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Carceri, Roma: 10 certificazioni in cybersicurezza per futuro oltre pena

Roma. Prepararsi al ritorno al lavoro attraverso lo studio della sicurezza informatica, trasformando il tempo della detenzione in un’occasione per acquisire competenze professionali. È il percorso compiuto dai partecipanti all’iniziativa della Cyber Security Foundation a Rebibbia, che oggi hanno ricevuto le certificazioni al termine di 200 ore di formazione. Un traguardo raggiunto da tutte le persone detenute che hanno scelto di aderire al corso. E’ quanto si legge in una nota.

 L’iniziativa si inserisce nel “Progetto Carceri” della Fondazione, finalizzato allo sviluppo di competenze tecniche e professionali delle persone detenute prossime alla fine della pena, spiega la nota. Il percorso di Rebibbia, rivolto agli adulti, nasce nell’ambito del protocollo d’intesa sottoscritto nel 2024 con il dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria e la Camera Penale di Roma, con l’obiettivo di favorire il reinserimento sociale e lavorativo attraverso la formazione digitale.

 “Questo Governo sta agendo per rendere gli istituti penitenziari più sicuri e la pena realmente rieducativa. Significa garantire regole dentro gli istituti, ma anche dare a chi sta scontando una pena gli strumenti per non tornare a delinquere una volta fuori. Preparare il dopo, in questo senso, è una parte essenziale della rieducazione. Formazione e lavoro sono decisivi e questo progetto, offrendo competenze qualificate in un settore in espansione come quello informatico, va esattamente in questa direzione. Il 98% di chi impara un mestiere in carcere, una volta fuori, non torna a delinquere”, dichiara il sottosegretario di Stato alla Giustizia, Andrea Ostellari.

 Per sostenerne la realizzazione, la Cyber Security Foundation ha donato 15 computer all’istituto e messo a disposizione le proprie competenze, riporta la nota. Il programma accompagna i partecipanti nell’acquisizione di conoscenze sulla sicurezza informatica, avvicinandoli alle professionalità del settore e offrendo strumenti per orientare le successive scelte formative e lavorative.

 “Queste dieci certificazioni rappresentano il risultato di una scelta e di un impegno: quello di persone che hanno deciso di mettersi alla prova, studiare e investire sul proprio futuro. A ciascuno dei partecipanti va il nostro riconoscimento per aver portato a termine il percorso- spiega Marco Gabriele Proietti, presidente e fondatore della Cyber Security Foundation- Per chi si avvicina alla fine della pena, acquisire competenze professionali significa avere strumenti in più per ricostruire la propria autonomia. Con questo progetto vogliamo contribuire a collegare la formazione in carcere alle opportunità del mondo del lavoro. Ringrazio l’amministrazione penitenziaria, la Camera Penale di Roma, la direzione e il personale di Rebibbia e i formatori. Un ringraziamento particolare va alle aziende partner Fortinet, Telsy, società del Gruppo TIM, e DXC Technology, e ai rispettivi referenti: Massimo Palermo (vicepresidente Fortinet), Alessandra Micheli (ad Telsy) e Federico Santi (Security Director di DXC Technology) per il sostegno al progetto”.

 Durante il percorso di studio, continua la nota, i partecipanti hanno acquisito competenze tecniche fondamentali nel settore della sicurezza informatica, della protezione dei dati e della prevenzione delle minacce digitali: un ambito professionale oggi tra i più richiesti dal mercato del lavoro. 

 “La consegna degli attestati segna un traguardo significativo nel percorso personale di ciascun partecipante e conferma l’impegno della Struttura nell’offrire percorsi di formazione di alta qualità orientati alle professioni del futuro. Questo percorso rappresenta un esempio concreto di come la pena possa svolgere la sua fondamentale funzione rieducativa. Fornire competenze spendibili e aggiornate nel campo delle tecnologie digitali significa offrire alle persone un’opportunità reale di riscatto e di costruzione del proprio futuro una volta terminata la detenzione”, spiega Maria Donata Iannantuono, direttrice della Casa di Reclusione Roma Rebibbia.

 “Iniziative come quella conclusasi oggi attestano quanto possano fare le istituzioni quando lavorano sinergicamente nel restituire alla collettività cittadini che possano dare il loro contributo alla pacifica convivenza sociale. Il percorso affrontato dai ragazzi sotto la sapiente guida dei formatori specializzati offre quindi un’opportunità di riscatto a chi è riuscito ad ottenere competenze utili alla protezione del nostro ecosistema digitale- dichiara Ivano Gabrielli, direttore della Polizia Postale- La conclusione di questo percorso dimostra come progetti come questo si possano fare e vadano doverosamente rilanciati ed ampliati, dando attuazione e quindi rispetto ai principi costituzionali che vedono nel trattamento penale non soltanto un momento di giusta corrispondenza afflittiva, ma soprattutto una funzione di recupero della piena cittadinanza che passa attraverso le concrete possibilità di reinserimento nel mondo del lavoro”.

 La collaborazione tra amministrazione penitenziaria, avvocatura e Fondazione permette di portare negli istituti risorse didattiche e competenze specialistiche, riferisce la nota. La consegna delle certificazioni segna la conclusione della formazione e un passaggio verso l’obiettivo del progetto: rendere quanto appreso utilizzabile nella costruzione di una prospettiva professionale dopo la detenzione.

 “Grande soddisfazione per un risultato che premia innanzitutto l’impegno dei detenuti: tutti i partecipanti al corso di formazione sulla cybersecurity hanno superato con successo le prove finali. Un progetto che ho fortemente voluto quando ho avuto l’onore di presiedere la Camera Penale di Roma, partendo da una convinzione semplice: il carcere deve offrire opportunità concrete di formazione e riscatto. Dare competenze significa restituire prospettive e costruire futuro”, afferma l’avv. Gaetano Scalise, responsabile del progetto e già presidente della Camera Penale di Roma.

 Il “Progetto Carceri”, che ha una prospettiva fino a fine 2027, accanto alle attività di formazione, sottolinea la nota, prevede lo sviluppo di strumenti didattici e la predisposizione di una piattaforma di apprendimento digitale interna agli istituti, sulla quale rendere disponibili i contenuti dei corsi.

 L’esperienza di Rebibbia, conclude la nota, si colloca nel filone dedicato agli istituti penitenziari per adulti. Il programma più ampio della Fondazione comprende anche iniziative rivolte agli istituti penali per minorenni, con attività all’Aquila e un’estensione prevista a Palermo, Napoli e Milano. Percorsi distinti, accomunati dall’obiettivo di rendere la formazione tecnologica una risorsa per la crescita personale e il futuro professionale.

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