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MAGLIANO SABINA: I CARABINIERI ARRESTANO UN LATITANTE, RICERCATO IN TUTTA EUROPA, E DENUNCIANO UN SECONDO UOMO PER PORTO DI OGGETTO ATTO A OFFENDERE

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Lo scorso 18 novembre, nel corso del pomeriggio, i Carabinieri della Stazione di Magliano Sabina hanno tratto in arresto un cittadino straniero, domiciliato a Monterotondo.

L’uomo, controllato lungo la S.S. 3 “Flaminia”, mentre viaggiava come passeggero a bordo di un’auto condotta da un connazionale, anch’egli censurato, è risultato destinatario di un Mandato di Arresto Europeo.

Gli accertamenti effettuati nella banca dati delle Forze di Polizia hanno consentito di verificare che il provvedimento era stato emesso lo scorso maggio dall’Autorità Giudiziaria spagnola, in esecuzione di una condanna definitiva per aver fatto parte di un gruppo criminale e aver commesso ben 14 rapine, reati per i quali l’uomo dovrà scontare una pena residua di cinque anni di reclusione.

Nel corso delle operazioni, i militari hanno inoltre proceduto alla perquisizione dell’autovettura, rinvenendo un bastone in ferro lungo circa 50 cm e del diametro di 10 cm, occultato nel portabagagli.

L’oggetto, ritenuto atto ad offendere, è stato sequestrato e il conducente è stato denunciato all’Autorità Giudiziaria per il reato di porto di oggetto atto ad offendere.

L’arrestato, al termine delle formalità di rito, è stato tradotto presso la Casa Circondariale di Rieti.

L’attività si inserisce nel quadro della costante azione di prevenzione e controllo svolta quotidianamente dall’Arma dei Carabinieri sul territorio della Sabina e dell’intera provincia di Rieti, con l’obiettivo di garantire sicurezza, legalità e prossimità ai cittadini.

Le opere di Felice Pedretti a Palazzo Valentini

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Roma, Dal 25 novembre al 6 dicembre un mostra che interroga sulla profondità umana

Lunedì prossimo (24 novembre),  alle ore 17:00, presso la Sala della Pace di Palazzo Valentini, alla presenza dell’artista, del curatore, degli organizzatori e delle istituzioni coinvolte, sarà inaugurata la mostra dal titolo “In interiore homine”, che si sviluppa nell’esposizione di 36 opere tra dipinti e disegni realizzati dall’artista Felice Pedretti. che da anni porta avanti una pittura in controtendenza, fatta di silenzio , tempo lungo, equilibrio. “Il titolo della mostra -si legge in una nota-  è tratto dalla celebre frase di Agostino d’Ippona: ““In interiore homine habitat veritas”” e riassume perfettamente la poetica di Felice Pedretti, che non cerca l’esteriorità ma l’essenza, non l’immagine che urla, ma quella che interroga. Classe 1962, nato a Cape Town e attivo a Roma dal 1977, Pedretti ha appreso la tecnica antica della tempera all’uovo nella bottega di Luigi Ferrero. La sua formazione — fondata su studio, restauro, copia e dialogo con i grandi maestri italiani — si è trasformata in un linguaggio personale che fonde realismo simbolico e spiritualità figurativa. I suoi dipinti non sono citazioni, ma ritorni meditati a una pittura che parla all’anima”. Come scrive il curatore Claudio Strinati, “l’opera di Pedretti è un viaggio nel cuore della pittura figurativa italiana, dove il dialogo tra realismo e metafisica si fa strumento di indagine spirituale”. Il percorso espositivo include opere come La Musa del Silenzio, In interiore homine, I Bagni Misteriosi, che evocano un tempo sospeso, una presenza poetica che non impone, ma sussurra. Il dialogo con la materia è il cuore pulsante della sua pittura. Le sue opere nascono da una lentezza consapevole, da una sapienza tecnica che rispetta la storia e la trascende, diventando attuale proprio nel suo essere inattuale. Pedretti oppone una “pittura della responsabilità”, fatta di misura, di ascolto e di rivelazione, alla sua stessa epoca, dominata dalla rapidità e dalla superficialità. Come sottolinea Federico Strinati, “non si tratta di nostalgia, ma di resistenza poetica: Pedretti pratica un’arte che non sfida il tempo, ma lo abita. Ogni opera è un invito a uno sguardo più lento, una forma di presenza che restituisce alla pittura il suo valore originario: conoscere, comprendere, toccare la verità senza gridarla”. La sede, la Sala della Pace di Palazzo Valentini, rafforza questo senso di raccoglimento e meditazione. Luogo di alto valore istituzionale e culturale, il Palazzo ospita da anni mostre che uniscono la contemporaneità al contesto storico romano. L’allestimento, volutamente essenziale, trasforma la Sala in una camera di visione. La mostra è accompagnata da un catalogo con saggi critici di Claudio e Federico Strinati, e si configura come un appuntamento importante per gli amanti dell’arte figurativa e per chi cerca un linguaggio visivo che parli all’interiorità. Nel presentare l’evento, Mariano Angelucci, Consigliere Metropolitano e Presidente della Commissione Turismo, Moda e Relazioni internazionali di Roma Capitale, afferma: “Sostenere iniziative come questa significa ribadire il valore della cultura come bene comune, capace di generare consapevolezza, identità e bellezza condivisa. Le opere di Felice Pedretti restituiscono valore al gesto artistico come atto di memoria e rivelazione”. La mostra a cura di Claudio Strinati , con la collaborazione di Federico Strinati ed il patrocinio della Città Metropolitana di Roma. Palazzo Valentini – Sala della Pace Via IV Novembre 119/a – Roma 25 novembre – 6 dicembre 2025 Ingresso libero lun–ven 10:00–18:00 | sabato e domenica chiuso

Per Tajani il Ponte sullo Stretto sarà “utile per l’evacuazione in caso di attacchi da sud”

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ANTONIO TAJANI MINISTRO ESTERI

“Esiste anche un fianco sud della Nato. Sicuramente è un’infrastruttura importante per garantire la sicurezza”

BRUXELLES – “Il ponte sullo Stretto? Esiste anche un fianco sud della Nato. Sicuramente è un’infrastruttura importante in caso di evacuazioni o mobilitazioni di mezzi. La difesa è una nostra priorità e valuteremo ogni opzione”. Così il vicepresidente del Consiglio Antonio Tajani, a margine del Consiglio Ue sugli affari esteri, a Bruxelles.

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Al centro della sua riflessione, l’utilizzo dei fondi per la difesa in Italia. Tajani ha detto che il governo “farà di tutto per proteggere e tutelare gli interessi e la sicurezza dei cittadini”. Poi, la dichiarazione sul ponte sullo Stretto di Messina. “Sulla difesa ci vuole un disegno ampio e credo che il ponte, quando ci sarà, rappresenti un punto importante nel trasporto e quindi anche per l’evacuazione e per garantire la sicurezza in caso di un attacco da sud”.Con i giornalisti il vicepresidente del Consiglio ha allargato lo sguardo anche all’Africa. Secondo Tajani, la presenza Ue nei paesi del Sahel sia fondamentale, per “evitare che questi territori diventino oggetto di mire coloniali da parte della Russia o della Cina”.

fonte «Agenzia DIRE» e l’indirizzo «www.dire.it»

Un uomo corre a piedi sul Raccordo di Roma pensando al suicidio: salvato

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Due agenti si sono lanciati tra le auto in transito, riuscendo a raggiungerlo e a bloccarlo proprio nella corsia centrale

ROMA – Un uomo, alla guida della sua autovettura lungo il Grande Raccordo Anulare, ha improvvisamente urtato il new jersey che divide le corsie. In preda alla confusione ed alla disperazione, è poi sceso dall’auto e ha iniziato a correre al centro della carreggiata, tra i veicoli che sfrecciavano. Quella richiesta di aiuto, frutto di una disperazione portata allo stremo, avrebbe messo a rischio la sua vita e quella degli automobilisti. Due agenti, Giuseppe e Luca, non hanno esitato un istante. Consapevoli del fatto che dalla loro azione sarebbe dipesa una vita, si sono lanciati tra le auto in transito, riuscendo a raggiungere l’uomo e a bloccarlo proprio nella corsia centrale. Quando sono riusciti ad afferrarlo, lui urlava di volerla fare finita, preferendo essere investito da un’auto pur di non sentire nulla. Le sue parole avrebbero potuto paralizzare chiunque, ma non Giuseppe e Luca, che, con fermezza e delicata umanità, lo hanno trascinato fino alla corsia di emergenza proteggendolo fino all’arrivo del personale medico del 118.

A raccontare il resto è la voce rotta della moglie, che ha assistito alla scena e ha voluto ringraziare quegli agenti che, senza esitare, hanno restituito la vita al suo compagno: “La loro professionalità, prontezza e umanità hanno fatto la differenza in un momento di grande difficoltà e pericolo. È confortante sapere che la nostra città può contare su agenti così preparati e dedicati al servizio dei cittadini. Vi prego di voler trasmettere a loro, e a tutto il personale della Questura di Roma, la mia più profonda riconoscenza”.

 «Agenzia DIRE» e l’indirizzo «www.dire.it»

Il Rotary Club Roma Tevere annuncia la V Edizione del Premio di Poesia “Pietro Manetta”

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Roma, 20 novembre 2025 – È ufficialmente online il bando della V Edizione del Concorso Nazionale di Poesia “Premio Pietro Manetta – L’arte può servire”, promosso dal Rotary Club Roma Tevere – Distretto 2080. L’annuncio è stato pubblicato sul sito ufficiale del Premio, sulla piattaforma dedicata ai concorsi letterari e sul sito del Rotary Club.

A partire dal 20 novembre 2025 e fino al 20 aprile 2026, gli autori interessati potranno inviare i propri elaborati tramite e-mail alla segreteria del Premio. Il regolamento consente la partecipazione con un massimo di tre poesie inedite, a tema libero, in lingua italiana o in dialetto, ciascuna composta da non più di 50 versi.

Una Giuria di esperti sarà incaricata di valutare le opere pervenute e di stilare la graduatoria ufficiale. La cerimonia di premiazione è già fissata per il 9 giugno 2026 a Roma. Le modalità dettagliate di svolgimento dell’evento e le indicazioni sulla comunicazione dei vincitori saranno rese note al termine della fase di candidatura.

Il Premio si inserisce nel più ampio quadro delle attività culturali del Rotary Club Roma Tevere, da sempre impegnato nella promozione della letteratura e delle arti. L’iniziativa rappresenta inoltre un importante momento di memoria e valorizzazione della figura dell’avvocato Pietro Manetta, personalità di spicco nel panorama giuridico, letterario e poetico, al quale il concorso è intitolato.

Con questa quinta edizione, il Premio rinnova il suo obiettivo: offrire spazio alla creatività poetica e sostenere la forza dell’arte come strumento di espressione e di crescita personale e collettiva.

Mondiali Calcio 2026, l’Italia contro l’Irlanda del Nord nei Playoff

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L’esito del sorteggio di Zurigo, la partita a eliminazione diretta si giocherà ‘in casa’ il prossimo 26 marzo

ROMA – L’Italia affronterà l’Irlanda del Nord nella semifinale dei playoff di qualificazione ai Mondiali 2026 che si disputeranno negli Stati Uniti, Canada e Messico dall’11 giugno al 19 luglio.

Il sorteggio di Zurigo ha messo sulla strada della squadra del Ct Gattuso la Nazionale allenata da Michael O’Neill. Nella partita a eliminazione diretta gli Azzurri giocheranno in casa il 26 marzo. In caso di successo la Nazionale italiana affronterebbe nella finale playoff, in programma il 31 marzo, la vincente tra Galles e Bosnia-Erzegovina.

fonte «Agenzia DIRE» e l’indirizzo «www.dire.it»

Mondiali Calcio 2026, l’Italia contro l’Irlanda del Nord nei Playoff

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L’esito del sorteggio di Zurigo, la partita a eliminazione diretta si giocherà ‘in casa’ il prossimo 26 marzo

 L’Italia affronterà l’Irlanda del Nord nella semifinale dei playoff di qualificazione ai Mondiali 2026 che si disputeranno negli Stati Uniti, Canada e Messico dall’11 giugno al 19 luglio.

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Il sorteggio di Zurigo ha messo sulla strada della squadra del Ct Gattuso la Nazionale allenata da Michael O’Neill. Nella partita a eliminazione diretta gli Azzurri giocheranno in casa il 26 marzo. In caso di successo la Nazionale italiana affronterebbe nella finale playoff, in programma il 31 marzo, la vincente tra Galles e Bosnia-Erzegovina

 fonte «Agenzia DIRE» e l’indirizzo «www.dire.it»

Paolo Battaglia La Terra Borgese: «La luce che Mario Pachioli, abruzzese e fiorentino, diffuse con la potente grammatica della scultura»

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Paolo Battaglia La Terra Borgese: «La luce che Pachioli diffuse con la potente grammatica della scultura»

La luce è uno degli aspetti fondamentali della scultura – afferma il Critico d’arte Paolo Battaglia La Terra Borgese: “L’uso della luce, soprattutto nel contrasto con l’ombra, è fondamentale nella scultura, e Mario Pachioli lo sapeva bene”: “Tu sai benissimo! caro Paolo, che non si scolpisce con gli attrezzi, ma con la luce”, ripeteva canzonatorio, inossidabile, lui, quando con facezia io lo spingevo verso seni più seducenti e provocanti

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L’Artista tosco-abruzzese Mario Pachioli se n’è andato via a soli settantacinque anni, appena dodici mesi fa… il 29 novembre 2024, all’improvviso, oppresso da gravi disturbi. Qui, lo chiamerò anche e semplicemente “Mario” – precisa il Critico d’Arte Paolo Battaglia La Terra Borgese – perché eravamo e siamo amici, uniti da irrinunciabili, forti, chiari sensi di vera stima e intensità emotiva, da un afflato aulico e solenne che ha ispirato il nostro potente legame d’arte, che ci ha tenuto, ci tiene e sempre ci terrà, stretti, in un valido silenzio artistico comune, anche se lui qui non c’è più.

Sembrerebbe superfluo dare ora qui impulso alla sua concreta formazione accademica, tratteggiare dei suoi monumenti, sobri e composti, del clima dei tanti riconoscimenti pubblici, dei curricula, vitae e artistico; perché, tanto, si potrebbe pensare, chi vuole trova tutto ciò su internet. Ma Mario era Mario: Mario era Pachioli. E sulle sue opere corre un dovere di studio tipizzante, l’analisi attenta che, trasversalmente, esse meritano. Perché Pachioli fu Uomo ed esperto Scultore di elevata sensibilità, privo di toni accesi, anzi, quasi sottotono, capace di plasmare a partire da una corrispondenza esattamente calcolata tra gli effetti plastico-luminosi e gli elementi dello spettacolo, mai in atteggiamento misoneista, coerente ma aperto a ulteriori sviluppi. Van Gogh gli avrebbe detto: sei un girasole in un campo di rose e laddove gli altri vedono una stranezza, io ci vedo una rarità.

Sì, perché Pachioli, nella ricerca di un linguaggio rigorosamente senza scorciatoie, non replicante, fu anche un abile disegnatore, e, totalmente libero dalla letterarietà, frenava velocemente sul foglio i moti interiori più transitori e i turbamenti più indefinibili: scopriva nel disegno pure uno strumento sicuro ed efficientissimo per accostarsi agli innumerevoli studi sulla figura umana. Penso anche agli ampi fogli preparatori di straordinaria facondia, progettuali, e costruttivi di estetica – si sofferma Paolo Battaglia La Terra Borgese – per opere d’immenso carico quali, ad esempio, quelle celebri come il monumento a Padre Pio e la statua della Vergine Assunta a San Gimignano, caratterizzate da un controllo intellettuale lucido e rigorosissimo. 

Contemporaneamente, ahinoi, rifletto – dice il Critico – sugli ultimi decenni: confesso quanto triste è notare come, in questi, la prospettiva della bellezza dell’arte è stata soffocata da parodistici e demoralizzanti show da parte di pretese Avanguardie sempre “nuove” quanto sedicenti, spesso effimere, di breve, fugace passaggio, per di più in un’Europa di alta cultura e maestria tecnica, un’Europa dove l’arte, da sempre, scopre e indica le più riposte e convincenti bellezze scultorie. Un’Europa dove, col piede giusto, Pachioli intreccia solidi legami con il mondo artistico e culturale, ricevendo fiducia, rispetto, premi e riconoscimenti, così che talune sue opere, tutte utili e confacenti allo splendore dell’arte, sono adesso, con equanimità, bene conservate all’estero in sistemi complessi d’importanti Istituti Museali Internazionali, come in quello a Cracovia, quello a Varsavia e persino a Cancún, città messicana sulla penisola dello Yucatán, solo per citarne alcuni.

E tra le amicizie di Mario Pachioli – puntualizza Paolo Battaglia La Terra Borgese – non sono rare le figure di spessore del calibro di Franco Zeffirelli. Dunque in quella stessa Europa delle ultimissime Avanguardie arbitrarie, e lacunose e dozzinali, Pachioli è, in Italia, un artista centrale, stabile, colto, corroborato da diverse spinte intellettuali, e quale sia l’argomento di concetto, di qualsivoglia accordatura estetica, in Mario tutto diviene fatto modellabile, scultoreo, spendibile in un senso identitario antico e immutabile: sebbene il vigore creativo e poetico espresso da Pachioli, attraverso la scultura, vive coniuge con un senso moderno di innato surrealismo sdoganato da vincoli greci e romanici, soprattutto romanici, che Pachioli – si può dedurre – lo si legge nelle forme – considera messaggi religiosi improntati (sempre al massimo rispetto) per un pubblico analfabeta.

Meccanismi incerti, museologi distratti, conservatori poco attenti, o sommessamente o elegantemente mai appellati dall’entourage pachiolesco, hanno smarrito parte della valorizzazione culturale italiana. Sì, perché le opere del Pachioli avrebbero dovuto essere – come tuttora andrebbero – musealizzate anche in quei luoghi che pure Federico Zeri avrebbe voluto liberi dai Baroni del potere Accademico e mercantile, da cariatidi bene inserite nelle Case Editrici, nella Radio e nella Televisione. Aggiungo io: per il bene dell’arte e dell’onestà morale integrale – precisa Battaglia La Terra Borgese -, per la correttezza e la virtù, per un sincero modello da offrire non pleonastico, come, stringente, testimonia Maurizio Cattelan con la sua opera “Comedian“, quella vera banana a parete trattenuta dal nastro adesivo argentato, quel frutto deperibile quanto l’arte quando è effimera persino nella stima del suo valore: un frutto/seme “guida” da tramandare ai giovani talentuosi e offerto – sacrificato – alla rettitudine del pensiero artistico, alla cultura dell’arte vera, per promuovere il bene di tutti, per unire il vero al reale, senza corruzione, senza trasformismi, senza individualismi.

È in tutto questo, c’è l’abilità, la perizia, il mestiere, la tecnica, la teoria, c’è l’onestà intellettuale di Mario, ispirata ai superiori principi dell’ars: per cui nessuna delle sculture di Pachioli è fine a se stessa – osserva il Critico. In esse, a prescindere dal soggetto, in anticipo al gioco dell’idea/attuazione figurativa, viaggiano, a favore di una maggiore efficacia, apparenze e sostanze, visioni, proposte e interpretazioni, modi di essere e di vivere, portamenti e comportamenti, tutti aspetti che galoppano su ingiustizie e giustizie: una ballerina attraente, bella, audace – ad esempio – rispetta le regole della danza ma ha lo sguardo critico, è sensuale, sagittabonda, ma con un occhio alla moralità e l’altro alla dissolutezza, è armoniosa quanto spigolosa, generosa ma in armi da difesa, accogliente ma decisa. S’inserisce qui – spiega Paolo Battaglia La Terra Borgese – il motivo sbalorditivo del genio pachiolesco della vanità delle apparenze – che s’individua nelle immancabili preziose spigolosità, non geometriche, autentiche, di ogni scultura del Pachioli – dietro alle quali c’è un vizio universale, come nella felicità più aperta è l’ombra del dolore e in ogni slancio d’allegria il difetto, come se per Pachioli tutto il mondo è en défaut, persino in incredibile contrasto teleologico col criterio esegetico cattolico di cui lo scultore fu particolarmente ghiotto, a nutrimento di una sensibilità, anelata, che si ponesse al vertice di tutte le rettitudini umane e di tutte le giustizie.

Tuttavia si afferma in Pachioli – chiarisce Paolo Battaglia La Terra Borgese – la necessità di una forma definita compiutamente nei suoi contorni, ma che custodisca una grande profondità di concetto e di concetti: abbiamo perciò il meditabondo e brillante Pachioli ritrattista, di rara perspicacia psichica che riempie i disegni con colori giustapposti in larghe superfici indipendenti, il Pachioli zoofilo audace e perspicace che osserva la realtà oggettiva con gusto assai pronto, astuto e intelligente, ragiono sulle sue esecuzioni di quei cavalli ieratici che, senza paura, sono di efficace potenziamento epico, il Pachioli allegro e quasi satirico di talune figure femminili a volte emblematiche dei sentimenti nascosti dietro le fittizie apparenze, il Pachioli religioso osservante, giacché i motivi relativi alla religione cristiana di fede cattolica spesso regnano la sua arte intrisa di allegorie d’una sonorità simile a quella di un terso cristallo, e, infine il Pachioli della monumentalità tra imponenza e solennità, che si piega docilmente alle necessità obbedienti a severe leggi rituali: la statua a Padre Pio all’Ospedale civile di Vasto; e, ancora dedicato alla figura San Pio da Pietrelcina, il monumentonella Chiesa dei Santi Gervasio e Protasio a Firenze, inauguratoda Madre Teresa di Calcutta – meraviglie di pianificazione e di illuminazione metafisica che lasciano trasecolati.

In questa lirica, che a un certo punto della sua carriera e della sua salute, può definirsi un addio alla giovinezza, è vissuto Mario; bensì sempre spinto da un’innata gioia interiore, carismatica, che fu la bellezza che anima tutte le sue opere, è quello stesso tipo di bellezza delle piante, quelle piante che Mario Andrea Rigoni definì come “i soli esseri viventi in questo universo che non producono rumore né rifiuti”: è l’eleganza di Pachioli.

E in certi recenti abbacinanti momenti disorientativi (dis)avanguardisti, colmi di protervia, l’arte del probo Mario Pachioli ci è stata di incitamento e di basamento etico, e ha costituito la memoria della nostra storia artistica con raffinato megafono sociologico e precise doti spirituali caratterizzati dall’enfasi su uomo e natura, su uomo e religione, nella piena ricerca di armonia e perfezione attraverso canoni di proporzione magnetica e simmetria, idealizzati anche con un ricorso strabiliante imparentato alla pittura vascolare.

Pochi scultori ci hanno offerto un più realistico e lucido quadro della nostra condizione, un più preciso ritratto della moderna nevrosi, e dei fallimenti e frustrazioni; e tuttavia Mario, come le sue stesse creazioni, riesce a conservare una non astratta speranza nella capacità di certi valori umani, e di certi sentimenti, e insomma della vita stessa: Mario Pachioli amava gli animali non umani e quelli umani, convinto, com’era, senza la pretesa di suggerire, che la libertà è un concetto fondante e fondativo dell’aggregazione tra esseri viventi; libertà fortemente auspicata anche da me – chiude Battaglia La Terra Borgese.

Nota post scriptum di Paolo Battaglia La Terra Borgese. L’insigne scultore Mario Pachioli operò come Maestro di Scuola nel suo studio esclusivo all’atelierhaus di Viale John Milton a Firenze: Palazzo dei Pittori. Palazzo dalla struttura architettonica che risente del periodo umbertino in cui fu costruito. Palazzo dove Giovanni Papini incontra per la prima volta Gabriele D’Annunzio nello studio dello scultore siciliano Domenico Trentacoste. Palazzo che ha ospitato nomi illustri: il pittore svizzero Arnold Böcklin, uno dei principali esponenti del simbolismo tedesco, che qui concepì la sua opera più famosa “Die Toteninsel” (Isola dei Morti), lo scultore Giuseppe Graziosi, Arrigo Dreoni, Giorgio Gentilini, Renato Alessandrini, Bruno Bartoccini, Remo Squillantini e tantissimi altri nomi celebri.

Agricoltura, Confeuro: “Trattato Ue-Mercosur è autogol di Bruxelles”

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Agricoltura, Confeuro: “Trattato Ue-Mercosur è autogol di Bruxelles”

“Apprendiamo che il Consiglio dell’Unione Europea ha dato l’ok alla proposta della Commissione per creare una sorta di scudo a difesa degli agricoltori europei nell’ambito dell’accordo con il Mercosur. Per Confeuro si tratta certamente di un elemento positivo: introdurre strumenti di tutela può contribuire a difendere il mercato europeo dall’impatto di importazioni che, senza adeguati filtri, rischierebbero di penalizzare i nostri produttori. Tuttavia, questo non basta a colmare il problema di fondo. È necessario ricordare che l’Unione Europea si trova davanti un trattato con Paesi che adottano sistemi di produzione e principi produttivi profondamente diversi dai nostri. La distanza negli standard ambientali, sanitari e di tutela del consumatore è evidente e difficilmente conciliabile con le politiche che l’Europa ha portato avanti negli ultimi anni. In questo senso, l’accordo Mercosur rischia di trasformarsi in una forma di inganno nei confronti delle stesse strategie Ue, che puntano su sostenibilità, qualità e tracciabilità. Il trattato Ue-Mercosur rappresenta dunque una marcia indietro: un compromesso che non tutela i piccoli e medi agricoltori italiani ed europei, già messi a dura prova dall’instabilità dei mercati, dalla concorrenza sleale e dai costi crescenti di produzione. Confeuro ribadisce la necessità di politiche commerciali che mettano al centro le imprese agricole e la loro sostenibilità economica, sociale e ambientale, evitando accordi che rischiano di indebolire ulteriormente il tessuto produttivo europeo”.

Così, in una nota, Andrea Tiso, Presidente nazionale Confeuro- Confederazione degli Agricoltori Europei

Ex Ilva, Fiom-Cgil di Taranto: “Stop al piano di chiusura, da oggi la mobilitazione”

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TARANTO-ARCELORMITTAL EX ILVA, GLI IMPIANTI ACCIAIERIA ACCIAIERIE IMPIANTO SIDERURGICO SIDERURGIA ARCELOR MITTAL

Il ministro Urso convoca al Mimit un incontro il 28 novembre sugli stabilimenti del Nord e quello di Genova-Cornigliano

ROMA – “Devono ritirare il piano di chiusura e noi da oggi ci mobilitiamo. Mettiamo in campo un’iniziativa di mobilitazione forte, non sarà una semplice passeggiata, non sarà una sola giornata di mobilitazione, questo è solo l’inizio. Facciamoci sentire dal governo Meloni, dobbiamo dimostrargli che il piano di chiusura che ci hanno presentato è un piano di chiusura inaccettabile”. Così Francesco Brigati, segretario generale Fiom-Cgil di Taranto, parlando oggi all’esterno dello stabilimento cittadino. “Quello che sta emergendo – ha evidenziato – è che noi non abbiamo le risorse, questo lo dice il governo, allora non ci sono le risorse, arriveranno per arrivare a febbraio, quando ci saranno i futuri acquirenti che sono interessati allo stabilimento. Hanno tempo fino a febbraio, nel frattempo dal primo gennaio spengono e per la prima volta da 60 anni in questo stabilimento saremo con un solo forno in marcia. Se non ci saranno i possibili futuri acquirenti – ha concluso Brigati – e quindi non ci sarà chi acquista questo stabilimento a fine febbraio si chiude perché non ci sono risorse per poter andare avanti con lo stabilimento”.

FUMAROLA (CISL): INACCETTABILE CIG E CHIUSURA STABILIMENTI

“Siamo molto preoccupati, sosteniamo la lotta dei lavoratori, c’è poca chiarezza, non possiamo permetterci una ulteriore cassa integrazione e la chiusura degli stabilimenti”. Così la segretaria della Cisl, Daniela Fumarola, a margine di un convegno al Cnel parla della vertenza ex Ilva. “Pensiamo- aggiunge- che bisogna tutelare i lavoratori e la produzione di acciaio che serve al nostro paese, serve chiarezza e abbiamo bisogno di certezze per i lavoratori e sul percorso di decarbonizzazione. Bisogna unire le forze e devono assumersi una maggiore responsabilità le autonomie locali. I Comuni e le Province devono poter dare risposte per aiutare il progetto del governo: è importante che scendano tutti in campo e non si scarichi la responsabilità su lavoratori, non lo accetteremo”, conclude.URSO CONVOCA AL MIMIT IL 28 INCONTRO SU GENOVA-CORNIGLIANO E STABILIMENTI NORD

Il Ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, su richiesta delle organizzazioni sindacali e degli enti locali, ha convocato per venerdì 28 novembre, alle ore 15.30 a Palazzo Piacentini, un incontro sul futuro degli stabilimenti del Nord Italia dell’ex Ilva con i rappresentanti dei lavoratori e dei territori interessati. La riunione riguarderà i siti di Genova-Cornigliano (Liguria), Novi Ligure e Racconigi (Piemonte), con l’obiettivo di aggiornare le parti anche alla luce del piano di manutenzione degli impianti e di formazione dei lavoratori presentato dai Commissari nel corso dell’ultima riunione del Tavolo Ilva a Palazzo Chigi.

fonte «Agenzia DIRE» e l’indirizzo «www.dire.it»

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