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Ora legale permanente? “Più sport e più aperitivi” (ma buio fino alle 8.30 in alcune regioni)

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Sima e Consumerismo no profit hanno raccolto le firme di 352 mila cittadini che vorrebbero mantenere l’ora legale tutto l’anno

di Marcella Piretti e Antonio Bravetti

ROMA – Ora legale tutto l’anno. Si riapre, per l’ennesima volta, la discussione su ora legale sì ora legale no. E così come esiste il nutrito fronte di chi vorrebbe abolire del tutto l’ora legale e passare all’ora solare permanente, c’è anche un fronte opposto che vorrebbe invece mantenere per sempre l’ora legale, tutto l’anno. Per risparmiare sulle bollette, innanzitutto. E sostiene che la maggior parte dei cittadini sarebbe d’accordo. A tornare alla carica, oggi, per chiedere il mantenimento permanente dell’ora legale sono la Sima (Società italiana di medicina ambientale) e l’associazione Consumerismo no profit. Chiedono che si studi meglio la questione, che si faccia “un’indagine conoscitiva” in Parlamento, e hanno consegnato le firme raccolte a sostegno della loro richiesta: che sono 352 mila. Tanti sono i cittadini che hanno firmato per rendere permanente l’ora legale. “E ogni giorno se ne aggiungono”, giurano Sima e Consumerismo no profit. Motivo? Non solo si eviterebbero fastidiosi problemi di salute e disturbi del sonno, ma si guadagnerebbe energia elettrica e soprattutto luce. Con tutto ciò che questo significa: più sport, più aperitivi, meno criminalità. Unico ‘neo’ della faccenda è il fatto che mantenendo l’ora legale tutto l’anno, per qualche mese l’anno in alcune regioni più a nord (come Piemonte o Valle d’Aosta) la luce arriverebbe solo intorno alle 8.30. Vabbe’. Intanto la proposta è di studiare la cosa.L’INDAGINE CONOSCITIVA

Quello che oggi formalmente hanno chiesto la Sima (Società italiana di medicina ambientale) e Consumerismo no profit è un’indagine conoscitiva in commissione Attività produttive alla Camera per verificare “i benefici del passaggio all’ora legale permanente“. Della richiesta si è fatto carico il deputato della Lega Andrea Barabotti. Per realizzare l’indagine c’è tempo fino al 30 giugno 2026, poi si dovrebbe passare alla proposta normativa e a un periodo di “sperimentazione”.“UN’ORA DI LUCE IN PIÙ AL GIORNO”

Di fatto, dunque, il leghista Barabotti si mette alla testa di “una piccola rivoluzione di buon senso che tocca trasversalmente tutti gli italiani e garantisce un’ora di luce in più ogni giorno“. In commissione potrebbero sfilare “parti sociali, rappresentanze economiche, esperti, accademici”, tutto “perché l’Italia possa assumere il miglior interesse per i nostri cittadini”. Barabotti ricorda che “l’84% dei cittadini europei si è detto favorevole” e lui è già “certo che ci siano benefici: gli Stati Uniti hanno fatto sperimentazioni e hanno avuto un calo della criminalità e dei benefici economici”, sottolinea.

LA SALUTE

Alessandro Miani, presidente di Sima, parla da medico: “Ogni volta che cambiamo l’ora andiamo a stravolgere i ritmi circadiani: abbiamo più sonnolenza, perdiamo concentrazione, aumentano gli stati depressivi e di ansietà. Alcuni soggetti più deboli portano con sé anche un incremento di infarti e ictus”. Quindi “un’ora in più di luce vuol dire più serotonina, l’ormone anti stress; vuol dire meno reati, più sport all’aperto”.

PIÙ SPORT E PIÙ APERITIVI

Luigi Gabriele, presidente di Consumerismo, si concentra più sulle motivazioni sociali. “Può apparire come un’iniziativa apparentemente folle, ma c’è un grandissimo consenso. Abbiamo raccolto 353.592 firme ma ogni giorno se ne aggiungono. Un’ora di luce vuol dire più sicurezza, più sport all’aperto, più aperitivi e anche un risparmio sulle bollette”. Ora, aggiunge, “vogliamo che sia il Parlamento ad acquisire tutte le informazioni per abrogare questa maledetta alternanza e a capire quale sia il miglior modello”.

IL BUIO IN PIEMONTE E VALLE D’AOSTA

Un problema esiste, ammette Gabriele. Con l’ora legale permanente “per due mesi l’anno, da metà novembre a metà gennaio gli abitati del nord ovest, di Piemonte e Val d’Aosta, avrebbero il buio fino alle 8.30 del mattino…”. Barabotti precisa che “tra i colleghi con cui ho parlato la percentuale dei favorevoli è intorno al 90%“, ma questa è “una posizione mia, il partito è d’accordo col promuovere l’indagine conoscitiva, ma non vogliamo politicizzare la proposta, è un’iniziativa istituzionale. Vogliamo sentire la scienza, non mettere un cappello politico”.

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Addio ad Alice ed Ellen. Sono morte a 89 anni le gemelle Kessler

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Le due donne si sono spente a Grünwald, vicino a Monaco di Baviera

ROMA – Sono morte a 89 anni le gemelle Kessler. Le due donne si sono spente a Grünwald, vicino a Monaco di Baviera. A lanciare la notizia nel pomeriggio è stato il quotidiano tedesco Bild.

Il duo artistico che ha spopolato in Italia era nato il 20 agosto 1936 a Nerchau. Indimenticabili brani come “Da-Da-Umpa” e “La notte è piccola per noi”.  Inseparabili nella vita e sul palco, Alice ed Ellen avevano espresso a Bild il desiderio che le loro ceneri fossero mischiate a quelle della madre Elsa e a quelle del cagnolino Yello.

fonte «Agenzia DIRE» e l’indirizzo «www.dire.it»

Minaccia di gettarsi da un parapetto sui Fori Imperiali, messo in salvo

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Un uomo in difficoltà abitativa, intervenuta capo segreteria Giulia Tempesta

OMA – Un uomo in difficoltà abitativa e in evidente stato di alterazione ha minacciato di gettarsi da un parapetto nell’area dei Fori Imperiali. La situazione è stata immediatamente gestita dagli operatori dell’Ares 118, dai Vigili del Fuoco, dalla Polizia Locale e dalla Sala Operativa Sociale di Roma Capitale, e si è temporaneamente risolta grazie all’intervento della Capo Segreteria del Sindaco, Giulia Tempesta. L’uomo è stato accompagnato dai servizi sociali in una tensostruttura dove sarà preso in carico. Con il supporto del Dipartimento Patrimonio e Politiche Abitative presenterà la domanda per l’accesso alla casa popolare e l’inserimento in graduatoria.

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Sinner ha battuto pure la Nazionale: record di ascolti in tv

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La Finale delle Atp Finals ha registrato 7 milioni di spettatori, con uno share superiore a quello dell’Italia di Gattuso in prima serata

ROMA – Nemmeno a dirlo, Sinner ha vinto e la Nazionale ha perso. Anche in tv, non bastasse il campo. I dati aggregati della total audience (cioè da tv, pc, smartphone e tablet) non mentono e tradiscono il sospetto che il sorpasso non sia solo un evento episodico. Di eccezionale, semmai, è il protagonista. Sinner ha tenuto incollati alla tv circa 7 milioni di spettatori, per la sua finale delle Atp Finals con Alcaraz.

Talmente forte da battere anche se stesso, il suo precedente record di share: il 36,5% ha superando la finale 2023 delle Finals di Torino, contro Djokovic: “appena” 6,7 milioni, su Raiuno.
Stavolta, su Raidue, dalle 18.15 alle 20.29, ha registrato 5.550.000 spettatori, con il 29% di share. Su Sky invece 1.458.000 spettatori, il 7,5% di share e 2,6 milioni i contatti unici.

E la povera Italia di Gattuso? Stessa domenica, con un leggero fuso orario, in prima serata Italia-Norvegia ha totalizzato 7,5 milioni di spettatori su Raiuno, sempre in total audience. Ma Sinner ha portato a casa uno share superiore: 36,5% contro 34%. Sinner non si batte.

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Tratta di esseri umani e caporalato: 1,80 euro l’ora e condizioni sanitarie pessime. Tre arresti a Catania

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Gli arresti, eseguiti con la collaborazione del commissariato di Caltagirone, hanno riguardato un 54enne, un 52enne e un 56enne

di Salvo Cataldo

PALERMO – Tre arresti a Catania per tratta di esseri umani, intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro. Le misure cautelari sono state eseguite dalla polizia in esecuzione di un’ordinanza del gip del tribunale etneo, che ha accettato la richiesta della Procura guidata da Francesco Curcio.

Gli arresti, eseguiti con la collaborazione del commissariato di Caltagirone, hanno riguardato un 54enne, un 52enne e un 56enne. L’indagine è nata dal racconto di una delle vittime, di origine marocchina: l’uomo, era stato indotto dal 52enne a trasferirsi dalla Francia a Ramacca, in provincia di Catania, con la promessa di un lavoro stabile. Una volta giunto in Sicilia, però, era stato reclutato nella fattoria del 54enne che lo ha sfruttato con paghe da fame e condizioni di lavoro del tutto illegali. A fronte di un impiego giornaliero già spropositato di circa 14 ore, la vittima ha percepito nei primi mesi un compenso di 550 euro mensili (1,26 euro l’ora), progressivamente aumentato a 650 euro (1,49 euro l’ora) ed infine ad 800 (1,84 euro l’ora).
“Importi assolutamente iniqui – riferiscono dalla procura di Catania – rispetto a quelli previsti dall’ultimo contratto collettivo provinciale di categoria, che prevede una retribuzione oraria pari a 8,9 euro l’ora”.

Le indagini hanno permesso anche di verificare le pessime condizioni igienico sanitarie e di sicurezza dei luoghi di lavoro. La vittima, inoltre, era costretta ad alloggiare in uno stabile fatiscente, infestato da topi, attiguo al deposito del mangime per gli animali, senza riscaldamento né servizi igienici, e a lavarsi solo attingendo l’acqua con un contenitore da un sito di raccolta esterno. La vittima, per evitare che si recasse in ospedale a causa di una scesso sul collo, era stata costretta a subire anche un trattamento sanitario con un ago riscaldato. Una situazione che, secondo la procura di Catania, vede coinvolti i tre arrestati.
“Le condotte di sfruttamento lavorativo contestate al 54enne sono state contestate anche agli altri due indagati – rileva la Procura -. Il 52enne perché concorreva all’instaurazione del rapporto di lavoro a condizioni di gravissimo sfruttamento e il 56enne perché assumeva il ruolo di intermediario all’interno dell’azienda agricola, occupandosi di gestire i lavoratori reclutati nel corso della prestazione lavorativa, nell’attività di disbrigo pratiche, svolgendo un ruolo di guardiano teso ad impedire che i lavoratori non abbandonassero il posto di lavoro, nonostante la consapevolezza delle condizioni degradanti cui erano sottoposti”.A tutti gli indagati viene inoltre contestata l’aggravante di aver commesso il fatto nei confronti di un numero di lavoratori pari o superiore a tre, mentre al solo 54enne l’aggravante di aver adoperato violenza e minaccia indiretta: avrebbe fatto assistere il lavoratore all’abbattimento di alcuni cani solo perché gli animali non gli avevano obbedito. In un caso, come riferito da una delle vittime dello sfruttamento, il 54enne, per rendere palese la sua crudeltà, aveva persino trascinato il cane, ferito e ancora agonizzante, legandolo con una corda alla propria auto.
Al 54enne e al 56enne viene contestato lo sfruttamento lavorativo anche di un altro lavoratore, anche lui di origini marocchine, sorpreso a lavorare nelle stesse condizioni per paga, orari e mancato rispetto in materia di sicurezza e igiene.

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Bambole per il sesso in vendita a Modena, costano fino a 4.000 euro. È polemica

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Le bambole iper realistiche in vendita in un sexy shop di Modena fanno discutere: “Donne ancora viste come oggetti, così si rafforzano gli stereotipi”, dice la portavoce delle Donne democratiche

di Mattia Caiulo

MODENA – A Modena, in vista del 25 novembre (giornata contro la violenza sulle donne), fa discutere l’apertura di un nuovo sexy shop in cui saranno messe in vendita bambole per il sesso iper realistiche. Il prossimo 22 novembre, infatti, la società start up “Sintwin”, ha deciso di inaugurare un negozio fisico vicino alla stazione ferroviaria dove per ora saranno solo esposti 13 modelli di bambole, tutte realizzate in silicone medicale o Tpe di ultima generazione, con scheletro interno articolato e possibilità di integrazione futura con sistemi di intelligenza artificiale. L’acquisto potrà avvenire solo online tramite QR Code e i clienti avranno la possibilità di personalizzare quella prescelta.

Il prezzo di una “sex doll”, modellata per somigliare il più possibile a un essere umano, va dai 1.500 ai 4.000 euro. La portavoce della Conferenza delle Donne democratiche Patrizia Belloi e la segretaria della Federazione provinciale del Partito democratico di Modena Marika Menozzi, stigmatizzano però l’iniziativa commerciale.

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“Ogni giorno- commentano- le donne italiane si trovano a combattere contro una cultura che le oggettifica e svilisce. L’apertura di un negozio di bambole sessuali iperrealistiche a Modena è un esempio lampante di come il mercato si adatti alle nuove sensibilità, senza però cambiare la sostanza: le donne sono ancora viste come oggetti del piacere, merce in vendita“.Per Belloi e Menozzi, “la vendita di questi prodotti non è una questione di libertà individuale, ma di cultura e di potere. È un modo per perpetuare l’idea che le donne siano subordinate agli uomini e che il loro corpo sia a disposizione per il piacere maschile”. Inoltre le dem rifiutano “la narrazione secondo cui queste bambole siano un modo per prevenire gli abusi o soddisfare un bisogno di relazione e contatto emotivo. Sono invece un modo per rafforzare gli stereotipi e le discriminazioni contro le donne”. Per questo le democratiche chiedono alle istituzioni “di prendere posizione contro l’apertura di questo negozio e di sostenere le donne nella loro lotta per l’uguaglianza e la dignità”.

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L’incidente a Milano: un autista era senza patente, l’altro positivo al test antidroga. Il 19enne morto mentre il padre tentava di salvarlo

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STATALE 16 INCIDENTE MORTALE AUTO DELLA POLSTRADA INDICATORE LUMINOSO INCIDENTE

Sul Suv restano aperte molte domande: chi abbia formalmente noleggiato il veicolo; se la documentazione fosse completa; se la potenza del mezzo fosse stata valutata correttamente dalla società di noleggio

di Piero Bonito Oliva

ROMA – È dalle immagini registrate all’alba di domenica e dalla voce di un testimone che gli inquirenti hanno ricostruito il nome della persona che, secondo la polizia locale, era al volante del Mercedes Brabus distrutto in viale Fulvio Testi.

Un ventenne senza patente, inizialmente mescolatosi tra i soccorritori, convinto forse di poter confondere gli agenti. Le riprese delle telecamere e la testimonianza di un medico di passaggio hanno però rivelato un’altra storia: quel ragazzo era alla guida.

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Il testimone, un dottore diretto all’ospedale Niguarda, si è fermato per prestare aiuto ai feriti mentre la pioggia batteva forte sull’asfalto. È stato lui, poco dopo l’impatto, a indicare agli agenti la presenza del ventenne nel posto di guida, smentendo la versione che il giovane aveva tentato di accreditare.LA RICOSTRUZIONE

Quando i soccorritori sono arrivati, il Suv era ridotto a due tronconi: il telaio proiettato nell’aiuola centrale, la parte anteriore capovolta sulla carreggiata. I detriti erano sparsi per oltre cento metri e l’odore di benzina si mescolava al fumo di un principio d’incendio domato in pochi istanti.

All’interno del veicolo c’erano quattro amici. Tra loro Pietro Silva Orrego, 19 anni, figlio di un cardiochirurgo milanese. È stato trasportato al Niguarda in condizioni disperate. Il padre si trovava già in ospedale per il turno di lavoro e ha assistito agli ultimi tentativi di salvarlo. Il ragazzo è morto nel pomeriggio, dopo ore di interventi e manovre estreme.

Accanto a lui una 30enne, tuttora in condizioni molto gravi. Il quarto occupante del Suv, un 23enne, è rimasto ferito ma non in pericolo di vita. Sull’altra vettura, una Opel Corsa, un uomo di 32 anni rimasto contuso ma cosciente.

LA DINAMICA DELL’INCIDENTE

Secondo le prime ipotesi, il Suv proveniva dalla periferia e procedeva verso il centro quando si è scontrato con la Corsa. Da chiarire restano la dinamica precisa, l’eventuale mancata precedenza o un semaforo non rispettato. L’uomo alla guida dell’utilitaria è risultato positivo a un pre-test antidroga: saranno gli esami tossicologici a stabilire quando sia avvenuta l’assunzione.

Sul Suv, invece, restano aperte molte domande: chi abbia formalmente noleggiato il veicolo; se la documentazione fosse completa; se la potenza del mezzo – molto superiore a quella di un’auto comune – fosse stata valutata correttamente dalla società di noleggio.

I cellulari dei quattro giovani sono stati sequestrati per verificare se, al momento dell’incidente, qualcuno stesse girando video o usando il telefono.

LA MESSINSCENA DEL FALSO SOCCORRITORE

Dopo l’impatto, il ventenne sarebbe uscito quasi illeso dal Suv. Poco dopo si sarebbe presentato agli agenti con i vestiti macchiati di sangue e una scarpa mancante, raccontando di essere sceso da un tram per aiutare i feriti. L’assenza del suo volto sui filmati del tram e il ritrovamento della scarpa nell’abitacolo hanno però smentito la versione nel giro di poche ore. La testimonianza del medico ha completato il quadro. La procura valuterà ora quali contestazioni muovere al ragazzo, alla luce della morte del 19enne e del quadro emerso nelle prime 48 ore di indagini.

 fonte «Agenzia DIRE» e l’indirizzo «www.dire.it»

Frana di fango nel goriziano: una persona estratta viva dalle macerie. Si cercano due dispersi

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Allerta meteo in Friuli Venezia Giulia prorogata fino alle 12 di martedì

TRIESTE – Alle prime luci dell’alba, dopo ore di pioggia intensa, a Brazzano di Cormons (Gorizia), in Friuli Venezia Giulia, una porzione del Colle San Giorgio ha ceduto, precipitando sulle abitazioni. I media locali riferiscono di una persona estratta viva da sotto le macerie e trasportata d’urgenza all’ospedale di Udine con la frattura di una gamba. Si stanno cercando anche due dispersi: un tedesco di 35 anni e una donna di 80 anni. Sul posto sono intervenuti immediatamente Vigili del Fuoco, Protezione Civile, ambulanze e squadre specializzate USAR. Le operazioni sono rese difficili dalla grande quantità di fango e detriti che ha invaso la zona e che continua a rendere instabile l’intero fronte della frana.“Le piogge di questa notte hanno causato gravi danni e problemi su tutto il nostro territorio. C’è una massiccia presenza di forze dell’ordine, vigili del fuoco, protezione civile che lavorano incessantemente- scrive sui social il sindaco di Cormons, Roberto Felcaro– Prestate molta attenzione quando vi mettete in auto perché alcune strade risultano ancora allagate e altre sono piene di detriti. Ho disposto la chiusura delle scuole per la giornata di oggi considerate le condizioni di viabilità e di rischio. Ci stiamo tutti adoperando per fronteggiare al meglio la situazione”.CANI, SPECIALISTI E UN ELICOTTERO CERCANO I DISPERSI DI CORMONS

Sono stati 250 gli interventi effettuati finora per il maltempo in Friuli Venezia Giulia, con 242 vigili del fuoco impegnati. Lo riporta la protezione civile nazionale. Sui due dispersi di Cormons, nel goriziano, dove una frana ha coinvolto tre edifici, alla ricerca di un’anziana e del giovane che aveva tentato di aiutarla, entrambi dispersi, sono sul campo gli specialisti Usar (Urban Search And Rescue), unità cinofile dei vigili del fuoco, mentre un elicottero si è alzato dal Reparto Volo di Venezia.
I vigili del fuoco stanno poi operando con natanti leggeri e l’elicottero del Reparto Volo di Venezia nell’abitato di Versa, frazione di Romans d’Isonzo, dove ci sono 300 persone da evacuare a seguito dell’esondazione del fiume Torre.
La maggior parte degli interventi si registra in provincia di Udine, con i comuni di Palmanova, Trivignano Udinese e Manzano particolarmente colpiti. Decine le operazioni svolte finora per soccorrere autisti in difficoltà, persone bloccate in casa dall’acqua, allagamenti e smottamenti.
Da Lombardia, Veneto e Emilia Romagna sono giunte squadre specializzate nel soccorso alluvionale e moduli dotati di idrovore ad alto pompaggio per supportare i comandi locali nelle operazioni di soccorso.SOCCORRITORI LOTTANO SUI DUE DISPERSI A CORMONS, FEDRIGA SPERA

“Stiamo seguendo con attenzione, abbiamo la situazione a Cormons che è quella più critica. Ci sono ancora due persone che non sono state recuperate: una signora anziana, in più, dalle notizie che ci giungono, questo trentenne che ha cercato di aiutarla. Stanno lavorando i vigili del fuoco e ci auguriamo che possa finire nel migliore modo possibile e vengano recuperate, come la terza persona che fortunatamente sono riusciti a recuperare”.
Così il governatore del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, commenta la frana che ha coinvolto un edificio vicino a Cormons (Gorizia), a seguito dall’ondata di maltempo che sta interessando la regione.
“Abbiamo situazioni di allagamento ed emergenza in una vasta area che va da Palmanova (Udine), a Manzano, a Cormons, Romans (Gorizia) con due torrenti esondati– continua il governatore-, ma soprattutto tutta l’area orientale della regione è quella maggiormente colpita. Oggi la situazione dovrebbe, nel pomeriggio, andare in miglioramento. Noi staremo vicino alla popolazione concretamente, anche nella legge di bilancio cercheremo di affrontare le prime necessità con un intervento anche di carattere finanziario”, conclude Fedriga.“Proroghiamo l’allerta la cui scadenza era fissata alle 12 di oggi, dichiariamo l’emergenza regionale e chiediamo la mobilitazione nazionale per avere il supporto delle altre Regioni: la priorità però ora sono le persone, con i due dispersi a Brazzano di Cormons, che speriamo di poter ritrovare al più presto e in buone condizioni, e i trecento residenti di Versa dove è esondato il Torre”.
Così in una nota l’assessore regionale alla Protezione civile del Friuli Venezia Giulia, Riccardo Riccardi, dalla sala operativa della Protezione civile a Palmanova (Udine) che coordina i soccorsi a seguito del maltempo che ha investito la regione, in particolare i comuni di Cormons e Romans d’Isonzo (Gorizia).
“La situazione è impegnativa- sottolinea-: le trecento persone di Versa devono trovare una sistemazione per le prossime ore e per questo siamo in contatto con i sindaci e stiamo allestendo palestre con brandine in spazi riscaldati e con pasti che vengono organizzati in questi minuti dall’Ana (associazione nazionale Alpini, ndr)”.
Riccardi, che ha sorvolato in elicottero le aree critiche, sottolinea che il maltempo era atteso, “ma non con questo impatto e con queste conseguenze e ciò è dovuto allo scirocco: ha trattenuto la velocità e lo spostamento della perturbazione”, conclude.

SALVATO UN UOMO FINITO IN UN FOSSATO, UN OSPEDALE INVASO DALL’ACQUA

Durante la notte, anche a Cascina Rinaldi, i vigili del fuoco hanno tratto in salvo anche un anziano rimasto bloccato nella sua auto finita in un fossato. Anche all’ospedale di Palmanova si registrano gravi criticità: gli scantinati sono stati invasi da circa mezzo metro d’acqua, costringendo il personale a intervenire per mettere in sicurezza locali e apparecchiature. Non ci sono rischi per i reparti né per i pazienti, ma i disagi rimangono considerevoli.

Secondo quanto riporta Udine Today, “la perturbazione ha colpito con violenza eccezionale la zona tra Palmanova, Manzano, San Giovanni al Natisone, Cormons e Prepotto, dove dalla serata di ieri fino alle 6 di questa mattina sono caduti circa 200 millimetri di pioggia. Sul resto della regione le precipitazioni sono state meno intense, ma la pioggia è proseguita ovunque, con particolare enfasi sulla fascia orientale”.

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Sanità, Giuliano (UGL): “Restituzione straordinari è una vergogna”

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Roma, 17 novembre 2025 – La richiesta di restituzione degli straordinari da parte di alcune aziende sanitarie è una vera e propria umiliazione per migliaia di operatori del Servizio Sanitario Nazionale. UGL Salute denuncia un attacco ingiustificato a professionisti già sottopagati e costretti a reggere sulle proprie spalle un sistema che senza di loro collasserebbe.

Secondo l’Agenzia delle Entrate, con la Risposta n. 272/E del 27 ottobre 2025, non rientrano nel beneficio fiscale le ore di straordinario in pronta disponibilità con richiamo in servizio e quelle svolte per attività elettorali. Una interpretazione restrittiva che ha aperto la strada a ricalcoli e trattenute fino a 1.500 euro, colpendo anche arretrati contrattuali e tredicesime.

“È scandaloso – afferma Gianluca Giuliano, segretario nazionale UGL Salute – che invece di incentivare chi lavora giorno e notte per garantire cure e assistenza, si scelga di vessare ulteriormente infermieri e OSS. Questi professionisti, già malpagati e logorati da turni massacranti, vengono trattati come bancomat da cui attingere risorse. È un’ingiustizia che non possiamo accettare.”

UGL Salute chiede la sospensione immediata delle richieste di restituzione e annuncia battaglia in tutte le sedi opportune. “Il CCNL non distingue tra tipologie di straordinario – conclude Giuliano – e non può essere l’Agenzia delle Entrate a decidere di penalizzare chi garantisce il diritto alla salute. Basta con le beffe: i lavoratori della sanità meritano rispetto, stipendi dignitosi e riconoscimento, non ulteriori tagli e umiliazioni.”

Lavoro, Tiso(Accademia IC): “Realtà in evoluzione tra cautela e interesse”

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Lavoro, Tiso(Accademia IC): “Realtà in evoluzione tra cautela e interesse”

“Il lavoro nel metaverso è già una realtà in evoluzione: aziende come Meta e Microsoft lo usano per riunioni, formazione e design, mentre nella sanità si applica già a chirurgia virtuale, supporto psicologico e formazione medica. Eppure fino a pochi anni fa, parlare di metaverso sembrava fantascienza. Oggi, invece, è una delle frontiere più interessanti del mondo del lavoro. Non si tratta solo di videogiochi o avatar colorati: il metaverso è uno spazio virtuale dove si può davvero lavorare, incontrarsi, formarsi e persino curarsi. Immaginare di partecipare a una riunione in un ufficio virtuale, dove ognuno è rappresentato da un avatar, oppure di seguire un corso di formazione immersivo, camminando tra modelli 3D e simulazioni interattive. Questo è il lavoro nel metaverso: un’esperienza che unisce tecnologia, creatività e nuove modalità di collaborazione. Insomma, si stanno aprendo scenari affascinanti: da una parte, ci permette di lavorare da qualsiasi parte del mondo, di incontrare colleghi in ambienti virtuali, di formarsi in modo immersivo e di sperimentare nuove forme di creatività. È una rivoluzione che può offrire grandi opportunità, soprattutto per chi è curioso, flessibile e pronto a reinventarsi. Ma non è tutto oro. Il metaverso è ancora in fase di costruzione: molte piattaforme sono instabili, i dispositivi costosi, e l’accessibilità non è garantita per tutti. Inoltre, lavorare in ambienti virtuali può creare nuove forme di isolamento, affaticamento digitale e problemi legati alla privacy e alla sicurezza dei dati. In definitiva, il lavoro nel metaverso non è una soluzione magica, ma uno strumento in più. Può essere utile, stimolante e innovativo, ma va integrato con intelligenza, attenzione e senso critico. Il futuro del lavoro sarà probabilmente ibrido: un mix tra reale e virtuale, tra presenza fisica e connessione digitale. E starà a noi trovare il giusto equilibrio”.

Così, in una nota stampa, Carmela Tiso, portavoce nazionale Accademia Iniziativa Comune e presidente della associazione Bandiera Bianca.

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