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Sinibaldi “ZLS una forte spinta per l’economia dei nostri territori”

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Dichiarazione del Sindaco Sinibaldi sull’approvazione della Zona Logistica Semplificata

“Oggi festeggiamo un risultato importantissimo per l’economia dei nostri territori. Con la Zona Logistica Semplificata verrà impressa una vigorosa spinta al sistema produttivo e alla sua competitività e si introdurranno semplificazioni molto attese dalle imprese. Sono certo che questa misura sarà capace di generare buona occupazione e di favorire la crescita e l’innovazione”

La mafia non è musica. Luisa Impastato racconta Peppino: la memoria, la scelta

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Venerdì 28 novembre, alle ore 19.30, il Teatro Palladium dell’Università Roma Tre si fa palcoscenico de “La mafia non è musica”, progetto artistico che, sulle orme della memoria, fa incontrare musica e impegno civile: una serata che lega la storia di Peppino Impastato al nostro tempo, ricordando che i nomi vanno pronunciati e difesi, che l’arte può dire “no” con la stessa intensità con cui sa generare bellezza.

Protagonista Luisa Impastato, nipote di Peppino, che restituisce con autenticità e coraggio la vicenda dello zio — giovane giornalista e attivista ucciso dalla mafia nel 1978 — portando sul palco la forza di una testimonianza che attraversa le generazioni.

Accanto a lei, la Nuova Orchestra Pedrollo, formazione nata nel 2012 da un gruppo di musicisti professionisti e oggi riconosciuta per la capacità di unire arte, educazione e responsabilità sociale. Tredici orchestrali accompagnano la narrazione di Luisa in un intreccio di parola, musica e immagini: un racconto che si muove tra memoria e presente, tra l’eco di una Sicilia ferita e la coscienza di un Paese che non può dimenticare.

La musica, scelta come linguaggio universale, non accompagna soltanto: si fa voce, respiro, amplificazione del pensiero, in un dialogo costante tra emozione e consapevolezza. Le proiezioni e gli interventi sonori costruiscono un racconto corale, un concerto civile in cui la storia personale di Peppino si apre al pubblico come patrimonio collettivo.

Il progetto, ideato e curato da Luisa Impastato e Nuova Orchestra Pedrollo, nasce da un percorso di ricerca della Nuova Orchestra Pedrollo, che da oltre un decennio porta la musica nei luoghi dell’impegno e della memoria, promuovendo l’ascolto come forma di crescita umana. Dopo i successi registrati a Vicenza, con repliche sold out e un pubblico profondamente coinvolto, lo spettacolo approda ora, per la prima volta, a Roma, in una nuova tappa che rinnova la forza civile del messaggio di Peppino Impastato: la libertà come atto di scelta, la cultura come forma di resistenza.

La mafia non è musica – Luisa Impastato racconta Peppino: la memoria, la scelta
Con Luisa Impastato e la Nuova Orchestra Pedrollo
Una produzione di Associazione Nuova Orchestra Pedrollo APS
In collaborazione con Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato
Venerdì 28 novembre, Teatro Palladium – Piazza Bartolomeo Romano, 8, 00154 Roma
ore 19.30 per tutti, ore 9.30 matinèe per le scuole
Ingresso gratuito

Il Consiglio Comunale della Città di Rieti ha votato la costituzione come parte civile nel procedimento penale istaurato per la morte di Raffaele Marianella

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Nell’ambito del Consiglio Comunale odierno, che si è aperto con un momento di raccoglimento, è stata votata con voto favorevole di tutti i presenti con l’astensione del Consigliere Maurizio Vassallo la costituzione come parte civile della Città di Rieti nel procedimento penale per la morte di Raffaele Marianella.

Due ucraini che lavorano per i servizi russi arrestati per l’attentato in Polonia: volevano far saltare un treno

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DONALD TUSK PRIMO MINISTRO POLONIA

Il ministro dell’Interno Marcin Kierwinski ha parlato di “una minaccia senza precedenti” per la Polonia

ROMA – Il primo ministro polacco Donald Tusk ha definito l’esplosione avvenuta lungo la linea ferroviaria Varsavia-Lublino “un atto di sabotaggio senza precedenti”, sottolineando che avrebbe potuto provocare un grave incidente. L’evento, registrato nei pressi del villaggio di Mika, non ha causato feriti, ma il danno ai binari avrebbe potuto provocare il deragliamento di un treno in transito.Il portavoce del ministro dei servizi di sicurezza polacco Jacek Dobrzynski ha confermato che “tutto indica” che dietro gli incidenti di sabotaggio ferroviario avvenuti in Polonia nel fine settimana ci siano i servizi segreti russi. “Il fatto è che tutto indica che questo… possiamo già tranquillamente definirlo un attacco terroristico, è stato avviato dai servizi speciali dell’Est “.

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“Non posso dire a che punto si trovino gli ufficiali, a cosa stiano lavorando, quali fili conduttori stiano collegando o analizzando. I servizi russi vorrebbero avere queste informazioni : dove si trovano i nostri ufficiali o in quale direzione si stanno muovendo”, ha affermato.

Due uomini ucraini sono stati identificati come i principali sospettati. Si ritiene che lavorino per i servizi segreti russi, che quest’autunno erano entrati in Polonia dalla Bielorussia e vi erano fuggiti dopo gli attacchi. Uno dei sospettati era già stato condannato per sabotaggio in Ucraina. Per il sabotaggio avrebbero usato un esplosivo C-4 di tipo militare destinato a far saltare in aria un treno.

Tusk ha spiegato che l’obiettivo era compromettere l’infrastruttura ferroviaria utilizzata anche per il trasporto di materiali diretti in Ucraina. Le autorità hanno aperto un’indagine, collegando l’accaduto a un secondo episodio avvenuto nel fine settimana e anch’esso al centro di sospetti di sabotaggio. Il premier ha garantito che i responsabili verranno identificati.

Secondo la polizia, una prima segnalazione di esplosione era arrivata sabato sera, ma i controlli non avevano riscontrato anomalie. Il tratto danneggiato è stato scoperto domenica mattina da un macchinista che, informato di un potenziale problema, procedeva a velocità ridotta ed è riuscito a fermarsi in tempo.

Nello stesso giorno, un treno con 475 passeggeri è stato costretto a una frenata d’emergenza nei pressi di Pulawy per danni alle linee elettriche aeree. Anche in questo caso si indaga su un possibile sabotaggio.

Il ministro della Difesa, Wladyslaw Kosiniak-Kamysz, ha annunciato controlli su circa 120 km di linea verso il confine con l’Ucraina. Gli episodi si inseriscono in una serie di attacchi in Europa attribuiti a reti di sabotaggio legate ai servizi russi, con l’obiettivo di creare instabilità nei Paesi che sostengono Kyiv. Il ministro dell’Interno Marcin Kierwinski ha parlato di “una minaccia senza precedenti” per la Polonia.

fonte «Agenzia DIRE» e l’indirizzo «www.dire.it»

Nelle carceri d’Italia ci sono 26 bambini con le loro mamme. Il garante: “Ma possibile non ci sia alternativa?”

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Il Garante campano dei detenuti, Samuele Ciambriello, lancia l’allarme dopo un sopralluogo nel carcere di Avellino. E dice: “Servono più agenti di Polizia penitenziaria donne”

ROMA – “Attualmente in Italia si trovano 28 donne madri detenute, alcune delle quali in stato di gravidanza, e 26 bambini che vivono con loro all’interno di istituti penitenziari o negli Istituti a Custodia Attenuata per Madri (ICAM). Le presenze sono distribuite tra le case circondariali femminili di Rebibbia (Roma) e Bollate (Milano), oltre che negli ICAM di Milano, Torino, Venezia e Lauro (Avellino), strutture concepite per offrire un ambiente detentivo più idoneo alla presenza di minori ma che, come emerso durante la visita del Garante regionale, presentano ancora gravi criticità sul piano sanitario, organizzativo e strutturale”. È quanto si legge in una nota del Garante campano dei detenuti, Samuele Ciambriello, che oggi ha fatto visita all’ICAM di Lauro (AV).
“All’ICAM di Lauro sono presenti 8 detenute madri, di cui 4 in gravidanza (tre tra il quarto e il sesto mese e una in prossimità del parto) e sei bambini di età compresa tra i 2 e i 5 anni. I più piccoli frequentano il nido di Palma Campania, mentre i più grandi frequentano l’asilo di Lauro. Le visite ginecologiche vengono effettuate all’ospedale di Nola e Avellino- fa sapere il Garante- mentre le visite pediatriche vengono invece effettuate ad Avella, con notevoli difficoltà organizzative legate alla disponibilità dei nuclei di traduzione (scorta) e ai tempi di ricevimento degli specialisti”.
L’ultima volta, ad esempio, una visita è saltata “perché sono arrivati tardi in studio, perché la pediatra a mezzogiorno se n’è andata. In altre circostanze invece, o non si trovavano gli agenti in numero sufficiente per andare. Come si fa ad ovviare a tutto questo? Innanzitutto, facendo venire a Lauro almeno più agenti di polizia penitenziaria donne“.All’interno della struttura operano 23 unità di polizia penitenziaria, di cui solo 9 donne, un numero insufficiente. Il Garante ribadisce: “È necessario aumentare il numero di agenti di polizia penitenziaria donne- prosegue Ciambriello- figura indispensabile per garantire e favorire la comunicazione dei disagi e dei bisogni delle detenute, assicurando un accompagnamento più adeguato, una maggiore tutela della loro intimità e un rapporto fiduciario che oggi risulta spesso difficile da instaurare”.
Durante la visita, particolare attenzione è stata dedicata alla situazione di una giovane madre all’ottavo mese di gravidanza, apparsa “provata e dolorante a causa di complicazioni cliniche con infezioni”. La donna ha sei figli piccoli che non vede da tempo perché residenti a Roma.

Il Garante e lo staff hanno incontrato donne che devono scontare pochi mesi di detenzione: una detenuta otto mesi (per la quale si sta cercando una sistemazione alternativa presso un istituto religioso) e un’altra tredici mesi.
“Com’è possibile- si chiede il garante campano- che non ci sia una forma alternativa al carcere per una donna in questo stato? Sicuramente ha commesso degli errori, ma bisogna dare la possibilità e la speranza al nascituro. È possibile che non ci siano altre alternative al carcere? Ribadisco il concetto che, anche se questo è ciò che la politica giustizialista invoca, io resto convinto che il carcere non sia la soluzione, per cui è necessario mettere in campo risposte diverse. Quali colpe hanno i bambini di madri detenute? Perché il ministro Salvini, più che sventolare rosari e immagini e vivere il clericalismo di facciata, non dà risposte vere alla dignità di questi bambini senza colpe che sono in carcere?”.

Senza fare sconti di pena “a nessuno, e senza voler lasciare in libertà donne che hanno commesso un reato, è necessario il superamento del carcere per le donne incinte e con bambini al di sotto dei tre anni e l’alternativa in case-famiglia protette. Domani scriverò al manager dell’Asl di Avellino chiedendogli che sia garantita la presenza stabile di un’equipe medica in loco, con un pediatra, un ginecologo, un assistente sociale, e uno psicologo, anche per l’accompagnamento alla genitorialità. Hanno cioè bisogno di una struttura operativa semplice che dia risposte immediate. Scriverò anche al provveditore dell’amministrazione penitenziaria della Campania che la detenzione non può e non deve annullare diritti fondamentali legati alla salute, alla dignità e al futuro. Quindi: aumento di presenza degli agenti di polizia penitenziaria donne, di personale educativo, amministrativo e di sostegno, un progetto di trattamento e di inclusione sociale, che coinvolga in particolare i bambini presenti”, conclude Ciambriello.

fonte «Agenzia DIRE» e l’indirizzo «www.dire.it»

Nugnes (Lega): “Famiglie, anziani e persone fragili: la Campania deve tornare a essere una Regione che non lascia indietro nessuno”

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“Le politiche sociali non possono essere considerate un capitolo secondario della programmazione regionale. Famiglie, anziani, persone con disabilità e chi vive condizioni di fragilità affrontano ogni giorno difficoltà spesso aggravate dall’assenza di servizi adeguati nei piccoli comuni del territorio campano. È tempo che la Regione torni a mettere al centro la dignità delle persone.” 
Lo dichiara Daniela Nugnes, candidata della Lega nella circoscrizione di Caserta, già assessore regionale all’Agricoltura nella giunta Caldoro (2013-2015). 
“Per troppi anni – spiega Nugnes – i servizi sociali sono stati frammentati, disomogenei e incapaci di rispondere ai reali bisogni delle famiglie. Esistono territori dove le donne devono rinunciare al lavoro perché mancano asili nido; comuni dove gli anziani restano soli, senza assistenza domiciliare adeguata; e persone che assistono quotidianamente un proprio familiare non autosufficiente, spesso senza alcun supporto da parte della Regione.” 
La candidata della Lega annuncia quindi tre priorità concrete per una Regione finalmente vicina ai cittadini: 
1. Sostenere chi assiste ogni giorno un familiare non autosufficiente. 
“Chi si prende cura di un proprio caro svolge una funzione di straordinario valore sociale: la Regione deve riconoscerlo con misure economiche, servizi dedicati e percorsi di sostegno.” 
2. Rafforzare i servizi per anziani e non autosufficienti. 
“Serve un piano regionale sull’assistenza domiciliare integrata, soprattutto nei comuni più piccoli dove gli anziani rischiano l’isolamento e la mancanza di presidi socio-sanitari.” 
3. Piano nidi e servizi per l’infanzia nei territori periferici. 
“Senza un adeguato supporto alle famiglie non ci sarà mai piena partecipazione delle donne al mondo del lavoro. È necessario aprire nuovi asili nido e sostenere i comuni che non hanno risorse per attivarli.” 
“Le politiche sociali – conclude Nugnes – non sono una voce di spesa, ma un investimento nella dignità delle persone e nella coesione della nostra comunità. La Campania deve tornare a essere una terra che non lascia indietro i più fragili. È un impegno che porterò avanti con determinazione, con l’esperienza maturata nelle istituzioni e con lo spirito concreto che da sempre caratterizza la mia azione politica.” 

LA POLIZIA DI STATO HA DENUNCIATO DUE SANITARI PER ESERCIZIO ABUSIVO DELLA PROFESSIONE MEDICA E LESIONI PERSONALI GRAVISSIME. 

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            Le indagini condotte dalla Squadra Mobile, sotto il coordinamento della Procura della Repubblica di Arezzo, hanno permesso di accertare lo svolgimento di attività sanitarie abusive all’interno di uno studio medico del centro di Arezzo, dove venivano praticati interventi di trapianto al cuoio capelluto in assenza di personale abilitato e delle prescritte autorizzazioni previste dalla legge. 

In particolare, l’attività investigativa prendeva avvio dalla segnalazione di una donna che, dopo essersi sottoposta ad un trattamento di trapianto al cuoio capelluto, era stata trasportata in stato di incoscienza e in grave pericolo di vita presso l’Ospedale S. Donato di Arezzo ed aveva poi riportato gravi complicazioni a seguito di una diffusa infezione sorta al momento dell’anestesia somministrata nel corso dell’intervento. Dopo vari tentativi di rianimazione la donna veniva stabilizzata e manifestava agli operatori del Posto di Polizia la volontà di presentare denuncia per quanto accaduto. 

Il personale della Squadra Mobile, su disposizione del P.M., acquisiva quindi la cartella clinica della donna ed escuteva diverse persone informate sui fatti, oltre ad effettuare ulteriori acquisizioni documentali volte a chiarire l’esistenza della clinica non autorizzata e chi avesse materialmente eseguito l’intervento al cuoio capelluto. Gli investigatori riuscivano quindi a ricostruire l’intera vicenda e le modalità con cui venivano effettuati i trattamenti chirurgici non autorizzati presso lo studio medico in questione, nonché ad individuare ed identificare i soggetti coinvolti.

Dalle sommarie informazioni assunte e dalle acquisizioni documentali effettuate è emerso, infatti, che le prestazioni sanitarie di trapianto dei capelli venivano pubblicizzate, anche tramite canali social, come semplici interventi estetici di rinfoltimento del cuoio capelluto, ma di fatto, consistevano in vere e proprie operazioni di microchirurgia, eseguite con strumenti medici e anestetici locali, da un’operatrice priva dei titoli e delle competenze necessarie, ma soprattutto senza l’assistenza di un professionista sanitario qualificato. 

Le persone ascoltate dalla Squadra Mobile hanno riferito, infatti, di essere state convinte a sottoporsi a tali procedure chirurgiche sulla base di garanzie fornite circa la sicurezza dei suddetti trattamenti e la loro natura meramente estetica, oltre all’indicazione, rivelatasi poi non veritiera, di avere a che fare con un medico abilitato e provvisto di tutti i titoli prescritti dalla legge. 

Nello specifico, infatti, l’indagata, una donna 40enne di origini sudamericane, che svolgeva materialmente gli interventi chirurgici non autorizzati presso lo studio medico oggetto d’indagine, era in possesso di una laurea in medicina conseguita all’estero, ma non riconosciuta in Italia e doveva per questo necessariamente trovare appoggio presso uno studio medico abilitato, all’interno del quale, con la piena consapevolezza del medico titolare possedeva una 

stanza a suo uso esclusivo dove effettuava, per l’appunto, le visite e gli interventi chirurgici finalizzati al trapianto di capelli, senza alcuna autorizzazione e senza i titoli richiesti, pretendendo pagamenti in contanti da 1400/1500 euro. All’esterno dello studio medico oggetto d’indagine era addirittura apposta, così come documentato dagli operatori della Squadra Mobile, l’insegna della società riconducibile all’indagata e sponsorizzata sui social network dalla stessa, insegna poi prontamente rimossa dopo gli eventi che hanno portato in fin di vita la paziente dalla cui denuncia hanno preso avvio le indagini. 

Dopo l’intervento che è costato quasi la vita alla paziente in questione, gli investigatori della Squadra Mobile di Arezzo, sotto il coordinamento della Procura della Repubblica, hanno, infine, deciso di effettuare un controllo presso lo studio medico oggetto d’indagine, accertando la presenza di postazioni e materiali riconducibili agli interventi chirurgici non autorizzati, nonché di documentazione pubblicitaria che promuoveva il servizio offerto dall’indagata. Gli accertamenti successivi hanno anche appurato come gli interventi non autorizzati avvenissero con la piena consapevolezza del medico titolare dello studio, ben conscio della circostanza che l’indagata, pur priva di un titolo riconosciuto in Italia e non iscritta all’Ordine dei Medici operasse liberamente i pazienti in piena autonomia esponendoli così a forti rischi e cagionando, nel corso dell’ultimo intervento effettuato, lesioni gravissime. 

Gli elementi di prova raccolti hanno dunque consentito di delineare un quadro complessivo che ha portato alla denuncia dei due soggetti indagati, in concorso, per esercizio abusivo della professione medica e lesioni personali colpose gravissime. Nei confronti degli indagati è stato notificato alcuni giorni fa, dalla Squadra Mobile, su disposizione della Procura della Repubblica di Arezzo, l’avviso di conclusione delle indagini preliminari.

https://www.poliziadistato.it/pressarea/Share/link/3ed45abc-c49c-11f0-998f-736d736f6674

LA PRESIDENTE SAVO REPLICA AL CONSIGLIERE REGIONALE D’AMATO:SULLE LISTE D’ATTESA, IL LAZIO CAMBIA PASSOTRASPARENZA E RISULTATI CONCRETI

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“Le accuse di D’Amato sulle liste d’attesa sono ingiuste e strumentali. I numeri parlano chiaro: nel Lazio siamo passati da 2,5 milioni di prestazioni nel 2022 a circa 6 milioni nel 2025. Un risultato straordinario, frutto del lavoro instancabile di medici, infermieri e operatori sanitari”.

Così la presidente della Commissione regionale Sanità e Politiche Sociali, Alessia Savo, replica al consigliere D’Amato.

Continua la Savo: “Il presidente Rocca ha scelto la via della trasparenza totale, mettendo i dati a disposizione del Ministero e mostrando anche le criticità. Nessuna lista di galleggiamento, nessun trucco: solo fatti concreti. Il Lazio sta cambiando passo. Non servono polemiche, serve riconoscere i progressi e continuare a rafforzare la fiducia dei cittadini nel nostro Servizio sanitario regionale. La verità, che D’Amato evita accuratamente di affrontare, è semplice: per anni si è preferito ricorrere a piani temporanei e campagne lampo, utili per titoli e conferenze stampa, ma incapaci di trasformare davvero il sistema. Le liste d’attesa non si riducono con gli slogan, ma con investimenti seri e strutturali: in personale, in tecnologia, in organizzazione. Sono scelte che richiedono visione, non improvvisazioni. Oggi, il Lazio sta costruendo un modello diverso: stabile, trasparente, orientato al futuro. È questo il cambiamento che i cittadini meritano e che stiamo realizzando con fatti concreti, non con parole.”

VILLE STORICHE, COMPLETATI INTERVENTI DI RESTAURO E RIQUALIFICAZIONE DI VILLA GLORI

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Roma, 18 novembre 2025 – Nel cuore del quadrante nord di Roma, tra l’Auditorium Parco della Musica e il MAXXI, il Parco di Villa Glori torna a essere protagonista grazie a un intervento di riqualificazione che coniuga storia, paesaggio e sostenibilità. Questa mattina il Sindaco di Roma Roberto Gualtieri, l’Assessora all’Agricoltura, Ambiente e Ciclo dei rifiuti Sabrina Alfonsi e il Vice Presidente del Municipio II Emanuele Gisci hanno inaugurato la conclusione della prima parte degli interventi, che rientrano nel progetto del Dipartimento capitolino Tutela Ambientale articolato in due stralci, per un investimento complessivo di circa 3,8 milioni di euro. 

La prima fase dei lavori ha permesso di recuperare e riqualificare l’intero sistema viario, intervenendo anche con opere di depavimentazione per favorire l’assorbimento delle acque piovane e migliorare la qualità ambientale dell’area. La risistemazione dei percorsi è stata progettata secondo la struttura originaria del parco pensata da Raffaele De Vico, che concepì Villa Glori come un sistema ordinato di geometrie e connessioni tra spazi simbolici. Secondo questa visione sono stati recuperati le due piazze ellittiche, la piazza del Mandorlo con la sua memoria risorgimentale e il Roccolo meditativo. Questi spazi sono stati riconnessi con l’asse dei Belvederi, il percorso che unisce i due belvederi affacciati su San Pietro e sul Tevere, dove sono stati rimossi gli strati di asfalto deteriorato e sostituiti con una pavimentazione permeabile. In linea con la Strategia di Adattamento Climatico di Roma Capitale, la nuova pavimentazione garantisce un’elevata capacità drenante e un’alta riflettanza solare, contribuendo in modo concreto alla mitigazione dell’isola di calore e all’evapotraspirazione del suolo. 

Gli interventi hanno permesso anche il completo rinnovo delle attrezzature delle aree gioco e la loro ricollocazione in un’area più idonea con l’obiettivo di coniugare la tutela del patrimonio con un uso contemporaneo e inclusivo dello spazio.

“Si tratta di un intervento organico complessivo di completa riqualificazione e oggi inauguriamo la conclusione del primo stralcio da 2 milioni di euro per la restituzione ai cittadini di Villa Glori. Abbiamo già rimosso oltre 5000 mq di pavimento, sostituendolo con materiale drenante e fruibile anche per chi ha disabilità, riqualificato la parte monumentale, piantato decine di alberi e realizzato una nuova area giochi inclusiva per bambini. Poi, grazie alla seconda fase dell’intervento, che è già partito e che prevede piantumazioni di circa 400 alberi e più di 1000 arbusti, andremo avanti con la riqualificazione vegetazionale. Era completamente degradata e abbandonata, noi abbiamo voluto lavorare per invertire la rotta e farla tornare a splendere” dichiara Roberto Gualtieri.

“Passeggiare in Villa è uno dei piaceri di Roma, che tutte e tutti i romani condividono e che i viaggiatori scoprono pian piano, come parte della routine della città” dichiara Sabrina Alfonsi. “Attraverso questi primi interventi abbiamo tolto asfalto per 4.139 mq e abbiamo realizzato nuove pavimentazioni totalmente drenanti. Inoltre, abbiamo recuperato l’acqua delle fontanelle e quella dei giochi d’acqua da destinare all’irrigazione. Un intervento importante, che può essere modello esemplare di restauro paesaggistico sostenibile, una buona pratica da replicare nelle altre ville storiche. A questo si aggiungono i lavori previsti nel secondo stralcio, che permetteranno il recupero del patrimonio vegetazionale e  indurranno la cittadinanza a fruirne con rispetto e altrettanta cura” conclude Alfonsi.

ITALIA DI NUOVO IN PERICOLO

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Prima del 1870 l’Italia, per ricordare un celebre motto, era “una espressione geografica”,  cioè non esisteva come nazione: esistevano una serie di stati e staterelli indipendenti, lontani e soprattutto assenti alle continue e secolari rivalità europee che insanguinavano e appezzentivano le genti. Il risultato di siffatta situazione di permanente belligeranza transalpina fu che l’unico e immenso patrimonio architettonico e artistico dell’Italia, realizzato anche da gran parte di questi stati indipendenti, si conservò sostanzialmente intatto fino ad oggi, laddove quello dei paesi europei  guerrafondai andò quasi totalmente cancellato e distrutto: le bombe americane del secondo conflitto mondiale completarono il feroce annientamento. Eppure l’Italia non ha capito dovutamente tale sua immeritata fortuna ancora in gran parte in piedi, a dispetto di quei cementieri che oggi con  complicità politiche deturpano  o demoliscono!

Il colmo, dopo la I guerra mondiale,  sono state le conseguenze delle ridicole e criminali velleità mussoliniane di grande paese: abbiamo già messo da parte le enormi devastazioni e rovine delle città italiane provocate dalle bombe americane principalmente:  alcuni tesori artistici ridotti in polvere: l’antico centro storico di Napoli e il Monastero di S.Chiara, addirittura gli scavi di Pompei, addirittura Roma S.Lorenzo, Firenze, Padova con il parziale annientamento della trecentesca chiesa degli Eremitani ricchissima di affreschi dell’epoca tra i quali quelli del Mantegna, a un soffio dalla Cappella di Giotto e Bologna con la ricca Basilica di San Domenico, Milano bombardata, dai Tedeschi, addirittura il Museo di Brera, perfino La Scala: ci arrestiamo con la disperazione nel cuore ricordando anche Montecassino e Cassino. Voglio richiamare alla memoria quelle famigerate parole del generale in capo delle truppe americane riferendosi all’Italia: «Stiamo per invadere un Paese ricco di storia, di cultura e d’arte come pochissimi altri. Ma se la distruzione di un bellissimo monumento può significare la salvezza di un solo soldato, ebbene, si distrugga quel bellissimo monumento.»  E’ lo stesso generale che aveva già approntato cinquecento aerei per bombardare Roma se Badoglio non si affrettava a firmare il famoso armistizio con la Germania. Giustamente, ci si può aspettare qualcosa d’altro da quelli che hanno eliminato milioni e milioni di indiani pellerossa per depredarne le terre, che per cancellare l’onta dello sfruttamento più selvaggio, lo schiavismo capitalistico, dovettero subire le distruzioni e il dissanguamento  di una guerra civile durata cinque anni: possono mai nutrire  un sentimento per l’architettura antica,  omettendo quanto architettato nel mondo dal 1945 ad oggi?

Come può la maggioranza degli Italiani accettare indifferente il turbinio continuo del nostro presidente sui palcoscenici politici internazionali, quasi sempre non solo per amore o altro del caro Zelensky quanto  sicuramente per patologico, acceso odio verso la Russia, scaturito veramente da che cosa ?  La distruzione incredibile della intera città di Gaza o quella in essere della Ucraina, non suscita terrore, e panico, al nostro presidente? Non pensa o non conosce il Campanile di Giotto, la Torre di Pisa, la Cappella degli Scrovegni, la Cappella Sistina…? Basterebbe un soffio per la fine! Con quale spirito, se consapevole, sta esponendo il nostro Paese alle minacce di rappresaglia e vendetta? Forse che l’inerzia o l’ignavia del popolo italiano sono l’approvazione di tali velleità? Siamo tornati al motto ”se avanzo, seguitemi”? Come si permette il nostro beneamato elegantissimo Presidente di mettere in pericolo la nostra unica e sola ricchezza, in connivenza con un piccolo gruppo di altri e di altre,  ”scellerati e pazzi”, come disse Papa Francesco? Le sue idee presidenziali non le consentono forse di dichiarare la neutralità e la non partecipazione a quelle contingenze politiche architettate da certi personaggi e personagge la cui sola  molla e sprone sono l’odio gratuito verso Putin e l’adorazione ipocrita e grottesca per Zelensky, con  la deferente servitù aTrump, col risultato di contribuire grazie agli armamenti  e ai soldi pubblici regalatigli, di ottenere l’ulteriore maggiore annientamento dello sfortunato paese.  Richiami alla memoria invece quelle esortazioni di quel Grande del quale dopo duemila anni ancora non se ne sono comprese la grandezza e saggezza: “Beati i pacifici e gli operatori di pace perché saranno chiamati figli di Dio,”  solo i pacifici sono chiamati figli di Dio, nemmeno gli apostoli nel Vangelo di Matteo.

E Davide Sassoli che ha lasciato scritto:”…. bisogno di Europa, di un’Europa che sia e diventi uno strumento di pace”:  non era più proficuo per lui andare a pascolare le pecore, visti i frutti e gli esiti

diametralmente opposti delle sue raccomandazioni? Anche da parte delle numerose bellicose donne del Parlamento europeo?  ‘La pace si prepara con la pace’, scrisse un  politico sinistrorso e Benedetto Croce scrisse  “…la guerra che continua il costume barbarico del sangue, delle stragi, delle crudeltà e dei  tormenti” .E infine si ricordino le angosce del Prof. Chomsky, la coscienza critica dell’America: “ci stiamo avvicinando al momento più funesto della storia dell’uomo….siamo di fronte alla eventualità  della distruzione della  esistenza umana organizzata”.

E le Ursule e Ursuli europei parlano solo di guerra e di armamenti, di abbracci  e bacetti a Zelensky e di odio  forsennato e patologico per Putin.

                                                                                   Michele Santulli

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