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Teatro di Documenti: stagione 2026 – 2027  “XS x XL”

Questa stagione abbiamo veramente fatto i numeri per creare un cartellone debordante e opulento. Con le nostre misure extra small: un teatro di ridotta capienza, un organico all’osso, senza sostegno continuativo né per l’attività, né per la struttura del teatro, siamo riusciti nell’impresa di costruire un programma extralarge.

Lo traduciamo in numeri, che sono sicuramente più eloquenti di tanti aggettivi: 40 spettacoli, di cui 2 collaborazioni internazionali: con Teatro Paravento dalla Svizzera e una partnership con enti dalla Cina, 2 progetti di artisti esordienti in collaborazione con due diversi Istituti di Alta Formazione, 1 rassegna, 1 festival, 2 percorsi di formazione e vari eventi.

Nel 2027 si celebreranno i venti anni dalla scomparsa di Luciano Damiani, creatore di questo meraviglioso teatro, e noi lo ricorderemo con una nuova pubblicazione edita da Teatro di Documenti ed altri eventi che annunceremo nei prossimi mesi. Ma subito siamo desiderosi di comunicare la prima edizione del Premio di Drammaturgia intitolato a Luciano Damiani: siamo davvero molto grati a Federica Di Martino ed Effimera per questa splendida iniziativa.

Un’altra novità di cui andiamo molto orgogliosi è che a Roma siamo il primo teatro a rappresentare un’opera originale di prosa cinese, Il Circo di Torino, coproduzione tra Teatro di Documenti, Shanghai Theatre Academy e Black Goat Studio, un sodalizio con artisti e operatori dalla Cina per un progetto dove autore-regista e attori sono tutti under 25: possiamo affermare che avremo qui il teatro del terzo millennio.

Naturalmente, nel senso che è insito nella sua natura, il Teatro di Documenti, inteso sia come linea artistica che come spazio fisico, accoglie a braccia aperte le sperimentazioni. E infatti inauguriamo la stagione con Dance my hunger, uno spettacolo di danza, in cui le coreografie si intersecano con le parole di Cecilia Lavatore, che torna in assolo in Amori e no, pura poesia performativa che scandaglia emozioni e sentimenti. Come del resto fa Compagnia Dysania che fa emergere dal Dialogo di una coppia, le disparità di genere. Dysania raddoppia con un testo cardine del ‘900, A porte chiuse di Sartre. Mentre Donatella Busini reciterà un altro “classico” francese, La voce umana di Cocteau. Altro pilastro della drammaturgia dell’ultimo secolo, Lungo viaggio verso la notte, di O’Neill, un testo che trae linfa da germi autobiografici e che la regia di Rosario Tronnolone rivolge a dati universali. Non un testo di James Joyce, ma proprio lo scrittore è il protagonista di Joyce, il Mare e il Canto delle sue Sirene, di e con Isabel Russinova, un viaggio nelle città a cui era legato: Dublino e Trieste. Contaminazione tra teatro e danza, legata anch’essa a un grande Irlandese, Oscar Wilde, è il Ritratto di Dorian Gray nella versione flamenco di Manfredi Gelmetti. Paolo Orlandelli, una colonna portante del Teatro di Documenti, e strenuo appassionato di Wilde con, all’attivo, numerose pubblicazioni dedicate allo scrittore, presenterà Agenda 2027 Oscar Wilde, di cui è traduttore: una citazione al giorno. La ricerca su danze tradizionali del Centro e Sud Italia di Teatro del Mediterraneo è sfociato in U.H.T. – Da conservare preferibilmente entro…, uno spettacolo di teatro-danza che, attraverso la metafora del cibo, ci parla di memorie collettive.

Guardando al bicentenario della nascita di Ibsen, che ricorrerà la prossima stagione, siamo felici di presentare due spettacoli del drammaturgo norvegese. Walter Pagliaro porterà in scena Spettri, allacciando un legame misterioso tra miti nordici e cultura mediterranea, quella in cui lo scrittore si immerse mentre scriveva l’opera. Protagonista, Micaela Esdra. Giuseppe Venetucci firma la regia di Casa di bambola, percorrendo una “lettura” dell’opera che lascia allo spettatore il compito di prendere posizione.

Un binomio che sta diventando un habitué del Teatro di Documenti è quello di Alessandra Eva Modica, autrice e attrice, e Massimiliano Vado alla regia; con il ritorno di Love kills, la parabola di Sid Vicious e Nancy Spungen, e con Anatomia di una mattanza, rilettura dell’Iliade che spoglia gli eroi del loro eroismo. Vado fa tris con la regia di Girolimoni, uno spettacolo che, da pagine di cronaca sepolte, riporta alla nostra attenzione uno dei troppi casi giudiziari risolti sacrificando un capro espiatorio.

Uno spettacolo storico che ha girato l’Italia è Lunaria di Vincenzo Consolo, una poetica favola siciliana con un applaudito Pietro Montandon. Altro spettacolo che da decenni è presente sui palcoscenici europei è Marionette in cerca di manipolazione, di Damiano Privitera di Teatro del Lavoro, per noi un ritorno graditissimo. Privitera condurrà inoltre il workshop La marionetta aperta, in cui gli allievi apprenderanno le prime basi della tecnica di animazione.

Lo sguardo e la voce delle donne ci ha accompagnato in tutti questi anni. Stagione dopo stagione, autrici, attrici, registe e spettatrici, ovviamente, hanno occupato uno spazio importante in questo teatro. E molte figure di donne hanno preso vita, sono state richiamate sulla scena.

Stefania Porrino, autrice e regista, ha trasposto in forma teatrale il volume Amiche – undici storie di legami e sorellanza, scritto dalle autrici di Controparola, gruppo di giornaliste e scrittrici nato per iniziativa di Dacia Maraini; il suo Cara Piera, che racconta l’amicizia della scrittrice con Piera Degli Esposti, confluirà nel terzo atto dello spettacolo.

Nel primo anniversario della scomparsa della psicoterapeuta e scrittrice Maria Rita Parsi, Barbara Bergonzoni cura la regia di Maria Rita, ti parlo ancora, e di Vetro, sul tema dei disturbi alimentari. Di Sarah Kane, tra le voci più ruvide del teatro inglese, Francesca Romana Miceli Picardi porta in scena Febbre che scava nel gender gap della violenza; la regista è inoltre tra le ideatrici di Tqueer, rassegna di corti teatrali, espressione di un pensare Queer.

Sara, talento soffocato da un padre ingombrante, il poeta Samuel Coleridge, si racconta immergendosi nel labirinto di un ambivalente rapporto padre-figlia in Incompiuta di e con Mariangela Lando. Un essere mitico, ancestrale è il personaggio a cui Duska Bisconti affida il ruolo di traghettare l’umanità verso il futuro in L’anima del mondo, si tratta forse di un’alchimista o di una maga. Salomè decollata di Massimo Napoli ci presenta un’adolescente fragile e vittima del potere degli adulti e scrive il finale che non avremmo immaginato. Non ucciderla, di Pietro Annicchiarico, con Alfredo Traversa, si spinge oltre, nell’orrore della violenza di genere all’interno di una coppia. Mentre Non so se leggerai questa lettera dello svizzero Teatro Paravento si inerpica sul duro tema della violenza sui minori, riuscendo però a mantenere un respiro lieve, e anzi a strappare dei sorrisi.

La violenza e il suo opposto: l’impegno e la lotta per estirparla. Una serie di incontri con avvocate, scrittrici, giornaliste, attive nel contrastare la violenza contro le donne compone la rassegna Amori rubati, a cura di Federica Di Martino, che da sei anni siamo contenti di avere qui al Teatro di Documenti. Ogni appuntamento sarà seguito dalla messinscena del testo vincitore del Premio di drammaturgia Luciano Damiani, ideato da Effimera, e che vede in giuria Dacia Maraini.

Uno sguardo sull’America del Nord è quello della regista Giorgia Verri che con l’attrice Arianna Bonardi sono in scena con 10 giorni in manicomio, ricostruzione della reclusione volontaria di una giornalista in un manicomio femminile di fine ‘800 per comprenderne gli orrori, e con Ligeia, racconto gotico di Poe che di nuovo mette al centro una misteriosa creatura femminile.

Di tutt’altro colore Opera quiz?, una produzione del Teatro di Documenti – perché anche le eroine del melodramma spesso periscono o si sacrificano per amore – in questo caso però alle emozioni del bel canto si sommano le emozioni che ci riserva la sfida tra gli spettatori alle prese con un gioco che li vede protagonisti.

Greg sings Bacarach riunisce un ensemble di venti musicisti diretti da Massimo Pirone che ci farà ascoltare i grandi successi di Burt Bacharach alternati agli interventi comici di Claudio Gregori, in arte Greg. Francesco d’Assisi e Pier Paolo Pasolini, due figure per molti aspetti distanti ma accostati tra loro per il carattere profetico della loro eredità morale in La colpa di avere ragione di Aldo Tei e la regia di Alessandro Sena. Si respirano atmosfere bergmaniane in Nelle rovine della mente di

Maurizio M. Ferrante, dove un’attrice in crisi si perde nel magma di realtà e finzione. Sopravvivere a Shakespeare. Guida comica in 90 minuti, con la regia di Francesco Polizzi, stipa tutta l’opera del Bardo in uno spettacolo spassoso che viaggia più veloce della luce. Michele Suozzo seziona la personalità di Lorenzino, lucido omicida del cugino Alessandro I de’ Medici in Ammazzare il duca. Apprezzati ritorni al Teatro di Documenti, Interplay – Charlie Parker le ali del jazz di Alma Daddario per la regia di Ennio Coltorti e Linee in movimento, un evento originalissimo dove il gesto degli spettatori traccia disegni sulla carta mentre il gesto delle ballerine si dispiega nello spazio.

Per il quinto anno l’atteso Atelier di Alessia Cristofanilli, un percorso di formazione per attori si concentra su diversi aspetti di sperimentazione, questa volta verterà sulla lettura e sul suo significato.

Ispirato a Alistair McDowanall, il lavoro di Collettivo Base FM, compagnia under 35, L’isola di cemento, un “non luogo” dove ogni speranza si spegne. Guardare ai giovani ci dà gioia ma noi l’abbiamo sempre vissuto anche come un impegno, un patto con le nuove generazioni. In proposito Teatro di Documenti – e metto da parte la modestia – ha fatto sempre la sua parte. Per 13 anni ha messo in scena opere liriche con cantanti e costumisti esordienti e questa stagione apre le porte ai progetti di due promettenti giovani artisti: Enrico Torzillo che allestirà Baba Yaga, esercitazione del II anno del corso accademico di II livello in Regia dell’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio d’Amico” e Benedetta Barberio che presenterà Creazione27, installazione performativa, progetto di laurea all’Accademia di Belle Arti di Frosinone.

In un’epoca dominata da una tecnologia che da benefica può diventare devastante, in cui la realtà si annacqua di falsità che non sapremo riconoscere, lasciamo che il teatro resti il luogo dove le persone incontrano altre persone, e dove la finzione ci apre gli occhi sulla verità.

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