struttura di un’associazione criminale dedita al traffico di sostanza stupefacente del tipo cocaina e hashish, al  cui vertice vi è anzitutto proprio il detenuto BURGIO James, il quale sfruttando appunto la sua capacità di mantenere con l’esterno elevate capacità comunicative, si è reso protagonista di una vera e propria esponenziale ascesa criminale che gli ha consentito di porsi quale interlocutore, in termini di sostanziale parità, con esponenti di primo piano di cosa nostra agrigentina quali CAPRARO Pietro e LICATA Gaetano, entrambi, come prima evidenziato, componenti della famiglia di Agrigento/Villaseta rispettivamente con il ruolo di capo e di principale gregario di quest’ultimo, nonché promotori di una distinta associazione criminale anch’essa dedita al traffico di sostanza stupefacente operante nella provincia di Agrigento ed in rapporti con esponenti di cosa  nostra di Palermo. Proprio riguardo a tale attività di traffico di sostanze stupefacenti, il 27.05.2025 veniva arrestano in flagranza di reato TERRANA Cristian, fermato a Porto Empedocle a bordo di un motociclo privo di assicurazione e con all’interno di un borsello 506 grammi di sostanza stupefacente del tipo cocaina e la somma in contanti di 780,00 euro in banconote di vario taglio. La successiva perquisizione domiciliare permetteva di rinvenire e sequestrare l’ulteriore somma di 4.880,00 euro.

La capacità dell’associazione di controllare le dinamiche criminali del territorio è emersa in modo evidente, essendosi raccolti chiari elementi dimostrativi della commissione di numerosi reati (estorsioni, detenzioni di armi anche da guerra, incendi e danneggiamenti) tutti realizzati avvalendosi delle condizioni previste dall’art. 416 bis c.p.

Dalle risultanze dell’attività investigativa, si ritiene dunque che i sodali siano stati responsabili:

–         di plurimi atti intimidatori a Porto Empedocle ai danni di un imprenditore destinatario in due occasioni nel mese di settembre 2024 di colpi d’arma da fuoco nella facciata dell’abitazione e nel mese di ottobre 2024 dell’incendio della propria autovettura, al fine di costringerlo a versare una somma di denaro all’organizzazione criminale;

–         dell’incendio di un’autovettura a Porto Empedocle nel mese di novembre 2024 con lo scopo di far desistere il proprietario di continuare a spacciare senza la loro autorizzazione; 

–         di colpi di arma da fuoco nel mese di dicembre 2024 nei confronti di un’abitazione a Porto Empedocle, al fine di indurre il proprietario a saldare un debito derivante da una fornitura di stupefacente; 

–         dell’esplosione nel mese di dicembre 2024 di svariati colpi di arma da fuoco ai danni di una rivendita di frutta e verdura di Agrigento;

–         dell’incendio di un’autovettura a Porto Empedocle nel mese di ottobre 2024 a causa di diverbi di uno dei sodali con il proprietario;

–         dell’esplosione nel mese di dicembre 2024 di colpi di arma da fuoco a scopo intimidatorio ai danni di un’autovettura a Raffadali;

–         dell’esplosione nel mese di dicembre 2024 di diversi colpi di arma da fuoco alla saracinesca di un esercizio commerciale a Porto Empedocle.

È emersa, quindi, un’ampissima disponibilità di armi – anche da guerra – in capo ai sodali, che utilizzavano per compiere gli atti intimidatori descritti. In particolare, negli atti intimidatori perpetrati rispettivamente nel mese di dicembre 2024 ai danni di una rivendita di frutta e verdura di Agrigento e nello scorso mese di giugno ai danni di un panificio di Porto Empedocle, venivano esplosi a raffica svariati colpi utilizzando un fucile mitragliatore AK-47, meglio noto come kalashnikov.   

A riscontro, le perquisizioni personali e domiciliari effettuate contestualmente all’esecuzione dei fermi dello scorso 10 luglio, hanno permesso di rinvenire e sequestrare un fucile mitragliatore kalashnikov completo di due caricatori, 16 panetti di hashish per un peso complessivo di circa 1,600 Kg, un giubbotto antiproiettile e migliaia di munizioni di vario calibro.

Si rappresenta che, per il principio della presunzione di innocenza, la posizione degli indagati non è definitivamente accertata e il successivo giudizio di merito servirà a verificare le loro effettive responsabilità. 

COMUNICATO STAMPA

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Studio sull’economia montana: senza incentivi e senza norme specifiche, una provincia senza futuro

Un recente studio sulla montagna elaborato da Confartigianato nazionale ha riportato al centro dell’attenzione un tema cruciale per Confartigianato Imprese Rieti: quello delle aree interne, dei borghi e dei territori montani. La provincia di Rieti è un caso emblematico. Ben 62 comuni su 73 rientrano nelle categorie di comuni marginali o aree interne: un dato che rende questo territorio unico nel Lazio, con caratteristiche che meriterebbero una considerazione normativa e politica dedicata. Prima di entrare nel merito dello studio, occorre fornire qualche dato che invece riguarda l’intero territorio nazionale.

L’economia della montagna: un primato italiano

L’Italia detiene il primato europeo per valore dell’economia montana, con un PIL di 889,7 miliardi di euro, pari al 44,6% del PIL nazionale. Una quota più che doppia rispetto alla media dei 17 Paesi UE con aree montane (21,1%). Il dato è superiore a quello di Spagna, Francia e Germania. A livello UE, l’Italia pesa per il 12,4% sul PIL totale, ma arriva al 26,2% se si considera solo il PIL delle aree montane.

Tuttavia, spesso questi dati includono territori montani forti e urbanizzati che nulla hanno a che fare con le aree interne fragili, come quelle di Rieti, che richiedono una lettura differenziata e più contestualizzata.

Rieti: montagna attiva, ma fragile

Nel Lazio oltre il 70% dei comuni (240 su 378) rientra nelle aree montane. In questo contesto la provincia di Rieti emerge per le sue caratteristiche uniche: isolamento infrastrutturale, spopolamento, difficoltà nei servizi, ma anche potenzialità legate ad agricoltura di qualità, borghi, turismo camminabile e artigianato diffuso.

L’Ufficio Studi di Confartigianato Imprese Rieti si è soffermato sui dati che interessano da vicino il territorio reatino, che infatti compare tra le 13 province italiane in cui oltre il 50% della popolazione è residente in comuni montani.

Turismo: potenzialità inespresse

Nel 2024 Rieti ha registrato 59.691 arrivi turistici e 158.650 presenze nella provincia, con un aumento dell’8,5% rispetto all’anno precedente. Tuttavia, la provincia resta tra le ultime in Italia per volume turistico. La componente straniera è molto bassa (14,9%) rispetto alla media nazionale (circa 54%). Oltre il 92% dei visitatori dichiara di essere attratto dalla natura, il 42% dai borghi, il 35% dall’arte e dalla cultura. Crescono il cicloturismo, l’agriturismo, i cammini come quello di San Francesco e la rete sentieristica, specie quella del Terminillo.

Nonostante ciò, il turismo rimane fortemente stagionale e insufficiente da solo a trainare lo sviluppo locale in assenza di infrastrutture e servizi integrati.

Artigianato e piccole imprese: presidio del territorio

Tra le 13 province italiane dove oltre metà della popolazione vive in aree montane, Rieti occupa una posizione centrale. Il 63,9% degli addetti artigiani della provincia lavora in comuni montani, contro una media nazionale del 14%. Le imprese artigiane attive in montagna sono il 69% del totale provinciale (contro una media nazionale del 13,5%). Si tratta in gran parte di micro e piccole imprese nei settori agroalimentare, edile, legno e turismo.

Le difficoltà però non mancano. Il 45,1% dei residenti impiega tempi superiori alla media per accedere ai principali servizi e infrastrutture. Il reperimento di personale è un’altra criticità: quasi la metà delle imprese segnala difficoltà nel trovare manodopera qualificata. Rieti è 77esima su scala nazionale per difficoltà di reperimento.

La realtà reatina: servono norme specifiche, non solo buone intenzioni

Lo studio di Confartigianato Imprese Rieti evidenzia ancora una volta come la realtà della provincia reatina, nel contesto regionale e anche nazionale, presenti specificità che richiederebbero una normativa dedicata. Le tematiche delle aree interne e della montagna non sono nuove: ritornano ciclicamente sui tavoli tecnici e nelle discussioni politiche, ma manca una strategia strutturata che affronti i problemi alla radice.

Negli ultimi decenni questi territori sono stati spettatori di uno spopolamento costante. Basti pensare che l’Italia si è dotata di una legge per la montagna già nel 1994 (legge n. 97), rimasta inapplicata per mancanza di risorse. Nel 2024 si è tornati a parlare di una nuova legge quadro, ma i risultati sono ancora tutti da verificare.

Confartigianato Imprese Rieti ha più volte ribadito che la centralità della questione montana è innanzitutto fiscale: servono normative ambientali in deroga e riconoscimento dei maggiori costi strutturali per chi produce e vive in montagna. Ma ogni volta che si parla di risorse da destinare a questi territori, calano silenzio e disinteresse. La provincia di Rieti rappresenta appena il 2,62% della popolazione regionale. Difficile pensare che, senza una mobilitazione seria, ci sia davvero la volontà di sostenere un’area così marginale. Il tanto celebrato “ritorno alla montagna” rischia di restare uno slogan, se si pensa che i visitatori domenicali rappresentino risorse sufficienti a sostenere un’economia reale.

Confartigianato Imprese Rieti sollecita una svolta normativa: serve una fiscalità di vantaggio, norme ambientali derogate e incentivi mirati alla permanenza e alla produttività del territorio montano.

“Dispiace constatare come il territorio reatino venga ricordato solo quando si tratta di soddisfare esigenze esterne, come l’approvvigionamento idrico o la valorizzazione di prodotti di qualità, salvo poi scomparire dal dibattito quando si parla di investimenti e strategie di sviluppo. afferma Maurizio Aluffi, direttore di Confartigianato Imprese Rieti – Siamo stanchi di sentir parlare di montagna come ‘riserva naturale’ buona solo per il turismo mordi e fuggi del weekend. Da anni chiediamo misure concrete: detassazione, semplificazioni normative, incentivi per chi vive e lavora in montagna. Serve una visione politica che superi la logica della marginalità e restituisca dignità economica e sociale a questi territori.”

Franco Lodovici, Presidente di Confartigianato Imprese Rieti, commenta così la situazione nel reatino: “I dati emersi dallo studio dell’Ufficio Studi di Confartigianato Imprese Rieti confermano una realtà che conosciamo bene: l’economia montana non è periferia, ma un motore vitale del nostro territorio. La provincia di Rieti si distingue a livello nazionale con oltre il 60% di imprese e addetti artigiani operanti nei comuni montani, a dimostrazione del profondo legame tra artigianato e montagna. Ma accanto a questi numeri positivi, emerge anche l’urgenza di intervenire su due fronti: accesso difficoltoso ai servizi essenziali, e quasi la metà delle imprese incontra difficoltà a trovare personale qualificato. È necessario che le istituzioni riconoscano le peculiarità di questi territori e investano in modo strutturale per valorizzarli e renderli competitivi. Confartigianato continuerà a essere voce e sostegno delle imprese che, con tenacia, resistono e innovano anche in contesti difficili come quello montano.”

Ufficio Stampa

Furto con raggiro ai danni di un’anziana dal valore di 1 milione di euro

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arrestati dalla Polizia di Stato due uomini gravemente indiziati del delitto commesso in zona “stadio” a Bologna.

 Nella giornata del 28 luglio 2025, la Polizia di Stato, nello specifico personale della Squadra Mobile di Bologna – V Sezione “Reati contro il patrimonio e la P.A.”, procedeva all’esecuzione di una ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di 2 cittadini italiani, classe 1985 e 1994, gravemente indiziati di avere consumato, a maggio scorso, un furto in danno di una anziana signora dal valore di ben 1 milione di euro.

      Nello specifico la vittima riferiva che, di rientro in casa, si era imbattuta in due individui, uno dei quali con una casacca recante la scritta Carabinieri, che le riferivano di dover effettuare un controllo in casa in quanto era stato perpetrato un furto all’interno della sua abitazione e che gli autori del reato erano stati arrestati.

La donna, intimorita dal racconto, li faceva accedere all’interno dell’abitazione e permetteva loro di controllare l’intera casa, disposta su due piani; assieme agli stessi, provvedeva anche ad aprire un caveau all’interno del quale custodiva tutti i suoi monili e preziosi. Successivamente, mentre continuava l’ispezione, i due uomini si allontanavano inspiegabilmente quanto frettolosamente; solo a questo punto la vittima veniva colta da timori e, andata a controllare il caveau che era rimasto aperto, si era accorta che erano stati asportati tutti i valori ivi custoditi. In sede di denuncia, la stessa quantificava il valore dei preziosi asportati in un milione di euro.

A seguito di denuncia, gli investigatori della Squadra mobile si attivavano immediatamente per ricercare tracce o elementi che potessero portare all’identificazione dei due falsi carabinieri. In primis veniva ascoltata attentamente la vittima al fine di cogliere ogni elemento utile alle indagini; successivamente si provvedeva ad esaminare i filmati di videosorveglianza che avevano ripreso l’ingresso della donna con i due malfattori e la successiva uscita degli stessi in fuga con in mano la refurtiva.

Al fine di giungere all’individuazione del mezzo di trasporto con il quale i due erano giunti a casa della vittima, i poliziotti hanno esteso la ricerca alle telecamere utili posizionate in un raggio maggiore, riuscendo ad individuare che i due erano giunti e si muovevano a bordo di un motociclo di grossa cilindrata recante targhe contraffatte. Degli stessi veniva tracciato parzialmente il tragitto, verificando i transiti telematici dei varchi di questo capoluogo. 

Gli investigatori hanno individuato così un parcheggio in cui c’erano due camper di grosse dimensioni, uno con targa italiana ed uno con targa francese i cui utilizzatori sono risultati essere due famiglie sinti dimoranti nel piemontese, in provincia di Vercelli ed in provincia di Torino.

La successiva comparazione delle immagini dei capifamiglia, portava alla presumibile corrispondenza degli stessi con gli autori del reato, poi riconosciuti dalla vittima a seguito di individuazione fotografica. 

Da qui, sono stati predisposi numerosi e continuativi servizi di appostamento, che consentivano di appurare il modus operandi adottato dai predetti: in estrema sintesi, gli stessi erano soliti spostarsi dai luoghi di dimora, girando l’interno nord Italia a bordo di grossi Motorhome, al cui interno era possibile trasportare le motociclette che venivano utilizzate per la ricerca delle vittime. Le scorribande duravano spesso svariate ore e i motocicli, al rientro, venivano solitamente parcheggiati distanti dai camper al fine di impedirne l’associazione. Solo quando si trattava di lasciare il territorio, i mezzi venivano introdotti all’interno del caravan per il successivo spostamento di lunga percorrenza.

Al termine della complessa attività di indagine, la Squadra Mobile ha imbastito un’accurata informativa finale che consentiva al Pubblico Ministero titolare delle indagini di avanzare al competente Giudice, richiesta di emissione di ordinanza di custodia cautelare in carcere per gli autori così individuati.

In data 16/07/2025, il Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Bologna, valutava positivamente la richiesta, ha emesso Ordinanza di Custodia Cautelare in Carcere nei confronti dei due indagati.  

Dopo diversi giorni di ricerche, complicate dalla necessità di procedere alle due catture in simultanea, al fine di evitare che uno dei due potesse darsi alla fuga una volta appreso del provvedimento restrittivo eseguito nei confronti del complice, nella giornata del 28 luglio 2025, i due sono stati individuati nella provincia di Rimini a bordo dei loro caravan. 

A seguito di perquisizione personale e domiciliare i poliziotti hanno rinvenuto, occultati nei vani dei caravan, oggetti atti allo scasso, indumenti riconducibili al furto, denaro in contante e preziosi di sospetta provenienza, nonché una moto di grossa cilindrata utilizzata dai rei per recarsi sui luoghi dei delitti.

Al termine delle formalità di rito gli arrestati, entrambi gravati da precedenti specifici per reati contro il patrimonio e furti in abitazione, venivano condotti rispettivamente presso le Case Circondariali di Rimini e di Ravenna a disposizione dell’Autorità Giudiziaria procedente.

Si procede nella fase delle indagini preliminari con presunzione di innocenza degli indagati. 

https://www.poliziadistato.it/pressarea/Share/link/09ea9d5a-6e1d-11f0-8b8a-736d736f6674

Bonus Asilo Nido: Chiariti i criteri e semplificate le procedure con il Dl Economia

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Il Bonus Asilo Nido diventa più semplice da ottenere e più equo per tutte le famiglie italiane. È questo l’effetto dell’emendamento, presentato dalla Senatrice Maria Nocco (Fratelli d’Italia), approvato nel contesto del Decreto-legge Economia in Senato. La misura, di interpretazione autentica, chiarisce una volta per tutte che il contributo per la frequenza degli asili nido si applica a tutti i servizi per l’infanzia previsti dalla normativa vigente: nidi, micronidi, sezioni primavera e servizi educativi integrativi – pubblici o privati – che rispondano alle esigenze delle famiglie e siano autorizzati secondo le disposizioni regionali.Non solo: l’emendamento introduce una semplificazione amministrativa importante. La domanda per accedere al bonus, infatti, non dovrà più essere ripresentata ogni anno, ma resterà valida fino al compimento dei tre anni del bambino, ferma restando la presentazione della documentazione che attesti la frequenza del servizio educativo e la verifica annuale dei requisiti.“La digitalizzazione della pubblica amministrazione e l’interoperabilità delle banche dati devono tradursi in vantaggi concreti per i cittadini – dichiara la Senatrice Maria Nocco (FDI) –. Oggi chiedere alle famiglie di ripresentare ogni anno una domanda già approvata è un’inutile complicazione. Con questo emendamento abbiamo scelto la via della semplificazione, senza costi aggiuntivi per lo Stato, ma con un beneficio diretto per migliaia di genitori. La norma – prosegue Nocco – garantisce anche uniformità di applicazione sul territorio nazionale, superando le differenze interpretative nate dalle diverse normative regionali. Un passo avanti importante per garantire pari diritti a tutti i bambini, ovunque essi vivano”.L’iniziativa della senatrice pugliese si inserisce nel più ampio impegno di Fratelli d’Italia per il sostegno concreto alle famiglie, semplificando l’accesso ai servizi e riducendo la burocrazia, con misure compatibili con i vincoli di bilancio pubblico.
 

La maggioranza Grazioli pronta a denunciare la minoranza per procurato allarme

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Trevi Nel Lazio, Anche se smentiti il gruppo “Unione e Cambiamento” continua a gettare il seme del dubbio sull’avvenuta disinfestazione

“In relazione al comunicato del gruppo di minoranza “Unione e Cambiamento” del 31 luglio pubblicato sui social, nel quale si mette in discussione la disinfestazione operata dal Comune di Trevi, si sottolinea che sono giunte numerose segnalazioni di persone allarmate e preoccupate da questi dubbi sollevati dal gruppo di minoranza in relazione alla disinfestazione. Dinanzi a questa situazione o il gruppo di minoranza smentisce categoricamente ed immediatamente quanto affermato, oppure l’Amministrazione sarà costretta ad effettuare una denuncia per procurato allarme”. Con questo comunicato l’Amministrazione del Sindaco Silvio Grazioli denuncia l’atteggiamento allarmistico che la minoranza sta generando nella popolazione, insinuando che non esistano prove o testimonianza dell’avvenuta disinfestazione attuata dall’amministrazione; ed affermano: “ ….Ma la cosa peggiore è che sempre la maggioranza a dimostrazione dell’avvenuta disinfestazione , ha pubblicato una scheda di servizio, presentata dalla ditta e, evidentemente sottoscritta il giorno dopo , con tanto di timbro , dal responsabile dell’ufficio………….di fatto nessun dipendente comunale ha assistito  e certificato le operazioni, atteso che, la sottoscrizione postuma, possa avere un valore  come si dice: “sulla fiducia”….”   “Questo  del gruppo di minoranza “Unione e Cambiamento” non è fare politica, ma è un modo vergognoso di creare allarmismo tra la popolazione -commentano alcuni cittadini- non riescono a svolgere un ruolo di opposizione corretta e costruttiva, dicono che lavorano per il bene della comunità, al contrario il loro astio verso il Sindaco Grazioli e la sua maggioranza è così forte che li acceca tanto da diventare come tori durante una corrida , vedono rosso e perdono la cognizione e lucidità, dimenandosi affannosamente tanto da commettere cose pazzesche come accusare l’amministrazione di non aver effettuato la disinfestazione annunciata e svolta lo scorso 5 luglio come da calendario predisposto e pubblicizzato attraverso i canali ufficiali del Comune. A fronte dei casi di infezione da West Nile Virus, che sta attenzionando l’opinione pubblica su scala nazionale, risulta veramente indegno da parte del gruppo di minoranza, gettare benzina sul fuoco ipotizzando più volte tra la cittadinanza l’incertezza che la maggioranza abbia svolto il servizio di disinfestazione, provato e documentato, è chiaro che la maggioranza invita la minoranza a smentire quanto affermato, basato sul niente, altrimenti verranno denunciati  per aver diffuso  notizie false o allarmistiche, creando un falso allarme presso la comunità. Ormai la loro destrezza nel guidare la macchina che quotidianamente getta fango è risaputa, ora mostrano un’altra qualità quella di  seminare timori, davvero un bel salto di qualità, dalle notizie false al procurato allarme!”.

Frasso Musica 2025: 35 anni di suoni visioni e passione nel cuore della Sabina

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Dal 4 al 13 agosto, la Piazza Superiore del Castello di Frasso Sabino torna a essere il palcoscenico di uno degli appuntamenti musicali più longevi e riconosciuti del territorio. Frasso Musica giunge alla sua trentacinquesima edizione, con un cartellone che attraversa epoche, stili e generi, in un’esperienza immersiva e collettiva che unisce artisti di fama nazionale a giovani talenti emergenti.

Il sindaco di Frasso Sabino, Matteo Ippoliti, sottolinea le caratteristiche del Festival: “Fieri dei 35 Anni di Frasso Musica, che non vuole essere solo un festival ma un momento di aggregazione culturale di musica, arte, bellezza e comunità”.

Un programma che celebra la varietà e la qualità della musica dal vivo, con nove serate consecutive pensate per offrire al pubblico un viaggio sonoro che va dal folk al rock, dal tango all’opera, passando per la canzone d’autore e la musica classica.

Il direttore artistico, Fabrizio Fiorini, racconta così lo spirito del festival:

“Questa storica edizione rappresenta un viaggio musicale attraverso le emozioni, la memoria e le radici. Abbiamo voluto intrecciare tradizione e innovazione, con un’attenzione speciale al territorio e ai giovani talenti”.

Si comincia il 4 agosto, con l’inaugurazione dedicata agli Alunni in concerto; una serata che valorizza l’educazione musicale locale e i giovani musicisti del territorio.

Il 5 agosto Lavinia Mancusi porta sul palco “A Cruda Voz”, insieme a Nicolò Pagani e Mauro Menegazzi, per una serata intensa tra voce, violino, percussioni e suoni della tradizione popolare.

Il 6 agosto l’Orchestra Camerata Dei Bardi, diretta da Daniele Moroni, propone un viaggio musicale da Broadway a Morricone, tra musical e grandi colonne sonore.

Il 7 agosto spazio al groove con Le Abat-jour e le atmosfere rock, blues, funky e bossa nova di Ismail Amour, Marcello Lucio Casara, Liam Giovannelli e Adriano Casara.

L’8 agosto è la volta dell’Orchestra L’Anello Musicale, con Romanze Napoletane e Romane, diretta da Michele Biki Panitti con le voci di Sara Fiorentini e Antonio Sapio.

Il 10 agosto Mauro Palmas e Giacomo Vardeu presentano “Sighida”, un progetto che intreccia mandola, liuto cantabile e organetto diatonico in un racconto musicale affascinante.

L’11 agosto arriva “Una Notte all’Opera”, con il soprano Federica Di Rocco, il tenore Alexandru Tiba e il pianista Massimiliano Franchina.

Il 12 agosto il palco si trasforma in milonga con “Sotto le stelle del Tango”, con la voce di Ruben Peloni, la chitarra di Adrian Fioramonti, il bandoneon di Dario Polonara e le coreografie di Pablo Moyano e Roberta Beccarini.

Il gran finale del 13 agosto è un omaggio alla grande canzone d’autore italiana con “Da Battisti a De André”, note ed emozioni senza tempo, interpretato dal FF&F Quartet e dai vocalist del Coro Modern Forma Singers con Cristiano Di Berardino, Massimo Colabella, Luca Matassoni, Tiziano Tetro, Mauro Antonelli, Martina Miniucchi e Simona Silvestri.

Frasso Musica è organizzato dal Comune di Frasso Sabino, dalla Pro Loco di Frasso Sabino, dalla PF Association con il sostegno della Fondazione Varrone e della Regione Lazio.

Tutti i concerti iniziano alle ore 21 e sono a ingresso libero.

ANDREA FORIGLIO: ECCO COME AFFRONTARE IL MESE CALDO SENZA POSTURE SBAGLIATE

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Le spiagge si stanno riempiendo e il desiderio di restare in forma esplode puntuale come ogni anno. Ma non serve uccidersi di esercizi, né rifugiarsi in allenamenti impossibili per cercare risultati dell’ultimo minuto. Andrea Foriglio, osteopata, divulgatore internazionale e autore bestseller, va dritto al punto: bastano tre cose fatte bene. Muovere la colonna. Attivare il core. Aprire le spalle. Anche con soli 15 minuti al giorno, senza attrezzi, si può cominciare a cambiare davvero il modo in cui ci si muove, ci si sente e ci si guarda allo specchio.

La forma fisica, secondo Foriglio, non si costruisce con la frenesia, ma con coerenza e costanza. Il corpo non chiede miracoli, chiede continuità. E non perdona la disattenzione. Perché se ti muovi già con una postura sbagliata, ogni gesto quotidiano, anche il più banale, può diventare un rischio. Portare le valigie, stare sdraiati sotto il sole, persino camminare sul bagnasciuga può far esplodere un dolore che magari fino al giorno prima era solo latente.

Sabbia e lettini, ad esempio, possono diventare una vera e propria trappola posturale. Il problema non è starci, ma starci male. Una posizione scomoda mantenuta troppo a lungo, un appoggio storto, un supporto troppo rigido o troppo morbido possono bloccare schiena e collo. Ma il rimedio esiste: basta cambiare posizione ogni mezz’ora, respirare profondamente e muoversi con consapevolezza. Sono i dettagli a fare la postura.

Uno dei nemici più comuni dell’estate resta il mal di schiena, che non va mai in vacanza. Ma prevenirlo è possibile. Il consiglio è semplice: evitare la staticità, usare zaini anziché borse a tracolla, bere spesso e camminare. Non sono regole da guru, sono azioni ordinarie che se applicate quotidianamente producono risultati straordinari. Il mal di schiena non ama i colpi di genio, ama la disciplina.

Andrea Foriglio ha condensato tutto questo in un videocorso accessibile a tutti: “Schiena Felice in 21 giorni”. Un programma nato dall’esperienza con oltre 4000 pazienti trattati in Italia ed Europa. In tre settimane, con esercizi semplici e quotidiani, si sciolgono le rigidità, si rinforzano i muscoli giusti e si impara a respirare in modo più efficace. Bastano 15 minuti al giorno per sentire un cambiamento concreto.

Un metodo, non un trucco. Una soluzione, non un palliativo. Il corso ha un doppio valore: curativo, per chi soffre già, e preventivo, per chi vuole evitare di arrivarci. Ma soprattutto, insegna alle persone a scoprire quanto il proprio corpo può essere potente quando viene trattato ogni giorno con cura.

E quando si parla di schiena, anche l’alimentazione entra in gioco. Mangiare male, gonfiarsi di zuccheri e sale, influisce sulla postura. La pancia si gonfia, spinge in avanti, il bacino si inclina e la colonna compensa. Il risultato? Dolori, rigidità, fatica. Non serve una dieta estrema. Serve buon senso. Mangiare leggero, bere molta acqua e alleggerirsi, anche interiormente, è spesso il primo passo verso un corpo più libero.

Il mal di schiena non fa distinzioni, ma le statistiche parlano chiaro: dopo i 40 anni, le donne ne soffrono di più, per fattori ormonali e strutturali. Gli uomini, invece, tendono a sottovalutare, a caricare eccessivamente e a non ascoltare i segnali. E i giovani? Vittime silenziose di ore passate tra pc, tablet e smartphone, spesso già segnati da atteggiamenti posturali compromessi.

Per questo, Foriglio sta portando il suo messaggio anche nelle scuole. Perché – come ama ripetere – meglio educare prima che curare dopo. La salute non si delega. Si conquista, ogni giorno, un movimento alla volta. Inoltre è prevista per il mese di settembre l’uscita del suo prossimo libro, ancora in embargo sul tema. Ma è probabile che possano c’entrare sempre il mal di schiena e l cervicale, due dei problemi più opprimenti che Foriglio aiuta a combattere.

Maria Paola Guarino di nuovo in libreria con “A quattro anni imbarcato su un bastimento”

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Questa è la micro-storia di una famosa famiglia elbana che si intreccia strettamente con la macro-storia dell’Italia e soprattutto con la storia dell’Isola d’Elba

In libreria con Vittoria Iguazu Editora, “A quattro anni imbarcato su un bastimento” segna il ritorno in libreria di Maria Paola Guarino.

A tre anni dall’ultimo romanzo, l’epistolare carcerario “Il tempo è la sostanza di cui sono fatto”, l’autrice elbana omaggia le proprie radici con una saga familiare, quella dei Palombo, famiglia di marinai, sullo sfondo di quasi un secolo di Storia italiana, dalla fine dell’800 alla fine del ‘900.

“A quattro anni imbarcato su un bastimento” è stato presentato a Portoferraio.

La scelta della località come primo approdo non è casuale, bensì altamente simbolica, come spiega Guarino stessa, che all’attività di scrittrice unisce la missione educativa di insegnante delle scuole superiori: «Agli inizi del Novecento, a Portoferraio furono costruiti gli Altiforni, e questo indusse chiunque a pensare che l’isola avesse fatto un definitivo passo nel futuro, verso l’industrializzazione, dacché invece gli elbani traevano maggiore sostentamento dall’agricoltura e, soprattutto, dalla pesca.

Ma la Seconda Guerra Mondiale, e in particolare il bombardamento delle alte torri in muratura per la fabbricazione della ghisa e la distruzione dell’intera flotta dell’Arcipelago, che traghettava dall’Elba a Piombino i pochi mezzi meccanici di cui si poteva disporre allora, interruppero bruscamente ogni slancio».

I Palombo tuttavia, che pure in diversi momenti si sono visti costretti ad abbandonare l’Elba, non hanno mai reciso il loro intimo legame con la terra che li ha cullati e cresciuti, né hanno perso la benché minima speranza nel futuro. Con una prosa aggraziata, Maria Paola Guarino riporta a riva il loro messaggio di resilienza, scialuppa necessaria per i nostri tempi di burrasca.

<<Quando le persone più anziane della famiglia si allontanano, sentiamo il desiderio di recuperare le loro esperienze, i loro pensieri, i loro desideri e il tipo di vita che hanno affrontato>>, racconta Guarino <<Pensando che mia zia, Marianna Palombo, è una splendida novantenne, con grande intelligenza e memoria. Le ho chiesto di ricordare… L’idea di scrivere il libro è nata quando ho scoperto che Rocco Palombo (mio nonno) non era solo un capofamiglia eccellente, ma anche un eroe. E’ stato un eroe della Prima Guerra Mondiale, guidando i MAS e sparando siluri sulle navi austriache, e per questo ha ricevuto la Croce di Ferro. È stato un eroe anche nella vita civile, quando ha salvato, al comando della nave Leoni, durante una violentissima tempesta — dopo aver lasciato la sua cuccetta dove curava la febbre alta — l’equipaggio di un brigantino goletta, mentre la nave stava per schiantarsi sugli scogli. Per questo motivo, la Corona Sabauda lo ha nominato cavaliere. Ho scritto il libro perché desideravo che le sue importanti azioni fossero conosciute>>.

“A quattro anni imbarcato su un bastimento” scritto da Maria Paola Guarinoè un volume di 149 pagine, non c’è prefazione ma il libro e dedicato a Ginetta (una delle protagoniste). Il motivo è determinato dal fatto che Ginetta era un’artista ad ampio raggio: poteva dipingere, disegnare, cantare (aveva voce da soprano) suonava il pianoforte senza conoscere la musica, ma il mondo era disarmonico rispetto a lei. Il mondo non la capiva e lei non riusciva ad adattarsi al mondo.

Il libro può essere acquistato in molte librerie del territorio, e online tramite il seguente link: https://www.ibs.it/libri/autori/maria-paola-guarino.

Lenoardo Tredicini torna con il nuovo singolo “Fuego di noi”

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“Fuego di Noi” è il nuovo singolo del cantautore e produttore campano Leonardo Tredicini. Il brano, anche se ritmato e dal sapore estivo, evoca una storia tormentata, del vissuto di una coppia comune che viene travolta dalla routine della vita. Nonostante abbia cercato di superare le avversità e le difficoltà, l’artista canta l’essere schiacciato dall’indifferenza di una donna che ha un atteggiamento più forte. Dopo tante sofferenze e sottomissioni, prende consapevolezza di se stesso, decidendo di vivere da ora in poi solo un amore travolgente, “un uragano”, come cita un verso del brano.

La canzone -spiega l’artista- nasce da un’idea di un caro amico e produttore Marco Giorgi, che ha firmato la melodia, di cui è anche editore.

“Fuego di noi” segue l’uscita dell’ultimo pezzo pubblicato dal titolo “Kelly” (2024), singolo che ha ottenuto un ottimo riscontro in termini di streaming, visualizzazioni video e passaggi radiofonici, permettendo la crescita delle pagine social dell’artista.

Il videoclip ufficiale è stato realizzato dal regista Gerardo Lamattina:

Leonardo Tredicini ha una serie di brani già pubblicati molto apprezzati, contenuti nell’album “Vita” del 2013, disco lanciato da “La parola chiave”, primo in classifica radio tra gli artisti emergenti per oltre due settimane. Online anche una serie di singoli accompagnati dai rispettivi videoclip che hanno collezionato oltre 220.000 visualizzazioni su Youtube e migliaia di streaming.

Spotify: https://open.spotify.com/intl-it/artist/2Jawgxj2AFCA2RbvvcklPy

Instagram: https://www.instagram.com/leonardotredicini/

Youtube: https://www.youtube.com/@leotredicini

“Paesi sicuri”, la Corte di Giustizia dell’Ue dà torto al governo

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ALBANIA CENTRO DI SCHENGJIN ATTESI I PRIMI MIGRANTI DALL'ITALIA

La sentenza stabilisce che gli stati membri possono decidere autonomamente, ma ai giudici resta il diritto di contestare le definizione. Palazzo Chigi: “L’Ue rivendica spazi che non le competono”

ROMA – Per la Corte di Giustizia dell’Unione europea, il diritto dell’Unione non osta a che uno Stato membro proceda alla designazione di un paese terzo quale paese di origine sicuro mediante un atto legislativo, a condizione che tale designazione possa essere oggetto di un controllo giurisdizionale effettivo. In sostanza la Corte ha stabilito con una sentenza molto attesa in Italia che gli stati membri dell’Unione Europea possono decidere autonomamente su quali paesi considerare “sicuri” o meno, ma ai giudici resta il diritto di contestare le definizione. E’ di fatto una sconfitta del governo italiano, sui centri d’accoglienza in Albania.

“Detto controllo – dice la Corte – deve vertere sul rispetto delle condizioni sostanziali di siffatta designazione enunciate all’allegato I a tale direttiva, in particolare quando un ricorso sia presentato avverso una decisione di rigetto di una domanda di protezione internazionale in esito alla procedura accelerata applicabile ai cittadini di paesi terzi così designati. La Corte sottolinea altresì che le fonti di informazione su cui si fonda siffatta designazione devono essere sufficientemente accessibili, sia per il richiedente che per il giudice competente”.“Tale prescrizione mira a garantire una tutela giurisdizionale effettiva, consentendo al richiedente di difendere efficacemente i suoi diritti e al giudice nazionale di esercitare pienamente il proprio sindacato giurisdizionale. Peraltro, il giudice può, quando verifica se siffatta designazione rispetti le condizioni previste all’allegato I alla direttiva, tener conto delle informazioni da esso stesso raccolte, a condizione di verificarne l’affidabilità e di garantire alle due parti del procedimento la possibilità di presentare le loro osservazioni su tali informazioni supplementari”.Infine, la Corte precisa che, fino all’entrata in vigore di un nuovo regolamento destinato a sostituire la direttiva attualmente applicabile, “uno Stato membro non può designare come paese di origine ‘sicuro’ un paese terzo che non soddisfi, per talune categorie di persone, le condizioni sostanziali di siffatta designazione”.

PALAZZO CHIGI: L’UE RIVENDICA SPAZI CHE NON LE COMPETONO

“Sorprende la decisione della Corte di Giustizia UE in merito ai Paesi sicuri di provenienza dei migranti illegali. Ancora una volta la giurisdizione, questa volta europea, rivendica spazi che non le competono, a fronte di responsabilità che sono politiche“. Così Palazzo Chigi in una nota.

La Corte di Giustizia Ue, prosegue la nota, “decide di consegnare a un qualsivoglia giudice nazionale la decisione non sui singoli casi, bensì sulla parte della politica migratoria relativa alla disciplina dei rimpatri e delle espulsioni degli irregolari. Così, ad esempio, per l’individuazione dei cosiddetti Paesi sicuri fa prevalere la decisione del giudice nazionale, fondata perfino su fonti private, rispetto agli esiti delle complesse istruttorie condotte dai ministeri interessati e valutate dal Parlamento sovrano”.

Per palazzo Chigi si tratta di “un passaggio che dovrebbe preoccupare tutti – incluse le forze politiche che oggi esultano per la sentenza – perché riduce ulteriormente i già ristretti margini di autonomia dei Governi e dei Parlamenti nell’indirizzo normativo e amministrativo del fenomeno migratorio. La decisione della Corte indebolisce le politiche di contrasto all’immigrazione illegale di massa e di difesa dei confini nazionali. È singolare che ciò avvenga pochi mesi prima della entrata in vigore del Patto Ue su immigrazione e asilo, contenente regole più stringenti, anche quanto ai criteri di individuazione di quei Paesi: un Patto frutto del lavoro congiunto della Commissione, del Parlamento e del Consiglio dell’Unione europea”. Il Governo italiano per i dieci mesi mancanti al funzionamento del Patto europeo non smetterà di ricercare ogni soluzione possibile, tecnica o normativa, per tutelare la sicurezza dei cittadini, conclude la nota.Agenzia DIRE e l’indirizzo www.dire.it

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