Oggi a Fregene Mario Baccini presenta Dentro il potere. Il potere raccontato da chi amministra diventa occasione per interrogarsi su responsabilità, consenso e rapporto con i cittadini.
Raccontare il potere mentre lo si esercita. È questo uno degli elementi che dà interesse, oltre la presentazione editoriale, all’appuntamento in programma oggi, giovedì 20 agosto, alle 18.30, a La Nave di Fregene, in Lungomare di Levante 276.
Mario Baccini, sindaco di Fiumicino, presenterà Dentro il potere. Governare non è mai stato così difficile e così necessario, pubblicato da Gangemi Editore International. A dialogare con l’autore saranno Daniele Capezzone, giornalista e direttore de Il Tempo, e Fabrizio Monaco, giornalista e direttore di QuiFregene e QuiFiumicino.
Questi sono i dati dell’appuntamento. Il significato dell’incontro emergerà invece dal confronto e dalle questioni che saranno affrontate.
Dentro il potere presenta infatti una circostanza particolare: a parlare di potere è un uomo che oggi ricopre una funzione pubblica e presenta il proprio libro nel territorio che amministra. Un elemento che porta naturalmente oltre la biografia politica e apre una riflessione sul rapporto tra chi governa e chi vive quotidianamente gli effetti delle decisioni pubbliche.
“La politica rappresenta, prima di ogni altra cosa, una forma di servizio”,
si legge nella presentazione del volume. È la posizione proposta dall’autore e come tale va considerata: un punto di partenza da ascoltare e discutere, non una conclusione da assumere in anticipo.
La domanda diventa allora più precisa: quando il potere può definirsi servizio?
Nelle democrazie governare significa decidere, ma anche rispondere delle decisioni assunte. Il rapporto tra autorità e comunità appare più semplice quando interessi e aspettative coincidono; diventa più complesso quando una scelta divide, incontra opposizioni o produce conseguenze differenti tra le componenti di una città. È proprio in quei momenti che responsabilità, rappresentanza e capacità di mediazione vengono sottoposte alla prova dei fatti.
È una dinamica antica. Ogni comunità umana ha avuto bisogno di attribuire autorità, stabilire regole e individuare soggetti chiamati a prendere decisioni collettive. Allo stesso tempo, le società hanno costruito strumenti per riconoscere, limitare e controllare quella stessa autorità. La storia politica conosce anche il principio del divide et impera, espressione di una concezione del potere fondata sulla capacità di governare sfruttando le divisioni. Le democrazie moderne si fondano invece sulla presenza di regole, contrappesi, controllo pubblico e diritto al dissenso. Non si tratta di sovrapporre modelli storici diversi, ma di ricordare che il modo in cui il potere viene esercitato determina il rapporto che una comunità costruisce con le proprie istituzioni.
Oggi è cambiata soprattutto la distanza. Il cittadino può rivolgersi direttamente a un amministratore attraverso uno smartphone, commentare pubblicamente una decisione, documentare un problema e chiedere una risposta quasi in tempo reale. La comunicazione corre spesso più velocemente delle istituzioni. Un’amministrazione deve rispettare procedure, competenze e tempi formali; una comunità connessa misura invece problemi e aspettative sull’immediatezza.
In questa distanza si gioca una parte importante della fiducia nelle istituzioni. Ed è anche per questo che il sottotitolo scelto da Baccini — Governare non è mai stato così difficile e così necessario — pone questioni che meritano di essere approfondite. Che cosa rende oggi più difficile governare? La complessità delle decisioni, la frammentazione sociale, la velocità dell’informazione, il rapporto con il consenso oppure la difficoltà di costruire una visione condivisa del futuro?
Saranno le parole dell’autore e il confronto di questa sera a chiarire quale lettura propone il libro. A Fiumicino queste domande hanno anche una dimensione concreta. Infrastrutture, aeroporto, costa, mobilità, sviluppo urbano, ambiente e prospettive economiche sono questioni nelle quali l’esercizio del potere amministrativo incontra interessi differenti, consenso e dissenso, oltre alle competenze di istituzioni diverse.
Un libro scritto da un amministratore restituisce necessariamente lo sguardo di chi conosce le istituzioni anche dall’interno. Il giornalismo ha un compito diverso: ascoltare, verificare ciò che è verificabile, attribuire le opinioni a chi le esprime e porre domande quando servono a comprendere meglio.
Non per costruire un conflitto dove non esiste, né per evitarlo quando esiste. Potere, responsabilità e consenso sono dimensioni diverse del governo di una comunità, e comprenderne il rapporto è parte del confronto democratico.
C’è infine una dimensione culturale che supera la politica locale. La parola scelta per il titolo non è “amministrazione”, “governo” o “istituzioni”. È potere. Una parola che comprende autorità e capacità di decidere, ma che in una democrazia richiama anche responsabilità, limiti, controllo e possibilità di critica.
La domanda da portare a Fregene può essere allora molto semplice: che cosa rende legittimo l’esercizio del potere agli occhi di una comunità?
Il consenso elettorale attribuisce la responsabilità di governare. Poi arriva l’amministrazione quotidiana, fatta di scelte che possono essere condivise, discusse o contestate. È lì che l’idea della politica come “servizio” incontra la verifica concreta dei cittadini.
Alle 18.30 a La Nave di Fregene Baccini, Capezzone e Monaco apriranno il confronto. Esserci significa avere la possibilità di ascoltare direttamente, comprendere gli argomenti e formarsi un giudizio. Partecipare non significa necessariamente aderire o dissentire: significa prima di tutto conoscere.















