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Violenza di genere, Tiso(Accademia IC): “È preoccupante anche on line”

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Violenza di genere, Tiso(Accademia IC): “È preoccupante anche on line”

“La violenza di genere sta conquistando purtroppo nuove forme e nuovi spazi. Non si verifica più solamente tra le mura domestiche o nei luoghi fisici del quotidiano: oggi si manifesta anche – e sempre più spesso – nel mondo digitale. Social network, piattaforme di messaggistica e forum online sono diventati terreno fertile per insulti, ricatti e forme di controllo e aggressione, che colpiscono in modo sproporzionato le donne. Secondo i dati diffusi dalle Nazioni Unite, una donna su tre tra i 18 e i 35 anni avrebbe subito almeno una forma di violenza online. E, nel nostro paese, l’Osservatorio Nazionale sulla Violenza di Genere registra un incremento costante dei casi. Le tipologie più frequenti sono il revenge porn, il cyberstalking, le minacce sessiste e la diffusione non consensuale di immagini intime. Il nostro paese è intervenuto nel 2019 con l’introduzione dell’articolo 612-ter del Codice penale, che punisce la diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti con pene fino a sei anni di reclusione. Una legge che ha rappresentato senz’altro un passo avanti, ma che forse avrebbe bisogno di essere rafforzata. Oltre a questo, la violenza digitale di genere non è solamente un reato: è una violazione dei diritti fondamentali. Colpisce la libertà, la privacy e la partecipazione delle donne nello spazio pubblico, costringendole spesso al silenzio o all’autocensura. Combatterla vuol dire non soltanto punire chi agisce, ma anche proteggere chi parla. Perché internet può rappresentare un vero luogo di libertà solo se diviene, prima di tutto, un spazio di rispetto”.

Così, in una nota stampa, Carmela Tiso, portavoce nazionale Accademia Iniziativa Comune e presidente della associazione Bandiera Bianca.

Arte contemporanea e identità locale si incontrano all’Ara Maris

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Giulia Mangoni realizza un murales unico per valorizzare la memoria e l’identità di Sorrento

La pittrice Giulia Mangoni realizzerà un murales site-specific nello spazio che collega la lobby al ristorante Cora Bistrot dell’Hotel Ara Maris, trasformando questa area di passaggio in un’esperienza visiva unica e coinvolgente. Nei giorni precedenti l’opening ufficiale, previsto per il 9 novembre 2025, l’artista porterà in vita un’opera murale ispirata al suo quadro “Casa sul Lago”, utilizzando il proprio linguaggio artistico per intrecciare memoria, identità e paesaggio locale. Questo intervento, pensato come un lascito permanente, arricchirà l’ambiente dell’Ara Maris con un segno contemporaneo che valorizza e dialoga armoniosamente con l’unicità del territorio di Sorrento, creando così un ponte tra ospitalità di lusso e cultura artistica.

Il progetto prende spunto dal quadro “Casa sul Lago” (90x70cm, olio su lino) dell’artista, e nasce con l’intento di fondere l’arte contemporanea con l’identità e il paesaggio del territorio di Sorrento. L’Hotel Ara Maris, noto per la sua raffinata eleganza e il design attento al dettaglio, privilegia l’integrazione di opere d’arte all’interno dei suoi spazi, riconoscendo il valore culturale e sensoriale che queste apportano all’esperienza degli ospiti. Il murales rappresenta un intervento su misura e permanente, capace di valorizzare lo spazio che connette la hall alla sala ristorante creando un dialogo visuale armonioso con l’ambiente circostante, in continuità con la filosofia dell’hotel di promuovere l’arte come elemento di autentica identità e ospitalità di lusso.

Giulia Mangoni è un’artista il cui lavoro si concentra sull’etica del ritorno e sulle dinamiche di memoria e identità legate ai luoghi. Attraverso la pittura e interventi site-specific, esplora la relazione tra arte e territorio, consolidando con questa opera un legame duraturo con il contesto locale.

Giulia Mangoni

Giulia Mangoni (Isola del Liri, 1991) è un’artista contemporanea la cui formazione accademica include studi presso la School of Visual Arts di New York (MFA 2019) e il City Guilds of London Art School (BA Hons, 2014). Ha ricevuto numerosi premi, tra cui il Combat Prize for Painting 2023 e il Premio Lissone 2021. La sua attività espositiva è ricca e internazionale, con mostre personali e collettive in Italia, Regno Unito, Stati Uniti, e altri paesi. Il suo lavoro è caratterizzato dall’approfondimento delle memorie territoriali e dall’integrazione di elementi culturali nei suoi interventi site-specific. Oltre alla pittura, Mangoni si dedica alla curatela e a workshop artistici, contribuendo attivamente alla scena contemporanea.

VisitTuscia Expo propone strategie di turismo e commercio per un futuro sostenibile

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Vincenzo Peparello

Viterbo, Bassano in Teverina, Castiglione in Teverina, Marta, Canino e Cellere presentano le loro preziosità per la promozione turistica della Tuscia

La Tuscia è un’area dell’Italia centrale, prevalentemente della provincia di Viterbo, nota per i suoi paesaggi naturali e il ricco patrimonio storico e culturale etrusco. Per far conoscere le realtà locali di un territorio con forte vocazione agricola, culturale, naturalistica e turistica agli operatori dell’informazione, nei giorni scorsi si è svolto un press tour itinerante che ha consentito di visitare: Viterbo, Bassano in Teverina, Castiglione in Teverina, Marta, Canino e Cellere. Sono state presentate le realtà locali, piccole e medie imprese che sono il motore dello sviluppo turistico e commerciale, a volte con potenzialità inespresse che – opportunamente sostenute – potrebbero creare occasioni di sviluppo per il territorio e le aziende che vi operano, spesso portatrici di valore aggiunto. L’iniziativa è stata promossa da VisitTuscia Expo e si inquadra nel contesto degli altri eventi organizzati nel corso dell’anno. L’iniziativa si inquadra, come le precedenti, nell’ambito delle strategie delineate dal Documento Strategico di Programmazione (DSP) 2023-2028 e dal Documento di Economia e Finanza Regionale (DEFR 2025-2027) che si pongono come fine la promozione del turismo sostenibile, la valorizzazione delle eccellenze locali e il rafforzamento dell’attività regionale. Nel corso degli incontri sono emerse idee progettuali che potrebbero essere realizzate prossimamente.

Viterbo

Nella sua bottega di ceramiche Daniela Lai ha dimostrato come l’artigianato di qualità, in un contesto ad elevata espressione storico-culturale come il centro medievale della città, possa creare un’occasione per uno sviluppo di nuove forme di richiamo turistico. La bottega è anche un laboratorio dove si tengono corsi per sviluppare la nobile arte della pittura su ceramica. Nel centralissimo ristorante Piazza, il cui nome si ispira proprio al concetto di piazza, ovvero il luogo dove ci si incontra per discutere i fatti del giorno e raccontarsi, a dispetto dell’apparenza, è possibile degustare piatti e prodotti della tradizione viterbese a cominciare da una eccellente “zuppa di ceci e castagne” che il giovane titolare Andrea Ragonesi interpreta in maniera sublime.

Bassano in Teverina

Pino Mandica, titolare dell’Osteria del Drago e di altre strutture ricettive, è stato scelto per rappresentare l’esempio più lampante di come organizzare e proporre un sistema d’offerta territoriale integrato, articolato e funzionale sia per i residenti che per i turisti. A Bassano, l’impegno della Rete d’Impresa “La Torre”, grazie anche al suo manager, Francesco Giacobone, è teso a valorizzare le attività produttive, turistiche, commerciali e culturali presenti nel paese, così come a contribuire ad accrescere l’immagine e la qualità dell’offerta globale dell’area, le sue risorse e le sue potenzialità.

Castiglione in Teverina

Terra di vino e memoria agricola, è la Strada del Vino della Teverina a delineare un percorso enogastronomico che unisce aziende agricole, cantine storiche e tradizioni radicate. Le realtà produttive del territorio trovano qui una delle massime espressioni nell’antica norcineria Morelli che offre una qualificata selezione di prodotti tipici della tradizione norcina laziale. Il cuore pulsante del borgo rimane il MUVIS, il Museo del Vino e delle Scienze Agroalimentari più grande d’Europa, ospitato nelle affascinanti cantine ottocentesche del conte Vaselli. La visita rappresenta un’esperienza sensoriale e culturale unica, che celebra il legame profondo tra uomo e terra.

Marta

L’attività peschereccia, ancora in auge, è il fulcro della comunità locale anche se si notano i segni dei cambiamenti. Da qualche tempo la pesca non viene più intesa soltanto come attività economica e commerciale, ma anche turistica, capace di attrarre con le sue Sagre (del “Lattarino”) e Feste (del “Pescatore”) molti turisti. Manifestazioni quest’ultime che vivono dell’opera instancabile di Giuliano Rocchi, personaggio straordinario che dedica allo sviluppo turistico del territorio tutta la sua disponibilità e il suo sapere. Da segnalare, inoltre, alcune piccole imprese che si dedicano alla viticoltura per la produzione del vino “Cannaiola”, una specificità unica del territorio.

Canino

La cittadina con i suoi 700 ettari di oliveti è conosciuta come la Città dell’Olio per la sua produzione di olio extravergine di oliva, un prodotto di qualità assoluta certificata dal marchio DOP. Un ruolo determinante è rivestito dall’Oleificio Sociale Cooperativo di Canino, impegnato nella lavorazione esclusiva delle olive colte dai propri soci negli oliveti del comprensorio sociale di produzione. Ma non mancano imprenditori locali che hanno dedicato all’industria olearia tutta la loro vita come la famiglia Archibusacci che dal 1886 si dedica alla coltivazione e alla molitura degli olivi.

Cellere

L’Azienda Agricola Biologica Lotti, sempre attenta alla qualità dei suoi prodotti, è proiettata al raggiungimento di nuovi e più importanti traguardi, è stata questa l’ultima tappa di questo straordinario tour sensoriale.

Al termine della manifestazione, il Presidente della DMO Expo Tuscia, Vincenzo Peparello, si  è dichiarato estremamente soddisfatto degli obiettivi raggiunti soprattutto per quanto concerne la valorizzazione delle eccellenze locali e il rafforzamento dell’attrattività territoriale: ≪Uno degli aspetti più importanti della mission della DMO (Destination Management Organization)  è il settore dell’enogastronomia, con il  bando con cui sono state formate le DMO, grazie a un bando regionale che prevedeva l’individuazione di una serie di cluster  che dovevano essere poi sviluppate. Abbiamo scelto oltre all’ambiente, il territorio, la ruralità e l’enogastronomia. La provincia di Viterbo, la Tuscia, sono ricche di eccellenze di produzioni agroalimentari. La DMO nasce da un partenariato pubblico-privato insieme alla Camera di Commercio, alla Regione e anche ad altri Enti, abbiamo dedicato molta attenzione e abbiamo fatto conoscere quelle che sono le produzioni locali. Abbiamo tantissime DOP e negli ultimi anni abbiamo registrato una crescita importante di aziende che si sono dedicate all’agroalimentare. Molte di queste aziende sono condotte da giovani, in prevalenza con presenza femminile, con personale qualificato, questo è molto importante per lo sviluppo con ricadute in termini socio-economiche per il territorio≫. Dunque si è avviato un nuovo e più stimolante modello operativo per uno sviluppo partecipativo del territorio. ≪ Aver coinvolto in questo nuovo processo imprenditori, commercianti, artigiani e professionisti –  ha concluso Peparello – non può che giovare alle imprese e alle attività commerciali per il semplice fatto che operano in sinergia fra loro e con le amministrazioni comunali. Ma l’aspetto più rilevante è la trasmissione dei saperi dalle vecchie alle nuove generazioni per non far morire ma, anzi, rigenerare e rinvigorire le esperienze lavorative dei nostri padri≫.

Harry di Prisco

Non c’è turismo senza una corretta segnaletica

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Piglio, I turisti transitano ma non trovano indicazioni per raggiungere i siti d’interesse

Esistono regole basilari,  per dar vita ad un turismo concreto e di qualità, una di queste è avere sul territorio comunale una segnaletica chiara e corretta, che aiuta i visitatori a migliorare l’esperienza complessiva, trasmettendo agli stessi  un senso di cura e organizzazione, migliorando la percezione del paese. Purtroppo è un dato inconfutabile che a Piglio vi è una segnaletica carente e fatiscente, ciò contribuisce al fatto che tanti turisti si affidano a Google maps, che da loro indicazioni sbagliate, o mostrando il percorso più complicato. Eppure in più circostanze anche dal nostro giornale è stata sollevata questa problematica, ma come tante è stata riposta nel cassetto del dimenticatoio dell’Amministrazione Felli. Basterebbe poco, come  installare una segnaletica stradale corretta che accompagni il visitatore fino al luogo  che si vuole raggiungere,  e inviare anche  una notifica di correzione a google maps, probabilmente il Sindaco Mario Felli, il delegato al turismo Marco Mazzucchi, sono molto impegnati in altre attività, e non hanno tempo! Però se si vuole fare promozione del territorio,  come più volte sottolineato dagli amministratori pigliesi, bisogna partire dall’ “abc del fare turismo” e questo comprende avere una segnaletica chiara e corretta. Intanto c’è chi vuole raggiungere la big banch (nedlla foto), un sito altamente attrattivo a cui si accede dalla pista ciclabile,  non esistendo alcuna segnalazione ci si affida a  mappe interattive che conducono fino al fontanile in località Vallalta e da li si continua  lungo un sentiero montano  in salita  pieno di sterpaglie e roghi,  che non conduce da nessuna parte. C’è chi invece dal Santuario della Madonna delle Rose viene condotto nella strettissima strada interna per giungere il centro del paese. Per fare turismo è fondamentale una segnaletica stradale corretta, per guidare i visitatori verso siti di interesse, migliorare la sicurezza e rendere più agevole il loro soggiorno. La segnaletica direzionale turistica deve essere chiara, intuitiva e ben mantenuta, e ciò contribuirà ad ottenere piacevoli consensi da parte dei visitatori che apprezzeranno l’impegno amministrativo e l’efficienza del paese. Se il Sindaco Mario Felli o il consigliere delegato Marco Mazzucchi, vogliono intervenire al riguardo saremo lieti di conoscere il loro punto di vista ed eventuali iniziative su tema.

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Alimentazione. 90% ragazzi attenti al cibo, 4 su 10 no al novel food, per 1 su 6 agricoltura lavoro del futuro – L’INDAGINE PIEPOLI/CONFEURO

È quanto emerge dall’indagine “Agri Under 35 – Coltiviamo il futuro”, condotta dall’Istituto Piepoli per Confeuro e presentata oggi a Roma, volta a comprendere le opinioni dei giovani su alimentazione, cibo artificiale e ruolo dell’agricoltura

“Agri Under 35 – Coltiviamo il futuro”. Nel mese di settembre 2025, Istituto Piepoli ha realizzato per Confeuro – la Confederazione Agricoltori Europei, presieduta da Andrea Tiso – un’indagine sui giovani italiani volta a comprendere le loro opinioni sull’alimentazione e la loro percezione del futuro dell’agricoltura e del cibo artificiale. L’indagine in particolare ha coinvolto 500 giovani tra i 18 e i 35 anni, con quote proporzionali per genere, fasce d’età, grandi ripartizioni geografiche e ampiezza del comune di residenza. Il Report Confeuro/ Piepoli è stato presentato mercoledì 5 novembre al Momec, a Roma, alla presenza di autorità istituzionali ed esponenti del settore primario.

IMPORTANZA DEL CIBO, DELLA PROVENIENZA E DELLA QUALITÀ – I giovani italiani danno molta importanza al cibo che mangiano, 9 giovani su 10 affermano infatti di fare la spesa personalmente o di cercare, in ogni caso, di mangiare bene. Sono anche attenti alla provenienza del cibo che acquistano (79%) e 1 giovane su 4 afferma che la provenienza è per lui discriminante quando acquista un prodotto. L’attenzione è più alta tra i maschi e tra coloro che hanno almeno 25 anni. L’89% degli under 35 afferma inoltre che sarebbe disposto a spendere di più se il cibo fosse di qualità.

NOVEL FOOD e CIBO ARTIFICIALE – I giovani italiani dimostrano di avere le idee molto chiare quando si parla di cibo artificiale e novel food. Se da un lato 4 giovani su 10 affermano che non consumerebbero mai cibo prodotto con la farina di insetti, in particolare le femmine (48%), dall’altro lato, il 34% dei giovani lo ritiene un’esigenza per salvare il mondo e il 24% un’innovazione. Le stesse opinioni sono riportate in merito alla carne prodotta in laboratorio o stampata in 3d. Il 7% dei giovani pensa che il cibo artificiale in futuro sostituirà completamente il cibo naturale, mentre la maggioranza (55%) pensa che la sostituzione sarà solo parziale. La crescita del dato nel sud-isole ci fa pensare al fatto che i giovani residenti al sud, consapevoli degli effetti del cambiamento climatico, vedano nell’aumento del cibo artificiale una possibile soluzione alla riduzione della produttività delle coltivazioni dovuta alla siccità e all’aumento delle temperature. Le principali motivazioni che potrebbero spingere i giovani a consumare cibo sintetico sono legate in modo particolare alla curiosità e alla percezione di innovazione (34%) e solo in modo minoritario al fatto che il prezzo di questi prodotti potrebbe essere più basso (12%). C’è in ogni caso una quota di giovani (1 su 3) che si dice che sarebbe in ogni caso contrario a consumare questo genere di alimento.

L’AGRICOLTURA E L’ALLEVAMENTO – I giovani italiani hanno una visione chiara e definita del ruolo dell’agricoltura e dell’allevamento: 1 giovane su 2 pensa, infatti, che senza agricoltura e allevamento non ci sarebbe né la vita né l’uomo sulla terra e il 34% ritiene che siano attività che si prendono cura del territorio. Gli agricoltori e gli allevatori inoltre contribuiscono al benessere delle persone (84%) e svolgono un ruolo essenziale per l’ambiente (80%). Il 77% dei giovani è concorde nel considerare queste due professioni come “custodi del territorio”. L’84% dei giovani italiani ritiene che i contributi economici in favore di agricoltori e allevatori siano un’azione necessaria per la tutela e la salvaguardia del patrimonio alimentare. La maggioranza degli under 35, il 77%, pensa che l’agricoltura del futuro sarà molto tecnologica e all’avanguardia”.

LA PROPENSIONE A FARE L’AGRICOLTORE O L’ALLEVATORE – Il 15% dei giovani afferma che, se avessero gli strumenti e le competenze, farebbero certamente gli agricoltori, in particolare i giovani over 25 e residenti nel sud e nelle isole. C’è poi un 40% di giovani che non rifiuta l’idea di fare l’agricoltore o l’allevatore dimostrando che queste professioni godono, tra i giovani, di rispetto e considerazione.

COMMENTO E ANALISI DI CONFEURO – Andrea Tiso, presidente nazionale di Confeuro, la Confederazione Agricoltori Europei commenta così i dati: “L’indagine realizzata dall’Istituto Piepoli per Confeuro mette in luce un dato fondamentale: i giovani italiani sono tutt’altro che disinteressati ai temi dell’alimentazione, agricoltura e futuro del cibo. Al contrario, mostrano sensibilità spiccata, forte consapevolezza culturale e capacità di valutazione matura, che non si limita a semplici scelte di consumo, ma si estende a una visione complessiva del rapporto tra uomo, natura, cibo e società. Confeuro ritiene che il quadro emerso dall’indagine dunque rappresenti un importante segnale di fiducia nel futuro dell’agricoltura italiana. La consapevolezza dei giovani, la loro sensibilità verso la qualità, il rispetto per il lavoro agricolo e l’apertura verso l’innovazione delineano un orizzonte fertile per costruire una nuova stagione del settore primario. È ora fondamentale investire nella formazione, nell’accesso alla terra e nelle politiche di incentivo, affinché il potenziale espresso da questo 15% si trasformi in realtà concreta. Solo così si potrà garantire quel ricambio generazionale che oggi è la vera sfida – e la più grande opportunità – per l’agricoltura italiana. E ruolo fondamentale dovranno averlo anche la politica e le istituzioni nella consapevolezza maturata che sostenere i giovani in agricoltura significa sostenere il futuro del Paese. Per farlo, occorre agire subito, abbattendo le barriere economiche, burocratiche e culturali che oggi impediscono a migliaia di ragazzi e ragazze di trasformare una vocazione in un’impresa. E serve una strategia nazionale, che non si limiti a misure spot o incentivi temporanei, ma strutturale e di ampio respiro, che riconosca il valore sistemico dell’agricoltura nella transizione ecologica, nella lotta alla crisi climatica, nella sicurezza alimentare, nella rigenerazione dei territori, e nel ricambio generazionale nel mondo del lavoro”.

Roma, al Sant’Eugenio torna Open Day Hpv con vaccinazioni aperte a donne e uomini

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Appuntamento sabato dalle ore 9, signore: importante prevenzione primaria che parta dall’età scolare

Roma. Torna sabato 8 novembre all’ospedale Sant’Eugenio di Roma della Asl Roma 2 l’Open day – Hpv, dedicato alla sensibilizzazione e prevenzione contro il Papillomavirus. La vaccinazione è rivolta sia alle donne che agli uomini ed è gratuita senza necessità di prenotazioni. L’aula Levi Moltalcini della struttura capitolina accoglierà quindi tutti dalle ore 9 alle ore 13. Un’iniziativa sinergica che vede schierati insieme l’Hpv Unit e il Centro vaccinale ospedaliero-Ose. Durante la mattinata sarà presente in aula anche una postazione di screening primario per prenotare Pap test e Hpv test.

 Perché è così importante prevenire? Quali sono i rischi più temibili di questa infezione virale? Lo spiega alla Dire il direttore dell’Uoc di Ostetricia e Ginecologia dell’ospedale Sant’Eugenio, il professor Fabrizio Signore: “La nostra iniziativa mira alla prevenzione primaria del tumore della cervice uterina. Sappiamo da molti anni che il tumore è generato da un’infezione virale, in particolare del Papillomavirus e ad alcuni ceppi che sono ad altissimo rischio. Ci vogliono degli anni per una trasformazione completa in carcinoma e si passa attraverso delle lesioni pre tumorali che sono i quadri della displasia”.

 “E’ importantissima- ha proseguito il direttore dell’Uoc di Ostetricia e Ginecologia dell’ospedale Sant’Eugenio- una prevenzione primaria che parta dall’età scolare con la somministrazione dei vaccini anti Hpv a bambine e bambini. Ma la nostra campagna di vaccinazione attualmente è stata allargata agli adulti e anche a coloro che hanno già contratto l’infezione con lesioni già trattate. A questo si affianca la prevenzione secondaria. Per questo ricordo a tutti che importantissimo aderire agli inviti dello screening per l’esecuzione del Pap test ogni 3 anni e dell’Hpv test ogni 5 anni perché è soltanto così che possiamo individuare le lesioni ed eventualmente procedere al loro trattamento”.

 “L’Hpv test consente di diagnosticare le lesioni in fase pre tumorale e quindi procedere ad un trattamento conservativo qual è la conizzazione della cervice uterina”, ha sottolineato con forza Signore.

 “Estendiamo la vaccinazione alla popolazione maschile con l’obiettivo di arrivare al 90% della platea vaccinata. Dobbiamo fare così se davvero vogliamo combattere questa malattia. Ogni anno- prosegue Signore- ci sono più 3mila casi di carcinoma della cervice che rappresenta il quinto tumore nella donna in Italia”.

 “Il Sant’Eugenio è stato da sempre in prima linea nella prevenzione e lotta del carcinoma della cervice. Presso il nostro ospedale infatti esiste un Centro di secondo e terzo livello in caso di positività per fare: colposcopie, conizzazioni fino al trattamento chirurgico con la robotica (in caso di carcinoma invasivo) oltre ai trattamenti di radio e chemioterapia quando necessario. Ripeto è una malattia da cui si può guarire ma è fondamentale una diagnosi precoce unita alla prevenzione primaria con il vaccino”, conclude il direttore dell’Uoc di Ostetricia e Ginecologia dell’ospedale Sant’Eugenio.

MILANO, OMAGGIO A IZHAK RABIN, DE CORATO: «PRO-PAL, MAI DENUNCIATI DALLA PRESIDENTE BUSCEMI PER URLA PRO-HAMAS E INTERRUZIONE DEL CONSIGLIO, ADESSO LA INSEGUIRANNO OVUNQUE».

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Milano, 05 Novembre 2025 – «Leggo le dichiarazioni odierne pubblicate sul proprio profilo Social da parte del Presidente del Consiglio Comunale Buscemi, la quale in merito alle proteste avvenute ieri sera da parte dei manifestanti pro Palestinafuori dal CAM Falcone e Borsellino dove si teneva l’evento per ricordare Izhak Rabin, le ha definite prepotenti e intolleranti. Vorrei ricordare alla stessa Presidente del Consiglio Comunale milanese che stiamo parlando dei pro-Hamas, ovvero quelli che ogni fine settimana organizzano e manifestano in città attraverso cortei a base di insulti e urla d’odio, devastazioni di negozi, esercizi commerciali e/o monumenti pubblici e spesso anche autori di scontri e tafferugli contro le Forze dell’Ordine. Costoro, sono gli stessi manifestanti che due giorni fa hanno bloccato i lavori della seduta del Consiglio Comunale milanese a Palazzo Marino. Ecco, proprio su quest’ultimo avvenimento presieduto dalla Buscemi, allo stato attuale mi risulta che la stessa Presidente, che ora se li ritroverà ovunque, non abbia annunciato alcuna denuncia verso questi manifestanti nonostante fossimo davanti ad una chiara interruzione di pubblico servizio. Andando avanti in questa sbagliata direzione, aimè, i pro-Pal e pro-Hamas continueranno a fare ciò che vogliono. Ora basta, i milanesi non possono più subire determinate situazioni»!

Così il Deputato di Fratelli d’Italia, vice Presidente della Commissione Affari Costituzionali della Camera ed ex vice Sindaco delle Giunte di Centrodestra milanesi, Riccardo De Corato.

In fuga dalla casa-lavoro perché “mi hanno fatto perdere tutto”: Del Grande scrive da un luogo segreto; 27 anni fa massacrò la sua famiglia

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“Non è un’evasione, mi sono allontanato”: in una lunga lettera l’autore della strage dei fornai spiega le ragioni della fuga da Castel Franco Emilia: “Lì trattato peggio di un detenuto”

ROMA – Si è calato dal muro con una fune fatta di cavi elettrici e da una settimana ha fatto perdere le sue tracce. Elia Del Grande aveva solo 22 anni quando sterminò la sua famiglia- i genitori e il fratello maggiore- a Cadrezzate nel Varesotto, in quella che è conosciuta come la strage dei fornai, dal lavoro delle vittime.

IL CARCERE, LA LIBERTÀ VIGILATA E POI L’ARRIVO ALLA CASA-LAVORO

Oggi Del Grande ha 50 anni e ne ha trascorsi più di 25 in carcere, scontando la sua pena per triplice omicidio. Nel 2023 era stato sottoposto alla libertà vigilata e per lui è stata l’occasione di ricostruirsi una vita. Ma poi la misura è stata ritenuta inadeguata dai magistrati che lo ritengono tuttora un soggetto “socialmente pericoloso”. Così il 23 settembre scorso si sono aperte le porte di una casa lavoro a Castel Franco Emilia, nel Modenese. “Mi sono visto crollare il mondo addosso“, scrive oggi Del Grande, sfogandosi in una mail inviata al quotidiano locale Varese news. E da quella casa comunità poco dopo un mese è fuggito.

“OGGI SONO ANCORA DEFINITO SERIAL KILLER E PAZZO ASSASSINO”

Non rivela dove si trova in questo momento, ma vuole fare sapere il suo punto di vista. “Oggi tutte le cronache mi definiscono come il serial killer, il pazzo assassino che è sfuggito senza la minima remora e controllo, additandomi di tutte le cose del passato senza informarsi prima su cosa ho fatto da quando sono stato scarcerato il 16 luglio 2023, questo e  molto altro mi hanno spinto a provare il tutto per tutto pur di uscire da quella situazione alla quale non riuscivo assolutamente ad abituarmi, nonostante tutti i carceri che io abbia girato”, scrive Del Grande, prendendo le distanze da chi lo etichetta come un pericoloso evaso. “HO SCONTATO LA MIA PENA, MA MI SONO RITROVATO DI NUOVO PEGGIO DI UN DETENUTO”

“Io da questo paese sono stato condannato ad anni 30 di reclusione, effettivamente ne ho scontati 26 e 4 mesi e non sono stato condannato a galera in più- ci tiene a precisa- e invece grazie a questo articolo di legge, risalente a Mussolini, ancora in essere dal nostro codice penale, mi sono ritrovato nuovamente peggio di un detenuto”. Il 50enne se la prende in sostanza con la decisione della magistratura di sorveglianza che, nonostante l’uscita dal carcere e due anni e mezzo di reinserimento, lo ha riportato in un luogo descritto come peggiore del carcere stesso. E così “mi sono visto crollare il mondo addosso- si sfoga- ho visto perdere tutto”.

“CASE LAVORO? NIENTE DI DIVERSO DAI VECCHI OSPEDALI PSICHIATRICI GIUDIZIARI”

In definitiva la sua è una vera e propria denuncia nei confronti degli istituti come le case lavoro, definiti “totalmente inadeguati” perché “dovrebbero tendere a ri-socializzare e reinserire con il lavoro, per l’appunto cosa che non esiste affatto”. Al contrario “le case lavoro di oggi sono in realtà i vecchi ospedali psichiatrici giudiziari, dismessi nel 2015, grazie una legge stimolata da qualcuno che ha voluto aprire gli occhi su quello scempio che era ancora in essere, cosa che non è accaduto per le case al lavoro che in realtà sono recipiente di coloro che hanno problemi psichiatrici e che non hanno posto nelle Rems”.

GLI INTERNATI, CHI SONO

Del Grande descrive l’orrore delle sue giornate: “Mi sono trovato ad avere a che fare ogni giorno con gente con serie patologie psichiatriche, la terapia chiaramente psicofarmaco, viene data in dosi massicce a chiunque senza problemi. L’attività lavorativa esistente è identica a quella dei regimi carcerari. Le case di lavoro oggi sono delle carceri effettive in piena regola con sbarre cancelli e polizia penitenziaria, orari cadenzati, regole e doveri”. Eppure “chi è sottoposto alla casa di lavoro non è un detenuto, bensì un internato, ovvero né detenuto né libero”, per chi vive in queste strutture non c’è “nessuna liberazione anticipata, nessun rapporto disciplinare, ma solo proroghe da sei mesi in su che servirebbero, in teoria e non in pratica, a riabituare il sottoposto a misura di sicurezza, al tessuto sociale esterno, contenendolo e dandogli opportunità lavorativa, quest’ultima attualmente è negata”, continua Del Grande.

“AVEVO RIPRESO IN MANO LA MIA VITA, È SVANITO TUTTO NEL NULLA”

Per lui che aveva “ripreso in mano la sua vita”, scrive, “ottenuto con sacrificio un ottimo lavoro” e ancora “ritrovato una compagna, un equilibrio, i pranzi, le cene, il pagare le bollette, le regole della società”, tutto questo “è svanito nel nulla per la decisione di un magistrato di Sorveglianza- continua- che mi ha nuovamente rinchiuso facendomi fare almeno mille passi indietro riproponendomi soltanto la realtà repressiva carceraria, anzi quella delle case lavoro che è ben peggio”.

“Il disagio che ho visto lì dentro credo di non averlo mai conosciuto– incalza Del Grande- e sono scappato anzi, mi sono allontanato” perché “non è un evasione– puntualizza- e non vi è una realtà penale perseguibile, ma che è solo un semplice allontanamento”.  

Agenzia DIRE» e l’indirizzo «www.dire.it»

Putin: “Se Trump riprende i test nucleari, è una questione molto seria”

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VLADIMIR PUTIN PRESIDENTE RUSSIA

Mosca “dovrà adottare misure di risposta adeguate” se gli Stati Uniti dovessero tornare ai test

ROMA – Vladimir Putin ha riunito il Consiglio di Sicurezza russo per discutere le recenti dichiarazioni degli Stati Uniti sulla possibile ripresa dei test nucleari. Al vertice hanno partecipato il ministro della Difesa Andrey Belousov, il capo di Stato Maggiore Valery Gerasimov, il direttore dell’intelligence esterna Sergey Naryshkin, il segretario del Consiglio di Sicurezza Sergey Shoigu e il direttore dell’Fsb Alexander Bortnikov. E Putin ha fatto poi ciò che gli riesce meglio: tendere il filo finché può, e nel frattempo prendere tempo.

Putin ha ribadito che la Russia continua a rispettare pienamente gli obblighi previsti dal Trattato di proibizione completa degli esperimenti nucleari (CTBT) e non intende discostarsene. Tuttavia, ha avvertito che Mosca “dovrà adottare misure di risposta adeguate” se Washington o altri Stati firmatari dovessero tornare ai test.

Il presidente ha incaricato il ministero degli Esteri, quello della Difesa, i servizi di sicurezza e gli organismi civili competenti di raccogliere ulteriori informazioni, analizzarle in sede di Consiglio di Sicurezza e formulare eventuali proposte per la preparazione di test nucleari russi.

Per Putin la questione è “seria”. Secondo il ministero della Difesa russo, un eventuale abbandono della moratoria da parte degli Stati Uniti “metterebbe in pericolo la sicurezza globale”.

Agenzia DIRE» e l’indirizzo «www.dire.it»

Garlasco, l’ex procuratore Venditti voleva chiedere l’arresto di Sempio. Poi chiese di archiviare

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In un documento di fine febbraio 2017, Venditti faceva cenno a misure cautelari da chiedere per Sempio. Il 15 marzo chiese l’archiviazione di Marcella Piretti

BOLOGNA – Secondo un documento del 23 febbraio 2017, di cui ha dato notizia la rivista ‘Panorama’, l’ex procuratore di Pavia Mario Venditti (oggi indagato per corruzione) che indagava sul delitto di Garlasco era intenzionato a chiedere l’arresto di Andrea Sempio, oggi nuovamente indagato per l’omicidio di Chiara Poggi del 13 agosto 2007. Poco tempo dopo, invece, firmò una richiesta di archiviazione che portò effettivamente all’archiviazione (la seconda dopo quella del 2008) per Sempio. Nel dettaglio, nel documento Venditti chiedeva “l’autorizzazione al ritardato deposito della documentazione relativa alle operazioni di intercettazione telefonica”. E spiegava la necessità di rinviare il deposito delle intercettazioni su Sempio e sui suoi familiari “per non compromettere il prosieguo delle indagini” e per consentire agli inquirenti di completare “le richieste di misura coercitiva a carico degli indagati“. E come mai poi non se n’è fatto nulla?

«Agenzia DIRE» e l’indirizzo «www.dire.it»

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